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31 maggio 2016

Destino

Ti sei mai chiesto se il destino esiste? Se c'è una strada che ti aspetta? Oppure sei fra coloro che non credono in nessun fato?

La mia notizia per per te è che il destino esiste e se sei venuto al mondo è proprio per realizzarlo.

No, non sto dicendo che non sei libero di fare le tue scelte e che il domani è già deciso. Pensa a una ghianda: il suo "destino" è diventare una quercia, ma il suo percorso non è certo; nessuno può dire se e quando diverrà l'albero che è nel suo futuro potenziale!

Il destino, dunque, non è un futuro scritto ma una direzione che ti appartiene. Se la realizzerai dipende da te e dalla vita, da quanto lascerai fare alla tua natura profonda o se interferirai con essa.

Il destino è una potenzialità che anela a incarnarsi attraverso di te, così come la quercia anela a realizzarsi attraverso la ghianda. Magari ti è già capitato di avvertirlo, quando hai fatto qualcosa e ti sei sentito leggero nel farla, o hai usato un certo talento e ti sei ritrovato con più energia di quanta ne avessi impiegata: questi possono essere segnali della sua presenza.

Il destino è quella direzione che ti porta nel luogo in cui abita il tuo "io" più grande; da lì ti chiama a sé, lì ti attende. Se lo assecondi, assecondi la tua stessa divinità.

C'è chi ha sentore del proprio destino fin da subito o comunque a partire da un certo momento della propria vita, e chi invece lo cerca a oltranza senza trovarlo mai, o chi addirittura si sente chiamato da svariate direzioni come se avesse destini molteplici e anche opposti!

Credo che un destino per noi ci sia sempre, solo che a volte non è come ci aspettiamo o come suggeriscono i pensieri, allora abbiamo difficoltà a sintonizzarci con esso.

Quando non avverti alcun destino

Se cerchi il tuo destino ma brancoli nel buio, devi considerare la possibilità che forse hai creato troppe interferenze imponendoti idee e scelte che non hanno nulla a che fare con la tua "ghianda" originaria e, per questo, l'hai inibita.

Consiglio in questi casi di introdurre degli elementi di novità che spezzino una routine quotidiana fossilizzata: un nuovo amico; un lavoro diverso; cambiare casa, luoghi, oggetti, vestiti; cercare un hobby insolito; leggere un libro alternativo; fare un viaggio... e azioni del genere, grandi o piccole che siano, che ti diano modo di recuperare lo sguardo di curiosità e scoperta che avevi da piccolo. Sarà tale sguardo a condurti verso quegli orizzonti che ti stanno aspettando e che solo lui può scoprire.

Un'altra possibilità è che ti trovi esattamente dove ti devi trovare: a volte un destino per rivelarsi a te ha bisogno che tu ti perda nella nebbia, che tu non abbia confini, che tu metta da parte ogni cosa che già sai e rimani immerso in quell'incertezza che è terreno fertilissimo per ogni evoluzione.

Se il destino chiama da troppe direzioni

Ci sono destini, poi, che sembrano fatti di molteplici strade, nel senso che ti tirano da una parte all'altra e ti danno la sensazione che potrai essere felice solo quando avrai assecondato tutte le numerose espressioni creative della tua anima (un'impresa titanica!).

Attenzione, è una illusione: la felicità in realtà non è così difficile e impegnativa da realizzare come appare in questi casi. Quello che ti viene chiesto, infatti, non è di perderti nelle numerose direzione che ti affascinano, ma di imparare a scegliere una strada, e non a farti scegliere da lei.

Imparare a scegliere è la lezione che il destino ti sta chiedendo, prima di rivelarsi a te nella sua potenza realizzativa. Vuole che ti impegni in modo approfondito su una scelta, che osi scendere in profondità (l'unico vero modo per risalire in leggerezza) come mai hai fatto prima; allora lui ti mostrerà dove è realmente capace di condurti.

In ogni caso, tutti gli altri tuoi talenti potenziali ti resteranno sempre alleati nel donarti svariate abilità di adattamento e strumenti alternativi per muoverti meglio proprio sulla via scelta.

Ricorda, anche, che ci sono strade fatte di più strade: i tuoi interessi variegati possono essere una chiave preziosa per aprire porte inaspettate... ma sta a te scoprire come, evitando dispersioni di energia e fughe finalizzate all'evitar qualsiasi impegno.

Amico che mi leggi, ti auguro dal profondo del cuore di riconoscere, scegliere e realizzare il tuo destino!

Camilla





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27 maggio 2016

Cerca chi è più in alto di te

Quando non sapevo ancora come tirarmi fuori dalla fibromialgia ed ero sopraffatta dai dolori, spinta anche e soprattutto dall'insensibilità delle persone che non capivano la mia situazione, mi sono messa alla ricerca di chi stava male "come me".

L'avessi mai fatto! Se le persone "normali" non mi "capivano", quelle che soffrivano dei miei stessi malanni pensavano soprattutto in termini di: "non si guarisce", "non esiste cura", "la vita è ingiusta", "gli altri sono egoisti" e così via.

Allora ho fatto un passo in più: mi sono messa alla ricerca di chi aveva avuto i miei stessi problemi ma se ne era tirato fuori. Così facendo, ho incontrato gente positiva, disposta ad aprire la mente e il cuore a nuove possibilità, disposta a levarsi di dosso l'etichetta di "vittima", dandosi realmente da fare per stare bene.

Ecco, voglio dirlo: se hai un problema, stai lontano da coloro che stanno male come te, perché cercheranno di rinforzarti quel tipo di realtà. Al limite, cerca chi ne è uscito, chi dice che è possibile farlo e non si è lasciato sprofondare nella buca in cui era precipitato.

Certo, e lo so bene, un po' di fratellanza fra "compagni di sventura" dà sollievo allo spirito, e a volte ci insegna a recuperare il valore di tante cose che avevamo dato per scontato. Dall'altra, è importante non farsi catturare da quella dimensione di sciagura, come se non vi fosse altra via d'uscita, perché è qui che rimangono intrappolati coloro che si focalizzano sul problema e non sulla soluzione.

In ogni caso, non giudichiamo chi è nella sofferenza o in difficoltà, non giudichiamo chi sembra si sia adagiato sui propri problemi o ci sguazzi dentro con orgoglio, non giudichiamo nessuno. La Ruota gira per tutti ed è meglio tenerlo a mente, così da apprendere le lezioni della vita attraverso una visione compassionevole piuttosto che spinti dalle circostanze.

Andiamo avanti, facciamo la nostra parte per quello che ci riguarda. Giudicare non è nostro compito. Nostro compito è brillare, vibrare, superare i nostri limiti, fare come l'anima desidera!

Ricapitolando, abbi sempre compassione e sii disposto a lasciare un seme a chi ha minor consapevolezza e benessere rispetto a te. Tuttavia, se stai male, ricordati che metterti a ballare con chi sta come te rischia di imbrigliarti ulteriormente in una danza di sofferenza e impossibilità. Meglio, invece, cercare chi ha saputo uscirne... chi è nel benessere... chi sta più in "alto" di te!

La soluzione non arriva mai dal territorio del problema, per questo, qualunque sia la tua attuale situazione nella vita, sii sempre desideroso e pronto a raggiungere ambiti e persone che sono più grandi, più in alto, più sane, più ricche in ogni senso rispetto a te!

Camilla




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23 maggio 2016

Malattia e autenticità

La salute è un tema che sta a cuore a moltissime persone, che si ritrovano spesso ad affrontare malattie più o meno gravi. Generalmente parlando, possiamo distinguere due tipologie di malati. Prima di dirti quali, spero che userai queste riflessioni come strumento per conoscerti meglio e non per inscatolare gli altri dentro limitanti definizioni o facili giudizi.

Il primo tipo di malati a cui mi riferisco ha sovente una mentalità rigida e una scarsa capacità di collegare una problematica fisica a irrisolti interiori, come anche semplicemente a uno stile di vita squilibrato. Per costoro la malattia non richiede nessun tipo di riflessione né abitudini da correggere, ma solo qualche buona pillola.

Il secondo tipo ha una mente più aperta e dinamica, può possedere intuizioni e visioni spirituali e mette più facilmente in discussione la propria visione per esplorare diversi metodi di salute e di cura. Si tratta, insomma, di persone più "evolute", ma capita che si ammalino come il primo gruppo, e che non riescano a risolvere la propria condizione.

Un pregiudizio molto diffuso nel mondo della "spiritualità spicciola"  collega l'essere malati con il non essere abbastanza "evoluti", come se fosse una "punizione"... Certo, la malattia molte volte fa "crescere", ma si tratta più che altro di una rinascita interiore, di una correzione di rotta, di un viaggio alla scoperta della propria autenticità.

Se c'è una "funzione" della malattia, infatti, è proprio quella della "verità", cioè metterti a contatto con quello che tu sei veramente.

Non è detto che questa funzione sia sempre presente o sia la causa di un malessere, ma, se soffri di un disagio fisico (o emotivo), ti invito a chiederti se stai vivendo la vita che veramente la tua anima desidera o se hai buttato la spugna.

La malattia vuole farti notare che stai camminando su una strada che non è tua... E non importa quanto tu possa essere "evoluto", "aperto" o "intelligente"; se stai vivendo una vita non autentica – e per "autentica" intendo una vita che corrisponde a quello che tu sei, qualunque cosa tu sia, qualunque sia il tuo livello di consapevolezza – allora la malattia comincia a sfidarti per scuoterti dal torpore dell'inganno.

Quand'è che hai cominciato a rinunciare a te stesso, per indossare vesti che in realtà non ti si addicono? Quello è il momento in cui hai aperto la porta alle oscure vie della perdita di energia...

Quando non rispetti la tua verità è perché hai scelto la paura, hai scelto le maschere, magari per farti accettare, per andare più d'accordo con gli altri, per seguire delle idee collettive o perché sentivi di non avere altra via... In ogni caso hai rinunciato al tuo vero volto e questo ha provocato una frattura nel tuo essere, ripercuotendosi nel tuo corpo.

A un certo punto dovrai smettere di tradire te stesso e tornare là dove avevi rinunciato, là dove avevi abbandonato te stesso, e fare una scelta diversa.

Camilla




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19 maggio 2016

La legge dell'amore


Nel libro La Chiave Suprema Charles Haanel scrive:

“Il principio che dà al pensiero la forza dinamica di correlarsi col suo oggetto, e quindi di affrontare con successo ogni esperienza umana di natura avversa, è la legge di attrazione, la quale non è altro che uno dei tanti nomi dell’amore”.

“Non si può sfuggire alla legge dell’amore. È il sentire ciò che imprime vitalità al pensiero. Sentire è desiderare, e il desiderio è amore. Quando il pensiero è intriso d’amore, diventa invincibile”.


Si è sempre detto che l'amore è magnetico, che è dotato di forza attrattiva. Se la legge dell'attrazione è un aspetto dell'amore, ecco spiegato come essa abbia la capacità di attrarre a sé l'oggetto del proprio desiderio.

In effetti, il miglior modo per attrarre a sé ciò che si desidera, non è solo visualizzarlo ed essere orientati con il pensiero alla sua realizzazione (come ci dicono gli esperti della legge di attrazione), ma è, anche e soprattutto, "amarlo".

Ovviamente sto parlando dell'amore inteso come emozione superiore, che infonde forza e libertà, e non come attaccamento emotivo o dipendenza.

Quando amiamo in questo modo, ci prendiamo cura delle situazioni ma senza aspettativa, senza paura di perderle; lasciamo che gli eventi siano liberi di accadere e, in questa libertà, ci manteniamo fiduciosi, saldi, grati.

Per ricordarci di tutto questo, sarebbe bene chiamare la legge dell'attrazione con il suo vero nome: la legge dell'amore. In base a tale legge, amando ciò che desideriamo, diventiamo fortemente magnetici e aumentiamo le probabilità di attirarlo nella nostra vita, o comunque di attirare un suo corrispondente che molto probabilmente si rivelerà essere ancora meglio per noi.

Camilla


PS. Dalle statistiche mi sono accorta che ci sono diversi lettori che mi seguono anche dagli Stati Uniti, dalla Russia e dalla Germania... Vi saluto e vi abbraccio... Grazie per leggermi!




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15 maggio 2016

Se non fai non sei

Se non sai portare a termine un impegno, rispettare gli accordi con gli altri o andare al di là delle parole, non mi frega un fico secco se ti senti "Uno con Tutto", se vivi nella gioia 24 ore su 24 o se ti senti impregnato d'energia cosmica. Il punto è che, se non fai, alla vita servi poco.

Eccomi qui di nuovo a parlare di questo fantomatico "fare".... Credo che la moda new age del dare più importanza all'essere prima che al fare stia rovinando un sacco di persone, inducendole a credere di poter vivere in modo irresponsabile e poco attento alle questioni materiali e pratiche.

Puoi avere centomila intuizioni, ma se non le porti concretamente in vita, rimangono semplice teoria. Se parli di amore universale, ma arrivi sempre in ritardo agli appuntamenti (teoricamente perché sei "un'anima libera", ma di fatto fregandotene del tempo altrui), qualcosa non quadra, non trovi? Allora parti da qui: impegnati a rispettare gli altri (all'amore penserai poi) e ciò, almeno, avrà un senso pratico, un valore concreto.

Quello che fai è l'unica cosa che conta e che parla di quello che sei.

Certo, c'è anche il "fare automatico" di chi teme di fermarsi e scoprire che non ha mai scelto la propria direzione ma che, anzi, si è affidato al caso o, peggio, si è fatto trasportare dalla corrente degli altri... Eppure è altrettanto dannoso impregnarsi narcisisticamente di concetti e teorie, sminuendo il valore essenziale e salvifico del "fare".

Viviamo in un'epoca dove l'energia mentale ed emotiva è continuamente stimolata ma anche eccitata, e questo crea sovraccarico, congestione, perdita di tempo e distacco dalla realtà. Una volta, per "rilassarsi", si camminava nei boschi e gli alberi ci aiutavano a connetterci con la materia... e oggi? Si guarda la TV?!

Il mondo a tre dimensioni è una potente opportunità di espansione per il nostro essere. Quando plasmiamo la realtà materiale, dandole la forma concreta dei nostri propositi attraverso un agire quotidiano, essa ci risponde donandoci una spinta propulsiva per toccare più da vicino il Cielo.  

Personalmente posso testimoniare come solo i risultati del mio agire mi portino a conoscermi davvero, ad andare più in là. E non è mai come avevo pensato, creduto, congetturato, sentito. Fare mi porta a uno stadio successivo, mi trasforma da crisalide a farfalla, mi dona le ali di cui avevo bisogno.

Per far maturare la nostra parte spirituale, per conoscerla in modo autentico, per dargli consistenza reale, non abbiamo altra via che immergerla nella dimensione del "fare".

Fai pure la meditazione che ti piace, ripeti giornalmente i tuoi mantra positivi, e di' a te stesso che sei pieno di amore, ma poi alzati da quella sedia e vai a sudare un po' come si deve per costruire qualcosa che puoi toccare con mano.

"Le mani che aiutano sono più sacre delle bocche che pregano."
(Sai Baba )



Camilla



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11 maggio 2016

Quando il tuo partner non ti ama... abbastanza

Se il tuo lui o la tua lei esce con qualcun altro, sparisce durante le vacanze, non ti chiama, fa strani discorsi sull'importanza della libertà e cose del genere... è perché non ti ama abbastanza.

Non è perché la tua dolce metà è timida, ha bisogno di tempo (anche dopo un anno che vi frequentate), è un tipo creativo, pensa solo a te ma ha bisogno del suo spazio, e cose del genere. Insomma, se il tuo partner si mostra ambiguo nei riguardi della vostra relazione, semplicemente non è interessato a farne parte (se non per occupare un po' del suo tempo occasionalmente).

Pensavo che ribadire tale concetto non sarebbe stato necessario, almeno non più di tanto, invece mi guardo intorno (e parlo con le amiche), e comprendo che si tratta di realtà quotidiana!

Mia caro/mia cara, perché continui a dare la tua struggente attenzione a qualcuno che, con i fatti, non mostra di ricambiarti (eccetto, forse, nel sesso)?

Ecco, il punto è proprio questo: spesso ti manca la concreta consapevolezza che l'altro non ti sta ricambiando. Se tu fossi veramente consapevole di quanto in realtà quella persona non c'è, probabilmente avresti già cercato altrove; invece ti racconti mille storie e giustifichi le sue ambiguità, insomma credi a quel che vuoi credere perché la realtà fa male ed è meglio chiamarla con un altro nome.

Sai cosa serve per guardare alla realtà così com'è? Serve non avere bisogni che condizionano l'anima. Serve non avere paura di restare soli. Serve non credere di meritare solo gli avanzi, invece del meglio che può offrire la vita. Serve essere liberi di scegliere. Serve amarsi.

Diversamente, troverai sempre una giustificazione per farti maltrattare, ti farai un film tutto tuo nella mente per sminuire segnali importanti, e lascerai che lui/lei ti stressi a oltranza con i suoi comportamenti contraddittori.

Vale davvero la pena avvelenarsi in questo modo? E non è certo perché ami così tanto l'altra persona che senza di lei non puoi vivere... Semmai è perché non sei abituato all'amore, quello vero; allora quando ti passa davanti una parvenza di emozione, ti ci aggrappi così come fa un assetato che incontra un venditore d'acqua in mezzo al deserto e comincia a elemosinarne più che può.

Magari sei reduce da una infanzia tra le non migliori, o da un'esperienza che ha spezzato le gambe al tuo spirito... In ogni caso, ora puoi fare una scelta: continuare a fare gli stessi errori, assecondando automatismi e piaceri contorti, o decidere di amare te stesso.

Certo, all'inizio ti capiterà di oscillare ancora un po' di qua e di là, e dovrai fare vari esperimenti prima di padroneggiare il nuovo equilibrio, ma, come un bambino che impara a camminare, se ti metti in testa di riuscirci, riuscirai. Riuscirai a donare a te stesso quello che inutilmente cerchi al di fuori di te.

È primavera inoltrata, il caldo avanza, la luce predomina (temporali primaverili a parte)... È tempo di essere leggeri, di rinascite, di nuove prospettive. Non aspettare: lasciati alle spalle il disamore, le illusioni, le persone e le dinamiche pesanti, e ogni tipo di dipendenza.

Scegli te stesso e vedrai, prima o poi, ne raccoglierai i frutti.


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7 maggio 2016

Abbi coraggio

A volte è un attimo ritrovarsi impantanati. Magari ci siamo messi a litigare troppo a lungo con un problema o ci siamo soffermati a oltranza su un tratto di strada poco gradito. Ci siamo abituati a restare lì, perdendo di vista la bussola, dimenticando il nostro coraggio.

Uso spesso un trucco per tirarmi fuori dai pantani: fingo di essere qualcuno di molto saggio, qualcuno che sa cosa desidera il mio cuore.

È un gioco ed è importante affrontarlo come tale, senza alcuna pesantezza, ma con la leggerezza e il piacere dell'immaginazione.

In quel dialogo fantasioso con la parte saggia di me, accade tuttavia che qualcosa si metta in moto davvero: arrivano risposte a cui non avevo pensato o che non avevo osato concepire! Il passo successivo a questo punto diventa inevitabilmente attraente: sperimentare quelle strane risposte portandole nella realtà quotidiana, in un modo o nell'altro. E sapete già cosa accade poi: ritrovo il sapore della mia verità, il fermento di un coraggio che avevo perduto.

Questo voglio dirti oggi: abbi coraggio, quello che parte dall'immaginare cosa il tuo cuore desidera. E poi tuffati in quella dimensione ignota, vattela a cercare nel mondo.

La maggior parte degli atti di coraggio assomiglia più a un salto nel vuoto piuttosto che a decisioni ragionate, un vuoto fatto di mille ignote, terrificanti, fantastiche possibilità.

Se aspetti che tutto sia perfetto o sicuro, se aspetti di avere tutte le risposte al posto giusto, potresti non fare mai il salto; non scoprire mai cosa ti aspetta al di là del muro; non sapere mai di cosa sei veramente capace.

Camilla








5 maggio 2016

Tu persisti

Credo che parole e fatti abbiano ambiti distinti e che non vanno confusi fra di loro. Le parole possono risvegliare uno spirito sopito, ma il risveglio si fa reale quando si passa all'azione. 

La maggior parte delle domande che ci facciamo e dei pensieri che arrovellano la mente ci tengono lontano dai nostri raggiungimenti, mentre quando entriamo nel "fare" attiviamo nuove, impensabili possibilità di realizzazione.

"Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L'audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora" scriveva giustamente J.W. Göethe.

E, dopo che avrai cominciato, tu persisti.

Ogni mattina, alzati con l'intento di fare un passo verso i tuoi sogni, verso il tuo "io": c'è sempre qualcosa che puoi fare per accorciare la distanza fra dove sei e dove vorresti essere. Per quanto piccolo possa sembrarti quel passo, fallo.

A volte dovrai lottare contro i sabotatori esterni, altre volte contro quelli interni, ma ricorda chi vuoi essere e dove vuoi arrivare. Proteggi te stesso, non quello che sei oggi, ma quello che sarai un giorno.

Camilla





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2 maggio 2016

Padrone delle tue scelte

È normale che tu scelga di schierarti per una parte o per l'altra. Può essere un partito politico, uno stile di vita, un tipo di alimentazione, una cura medica, una squadra di calcio e così via.

Non di rado accade, tuttavia, che a un certo punto non sei più tu a fare la scelta, ma è la scelta a scegliere te.

Non te ne accorgi subito, poiché essere circondato da persone e idee che la pensano nella tua stessa maniera (frequentando il club, l'associazione, il gruppo Facebook ecc.) ti conforta, ti fa sentire gratificato, e non ti innesca nessun allarme interiore.

Poi, ecco, arriva quel momento in cui è sufficiente sapere che l'altra persona non è schierata dalla tua stessa parte, che allora vai direttamente all'attacco: il nemico è stato individuato!

Ho personalmente sperimentato qualcosa del genere quando ho smesso di essere vegana: sono stata aggredita verbalmente da altri vegani, persone che non mi conoscevano e non avevano idea delle mie ragioni ma, dato che non condividevo più il loro percorso, per loro ero da condannare a priori e senza appello (ho pensato anche a un "ritorno karmico" perché anche io, quando ero vegana, tendevo ad avere lo stesso atteggiamento).

Un altro episodio che voglio raccontarti risale a quando ero ragazzina e vivevo ancora a Roma. Stavo tornando da scuola e avevo la divisa, una tuta a strisce celesti e bianche. Era periodo di partite di calcio e incappai in una tifoseria romanista che si convinse che fossi una tifosa laziale per i colori che indossavo. Dovetti scappare a gambe levate per evitare un linciaggio.

Quest'ultimo episodio forse ti sembrerà un po' estremo, e avrai pensato che cose del genere non ti riguardano, ma in realtà non fai da meno ogni volta che giudichi qualcuno solo perché non la pensa come te sulle cose della vita.

È facile capire quando non sei più tu a scegliere ma è la scelta a scegliere te: chi non appoggia la tua visione diventa automaticamente il nemico, colui che va combattuto o comunque diffidato, reso inferiore. Da lui, sicuramente, non hai niente da imparare.

Allora perdi la capacità di comunicare con chi la pensa diversamente da te o prende strade che non approvi. Ti trasformi in un cane al guinzaglio che obbedisce ciecamente al "gruppo" al quale ti sei unito (in altre parole divieni manipolabile) e neanche te ne accorgi, anzi ti senti pure gratificato perché magari avverti un senso di appartenenza.

Svegliati! Rientra in te! Smetti di essere scelto... e torna a scegliere! 

Rammenta, inoltre, che ogni giorno potresti cambiare visione, perché la tua consapevolezza è in continua espansione e ciò che scegli oggi non è detto che sceglierai domani.

Comunque sia, sii e rimani padrone delle tue scelte, non diventarne mai schiavo.

Camilla





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