Iscriviti per ricevere i nuovi post via email

30 luglio 2016

I canali di comunicazione intuitiva

Ciascuno di noi usa uno o più "canali di comunicazione" per mettersi in contatto con il modo invisibile e ricevere informazioni intuitive dalle guide, dalle entità angeliche o dal proprio "sé superiore".

I canali di comunicazioni intuitiva conosciuti sono quattro; in genere se ne ha uno predominante o favorito, ma questo non escluda che si possano usare anche gli altri.

CHIAROVEGGENZA

Una persona che abbia come canale principale la chiaroveggenza ("chiarezza nel vedere") riceve le informazioni attraverso le immagini, per esempio può vedere una scena che sta accadendo lontano o che accadrà in futuro (visioni) oppure ricevere tale informazione nei sogni (che ricorda facilmente).

Il chiaroveggente vede spesso ombre o strani luci se c'è la presenza di altre entità o energie nella stanza; può inoltre instaurare il contatto con gli angeli e le guide anche attraverso altri sistemi visivi, come per esempio incontrare sequenze di numeri che si ripetono tipo 111, 2222 e così via.

CHIAROSENZIENZA

La chiarosenzienza ("chiarezza nel sentire") è il canale di chi comunica primariamente attraverso le sensazioni. Si tratta di persone sensibili o empatiche, che ricevono le informazioni dai mondi circostanti attraverso le emozioni (per esempio, un senso di gioia, compassione o entusiasmo è collegato a una energia positiva) o attraverso sensazioni nel corpo indipendenti dall'ambiente fisico (come una sensazione di calore o l'impressione di aver ricevuto una carezza, ma anche come una sensazione di oppressione in caso di allarme).

I chiarosenzienti risentono facilmente delle energie del luogo e delle persone e quindi devono fare attenzione a non risiedere troppo a lungo in ambienti negativi.

CHIAROCONOSCENZA

Chi è dotato di chiaroconoscenza ("chiarezza nel pensiero") spesso conosce senza aver studiato o comunque intuisce l'evolversi di una situazione in modo immediato (non di rado, quando accade qualcosa, pensa "Ecco, lo sapevo già!"). In genere riesce a individuare rapidamente una soluzione di una situazione o di qualcosa da riparare perché riceve subito l'informazione su come fare. Spesso sa anche quando qualcuno sta per cercarlo.

Capita che parli e scriva in modo saggio, come se le sue parole provenissero da conoscenze superiori (e così è), o perlomeno che tenda a fare così in risposta a qualcuno che ha bisogno di sentirle proprio in quel momento. Si tratta di individui che hanno conoscenze molteplici e intuitive, ma per questo possono apparire come "saputelli".

CHIAROUDIENZA

Colui che usa come canale principale la chiaroudienza ("chiarezza nell'udire") riceve indicazioni attraverso l'udito.

Può sentir chiamare il suo nome al risveglio o recepire musiche celestiali provenienti da altre dimensioni, ma anche avvertire risate o pianti in lontananza senza individuarne la fonte. Può anche ricevere risposte dal sentire una certa frase alla radio o alla tv, o attraverso qualcuno che dice qualcosa "per caso".

Nelle conversazioni ha la sensazione di essere guidato nel dare consigli e avere la sensazione di ripetere frasi suggerite, sia a livello sonoro sia direttamente come idee. Ha l'abitudine di dialogare con se stesso. È in genere sensibile alla musica e non di rado può avvertire voci o strani ronzii, anche metallici, dentro l'orecchio o nella testa, prima di addormentarsi.

~°§°~

Secondo quanto riportato da Doreen Virtue nel suo libro Terapia Angelica (da cui ho preso ispirazione per strutturare questi argomenti), la maggior parte delle persone avverte la presenza delle entità angeliche e delle guide attraverso il canale della chiarosenzienza, cioè attraverso le sensazioni emotive e fisiche. Il secondo canale più diffuso sarebbe quello della chiaroveggenza, ossia il canale visivo. Gli altri due canali, che fanno uso di pensieri e parole, sarebbero invece i più rari.

Per quanto mi riguarda, mi ritrovo a usare un po' tutti e quattro i canali, ma sono proprio la chiaroconoscenza e a seguire la chiaroudienza a essermi più graditi e a rivelarsi frequenti... E tu, in quale modalità ti riconosci? Sapresti dire qual è il tuo canale principale con il quale ricevi le intuizioni e le indicazioni dal mondo invisibile?

Camilla


Terapia Angelica - Il Manuale Doreen Virtue Terapia Angelica - Il Manuale

Doreen Virtue

Compralo su il Giardino dei Libri

Terapia Angelica - Il Manuale (eBook) Doreen Virtue Terapia Angelica - Il Manuale (eBook)

Doreen Virtue

Compralo su il Giardino dei Libri

26 luglio 2016

Ogni giorno

Per quanto grandi o distanti sembrino i tuoi sogni, ogni giorno puoi fare un passo verso di loro.

Se credi di non avere dei sogni, fai un passo per cercarli. C'è sempre un sogno dentro di te che ti aspetta: il fatto che non sai quale sia non significa che non esista.

Eccomi qua! Torno a ripetermi sull'importanza del sognare, del costruire, del progettare la propria ascesa, e di farlo attraverso la cura giornaliera di se stessi e delle proprie aspirazioni!

Con l’esperienza ho imparato ad avere fiducia nell’azione più che nelle parole, nelle conseguenze dell’agire più che in quelle del congetturare.

E ho imparato che fare poco, ma farlo tutti i giorni, porta all'attivazione di opportunità più grandi.

La mente, tuttavia, tende a dare importanza ai gesti eclatanti, a ciò che appare e colpisce, e sottovaluta la potenza innescata dalle piccole cose, per questo facilmente commenta: "Tanto non serve a niente!".

Per quanto piccolo o inutile sembri un passo quotidiano, tu fallo. La forza di un albero è nelle sue radici, in ciò che è cresciuto prima, pazientemente, lontano dal visibile.

Forse puoi sopportare che altri ti abbandonino, ma la tua anima non può sopportare che, di giorno in giorno, abbandoni te stesso. Ed è ciò che fai quando smetti di fare il tuo passo. Allora è come se tagliassi le tue radici, aprendo la porta alla debolezza, alla paura, al mal di vivere... fino a quando, ormai esausto, ti ritrovi incastrato in un mondo dove i tuoi talenti sono soffocati e ti fai trascinare dalla corrente, scegliendo di non scegliere più...

Stop! Ribellati al mal di vivere! Comincia oggi, adesso, ogni giorno! Comincia col prenderti cura di te, del tuo "io", dei tuoi passi!

Non guardare a ciò che è stato o che sarebbe potuto essere. E non dare per scontato che il futuro sia segnato. Invece, datti una possibilità e cambia rotta!

Scivolare in un'altra realtà è possibile a partire da piccoli atti quotidiani, anzi in genere è l'unico modo per farlo accadere davvero.

Sii aperto ai cambiamenti e pronto a cogliere le opportunità, ma ricorda che il filo conduttore del tuo viaggio è fare ogni giorno quel passo verso di te.

Camilla



Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

Acquista Online su SorgenteNatura.it

22 luglio 2016

Sì, no, forse: le risposte interiori

Di fronte a una decisione da prendere, la maggior parte delle volte abbiamo già la risposta dentro di noi ma non la riconosciamo, oppure la mettiamo a tacere per far spazio ad altre logiche.

Rispettare le nostre risposte interiori significa rispettare noi stessi, la nostra verità, e probabilmente significa anche non perdere tempo su strade che non ci appartengono.

A seguire lascio alcune indicazioni utili a riconoscere quando dentro di noi la risposta è un no, un forse o un ...

No

Il “no” si accompagna spesso a sensazioni di disagio: possiamo percepire irritazione, ansia, tensione nella respirazione o nel corpo.

Se rallentiamo un attimo, se spegniamo i ragionamenti che vorrebbero convincerci del contrario, possiamo sentire che manca proprio l'approvazione dell'anima; se andremo in quella certa direzione possiamo star certi che non potremo contare sul suo appoggio in termini di energia e vitalità.

Certo, ci sono compiti e cose “da fare” che non sempre ci va di assecondare e che potrebbero crearci ugualmente un senso di attrito. Però, se siamo onesti fino in fondo, sappiamo che sono innocui o necessari: c'è attrito ma non c'è allarme interiore.

I “no” a cui mi riferisco, invece, sono quelli che comportano un “no” a noi stessi, quelli che ci fanno finire in vicoli ciechi, in perdite di tempo ed energia, lontano dalla nostra gioia. È molto importante, dunque, prestare loro attenzione!

Forse

Poi c’è il “forse”, facile da riconoscere soprattutto perché ci ritroviamo combattuti e rimuginiamo a oltranza sul da farsi. La cosa migliore è aspettare, non prendere decisioni definitive.

Il “forse” in genere è collegato a due casi.

Il primo è dovuto al fatto che la risposta interiore già c'è ma non riusciamo a percepirla perché interferiamo attraverso paure, dubbi e aspettative. Bisogna allora trovare il modo di acquietare la mente e i ragionamenti, darsi spazio per sentire se stessi. La risposta è lì, in realtà già esiste, ma dobbiamo accoglierla.

Il secondo caso è che stiamo effettivamente attraversando una strada di incertezza e, prima di poter maturare il nostro o no interiore, la vita ci chiede di esplorare meglio la situazione, di approfondirla, di prenderci ancora un po’ di tempo per crescere e fare esperienza. Si faccia attenzione, tuttavia, se poi si tira troppo per le lunghe: le risposte prima o poi arrivano, ma non sempre c'è la volontà e il coraggio di ascoltarle.

Esiste anche il caso di chi vive nel “forse cronico” e non sa decidersi mai. Lì ci sono di mezzo altre dinamiche: eccessiva sfiducia in sé, oppure irresponsabilità, narcisismo, disconnessione con l’anima. Bisogna invece ritrovarsi, riconoscere ciò di cui si ha realmente bisogno, cominciando dalle piccole cose, e imparare a darselo. Allora pian piano si scoprirà che i propri “sì” e “no” non erano assenti, ma erano rimasti semplicemente in un altro luogo, lontano dall'oggi, dove occorre ritornare.



E infine c’è il “sì”.

“Ah, bene!” direte. “Finalmente parliamo di belle sensazioni: via libera!”

Ma, ahimè, se è vero che le risposte interiori affermative si accompagnano a belle sensazioni, va detto che non sempre le belle sensazioni corrispondono alla strada giusta da prendere. Ci sono dei “sì”, infatti, che sono frutto di desideri e aspettative, più che di reali consapevolezze, tanto che, tirando le somme, alla fine ci possono anche arrecare dei danni. Questi “sì” generalmente sono compulsivi, assoluti, non sanno aspettare.

Il “sì” autentico, invece, propone se stesso, ma raramente si impone. Non genera ansia o pressione per essere seguito, ha anzi una qualità leggera, spesso anche stabile, continuativa nel tempo: sta lì e attende che noi ci accorgiamo di lui. Possiamo riconoscerlo nella sensazione di piacevolezza e di sottile vitalità che ci dà. Non sappiamo perché, ma sappiamo che, se ci facciamo condurre da lui, non saremo delusi, e qualunque cosa accadrà ne trarremmo qualcosa di buono.

Non sempre è facile seguire questo tipo di “sì” poiché non è raro che ci chieda di cambiare abitudini e di mettere in discussione certezze acquisiste. Sono i “sì” dell’anima, quelli che, se abbiamo il coraggio e la pazienza di assecondare, ci fanno crescere, diventare più responsabili, più liberi, più creativi, più fiduciosi in ciò che siamo.

Possiamo incontrarli sia in piccole situazioni giornaliere, dove dobbiamo prendere una decisione pratica o immediata, sia in risposta a decisioni più importanti e significative. Con la loro impalpabile presenza, i “sì” ci suggeriscono il da farsi, ma solo se non stiamo dando la nostra attenzione a ciò che fa rumore e scalpita sul palcoscenico dell'ego.

Camilla




Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it





18 luglio 2016

Concentrazione e intuito

In genere si pensa che la concentrazione sia uno sforzo mentale, ma in realtà è ben più. La concentrazione è essere così naturalmente e totalmente calati nel flusso di quello che si sta facendo, da perdere ogni forma di sforzo e controllo. Come accade a un artista, per esempio, quando è completamente immerso nella sua opera creativa.

La vera concentrazione porta al di là della concentrazione stessa. È una immersione totale nella situazione che si sta vivendo: si diventa tutt'uno con essa, semplicemente.

Quando ciò accade, si entra nel flusso di quella realtà e questo fa sintonizzare intuitivamente con tutte le realizzazioni che la riguardano. In altre parole, più ci concentriamo ed entriamo nell'assenza di sforzo e più veniamo connessi in modo intuitivo a nuove possibilità e informazioni. La concentrazione, in altre parole, è un modo per attivare l'intuito.

A me capita di continuo: ogni volta che mi dedico a una strada, o in altre parole che mi "concentro" su di essa, si attivano nuovi e più efficienti modi per affrontarla, o addirittura mi vengono svelate porte di cui prima ignoravo l'esistenza. Quando si attiva, l'intuito connette a mondi che la mente non potrà raggiungere mai.
"L’intuito giunge alle conclusioni senza l’aiuto dell’esperienza o della memoria. Spesso l’intuito risolve problemi che vanno al di là del potere di ragionamento. L’intuito sovente arriva in modo talmente fulmineo da stupirci; rivela la verità che stiamo cercando in maniera talmente diretta, da sembrare dettata da un potere superiore". (Charles Haanel, La Chiave Suprema
Naturalmente, l’intuito va riconosciuto, accolto, sviluppato. A tal fine, è importante dedicare a se stessi regolari momenti di silenzio e di presenza, nonché adoperarsi per fare ciò che l'anima considera prioritario.

È fondamentale che non ci facciamo imbrigliare dallo stress o dalla sfiducia, magari a causa di situazioni difficili che stiamo affrontando sul momento. L'intuito è un dio leggero e sensibile, che regala la sua presenza e i suoi suggerimenti solo a chi rimane nella fiducia che c'è sempre una soluzione, a chi non disperde la propria energia con emozioni di paura e fallimento, a chi si mantiene concentrato sulla propria direzione.

Camilla






Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it


14 luglio 2016

Sii un individuo

Grazie alla tecnologia, le macchine stanno soppiantando la maggior parte dei lavori. Questo può essere visto come un problema o come una opportunità.

Il problema è che non viene più richiesta la maggior parte della mano d'opera poiché i processi di automazione sono più veloce ed efficienti.

L'opportunità è che finalmente ci si può dedicare alla propria individualità.

Un individuo è un essere originale, unico, anche in mezzo ad altri individui; tutto ciò di cui ha bisogno per essere "intero", totale, non frammentato, è se stesso, poiché nessun altro è come lui.

Le macchine possono replicare in base alle istruzioni ricevute, possono produrre in serie, ma non possono essere originali, escogitare qualcosa di nuovo al di là del loro stesso programma.

Nessuna macchina, per quanto all'avanguardia, può sostituire quello che un individuo porta al mondo: la sua particolare scintilla, la sua impronta, la sua risposta creativa.

Se stai pensando di non avere nulla di speciale da offrire, ricorda: in realtà c'è sempre qualcosa che solo tu puoi fare in un certo modo, con quel tempo, quei colori, quei collegamenti, quell'impronta... Se non sai cos'è, cercalo, non fermarti finché non l'avrai trovato e portato in vita.

L'individualità non è una forma di egoismo, è una forma di responsabilità: non cerchi più di essere come gli altri per avere un posto nel mondo, ma te lo vai a prendere con le tue mani e con ciò che sei.

Sii un individuo, sii qualcuno la cui opera non potrà mai essere sostituita da una macchina.

Camilla




Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

Acquista Online su SorgenteNatura.it


10 luglio 2016

Esporsi

Ho notato che, quando qualcuno si espone con idee all'avanguardia o che comunque non sono condivise dal pensiero comune, riceve facilmente delle critiche, poiché le persone si sentono più autorizzate a giudicare ciò che non è comunemente accettato. Ovviamente ci sono anche commenti di apprezzamento, ma gli attacchi sono spesso inevitabili.

Ci sono anche coloro che, e ne conosco, vorrebbero condividere le loro idee creative e particolari su un blog o su Facebook, ma si trattengono dal farlo perché temono di essere criticati; e non si espongono neanche per difendere una causa in cui credono, se c'è il rischio che vengano attaccati.

Comprendo questo tipo di timore, perché ho dovuto affrontarlo io stessa, avendo non di rado ricevuto critiche o aggressioni verbali a causa di quello che scrivo, tant'è che c'è stato un momento nella mia vita dove ho pensato di "ritirarmi" e tenere le mie idee per me solamente.

Anche nella quotidianità capita che nel presentare una idea si ricevano commenti poco gradevoli, offese o battute semplicemente perché si è osato "pensare oltre". Là fuori intorno me vedo persone criticate o ridicolizzate solo perché hanno proposto qualcosa di diverso rispetto ai soliti binari, anche qualcosa di piccolo e semplice, nato magari dalla voglia di far bene il proprio lavoro in un ufficio, ma sono persone che non hanno la forza o il carisma di affermare se stesse e quindi, inevitabilmente, finiscono con il ritrarsi, con lo spegnersi, sommerse dall'invadenza della mediocrità.



Devi sapere che c'è una corrente in azione in questo mondo: una grande "forma pensiero" che si nutre di "ideologie", di pensieri collettivi, e che è molto irritata dal fatto che le persone pensino con la loro testa.

Alcuni si trovano bene a nuotare in questa corrente e la sostengono, mentre sabotano chi non fa come loro.

Altri, invece, non hanno bisogno di unirsi alle idee della massa: desiderano semplicemente donare al mondo la propria unicità, partecipare in modo creativo delle idee e dei progetti, ma proprio per questo vengono osteggiati perché rischiano di sovvertire l'ordine imposto al gregge.

Se capita pure a te di non esprimere a pieno la tua voce solo perché temi un "attacco", ricorda che, ogni volta che osi e superi la paura di esporti, apri un po' di più le tue ali, le rendi più forti.

Non lasciare che i sabotatori ti mettano a tacere! Non lasciare che deprimano la tua voglia di condividere! Non abbassare l'intensità della tua luce solo per renderti invisibile a loro!

Certo, esporsi è sempre rischioso: attiri l'attenzione, in un modo o nell'altro. Ma un "individuo" è sempre qualcuno che si espone, è come una pecora nera che emerge dal gregge. Allora devi scegliere: essere gregge o essere chi sei, con la tua unicità.

Se oserai andare oltre scoprirai che, al di là delle aspettative e al di là della paura, l'unico vero ostacolo che può fermarti davvero è dentro di te e dipende da questa domanda: credi in te stesso?

Camilla




Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

Acquista Online su SorgenteNatura.it


6 luglio 2016

Dove sei finita, donna?

Poco tempo fa un’amica (e a dire il vero più di una) mi ha detto che ha permesso a un uomo che l’aveva lasciata, e che si era anche comportato male con lei, di riavvicinarsi, con il risultato di riaprire vecchie ferite perché l’uomo in questione si è nuovamente mostrato ambiguo e poco desideroso di proteggere il rapporto di coppia.

Quando le ho chiesto il motivo per cui avesse permesso a una persona che già si era dimostrata inaffidabile di riavvicinarsi a lei, mi ha detto: “Vedi, lui sta facendo un lavoro spirituale su di sé, è davvero attento a mettersi in discussione, e mi ha cercato perché si è reso conto che io posso aiutarlo ad affrontare le sue ferite”.

Allora, cara ragazza – e ti chiamo così anche se hai una certa età – qui urge rimettere l’inciso su alcuni punti e ricapovolgere il mondo ai tuoi occhi, perché quello che hai davanti, spesso descritto nei film e nelle riviste, è sottosopra!

Primo punto. Un uomo che tiene a una donna non la cerca perché deve fare un "lavoro emotivo" o perché ha bisogno di riflettere sulle proprie "maschere". In genere, a un uomo non gliene può importare di meno di fare questo tipo di percorsi (lo sappiamo che loro sono più "pratici"!) e, se anche fosse così, si rivolgerebbe comunque a un buon insegnante, leggerebbe qualche libro sul tema, cercherebbe un terapeuta, ma men che mai desidererebbe che la sua donna lo aiutasse ad affrontare il "bambino ferito" che è in lui... né tantomeno vorrebbe caricarla con un tale peso!

Ora, i casi sono tre: chi fa una tale richiesta è una persona incapace di avere una sana relazione di coppia, è un bambinone mai cresciuto o è un bieco manipolatore che sta cercando di far leva sul senso di disponibilità della partner... In tutti i casi c’è solo da darsela a gambe levate e accendere un cero per ringraziare il Cielo del pericolo scampato.


Purtroppo, nonostante l’evidenza, a volte la donna, proprio come la mia amica, non solo non se la dà a gambe levate, ma anzi si mette a saltellare felice come una pasqua perché finalmente lui le ha "detto" che ha "bisogno" di lei per "guardarsi dentro"...

Ecco perché giungiamo inevitabilmente al punto successivo, il numero due: quando lei si trasforma in uno zerbino a uso e consumo dell’altro.

Cara mia, apri bene le orecchie: tu non sei la sua infermiera, non sei la sua mamma e non sei la sua psicologa. E soprattutto non sei la fessa che crede alle sue parole (e si dimentica dei fatti). Magari ti disprezzi così tanto da accontentarti del brivido dell’eccitazione quando lui si ricorda di te, ma credimi, puoi ambire a qualcosa di meglio che a essere la reginetta della dipendenza affettiva!

Dove sei finita, donna? Tu, che sei paga di te stessa grazie al tuo spirito indomito e non hai bisogno di riconoscerti negli occhi di un altro... Tu, che ti relazioni con uomo solo se è veramente tale... Tu, che certo non perdi tempo ed energia con un bamboccio da accudire o da cui elemosinare attenzione?

Ecco, capito l’antifona? Giocare al gioco delle ferite [che poi son sempre solo "tue", le ferite in ballo, mentre le "sue" sono tutt'altro che esposte] ti conduce lontano da te... Capovolgi il mondo, riporta in basso chi fino a oggi avevi messo in alto e viceversa: riconosci chi è uomo davvero, e lascia invece tutti gli altri al loro triste destino e alle donne che non sono donne!

Ovviamente nulla impedisce che la stessa dinamica si svolga con i ruoli invertiti (e a quel punto chiederei: "Dove sei finito, uomo?"), o anche all’interno di una coppia omosessuale (come mi dimostra un amico gay, perennemente innamorato di chi ovviamente non lo rispetta ma lo intorta con belle parole)...

Prima di lasciarti, forse sai già i libri che desidero consigliarti... o forse no, allora eccoli qui:

Anatomia della Coppia Erica Francesca Poli Anatomia della Coppia
I sette principi dell’amore
Erica Francesca Poli

Compralo su il Giardino dei Libri

Falli Soffrire 2.0 Falli Soffrire 2.0
Gli uomini preferiscono le stronze
Sherry Argov

Compralo su il Giardino dei Libri

La Kabbalah e le Leggi Spirituali per la Coppia Felice La Kabbalah e le
Leggi Spirituali per la Coppia Felice

Come la Kabbalah può aiutare
la tua anima gemella a trovare te

Yehuda Berg

Compralo su il Giardino dei Libri

Iniziazione alla Donna Divina Iniziazione alla Donna Divina
I sette passi
per ricollegarsi al Potere Femminile

Ariane Schurmann

Compralo su il Giardino dei Libri


2 luglio 2016

L'anima non ha mai un solo progetto

"Ho sempre cercato di accontentare gli altri e non ho fatto ciò che mi rendeva veramente felice. Il risultato è che oggi sono lontano, lontanissimo dalla strada che avrebbe preso il mio spirito, il mio cuore, il mio essere vivo, chiamalo come vuoi... E non si può tornare indietro perché il treno della vita ormai è passato!"

Troppe volte sento pronunciare discorsi del genere dalle persone, profondamente convinte che, passata la gioventù o una certa occasione, non possano più essere felici e appagate.

Il fraintendimento si trova nel credere che solo un certo tipo di vita possa darci la gioia di vivere, come se la felicità fosse un'occasione da afferrare al volo, sennò la si perde inevitabilmente.

Forse è vero, non hai potuto studiare come volevi tu, fare il lavoro che ti piaceva o hai perso quell'occasione speciale che ti è passata sotto il naso, ma devi sapere che l'anima non è mai prigioniera delle condizioni esteriori e che è sempre colma di risorse: illuderti di sapere ogni cosa, compreso il pensare che non ci siano più possibilità per te, è chiuderti dentro un mondo ristretto e convincerti che l'universo sia tutto lì.

L'anima non ha mai un solo progetto, una sola strada, una sola conclusione. Le sue vie sono intrecciate e nascoste, come quelle di una foresta incantata. Decidere a priori che tali vie non esistono, e lasciare che siano le definizioni e i punti di vista del tuo piccolo io a scegliere per te, significa opporsi alla vita stessa.

L'antidoto al mal di vivere e alla sconfitta esiste: è smettere di credere alle tue conclusioni e dare una possibilità alle vie nascoste dell'anima di raggiungerti...

In che modo? Fai la tua parte e lascia che l'universo faccia la sua!

Fai la tua parte quando ti curi del tuo presente e raccogli i talenti – anche e soprattutto quelli che hai maturato proprio grazie a quei percorsi che "giudichi" sbagliati – per metterli al servizio di quello che c'è. Che si tratti di produrre arte o di dire la parola giusta a chi ne ha bisogno, che si tratti di voler godere di un verde giardino o di aiutare qualcuno a preparare le valigie, tu sei sempre chiamato a mettere una parte di te in questo mondo.

E lasci che l'universo faccia la sua parte quando, nel contempo, accetti che tutto può accadere e che nulla è stabilito, ma soprattutto avverti che c'è una intelligenza superiore, una mente più grande, che cospira per il tuo bene.

È solo la mente a dirti che hai fallito, sbagliato, sprecato l'unica possibilità che avevi per questa vita; ma per l'anima non è così, per l'anima tu sei sempre pronto a solcare una delle sue strade.

Smetti di guardare al passato come a un treno perso e sintonizzati con la rete infinita di possibilità che si dirama a partire dal momento presente: scoprirai che c'è sempre una una porta che si apre per te... Ma ricorda: nulla ti può essere dato se tu non sei disposto a riceverlo!

Camilla



Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

Acquista Online su SorgenteNatura.it