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28 giugno 2016

Incertezza

La maggior parte delle volte che la vita mi chiede di fare un passo in avanti spesso è proprio quando non ho alcuna certezza a portata di mano.

Dentro di me so so che è arrivato il momento di un cambiamento ma, guardando il bivio che ho di fronte, non riesco a scorgere nessuna direzione rassicurante... Quante volte è capitato anche a te?

La buona notizia è che, per fare quel passo in avanti, non hai bisogno di conoscere esattamente dove ti porterà la strada, hai solo bisogno del coraggio di intraprenderla.

La cattiva notizia è che, se tale coraggio manca, rischi di permanere eccessivamente nelle situazioni del passato anche quando non sono più adatte a te, sviluppando paure e vittimismi.

Lascia che te lo ricordi: l'incertezza è parte attiva dell'equazione della vita. Non parlo di incoscienza, di trascuratezza o di superficialità, parlo di infiniti e misteriosi intrecci che l'universo tesse intorno a te e che devi essere sempre pronto a ricevere.

Il bello dell'incertezza è che, se accetti la sua compagnia, ti rende più libero da idoli o punti di riferimento esterni, perché, non avendo "bisogno" di un porto sicuro, semplicemente vai avanti con il tuo percorso.

Il dubbio  – il mistero, ciò che è incerto – è e sempre sarà un aspetto dell'esistenza. Non c'è bisogno di averne paura né di proteggersi da esso con dogmi dai quali poi è difficile sganciarsi.

Non fraintendermi: scegli pure i tuoi valori, i tuoi punti di riferimento. In realtà scegliere è importante. Chi non sceglie nulla non va da nessuna parte. Ma scegli per libertà, non per paura. Scegli perché sei vivo, non perché temi di morire. Allora sarai sempre pronto a fare il tuo passo in avanti, anche di fronte ai bivi incerti e nebulosi.



Per orientarti, continua a chiederti cosa desidera l'anima.

Ma non aspettarti risposte certe. Aspettati invece che i confini della tua visione si facciano più distanti, più ampli. Aspettati che emergano alla tua coscienza possibilità che prima neanche concepivi. Aspettati, come ulteriore risposte, domande ancora più grandi.

È proprio nel mistero, nelle vie sconosciute, in ciò che i nostri pensieri ancora non sanno, che si trova quello che saremo un giorno. L'anima raramente chiama verso i luoghi che già conosciamo, per questo l'incertezza è sua alleata.

Camilla



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24 giugno 2016

Meditazione attiva

Di fronte al dolore molti di noi tendono a scappare o ad opporsi. Una malattia diventa qualcosa da sconfiggere, un ostacolo diventa qualcosa da abbattere, un nemico diventa qualcuno da vincere.

Andare "contro" il dolore e la frustrazione, tuttavia, non porta a niente di buono. Anzi, il rischio è che il problema diventi ancora più grande perché si nutre della tua energia di opposizione.

Quando ho un sentimento di frustrazione, causatomi da un qualunque intoppo, ne approfitto per fare "meditazione attiva". Meditazione attiva significa stare con quello che c'è, senza combatterlo.

Per esempio, l'altra notte ho dormito poco e male, e al mattino avevo mal di testa e il respiro contratto per il dolore. Stava per partire un automatismo mentale del tipo "ecco, ho mal di testa, sono stanca, addio programmi giornalieri e benvenuto stress...!", insomma un misto di lamentela e pensieri incontrollati.

Invece, ho fermato sul nascere la lamentela e il senso di opposizione che provavo nei riguardi del malessere. Mi sono messa a respirare profondamente per riportarmi nella presenza del corpo, poi ho affermato: "Benvenuto mal di testa, benvenuto dolore, benvenuta qualunque cosa ci sia adesso. Io siedo qui e rimango in compagnia di te, senza alcuna congettura". E così ho fatto, restando semplicemente presente.

Ho permesso a tutto quello che c'era di stare con me, senza chiedere o pretendere che nulla venisse cambiato. "Cara stanchezza, cara frustrazione, mi siedo qui con voi, accanto a voi, e io vi lascio esistere così come volete esistere. Non vi voglio cacciare, ma accetto la realtà di questo momento".

Attenzione, non è una forzatura a pensare positivo, ma è un atteggiamento che non giudica e non vuole cambiare la realtà del momento presente; non ha lo scopo di farti sentire meglio, anzi ti invita ad abbandonare ogni scopo.

Può anche capitare che, così facendo, movimenti interni come rabbia e frustrazione aumentino perché, sentendo che non li rifiuti, si permettono di mostrarsi, oppure che si trasformino in un nuovo sentire; in ogni caso tu, ancora una volta, lasciali esistere. Lascia esistere te come sei in questo momento e ciò che senti come è in questo momento.

In pratica, meditazione attiva significa avere l'attitudine ad accogliere le cose come sono, senza opporti, senza volerle cambiarle. È una resa al loro esserci, che non significa rinunciare ad ambire a qualcosa di meglio, ma accettare quello che c'è. Allora metti da parte le congetture mentali e ti apri al contatto con la realtà; le dai il tuo sguardo, la tua totalità, ma non ci precipiti dentro.

Camilla





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20 giugno 2016

Ciò che cresce nell'invisibile

L'anima, il sé più grande, sa come fiorire: interra nell'oscurità il seme di ciò che sarà; lo nasconde nel buio, nel freddo, nel vuoto, in ciò che è sgradevole. E poi attende.

Non soffoca il seme con l'aspettativa o con il giudizio, né preme affinché cresca più veloce. Semplicemente lo lascia riposare, protetto, nascosto dalla luce.

Poi, appena la stagione lo permetterà, appena il sole sarà alto in cielo, da quel seme scaturirà un germoglio, dal germoglio una pianta, dalla pianta un albero.

Accade così, allora, che da un abbandono nasca un nuovo rispetto di sé; da un amore sofferto derivi la voglia di vivere in pieno; da una malattia scaturisca una visione più amplia.  

Nuove dimensioni sono rese possibili proprio quando lasciamo a ciò che fa "male", a ciò che è pieno di ombra, il compito di fertilizzare nuove consapevolezze

Certe rinascite, certe vittorie, se guardi bene, sono possibili solo grazie alle cadute.

Ciò, tuttavia, non sempre accade: ci sono abissi in cui si precipita in una discesa senza fine... Per esempio, quelli in cui finisce chi si attacca al passato, anche se ormai è più che ammuffito, o chi è incapace di accogliere la notte e cerca solo il giorno.

Tu, invece, lascia che il passato muoia, lascia che la notte porti la sua ombra, e non badare a chi, guardando solo alle cose che appaiono, non si accorge di ciò che cresce nell'invisibile.





Camilla




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16 giugno 2016

Predatori

Non tutti sono in grado di aspettare affinché i risultati giungano a maturazione. Alcuni non hanno la pazienza, l'amore e la dignità di prendersi cura di ciò che cresce. Cercano invece risultati veloci, vanno nei campi altrui e predano i frutti che sono stati coltivati da altri.

È un espediente che a lungo andare li lascerà più deboli e meno intelligenti, sempre che se ne accorgano.

Vivere di riscontri immediati e guadagni istantanei significa cercare di imbrogliare le leggi della vita; costoro non potranno mai veramente godere di ciò che hanno predato, nonostante le apparenze, perché nel profondo sanno di non meritarlo.

Inoltre, rifiutando il processo della crescita, non possono morire e nascere a nuova vita; restano eternamente prigionieri di quello che sono, senza mai usufruire dell'energia della trasformazione.

Credo che tra gli esseri umani ci saranno sempre dei predatori, ma anche da loro si può imparare qualcosa di prezioso: dare forza all'essere svegli, apprezzare e difendere i frutti del proprio lavoro per non lasciarli esposti.

Spiritualità non è solo occuparsi di "buone vibrazioni"; sarebbe in questo caso una visione ingenua e immatura. Spiritualità è anche rendersi forti e abili per agire efficacemente nel mondo ed erigervi fortezze di luce che i predatori non possano saccheggiare.
Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. (Matteo 10,16)



Camilla


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12 giugno 2016

La Legge dello Specchio

La "Legge dello Specchio" in sintesi afferma: ciò che ti irrita negli altri è ciò che non vedi di te.

Ogni tanto qualcuno mi fa innervosire e, ripensando alla Legge dello Specchio, mi chiedo: anch'io mi comporto come lui ma non me ne rendo conto? Ma a volte, pur cercando bene, non trovo corrispondenza.

E in effetti certi atteggiamenti non mi appartengono... ma solo perché li ho talmente soppressi e giudicati, messi a tacere e rinchiusi in un angolo molto ben nascosto del mio "io", che li ho privati di qualunque possibilità di libera manifestazione!

Voglio ricordarti, amico che mi leggi, una strana dinamica: quando qualcosa ci fa male, cerchiamo di non vederla. Ecco che, se un aspetto di noi ci sembra "brutto e cattivo", cerchiamo di nasconderlo. E a volte lo nascondiamo così bene, che dimentichiamo di averlo e, anzi, impariamo a comportarci all'opposto.

Alla luce di ciò, la Legge dello Specchio andrebbe enunciata così: ciò che ti irrita negli altri è ciò che giudichi sbagliato in te.

E non parlo del fare valutazioni, ma proprio di giudicare, irritarsi, sentirsi in opposizione: quando accade, stai certo che c'è lo zampino di una parte di te che è messa sotto accusa da... te stesso!

Procediamo per gradi, fra poco capirai meglio cosa voglio dire.

L'universo se ne frega delle finzioni

Quando sopprimiamo quegli aspetti di noi che reputiamo sbagliati, tendiamo a concentrare tutti i nostri sforzi a svilupparne di opposti.

Se per esempio a un certo punto della nostra vita ci siamo reputati (anche in modo inconscio) stupidi, manipolatori o bugiardi, e abbiamo associato a tali aspetti il dolore del rifiuto, crescendo potremmo aver sviluppato una razionalità estrema, una morale eccessiva, un'etica ferrea. Per questo non riusciremmo, almeno a prima vista, a trovare in noi traccia di viltà o stupidità, ma anzi ci infastidirebbe molto rilevarne in altre persone. "Ecco, universo, guarda quanto sono bravo: non potresti mai dire che sono stupido o superficiale come quello lì!"

Il guaio, però, è che l'universo se ne frega delle finzioni e, per mostrarti che hai impostato la tua vita per reazione al giudizio e non per scelta, per paura di essere sbagliato e non per amore di essere ciò che sei, continua a metterti sulla strada tutte quelle persone/situazioni che più giudichi, sperando che prima o poi riconoscerai in esse quello che non vuoi vedere: i tuoi lati ombra, ossia le parti di te che hai giudicato sbagliate!

Esercizio

Non è sempre facile, per me, accorgermi di quanto abbia soppresso certe energie, perché mi sembra semplicemente di non averne. Ma quando riesco a individuarle, grazie al fatto che qualcun altro invece le agisce spudoratamente alla luce del sole, mi riscopro più libera e compassionevole.

La verità fa male, ma solo se non vuoi vederla. C'è da guadagnarne assai in leggerezza e libertà nell'intercettare il proprio sguardo accusatore e smettere di farsene condizionare. Ecco un esercizio utile a tal scopo:

Se qualcuno ti fa arrabbiare, se ti crea stress o irritazione nel modo che va oltre un'equilibrata reazione, fai un respiro profondo, porta le mani al cuore, e immagina che ci sia una parte di te che è come lui. Cercala in quei momenti in cui, anche solo per un istante o in minima parte, non sei stato te stesso... ma sei stato proprio come lui.

(A volte ci vuole un po' di tempo, oppure si tratta di un processo così doloroso che non riesci proprio a immaginare una cosa del genere, perché hai l'assoluta certezza di essere completamente diverso dalla persona che ti sta irritando. Se invece ti senti pronto, continua pure con l'esercizio).

Dai un nome preciso a quelle caratteristiche che reputi irritanti nella persona in questione (per esempio: aggressività, presunzione, egoismo, egocentrismo, cattiveria, superficialità ecc.) e poi di' a te stesso:

Ecco, queste energie di [mettere il nome in questione, per esempio: energie di egoismo] si oppongono a me perché io mi sono opposto a loro, giudicandole terrificanti, sgradevoli, ignobili e sbagliate! E pur di allontanarle da me, ho scelto di impormi qualità opposte. L'ho fatto non per libertà, ma per giudizio! L'ho fatto non per amore di ciò che sono, ma per paura!

Ora scelgo di riappropriarmi della mia verità e della mia energia: sono pronto ad andare avanti e a prendermi cura dei miei autentici progetti. Il passato è passato e non c'è niente da giudicare, perché mi ha condotto fino a questo luogo e a questo tempo. Benedico tutto quel che è stato e ringrazio per quello che ho imparato e continuerò a imparare.

Distinguere tra giudizio e valutazione

Se è vero che il giudizio ci imprigiona in una modalità disfunzionale, ben diverso è il risultato della valutazione.

Nel giudizio c'è moralismo e rifiuto; nella valutazione c'è la forza della scelta. Avere delle preferenze, credere che una certa strada sia meglio di un'altra, o semplicemente scegliere di rompere dei rapporti con persone distruttive, non significa giudicare, ma valutare. La valutazione ci permette di tenere lontano dalla nostra vita quello che non ci piace e di muoverci verso quello che invece ci è più gradito.

Paradossalmente, più siamo lontano dal giudizio e più ci sentiamo liberi di schierarci con le nostre valutazioni e di muoverci, serenamente, in base a queste.

Ultime osservazioni su come usare la Legge dello Specchio

Usa pure la Legge dello Specchio se senti la necessità di fare un lavoro interiore, ma cambia musica appena puoi. Se invece continui a ragionarci sopra, rischi di impantanarti nei pensieri e di non cogliere la vera essenza di questa legge: renderti libero dal giudizio e dai ragionamenti contorti.

Aggiungo che tale Legge vale solo per se stessi; se uno la capisce davvero, non si sognerà di applicarla su qualcun altro, proprio perché ciò che osserviamo all'esterno è ciò che prima di tutto riguarda noi stessi. Se, per esempio, reputiamo che qualcuno si comporta in modo incoerente e avrebbe bisogno di conoscere la Legge dello Specchio, chiediamoci invece quando o quanto anche noi facciamo così...

Ricevuto il messaggio? La Legge dello Specchio ci aiuta a "usare" le sensazioni di fastidio e giudizio, ossia ciò che si contrappone a noi, per scoprire come noi ci contrapponiamo a noi stessi.

Una volta colto il messaggio, liberiamoci dai ruoli che non ci appartengono e lasciamoci tutto alle spalle. Ed ecco che l'ostacolo sarà diventato trampolino di lancio e l'ombra avrà fatto spazio a nuova luce!

Camilla




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8 giugno 2016

La formula ACE

Cè una formula molto importante per il benessere fisico e mentale: la formula ACE. No, non si tratta della famosa bevanda. Si tratta, invece, di un acronimo per tre elementi che considero fondamentali: Autenticità, Cibo, Energia.

A parte che ciascuno di questi elementi richiederebbe un blog a parte, vediamo di riuscire a fare un riassunto!

Autenticità

Quello che siamo non sempre corrisponde a quello che pensiamo di essere... Cogli la differenza? Essendo condizionati dalla famiglia e dalla società, troppo spesso mettiamo da parte le nostre autentiche inclinazioni per sposare logiche che non ci appartengono. E, se all'inizio questo ci fa vivere nella frustrazione, a un certo punto ci conduce alla dimenticanza di ciò che l'anima desidera davvero!

Autenticità significa contatto prima di tutto con se stessi. Per molti di noi si tratta ancora di una terra sconosciuta, di cui si ignora praticamente ogni parte. Ma anche questo è un punto di partenza e l'unica cosa che rimane da fare è mettersi a esplorare!

L'esplorazione deve avvenire, mi raccomando, senza idee preconcette né tantomeno decidendo a priori cosa sia giusto o meno trovare nelle ignote terre della propria autenticità. A farci da guida, inoltre, potrebbero essere il corpo, le emozioni, alcune idee stravaganti, modi di essere o qualche sincronicità: seguiamoli con fare curioso!

E se invece già sai dov'è rinchiusa la tua autenticità, allora non esitare, vai a riprenderla, liberala dalla gattabuia in cui l'hai abbandonata. Forse l'hai lasciata in quel luogo perché c'è stato un tempo in cui l'hai considerata indegna di esistere, ma ora quel tempo è finito.

L'autenticità è la dea che porta con sé con la tua gioia, la tua forza, la tua guarigione su tutti i livelli del tuo essere... Vai e riconducila a te, rimettila al timone della tua nave; ne va della rotta!

Cibo

Il cibo fa la sua porca figura nella formula del benessere, non si può negare. Ci sono numerose testimonianze di come una dieta "corretta" aiuti in diverse patologie... Pensa al fatto che tutto quello che mangi diventa parte di te: questo non può non avere il suo peso! Tanto vale allora assicurarsi che il cibo sia di ottima qualità e soprattutto che sia "adatto" per il proprio corpo.

Dato che ogni corpo è diverso, non starò qui a parlarti di diete varie e filosofie alimentari, perché sei tu che devi procedere con la responsabilità del conoscerti e dello scegliere eventualmente un bravo nutrizionista o chi possa supportare questa tua consapevolezza.

Prima abbiamo parlato di autenticità; autenticità è anche ascoltare il proprio corpo senza volergli imporre filosofie alimentari che poco gradisce. Occorre che tu sia libero dalle etichette e da quello che "pensi" debba essere l'alimentazione corretta per l'umanità. Tu non sei l'umanità, tu sei tu, e sei unico. Chiediti sempre: "Di cosa ha bisogno il mio corpo per stare bene (anche se a me l'idea non dovesse piacere)"?

Energia

Eccoci all'ultimo ma non meno importante elemento di questa formula: l'energia! Ma a cosa mi riferisco? Mi riferisco a quella vitalità che il tuo spirito ha donato al tuo corpo quando è disceso in questa vita.

Devi sapere che questa energia è sempre molto abbondante per sua natura, ma viene rallentata o addirittura soffocata da diverse situazioni. Alcune le abbiamo già viste: quando non si è autentici, allora la si consuma per tenere in piedi delle maschere; o quando si ha uno stile di vita e un'alimentazione che non è appropriata, allora parte di questa energia viene consumata per cercare di tamponare gli effetti negativi.

Una situazione molto importante che può "strozzare" l'energia di cui disponiamo è il non curarsi dei propri talenti. Facciamo danno non solo quando non li riconosciamo o li abbandoniamo, ma anche quando non ci impegniamo attivamente per accrescerli.

Quando riconosciamo i nostri talenti e lavoriamo per loro, diventiamo un ponte che mette in comunicazione due mondi: il mondo del potenziale infinito da cui abbiamo ricevuto i talenti, e il mondo materiale dove i talenti trovano terreno per crescere. In questo modo si crea un potente passaggio di energia di cui possiamo beneficiare in grandi quantità senza temere di disperdere la corrente.

Qual è il tuo talento? Lo hai riconosciuto? Lo hai scelto? Come puoi curarti di esso? Come puoi metterti al suo servizio? Il tuo talento può essere di aiuto ad altri?

Un altro modo di generare genera energia è fare del bene. Ovviamente non ci deve essere nessun movente basato sul senso di colpa, ma solo la voglia o la curiosità di sperimentare in modo diverso il proprio tempo. Si può passare qualche ora in un canile, offrendosi di aiutare a far fronte alle necessità degli animali, oppure dedicare un po' di tempo a un bambino o a un anziano, o partecipare a un progetto che aiuti l'ambiente... Ci sono tante associazioni che hanno bisogno di volontari, basta informarsi.

Spesso ti stupirai di come, aiutando un altro essere in difficoltà, ti venga donata nuova energia.

Camilla


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4 giugno 2016

Cosa ci aspetta dopo la morte?

Sull’aldilà vi sono numerose ipotesi. Le più gettonate sono: 1) L’aldilà non esiste 2) Esiste ma da quel luogo non si torna 3) Dall’aldilà si torna (con la reincarnazione).

Alcuni credono in vie di mezzo, come al fatto che dopo la morte sopravviva nell'aldilà una qualche parte energetica di noi, ma non tutta la personalità, e dunque sono "preoccupati" in un certo senso di perdere il loro "io".

Altri ancora sono semplicemente angosciati dal concetto stesso di morte e, se potessero, comprerebbero l'immortalità. In mancanza di questo, fanno di tutto per non pensare alla morte e rincorrono ogni elisir di lunga vita, costi quel che costi.

Quanto a me, la morte non mi preoccupa. Almeno, non più di tanto. Ho avuto dei viaggi astrali, distaccandomi dal corpo fisico, e ho anche "incontrato" entità disincarnate, quindi la possibilità che si sopravviva alla propria parte materiale per me è qualcosa di concreto. Ma se anche tutto questo fosse stato il frutto di una ingegnosa elaborazione cerebrale, non vedo dove sia il problema: se alla morte mi ricorderò di me, bene. E, se non mi ricorderò, bene lo stesso, perché semplicemente non percepirò il problema.

Dea, una entità spirituale collettiva, sulla morte si è espressa nel seguente modo. Lo riporto perché è un concetto che mi piace e che trovo ispirante:

La morte è un cambio di stato, come quelli che attraversate nel corso della vita quando nascete, giungete all'infanzia, entrate nell'adolescenza e diventate adulti. 

Un adulto non percepisce la realtà così come quando era bambino; ricorda alcune cose, altre invece le ha dimenticate, altre ancora le ha lasciate andare per fare spazio a dimensioni più mature, e gli sembra naturale che sia così. Con la morte accade qualcosa di simile: siete come adulti che guardano a quando eravate bambini, e vi sembra semplicemente ovvio che sia accaduto così.

Certo, se nel passato vi siete opposti a voi stessi e all'esistenza, rendendo dolorosi e disfunzionali le crescite e i ricordi, avrete dei rimpianti e sentirete la necessità di una rielaborazione. In ogni caso, la vita dopo la morte non potrà mai essere come la vita prima della morte, semplicemente perché è un altro stato, con altre consapevolezze e altre opportunità

A chi teme la morte, dico: ogni volta che amate, ogni volta che siete grati, vi collegate con l’infinito che è in voi. Questo vi rende immortali, laddove “immortali” non significa che eviterete i diversi stadi della trasformazione o che resterete sempre uguali a voi stessi, ma che l’enorme rete di coscienza di cui siete parte si occuperà di voi attraverso tutte le nascite e tutte le morti che il vostro spirito attraverserà, fino a quando non ricorderete di essere parte di ciò che sempre è stato, è e sarà. 

La conclusione di questo post? È che non ci sono conclusioni. Ci sono punti di vista, credenze, intuizioni. Ma forse, più di ogni altra cosa, ci sono le nostre scelte, quelle che prendiamo non solo con la mente razionale ma soprattutto con il cuore, con la parte infinita di noi, che mai potremo spiegare a parole.

Il passaggio della morte, in fondo, rimane un mistero, e non perderei troppo tempo a cercare di risolverlo. Allo stesso modo sono parte del mistero anche la nascita e la vita stessa.

Non dico di smettere di cercare una risposta, ma che la risposta più significativa è data dal nostro esserci sul nostro percorso, qualunque cosa accada, qualunque cosa ciò significhi.

Camilla






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