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18 ottobre 2017

Cosa significa Spiritualità?

Possiamo definire la spiritualità in tanti modi. A seconda dei punti di vista, spiritualità è instaurare un rapporto con la propria anima; avvertire che c'è qualcosa di più oltre quello che appare; accorgersi che esiste una mente universale che interagisce con noi; imparare a co-creare la realtà a partire dalle proprie emozioni e pensieri; sviluppare il senso della fiducia e dell'arrendevolezza al divino; e tanto, tanto altro.

Qualcuno scambia il sentire spirituale come una maniera per isolarsi dal mondo, quando in realtà esso invita ad affrontare i propri doveri quotidiani e a essere "pratici", operativi, ossia capaci di intervenire e avere cura là dove ve ne è bisogno. Per crescere verso il cielo bisogna avere radici profonde.

Se per fare la tua seduta di meditazione ti dimentichi di andare a prendere tuo figlio a scuola, o dici alla tua amica alla quale hanno appena rubato la borsa "rifletti su quale parte di te ha creato questo evento", non è perché sei su un percorso spirituale, è perché sei su un percorso che non porta da nessuna parte (lo dico senza giudizio, ma per indurre amorevolmente una riflessione).

Una delle definizioni che preferisco di "spiritualità" è: assecondare i valori dell'anima, ossia i valori dell'etica. Per dirla in altre parole: mettere i rapporti umani al primo posto.

L'anima ha sempre un'ottica omnicomprensiva, globale, altruista. Quando ti rapporti sempre di più con la tua anima è inevitabile sviluppare un senso dell'etica e una compassione più profondi. Allora nelle scelte che fai, nei comportamenti che adotti, cominci a chiederti se a beneficiarne sarai solo tu o anche altre persone intorno a te.

Intendere la spiritualità come il mettere i rapporti umani al primo posto implica che anche chi non ha idea di cosa sia l'anima, o magari è pure ateo, può trovarsi su un percorso spirituale... Interessante, non trovi? Per ora voglio lasciarti con questa riflessione.




Prima di salutarti, ci tengo a informarti che abbiamo parlato anche di questo proprio lo scorso lunedì durante il primo incontro di Filosofia e Spiritualità condotto da me e Daniele Palmieri.

Il prossimo incontro è previsto per lunedì 23 ottobre 2017 alle 19:00 (sempre a Milano presso Anima Edizioni in Corso Vercelli 56) dove ci focalizzeremo sul tema del dominio di sé tra responsabilità, azione e karma. Ci ritroveremo poi per un incontro a novembre e uno a dicembre, per proseguire nel 2018.

Puoi continuare a seguirmi su questo blog o se ti va anche dal vivo durante gli incontri gratuiti di Filosofia e Spiritualità.

A Dio, sempre e comunque.

Camilla








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L'universo è la loro dimora, 
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per rivoluzionare la propria vita
Daniele Palmieri

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12 ottobre 2017

La risposta è nel mettersi alla prova

Per un lungo periodo durato diversi mesi non ho scritto su questo blog. Certo, ho avuto prima un trasloco di casa, poi uno dell'ufficio, e poi una estate faticosa. Ma le ragioni sono state altre. Mi sono fermata perché sono entrata in crisi nei confronti della scrittura.

Sono sempre stata dotata a livello artistico, almeno un po', in più campi, ma non mi sono mai veramente impegnata in nessuno di loro. Da una parte per la mia mancanza di disciplina, dall'altra per una serie di ostacoli che evidentemente dovevano far parte del mio cammino.

Oltre che per la scrittura, sono portata principalmente per le arti visive. Sono in grado di disegnare qualunque cosa, dai fumetti ai ritratti. Quando ero bambina, scarabocchiavo su qualunque superficie mi capitasse sotto mano e con qualunque mezzo. Le figure a cui davo vita mi proiettavano in un mondo che mi teneva al sicuro, anche e soprattutto quando tutto intorno a me crollava. Tuttavia, alla fine, mi sono lasciata convincere dalle persone a me vicino che quella era un'attività da "perditempo", e che io di talento non ne avevo.

Negli ultimi anni questa mia dote trascurata ha cominciato sempre di più a disturbarmi, nel senso che ogni volta che volevo studiare, lavorare o scrivere qualcosa, mi assaliva improvvisa la voglia di disegnare, interrompendo la mia concentrazione.

Un giorno, infine, io e il mio talento del disegno abbiamo avuto un confronto diretto.

Lui: "Perché dedichi il tuo tempo libero allo scrivere e metti da parte proprio me?"
Io: "Perché devo fare una scelta, non posso fare tutto!"
Lui: "Non è vero, ti sei lasciata convincere a rinunciare a me!"
Io: "Quello è stato tanti anni fa, ora sono io a scegliere...".
Lui: "Allora scegli me!"
Io: "Ma con te ho perso dimestichezza, con le parole invece ho un rapporto che perdura da anni".
Lui: "Con me tu sei nata, non hai dovuto apprendermi! Con me tu sei autentica! Con le parole sei stata costretta a costruire un percorso che non c'era. Non hai neanche parlato prima dei tre anni. Non sei riuscita a raccogliere le idee, ad avere un pensiero lucido, a scrivere senza perderti per moltissimo tempo. Sei stata costretta a occuparti delle parole per necessità, ma il tuo cuore è sempre stato con me".

So quanto sia importante compiere una scelta, lasciar andare qualcosa per portare avanti qualcos'altro, ma cosa accade a quello a cui rinunci? Ti lascia davvero in pace il fatto di averlo abbandonato?

A questo punto ho sentito la necessità di dare attenzione al mio talento dimenticato, di chiarirmi con lui, o credo che avrebbe continuato a boicottarmi all'infinito. Non volevo più trattenere dentro di me la sensazione o il dubbio di aver rinunciato a lui per paura, per debolezza, o peggio perché avevo accettato il ruolo di vittima delle circostanze.

Ho dunque messo da parte la scrittura e mi sono dedicata per un po' alle arti visive, esplorando anche il digitale. Finché ho capito. Finalmente abbiamo capito, io e il mio talento dimenticato. Abbiamo capito che il senso delle cose può cambiare e che, anche quando si rinuncia a un percorso, si cresce comunque su un altro.

Nel tornare a disegnare mi sono sentita all'inizio in difficoltà, poi libera, poi in pace. In pace con le mani macchiate di colore, con i fogli sparsi per terra, con la parte di me che sognava di restare in silenzio e comunicare con il mondo solo attraverso i chiaroscuri della ricerca della felicità, lontano dal fraintendimento delle parole.

Disegnare, per me, è soprattutto un atto egoistico, di puro piacere. Quando disegno io non dono nulla, ma prendo e voglio prendere. Quando scrivo, invece, sento che riesco a donare una parte di me, che in qualche modo costruisco ponti con chi mi legge. Se non fossi tornata a disegnare, non l'avrei capito.

Oggi sono pronta a scegliere la scrittura perché è il percorso sul quale più di ogni altro riesco a donarmi e paradossalmente a ricevere senza prendere. Il disegno, ma anche la musica e altri talenti minori, rimangono comunque parte della mia vita e nel possibile mi farò sempre ispirare da loro per abbellire ogni passo, però accadrà in pace, senza conflitto, senza competizione o pretesa di perfezione, per come sarà possibile. Questo volta non rinuncio, ma scelgo.

La morale di tutta questa storia è semplice: i dubbi non vanno tenuti nella mente, i ragionamenti non vanno pensati a oltranza, le carenze e le paure non vanno alimentate con l'immobilità. Bisogna passare invece ai fatti. La risposta è nel mettersi alla prova, è nel dare una forma materiale alle proprie sfide e ai propri desideri, perché è l'unico modo per conoscerli veramente. Allora la scelta più opportuna – più opportuna per l'anima – semplicemente diverrà chiara.

Il rischio, sennò, è che i desideri inappagati sembrino più grandi di quello che in realtà sarebbero stati se vissuti concretamente; che ciò che hai lasciato nel passato sembri più importante di quello che ti aspetta nel presente; e che una scelta perda di efficacia solo perché la osservi con gli occhi della rinuncia invece che attraverso la consapevolezza che possiedi nell'oggi.

Camilla




Se ti fa piacere vieni a trovare me e il filosofo Daniele Palmieri, autore del saggio Autarchia Spirituale, durante gli incontri di gruppo che terremo gratuitamente presso Anima Edizioni (in Corso Vercelli, 56) il 16 e 23 ottobre 2017 alle ore 19:00. Discuteremo insieme su tematiche inerenti la filosofia e la spiritualità. Maggiori info cliccando sulle locandine qui sotto.






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8 ottobre 2017

Oggi non mi va

Qualcuno mi ha chiesto come si fa a essere motivati, ad avere passione e disciplina per portare avanti i propri progetti. “Vorrei tanto, ma alla fine mollo”. “Anche se lo desidero, non riesco a cambiare”. “Mi stanco subito”. “Ritorno sempre alle vecchie abitudini, è più forte di me”.

Vorrei portare la tua attenzione proprio ai momenti di stanchezza, quelli in cui non hai voglia di fare niente, in cui la motivazione è totalmente assente o magari ti senti uno schifo, quelli che “non ce la faccio, oggi non mi va”. Sappi, innanzitutto, che questi momenti ci saranno sempre.

Se aspetti di sentirti in forma e motivato per portare avanti i tuoi progetti, piccoli o grandi che siano, allora i tuoi progetti moriranno prima ancora di essere nati. Se aspetti di sentirti eccitato e vibrante all’idea di alzarti presto al mattino e andare a correre, studiare per ore un certo argomento o seguire quella certa dieta, non cambierai mai il corso dei tuoi passi. Perché? Perché la motivazione e la passione non arrivano prima del tuo impegno, arrivano dopo.

Certo, capiterà che alcuni giorni ti sentirai carico e desideroso di impegnarti, e partirai in quarta con i nuovi propositi, ma tanti altri ti accoglieranno nella fatica, nella resistenza, nel “chi me lo fa fare?”. Non dipende dal fatto che in te c'è qualcosa che non va. Dipende dal fatto che le strade senza ostacoli non portano da nessuna parte. 

Se credi che puoi trasformarti solo grazie ai momenti in cui ti senti motivato, significa che credi di poter ottenere qualcosa senza pagarne il giusto prezzo, e il giusto prezzo è fare le cose perché hai un obiettivo a lungo termine a cui tieni davvero, e non perché quel giorno hai voglia di farle.

Non cercare i giorni in cui ti senti motivato, quelli in cui ti alzi felice e riposato, quelli in cui hai la volontà di agire, perché cercherai inutilmente. Cerca invece di fare le tue azioni indipendentemente da come ti senti. Falle, falle male, falle imperfettamente, falle nel nervosismo, falle controvoglia, falle per come puoi... però falle.

La chiave risiede nell'essere disposti a sentire il dolore della noia, della fatica, della mancanza di volontà, dei dubbi, dell'assenza di passione, e nonostante questo agire.

Se accetti di impegnarti anche quando la tua energia è scadente, anche quando la tua mente desidera altro e il tuo corpo non collabora, allora prima o poi, quando meno te lo aspetterai, ti troverai ad aver fatto passi in avanti. Guardando alla strada percorsa, sentirai finalmente quella motivazione che tanto cercavi e, paradossalmente, smetterai anche di chiederti come si trova la motivazione per fare le cose; le farai e basta.

Camilla



(“Fra un anno a partire da adesso vorrai aver iniziato oggi.”)



P.S. Con piacere informo gli amici che la sottoscritta e il filosofo Daniele Palmieri, autore del saggio Autarchia Spirituale, saremo a Milano per degli incontro di gruppo gratuiti presso Anima Edizioni (in Corso Vercelli, 56) il 16 e 23 ottobre 2017 alle ore 19:00 (seguiranno altre date durante l'anno). Discuteremo insieme su tematiche inerenti la filosofia e la spiritualità. 
Maggiori info cliccando sulle locandine qui sotto.






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20 marzo 2017

Ostacoli e desideri

Ci sono sempre delle motivazioni per rinunciare a un talento, a un dono, a una via cui aspiri. Ci sono degli ostacoli, e a volte sono davvero grandi. In famiglia ti boicottano, l’ambiente di lavoro ti è ostile, hai dei limiti fisici, o chissà cos'altro.

Puoi dirti che non hai scelta, che le alternative non esistono. Oppure puoi guardarti dentro con onestà e riconoscere che una parte di te non sta lottando abbastanza o nel modo giusto. Quando ti fai fermare dagli ostacoli là fuori è perché a un qualche livello, in qualche modo, ti sei fatto fermare dai tuoi ostacoli interni.

Ogni volta che sono stata risoluta e determinata, senza permettere a me stessa di concepire alternative a ciò che desideravo, l'universo si è piegato al mio intento, oppure mi ha mostrato una strada migliore, ma non mi ha mai abbandonato; ha avuto considerazione per i miei desideri perché ero io la prima ad averne.

Se vuoi ottenere ciò che desideri, devi volerlo davvero, non a parole ma con i fatti, il che significa che accetti di batterti con gli ostacoli.

Forse pensi che la strada della felicità sia con tutte le porte aperte, dove tutto fila liscio, ma le strade senza barriere sono quelle che non ti portano da nessuna parte (se scegli di buttare via la tua vita, non troverai nessuno a fermarti).

Fai attenzione, la strada della felicità non è quella senza ostacoli, ma è quella dove segui i tuoi desideri. Pertanto hai due scelte: affrontare gli ostacoli e i rischi che ti troverai davanti, oppure rinunciare e percorrere viuzze più facili, che ti condurranno altrove.

Se rinunci ad affrontare gli ostacoli, se rinunci a batterti per ciò che desideri, è perché non lo vuoi veramente... o perché il tuo spirito è privo di forza.

Acquisisci forza nello spirito se hai una visione nel cuore e non sei disposto a rinunciare a essa per nessun motivo. Allora cadi ma ti rialzi. Allora ti imbatti nella nebbia ma continui a fare il tuo passo in avanti perché hai fiducia nelle infinite vie che si intrecciano lungo il percorso.

Non dico che sia facile, sennò non staremmo qui a parlarne, tu avresti già tutto quello che desideri e lo avrebbero tutti quanti. Se sei disposto a scalare la montagna che hai davanti, tuttavia, hai la possibilità di raggiungere i tuoi desideri. La domanda è: lo vuoi davvero? È ciò che corrisponde alla tua visione? Ti batterai per realizzarla? Perseverai ogni giorno? Sfiderai le rocce, le frane e i venti contrari pur di arrivare in cima?

"La montagna che hai davanti non è una prova, è veramente una missione".
(Morya)








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5 marzo 2017

Ciò che ti rende felice arriva da solo

C'è stato un momento, qualche giorno fa, che non mi sentivo molto bene, non riuscivo a dare un senso alla giornata, tutto mi sembrava inutile. Non è da me, ho sempre così tante cose da fare e idee da esplorare, quindi mi sono trovata un po' spaesata. Ho cominciato a passeggiare in mezzo alla gente, ma ero sola. Se qualcuno mi avesse chiesto "Ora cosa vuoi?" avrei risposto "Non ne ho idea, avverto solamente un grande senso di vuoto".

A un certo punto mi sono ritrovata davanti all'ingresso di una cartolibreria del centro. Non l'avevo mai vista. Decido di entrare e mi metto a esplorare fra quaderni, colori e accessori vari. Ed ecco, mi sono sentita felice e leggera in mezzo a quei fogli e a quelle penne, stupendomi di non conoscermi affatto.

Mi ricordo di tutti i momenti di felicità e delle occasioni speciali incontrate nel passato: non le avevo mai preventivate, ma erano sempre state generate dall'imprevisto, dalla sorpresa.

Usare l'energia della mente è una gran cosa, ma la mente non è tutto, programmare e organizzare non è tutto, avere disciplina non significa rinunciare all'ignoto, alla magia, al cambiar strada da un momento all'altro.

Devi stare attenta a non dare al pensiero più potere di quanto non ne abbia già - mi sono detta. Il pensiero ti serve a organizzare la rotta e a focalizzare le energie, e in questo è davvero prezioso, perché se non ti dai una direzione non puoi arrivare da nessuna parte.

Ciò che ti rende felice, tuttavia, non è il raggiungimento di una "idea" o di quello che "credi" ti serva per stare bene, bensì è il frutto di una scoperta, la scoperta di te... che non può mai essere fatta a parole o con i ragionamenti e neanche fantasticando, ma solo entrando in contatto con le esperienze.

Le esperienze arrivano nei modi e nei tempi che non immagini, possono riguardare qualunque cosa, situazione, persona. Possono accadere in un qualunque tempo e avere una qualunque forma. Le esperienze sono tutto quello che non sai, che non puoi prevedere.

Ciò che ti rende felice arriva da solo, non può essere cercato né programmato, ma si nasconde dentro le esperienze di cui ancora non sai nulla, perché non c'è nulla da sapere. Certo, se hai dei problemi o degli ostacoli da superare, hai anche il desiderio di andare oltre, così come se hai dei sogni hai il desiderio di raggiungerli. Ma la felicità è un'altra cosa, è quello che emerge mentre fai la scoperta di te quando contatti la vita.

La prossima volta che ti senti un po' giù o con un senso di vuoto addosso, non chiederti il perché, piuttosto esci, fai una passeggiata, visita un luogo nuovo o fai qualcosa di diverso, che non hai mai fatto prima. Forse una parte di te è stanca di vivere una giornata che sa già come andrà a finire, è stanca di vivere dentro i confini della tua mente che ha già le sue idee e le sue opinioni.

Forse una parte di te vuole solo essere felice invece di chiedersi come esserlo. La felicità non va pensata o immaginata, ma incontrata là fuori.






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26 febbraio 2017

Avere ragione è una fregatura

Chi non prova piacere nell'avere ragione? Avere ragione ti fa sentire dalla parte del giusto, ti fa sentire brillante, intelligente, ma anche nel diritto di criticare gli altri.

Magari qualcuno ha mancato nei tuoi confronti, quindi hai ragione. Qualcuno ha perso con te una scommessa, quindi hai ragione. Hai fatto delle previsioni e si sono avverate, quindi hai ragione. Un tuo collega si è rivelato poco affidabile, quindi hai ragione. Hai ottenuto successo su una certa situazione, quindi hai ragione. Sono tanti, tantissimi i modi per avere ragione.

Se tu hai ragione, non sei tu quello che deve cambiare. Avere ragione ti autorizza a non metterti in discussione, a non guardare te stesso, le tue scelte, la tua mentalità, mentre ti fa sentire a posto con te stesso se metti in discussione il resto del mondo.

Ripenso alle volte in cui ho sentito di avere ragione e come questo mi abbia fatto rimanere attaccata a degli atteggiamenti disfunzionali. Poiché "avevo ragione", infatti, potevo continuare a fare la vittima, a non mettermi in gioco, a pretendere in qualche modo che fossero gli altri là fuori a cambiare. Altre volte avere ragione mi ha impedito di aprirmi con le persone che avevo davanti, di aprirmi alla situazione e tirare fuori il meglio di me con tutta la forza e l'accoglienza possibile.

Se avere ragione da una parte ti fa sentire nel diritto di fare la vittima, in altre situazioni ti fa sentire nel diritto di puntare il dito o di salire su un piedistallo dove raffreddi il tuo cuore. E in ogni caso avere ragione ti trattiene in quello che sai già, chiude la tua visione.

Sai una cosa? Avere ragione è una fregatura... È molto meglio avere torto, sbagliare, stare sotto il piedistallo.

Quando hai torto, e sai di avere torto, diventi più ricettivo, più tollerante, più disposto ad accogliere, a impegnarti, a fare quello che va fatto.

Quando hai torto sei libero di imparare, di lasciar andare quello che sei stato fino a quel momento, di rimettere tutto in discussione. Quando hai torto, quando hai il coraggio di aver torto, tutte le vie diventano possibili.

Ecco, la prossima volta che ti scoprirai ad avere torto, ricorda di festeggiare, perché significa che ti troverai nella possibilità di ampliare i tuoi confini.








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19 febbraio 2017

Rimettersi in pista

La cosa più difficile non è iniziare una nuova abitudine, un nuovo progetto, una nuova strada. È rimettersi in pista dopo che sei caduto, dopo che hai interrotto il percorso.

Se è vero che i primi 20-30 giorni sono fondamentali per fissare un'abitudine, è altrettanto vero che l'abitudine si può perdere anche successivamente, spesso con poco, perché la procrastinazione e il lasciarsi andare sono sempre in agguato.

La legge di gravità spinge naturalmente verso il basso, e così a livello energetico vi è sempre in azione una legge di decadimento che spinge verso il disfattismo e l'abbandonarsi. Se vuoi avanzare ed elevarti, devi applicare regolarmente una forza contraria alle leggi spontanee del decadimento (Gurdjieff docet).

Quando – a causa di un ostacolo esteriore o interiore – esci dalla strada che stai percorrendo, ti ritrovi di fronte alla scelta di mollare definitivamente o rimetterti in pista.

Innanzitutto considera che non puoi farci niente se la vita è costellata di interruzioni e di prove. Non sarà la prima né l'ultima volta che decidi di fare qualcosa e poi incontri ostacoli, cali di energia, deviazioni. Se già accetti tutto questo, sei a un buon punto, perché non sentirai la pressione psicologica del fallimento ogni volta che, per un motivo o l'altro, ti ritroverai a interrompere un percorso.

In ogni caso, nel momento in cui proverai a reinserirti nella corsia di marcia, quasi sempre avvertirai una resistenza, una opposizione, una qualche difficoltà che ti frenerà dal riprendere la via che stavi seguendo.

Questo accade per l'effetto delle forze del decadimento, sempre in agguato. Quando corri a mille su una strada, queste forze sembrano meno intense perché sei sostenuto dall'energia del processo. Ma quando ti fermi, devi di nuovo farci i conti. 

In un certo senso, funziona come con le forze di attrito in fisica: la "forza di attrito statica" (applicata a un corpo fermo) in genere è maggiore rispetto alla "forza di attrito dinamica" (che agisce su un corpo in movimento). Ne consegue che per mettere in moto un corpo a partire da una posizione statica occorre una forza maggiore rispetto a quella richiesta per mantenere lo stesso corpo in movimento.

Come ci si rimette in pista? Applicando una forza più grande!

Decidi che lo farai, a qualunque costo, e poi fallo. Accetta che ti costerò fatica, accetta che potresti non avere aiuto né supporto, accetta che lo farai in modo imperfetto... perché dovrai affrontare le resistenze e le forze di opposizione.

Per mollare e lasciar perdere non ti è richiesta nessuna abilità. Ma se vuoi inserirti nuovamente nella corsia di marcia, se vuoi andare avanti, devi fare uno sforzo, devi accelerare, applicare una forza più grande per riguadagnarti la posizione che avevi lasciato. 

Non perdere tempo prezioso: appena puoi, torna subito in azione, torna a occuparti di te, dei tuoi progetti, della tua disciplina. Scegli di fare quello che è giusto. Ora sai che, quando ti fermi, provare resistenza e fatica per rimetterti in azione è naturale, quindi non farti impressionare.

Non è importante se cadi, è importate che ti rialzi, che torni a curarti di quello che è essenziale, perché cresce e prospera solo ciò di cui ti occupi, solo ciò a cui dai la tua attenzione, giorno dopo giorno.

Camilla







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5 febbraio 2017

Vuoi avere successo? Fai quello che... non ti piace!

"Fai quello che ami e il successo verrà di conseguenza!" Sempre più spesso, negli ambienti di crescita personale o della spiritualità, sento questo consiglio... ma funziona proprio così? Io non credo!

Fare quello che ami, infatti, potrebbe essere la più subdola delle trappole, bisogna allora che tu abbia le idee chiare per evitare di caderci dentro come una pera cotta.

Personalmente, ho fatto esperienza di grandi crescite solo quando mi sono buttata a capofitto nel fare proprio quello che non volevo fare, ma che in un certo senso andava fatto.

Vuoi dei risultati concreti? Vuoi fare un passo avanti? Allora fai quello che normalmente la gente non sarebbe disposta a fare: vai incontro al dolore, alla sofferenza, all'attrito! Solo in questa maniera puoi andare veramente avanti.

Sì, lo so, la gente è frustrata perché vive una vita che non ama, fa un lavoro che detesta, e tante altre cose, che è costretta a subire per motivi economici e di altro tipo. E magari in mezzo a quella gente ci sei pure tu, che ora sei stanco di tutta questa sofferenza gratuita e hai capito che forse dovevi dare più attenzione ai tuoi sogni e a tutto ciò che autenticamente ti rispecchia, e certamente non hai voglia di sentirti dire "Fai quello che non ti piace!"

Bada bene, in genere la gente non "fa" mai quello che non le piace. O meglio, non lo fa volontariamente! La gente "fa" solo quello che ha voglia di fare, e quando fa quello che non ama fare è perché si trova costretta... il che equivale a non farlo, almeno dal punto di vista energetico!

Vivere con qualcuno di sgradevole, accettare un lavoro sottopagato, prendere quello che la vita ci presenta senza reagire più di tanto, è quello che accade ai più, in conseguenza del fatto che hanno sempre cercato di fare quello che amavano ed evitato ogni altro tipo di fatica. Il sacrificio e la sofferenza non sono stati da loro scelti intenzionalmente, bensì si sono trovati ad affrontarli costretti dalle circostanze, in altre parole li hanno subiti.

La sofferenza di cui ti sto parlando, invece, è quella che scegli intenzionalmente. Quando scegli di proposito di fare quello che non ami fare, è perché stai puntando a diventare più grande di quello che sei oggi: allora ti alzi presto al mattino, ti metti a dieta, studi nel tempo libero, rinunci alla gratificazione immediata, costruisci il tuo prossimo passo anche se non sei sicuro del risultato, e così via... In altre parole, fai tutto quello che normalmente la gente non fa: vai incontro alla sofferenza e ci vai spontaneamente!

Quindi, sì, te lo ridico: se vuoi avere successo, fai quello che... non ti piace!

Ti accorgerai che gli effetti di questa "sofferenza pro-attiva" sono molto differenti rispetto a quelli di una sofferenza che devi "subire". Quando sei costretto dall'esterno a fare quello che non ami, la tua anima soffre, il tuo spirito perde di vitalità e tutta la tua vita in un certo senso si rimpicciolisce. Ma quando sei tu a darti questa costrizione, quando sei tu a metterti spontaneamente dei limiti, accade il contrario: la tua anima si espande e le tue energie cominciano a crescere.

Riassumendo, se fai solo quello che ami, se parti con questo intento, rischi di boicottare la visione necessaria a impegnarti, sacrificarti, stare male. La vita è una serie di prove, di sfide, di ostacoli, che arrivano anche improvvisi... e se vuoi fare solo quello che ti piace fare, non li affronterai, cercherai di evitarli, e perderai la loro spinta evolutiva.

Se invece vuoi un'esistenza che sia più amplia e più appagante, devi essere disposto ad attraversare quello che ti mette in difficoltà, fare quello che ti fa fatica, quello che sul momento non ti piace, ma che è intrinsecamente necessario.

Ogni tanto ricevo obiezioni e critiche su quanto da me esposto ("Soffrire è solo un concetto cattolico!", "Con la Legge dell'Attrazione possiamo attirarci quello che ci piace!", "Solo facendo quello che amiamo tiriamo fuori il meglio di noi!", e così via...). Io so solo una cosa: che un conto sono i ragionamenti e un altro i fatti. Comunque la pensi, cerca sempre i fatti, e allora quella sarà la risposta più vera per te.

A presto!

Camilla








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12 gennaio 2017

Ringraziare per il cibo

Quando ero bambina non era raro per me trovarmi a delle tavolate dove si faceva una preghiera e si ringraziava per il cibo in tavola. Oggi questo non accade più.

La maggior parte della gente ha perso l'abitudine di benedire e ringraziare per il cibo. Anzi, alcuni si lanciano sulle cibarie in tavola senza aspettare che siano seduti tutti gli amici e i parenti, inoltre spesso accendono la tv per "farsi compagnia" oppure continuano a chattare con il cellulare. Già tanto se si ricordano di masticare.

Essere disattenti con ciò che si mangia è il primo passo per espandere la disattenzione a tutto il resto, quindi anche alle idee e alle emozioni che si assorbono... Ciò che diventa parte di noi, che entra in noi, andrebbe vagliato attraverso la nostra amorevole presenza e accolto con gratitudine.

Per quanto mi riguarda, se c'è un'atmosfera agitata in cucina o se qualcuno ha acceso la televisione, mangio con difficoltà: il cibo mi risulta più pesante o indigesto, come se non fosse stato preparato in modo corretto. Invece, quando l'ambiente è sereno e accogliente, e soprattutto quando lo si ringrazia, il cibo stesso mi sembra più buono e digeribile.

Esprimo gratitudine verso gli ingredienti stessi già quando li tiro fuori dal frigo per cucinare. Poi, quando tutto è pronto, ringrazio e offro il mio pasto attraverso una preghiera. Si può offrirlo al Cielo, alle Guide celesti, a Dio, al Divino, al Cristo, a chiunque rappresenti per noi un principio di sacralità, anche alla Vita stessa.

La preghiera che uso non è niente di complicato, si tratta più che altro di poche parole accompagnate dal giusto intento! A seguire, ecco alcuni esempi che puoi adattare come meglio ritieni opportuno.
  • Grazie per questo cibo. Lo offro alla Vita con tutto il mio cuore.
  • Che siano benedetti tutti gli esseri grazie ai quali io posso nutrirmi, e che sia benedetto questo pasto, che porti salute e gioia al mio corpo e alla mia anima.
  • Ringrazio il Divino per il cibo che è sulla mia tavola e sulla tavola di tutti coloro che ne hanno bisogno.

... Buon appetito e grazie!






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7 gennaio 2017

Deviazioni

Ogni volta che "scegli" quello che non vuoi veramente crei una frattura nel tuo campo aurico, poiché tradisci te stesso.

Questa frattura ti fa perdere la capacità di mantenerti sintonizzato con la tua "linea di vita" principale, quella che corrisponde al tuo "io" più autentico. Allora vieni inevitabilmente spinto su una deviazione, su un'altra strada, perché non hai più la forza e l'energia per rimanere collegato con quella precedente.

Quante volte hai fatto scelte che veramente non sentivi tue? Quanto volte hai detto sì ma volevi dire no? Quante volte hai rinunciato a un tuo desiderio per assecondare l'approvazione degli altri? Tutte le volte che l'hai fatto, ti sei allontanato dalla strada che avresti percorso se invece avessi scelto te stesso. Ogni volta hai creato una deviazione che ti ha portato sempre più lontano, dentro un destino che non era veramente tuo.

Ma ogni destino, qualunque esso sia, ha le sue lotte, e quindi ti sei trovato ad affrontare degli ostacoli. Ostacoli che non hai mai veramente digerito perché sapevi, da qualche parte nel tuo profondo, che non erano gli ostacoli a cui aspirava il tuo cuore, ma quelli di un vita che non ti apparteneva. 

Cambiare direzione, puntare nuovamente a quella linea di vita dove dici sì a te stesso, dove le prove che affronti ti rendono più grande e non più misero, non solo è possibile ma forse è l'unica opportunità che hai per vivere un'esistenza piena di significato.

Occorre tuttavia grande determinazione e perseveranza, occorre che resti aggrappato con tutte le forze alla tua visione, perché le vecchie strade non ti lasceranno andare facilmente; ma se perseveri, se rimani fermo nel tuo intento, non riusciranno a fermarti.

In realtà, nessuna deviazione è sprecata per l'anima: tutto ha un senso, tutto è connesso. Durante le tue deviazioni hai comunque fatto esplorazioni e appreso lezioni importanti, e ora puoi portarle con te e trasmetterle attraverso ciò che sei.








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2 gennaio 2017

Quando sei pronto per qualcosa

Quando sei pronto per qualcosa –  non importa se sei d’accordo o meno, non importa se ciò coincide con i tuoi piani o i piani degli altri – e non ti prendi quel qualcosa, non lo fai diventare il tuo scopo, allora volti le spalle a te stesso, al posto che ti compete, al fremito dell'anima.

Sai che la tua vita dovrebbe essere su un altro binario, sai che hai le competenze per nuove sfide, sai che sei capace di responsabilità più grandi... Allora perché non passi all'azione?

Molte delle disarmonie e delle illusioni derivano dal fatto che le persone rinunciano al ruolo che davvero compete loro; assecondano scuse, paure, calcoli, nevrosi. Scelgono gli ostacoli minori per avere la certezza di superarli, invece di affrontare quelli che realmente corrispondono alla loro forza, finendo col diventare deboli, col perdere la propria luce.

Più grave del non sapere per cosa sei pronto è saperlo, ma rinunciarvi. Significa rinunciare a quello che sei venuto a servire, quello per cui la vita ha avuto bisogno che tu nascessi.





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