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29 aprile 2016

Chi ha ragione?

Ti sei mai chiesto come comportarti con la grande varietà di punti di vista, idee, percezioni che incontri ogni giorno? Come fai a scegliere quel che è vero, almeno per te stesso? Fra tutti coloro che incontri e che ti presentano una versione della realtà, chi ha ragione?

Il mio "condottiero interiore" (la parte di me più grande) una volta mi ha detto: "Un giorno ti troverai davanti a Dio e ti farà una previsione, una profezia, eppure nel tuo cuore sentirai che qualcosa non quadra, che non è quella la direzione della tua anima. Allora dovrai scegliere se credere a Dio o se continuare per la tua strada".

Nel film Matrix, il protagonista Neo si rivolge all'Oracolo per sapere se lui è l'eletto, cioè colui che porterà una nuova era di pace. L'Oracolo gli risponde che non lo è, che non è quello il suo destino. In realtà, come sappiamo, e come lo stesso Neo realizzerà in seguito, l'eletto è proprio lui. 

A volte si ha bisogno di diventare qualcosa, scegliere di esserlo, e non di saperlo intellettualmente. È questa la lezione dell'Oracolo.

Nel momento in cui smetti di interrogarti su quale sia la direzione del tuo destino, cioè smetti di chiederti se sei "l'eletto" per la tua vita, quello è il momento in cui lo diventi.

Camilla




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27 aprile 2016

Bevande naturali

Mi piace mangiare naturale e sano il più possibile, il che mi porta a fare attenzione anche al tipo di bevande che assumo. Oggi vi parlo delle mie bevande naturali preferite, ricordando che l'anima sta bene anche quando sta bene il corpo.

Confesso che non sono “fissata”, nel senso che faccio quello che posso con quello che trovo. Per esempio, anche se so che l’acqua imbottigliata non è il massimo, una buona via di mezzo per me è comprare la S. Anna in versione “bio”, cioè in contenitori ricavati dal mais e non dalla plastica. Se poi trovo acque a basso residuo fisso e in bottiglia di vetro, come per esempio la Plose, ancor meglio.

I miei “momenti pausa” sono sempre accompagnati da qualcosa di caldo, soprattutto nei mesi più freddi, come una tazza di tè bianco o del caffè di cicoria. D’estate è più facile, invece, che mi prepari centrifugati di frutta e verdura.

I centrifugati

Disporre in casa di una buona centrifuga - ancora meglio di un estrattore - è sempre cosa saggia, perché ci permette di preparare dei centrifugati con frutta e verdura fresca ogni volta che ne abbiamo voglia.

Quanto agli ingredienti, cerco sempre di acquistare prodotti locali e di stagione, possibilmente bio. La qualità e la bontà sono decisamente superiori!

Dato che un eccesso di fruttosio e di carboidrati mi manda in squilibrio, tendo a favorire i centrifugati di verdura, oppure quelli misti verdura e frutta, per contenere l'apporto di zuccheri.

Un ingrediente che è spesso presente nelle mie ricette, e che consiglio proprio per i centrifugati, è la radice di zenzero, capace di legare i sapori dolce e salato, e di apportare al mio corpo una sferzata di energia.

Ecco alcuni ingredienti che si possono mettere insieme:
> carota-mela-zenzero
> sedano-finocchio-zenzero
> spinaci-carota-ravanello-limone
> fragola-mela-carota

Il tè bianco

Il tè bianco è un tipo di tè pregiato, dal sapore delicato ma aromatico. Ricco di antiossidanti, è considerato un alleato nelle strategie anti-invecchiamento.

Se amate i sapori forti, come il tè nero o il caffè ristretto, è chiaro che questo tipo di infuso non fa per voi; diversamente, concedetevi di provarlo.

Un tè bianco che mi piace molto è il Tai Mu Tan della Sonnentor.

Il caffè di cicoria

Assumo caffè di cicoria da tanti anni, ma quando ne parlo mi rendo conto che è ancora poco conosciuto. Lo si trova sfuso o in cialde, e nel primo caso appare come una materia granulosa di colore scuro, proprio come il caffè, ma più consistente e grezzo.

A differenza del caffè è totalmente privo di caffeina e può essere assunto a qualunque ora della giornata; è inoltre considerato un aiuto per la digestione e favorisce la disintossicazione del fegato.

Si può preparare con la moka ma anche usando un colino a immersione, e così via. In genere ha un sapore molto intenso, quindi all’inizio bisogna prenderci la mano per dosare la porzione giusta in modo che non risulti troppo aggressivo. 

Il caffè di cicoria si può assumere anche freddo, magari durante la stagione più afosa. Basta prepararlo, farlo riposare qualche minuto a temperatura ambiente e poi conservarlo in frigorifero o in un luogo fresco.

Esiste anche la versione solubile, già pronta da sciogliere semplicemente in acqua bollente o nel latte vegetale, ma non tutte le marche mi entusiasmano. A me piace quella distribuita dalla Lima, disponibile per esempio sul sito di Sorgente Natura a questo link o nella maggior parte dei negozi del biologico.

Buone bevande a tutti!


24 aprile 2016

Se non trovi le risposte che cerchi

Non c'è niente da fare, a molti di noi piace tanto pensare a oltranza, specialmente se ci sono problemi in corso; ogni momento diventa buono per ragionarci sopra.

Le persone che pensano e usano la mente a me piacciono. La mente ha la capacità di guidare e illuminare. Ma la mente non è tutto. È uno strumento da usare, e non un punto di riferimento a cui aggrapparsi in modo assoluto. Se c’è chi usa la mente troppo poco, c’è anche chi la usa troppo.

Nel corso della mia esistenza ho imparato che la mente può dare soluzioni di tipo pratico e razionale, ma non può dare risposte “originali”, nuove, generatrici di quelle soluzioni che ti catapultano a uno stadio successivo del percorso.

Se farsi domande aiuta a mettere in moto il contatto con le proprie dimensioni interiori, farne troppe rischia di strozzare ogni altra possibilità in embrione.

È per questo che, quando mi sento bloccata in una situazione, quando cerco risposte che non arrivano, smetto di interrogarmi, smetto di chiedere alle idee, alle parole, alla mente, smetto di cercare una soluzione.

Se non trovi le risposte che cerchi, smetti di cercarle. Fai silenzio, fai altro, più che puoi.

Non sto dicendo di entrare in una fase di "menefreghismo". Sto dicendo di permettere a una parte di te che è oltre i pensieri, a quel non-so-che di intangibile e misterioso, di avvicinarsi a te.

Dedicati a un hobby, a una dimensione che sia solo tua. Dipingi, suona il piano, metti a posto i mobili in casa, vai a passeggiare per boschi o anche solo nel quartiere più in là, occupati del tuo piacere, della tua pace, della tua energia, occupati di far posto a te stesso, qui, ora.

Ogni volta che puoi, ritagliati uno spazio-tempo in cui lasciare completamente al di fuori i ragionamenti (tuoi e degli altri): depotenzia i pensieri, ma rendi potente tutto quello che ti connette all’esistere... Fallo, fallo e basta.

In questo modo permetterai a tutte quelle illuminazioni interiori, a tutte quelle realtà potenziali che esistono al di là del tuo sguardo, di raggiungerti, toccarti, agire su di te. Allora, quando meno te lo aspetti, accadrà semplicemente che farai le tue scelte e, nel farle, otterrai le uniche vere risposte che contano davvero.



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21 aprile 2016

Ordine, disordine

Mi piace l'ordine, ma ogni tanto qualcosa sfugge al mio controllo e, tutto a un tratto, mi ritrovo con le stanze sottosopra. Allora mi ricordo, riconosco il segnale di quella parte di me che mi dice: "Non temere! Lascia che sia! Fidati di ciò che sei!". Sorrido, capisco, mi metto a mio agio. E l'ordine torna appena io torno da me.

Mi accade così: quando mi trovo sommersa da una situazione, è perché in qualche modo ho cercato di impormi il suo opposto. Quando il disordine mi viene a trovare è perché cerco di darmi un ordine che non mi riguarda, agendo con sforzo, imposizione, e non con il piacere di costruire, creare, amare. È un ordine che usa troppo la ragione e troppo poco i sensi dell'essere. Ritrovarmi con tutto per aria allora è un attimo, perché l'anima si ribella ed è lei a gettarmi nel caos.

Quando tutto va a soqquadro, e non parlo solo degli oggetti di una stanza ma anche delle situazioni della vita, c'è solo una cosa che puoi fare: lasciare che quello scompiglio agisca su di te, ti conduca dove vuole condurti.

Mi sono resa conto di avere una voce interiore che disprezza il disordine e anche tutte quelle situazioni che semplicemente non lasciano presagire come andranno a finire. Per questo è difficile per me accettare di avere una parte che, davvero, è puro caos. Eppure è proprio lei l'unica divinità interiore che riesce a salvarmi da certe prospettive nelle quali tendo a rinchiudermi.

La divinità del caos viene a trovarmi ogni volta che ho bisogno di essere salvata da un ordine che non mi appartiene. Vuole che io la veda e che, attraverso di lei, veda quella parte caotica di me che è perfetta così com'è.

Quando accolgo tale divinità, quando accetto che governi una parte di me, senza desiderare di volerla cambiare, si attivano potenti alchimie. E, non appena il tempo è propizio, tutto accade da solo.

Accade, cioè, che mi ritrovo libera.
Libera di essere creativa, come mai lo sono stata prima.
Libera di attingere a un ordine superiore.
Libera di partorire caotiche armonie.

Camilla






17 aprile 2016

Lascia che sia

Ogni cosa ha un inizio e una fine, un momento in cui cresce, raggiunge un picco, e un momento in cui muore, o si trasforma in qualcos'altro, ma certamente non rimane uguale a se stessa. L'impermanenza, dicono saggiamente i buddisti, è la natura della realtà.

Questo principio è valido anche per il dolore interiore, per la sofferenza. Com'è che allora, delle volte, sembra tutt'altro che impermanente e anzi non passa mai? Com'è che si rimane nel rancore o nello sconforto così tanto e a lungo, o non si riesce a guarire dalle proprie visioni di rabbia?

Accade perché, in qualche modo, ci siamo opposti a quel dolore. Non abbiamo accettato di averlo incontrato lungo la nostra strada e lo reputiamo profondamente ingiusto.

È normale cercare di evitare la sofferenza, è parte dell'istinto. Ma a volte gli ostacoli accadono, i traumi succedono, e in quel caso non possiamo decidere di non averli incontrati, non possiamo scegliere di non provare dolore.

La cosa veramente saggia da fare è accettare quello che è successo. Non significa che perdoniamo tutto e tutti, o che di colpo diventiamo felici. Significa solo che la vita ci ha messo di fronte a un ostacolo, a una buca, a una caduta, e smettiamo di combattere il fatto che sia accaduto.

Se accettiamo la realtà, ci scopriremo ad andare avanti in un modo o nell'altro, sospinti dal flusso dell'esistenza. Il dolore (così come ogni altro sentire negativo) a un certo punto diminuirà, andrà via, perché anche lui ha natura impermanente, se solo lo lasciamo libero di essere.

Ma se ci opponiamo, se lo combattiamo a oltranza, il dolore non solo non diminuirà, ma si farà più grande perché nutrito dalla nostra energia, e ci porterà all'inferno.

Conosco persone che, anche dopo anni, ancora si interrogano senza pace sul perché una certa persona abbia fatto loro un torto. Dicono a se stesse che vogliono solo "capire", trovare "giustizia", ma la realtà è che non accettano che la vita sia andata in quel modo, e, non accettandolo, sono precipitate nell'inferno del rimuginare, del rancore, della perdita di vitalità. Passano gli anni, il tempo si fa più raro, ma loro lo buttano via.

Se stai vivendo un trauma, se hai un dolore, concediti pure il tempo del lutto e della rabbia, ma poi accettalo, lascia che sia.

Per sconfiggere il male non bisogna generare sentimenti di opposizione e lotta, ma assumere un atteggiamento di libertà, quella libertà che lascia a ogni cosa la possibilità di essere e di accadere.

Camilla


14 aprile 2016

15 minuti

Vi siete mai trovati con una stanza da mettere in ordine, centinaia di mail in arretrato o con la necessità di fare un po' di sport... ma rimandando continuamente al giorno dopo? Sì, mi riferisco a quella terribile parola che sul momento ha il potere di persuaderci che è sempre meglio fare domani quello che potremmo fare oggi: "procrastinazione". 

C'è un trucco anti-procrastinazione che trovo molto valido e di cui consiglio l'esperienza. Si tratta di fare quello che va fatto... tutti i giorni, ma solo per 15 minuti

Forse vi sembrerà ridicolo darsi da fare per così poco tempo, ma i "15 minuti" hanno un potere molto più grande di quello che immaginate. Prima di tutto, vi permettono di iniziare. Iniziare qualcosa spesso è la parte più difficile, perché si tratta comunque di cambiare una vecchia abitudine e instaurarne una nuova. Chi inizia è già a metà strada, dice il detto, e dice bene.

Inoltre, fare tutti i giorni qualcosa, anche per pochi minuti, abitua il cervello a entrare nell'abitudine della nuova situazione senza attivare troppe resistenze. Soprattutto all'inizio, è importante non andare oltre il tempo stabilito perché la mente deve sapere che può contare sul fatto che lo "stress di darsi da fare" durerà poco, allora appianerà il boicottaggio.

Nel giro di pochi giorni o poche settimane, comincerete a sentirvi soddisfatti con voi stessi per i passi avanti compiuti. Non importa se grandi o piccoli. Il fatto di andare avanti, comunque, vi farà sentire più rilassati e questo vi darà l'energia e la motivazione per continuare a lavorare sugli obiettivi, sentendo che potete raggiungerli.

Io ho messo a posto una casa intera a botte di 15 minuti al giorno, compreso la riorganizzazione degli armadi e l'ottimizzazione della cucina. Ho anche ripreso a meditare, a scrivere, a fare yoga... Non sottovalutate i 15 minuti!

Visto i toni "pratici" di questo post, voglio segnalarvi tre strumenti che ho sperimentato con somma soddisfazione.

Primo strumento: Il metodo FlyLady. Si tratta di un metodo per tenere la casa a posto, usando meno tempo possibile grazie a una organizzazione intelligente. I 15 minuti qui sono un must. Tra i motti di FlyLady, infatti, troviamo proprio "puoi fare tutto in 15 minuti". Il percorso è dedicato a quelle donne (ma anche uomini) che hanno tendenze perfezioniste e non riescono mai a portare a termine le cose, e dall'altra si vogliono poco bene dedicandosi prima agli altri e alla casa lasciando se stesse per ultime. Per maggiori info, visitate la pagina Facebook a questo link; troverete le istruzioni per cominciare. Tutto gratuitamente, grazie a un gruppo di volontarie.

Il secondo strumento, sempre dedicato alla casa, è il libro di Marie Kondo Il Magico Potere del Riordino. Dopo aver letto questo libro, non riuscirete più a tenere un oggetto in casa a patto che non sia associato a ricordi felici o non lo usiate con frequenza, abiti compresi! Tra i consigli proposti per tenere in ordine il vestiario, l'autrice propone la sua famosa "piegatura verticale" (per esempio, le magliette non vengono ordinate in pila una sopra l'altra, ma piegate ciascuna a "sacchetto verticale" e poi disposte una accanto all'altra); in realtà questo passaggio è l'unico del libro che potrebbe non essere chiaro, tuttavia basta cercare degli esempi video su youtube affinché ogni dubbio venga fugato (io oramai piego tutto in verticale, e non riesco a fare diversamente). Secondo me è un libro che ti cambia non solo la casa, ma anche la testa. Sconsigliato a chi è attaccato a cose (o persone) che non sono più gradite, a chi colleziona ricordi obsoleti dal passato e a chi non ama fare dentro di sé lo spazio necessario per arieggiare l'anima.

Terzo ma non ultimo, un – anzi "il" – libro sul time management. Se vogliamo essere organizzati non solo per 15 minuti, ma per tutte e 24 le ore, questo è il libro giusto... Ne ho letti tanti sull'argomento e mi sono anche annoiata a morte, ma con Mark Forster, autore di Do It Tomorrow, è stato diverso: il suo non è solo un metodo di ottimizzazione, è uno strumento pratico e originale per riprendersi il diritto di godere del proprio tempo! Prima di leggere Do It Tomorrow, non riuscivo mai a stare appresso a tutti gli impegni di lavoro senza lasciare qualcosa indietro, e sicuramente non riuscivo a leggere tutte le email. Oggi, invece, ho ottimizzato così tanto i miei impegni che la resa sul lavoro è praticamente raddoppiata. Mark Forster è un autore brillante che conosce le resistenze del cervello e sa come aggirarle, in più dà ottimi suggerimenti di carattere pratico, che si possono applicare in tutti quei campi dove l'organizzazione e l'uso del tempo sono importanti.

Tempo e spazio sono preziosi: usateli con saggezza!

Camilla


Do It Tomorrow Do It Tomorrow
E altri segreti del time management
Mark Forster

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11 aprile 2016

C'è sempre una soluzione

C'è sempre una soluzione. Se non la vedi, non significa che non esista. 

Certo, è più facile dire che la soluzione non esiste piuttosto che darsi da fare per trovarla o ammettere che forse ci si è mossi nella direzione sbagliata. 

Una cosa è sicura: coloro che dicono che non c'è soluzione non sono fra coloro che la trovano. 

In realtà i fautori della non-soluzione hanno una grande paura dell'ignoto

Accettare la possibilità del cambiamento, crescere oltre gli ostacoli, scorgere ciò che ancora non si vede richiede il coraggio di mettersi in discussione e lasciar andare le certezze di quello che si conosce già.

L'unica scelta di chi decide che non ha scelta è rimanere nei luoghi che gli sono noti, anche se ormai sono diventati scomodi e obsoleti. 

Eppure c'è sempre la possibilità di esplorare nuovi, sconosciuti territori... di concedersi nuove visioni... di mettersi in viaggio... In altre parole, c'è sempre una soluzione, anche se forse non era come l'avevamo immaginata (spesso, anzi, è anche meglio)!

Non è questione di controllo, è questione di intento. Non è questione di potere, è questione di permettere. Non è questione di essere più o meno fortunati, è questione di andarsela a prendere, la fortuna, perché sei figlio del Cielo e della Terra, e sei nato per vivere nella prosperità e nell'amore, anche se ti hanno convinto del contrario.




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8 aprile 2016

Agisci sgangherato

C'è un aforisma di Cavezzali, il noto fumettista italiano, che ho fatto mio fin dal primo istante che l'ho letto: "Non aspettare le condizioni perfette per agire. Agisci sgangherato".


Spesso sono stata rallentata dal perfezionismo, una qualità che si trasforma facilmente in un limite perché, giudicando quegli aspetti di te che non sono "perfetti" (quindi tutti), non ti permette di evolverti.

Il perfezionismo ti spinge a cercare il controllo dei risultati e non ammette vie di mezzo, sperimentazioni, piccoli passi intermedi. In questo contesto è facile anche scegliere di non agire: i peggiori procrastinatori, non a caso, hanno un'anima da perfezionisti.

Per superare questo ostacolo, rammento a me stessa che le condizioni perfette per agire non esistono, perché c'è sempre qualcosa che si oppone o non si può controllare. Ecco perché il mio mantra preferito è diventato proprio "Agisci sgangherato".

Per entrare in azione non hai bisogno che tutto sia a posto, hai bisogno di farlo e basta.

E se rischi di cadere, di esporti, di non essere perfetto, di fare errori... Pazienza! Sai che problema sarebbe non sbagliare mai? Non avresti più nessuna possibilità di espanderti, di danzare con il mondo, di far crescere qualcun altro grazie ai tuoi errori, né avresti un motivo per ridere di te stesso...

E poi, come dice il saggio detto, "chi non fa non sbaglia". Meglio fare molto, e sbagliare ogni tanto, invece di fare poco per non sbagliare mai.

Quando ti "lasci andare" al fare, inoltre, ci prendi gusto... il gusto di scoprire che la maggior parte dei limiti di cui ti credi prigioniero sono dentro la tua testa. Te lo dice una che in passato ha pensato tanto, troppo. E oggi fa, nonostante i discorsi interni, le paure, le emozioni. Anzi, "fare" è proprio il modo con cui metto a tacere il rumore dei pensieri.

Prima di salutarti, voglio lasciarti con un'altra citazione in tema, proveniente da Richard Branson, l'imprenditore britannico fondatore del Virgin Group: "Se qualcuno ti offre una fantastica opportunità e non sei sicuro di farcela, accetta e poi... impara come farla".

Non rinunciare mai a una opportunità solo perché temi di non farcela o non ti senti all'altezza. Anzi, se dubiti, probabilmente è proprio il segnale che puoi affrontare quella sfida.

La maggior parte di coloro che non dubitano affatto di sé spesso si credono più capaci di quanto non siano realmente. Invece, le persone davvero intelligenti dubitano, ma hanno trasformato il dubbio da ostacolo ad alleato, perché lo usano per tenere la mente aperta e non smettere mai di imparare.

Non esitare, scendi in campo per metterti alla prova, e mantieni nel cuore la fede verso il risultato che desideri.




5 aprile 2016

Gli errori del pensiero positivo

Il pensiero positivo non è sempre così "positivo" come appare. Dipende da come lo si usa. Alcune persone, per esempio, trovano che sia un'ottima scusa per evitare di confrontarsi con qualunque disagio: tagliano corto sull'argomento, affermando che bisogna parlare solo di cose belle!

Chiariamo: il pensiero positivo serve sì a orientare in modo positivo il proprio pensiero, ma non per questo significa che bisogna evitare a ogni costo il confronto e il piano degli attriti. Se ci sono dei segnali di allarme (dentro di noi o nei rapporti con gli altri) è bene affrontarli, perché potrebbero trattarsi delle avvisaglie di un problema crescente!

Rafforzare il potere della mente affinché sia sintonizzata su frequenze risolutive non è la stessa cosa che "sopprimere" i disagi: quando neghi un problema, non stai affermando la sua soluzione!

Certo, anche fare l'opposto, cioè concentrarti a oltranza sui problemi, non ti aiuta a risolverli, anzi rischia di trattenerti in una spirale di negatività.

Quello che vogliamo fare è dare forza a una visione costruttiva della vita, non perché ci sia bisogno di illudersi, non perché i problemi non esistano, ma perché sentirsi forti e nella fiducia che gli ostacoli si superano mette in moto straordinarie alchimie e interessanti risonanze.  


Abbiamo visto che il pensiero positivo può indurre in inganno se lo si usa in modo superficiale, ossia come scusa per negare i segnali di disagio. Un altro errore ancora più eclatante è quando addirittura diventa l'alibi per rimanere in una realtà che è sgradita.

Per esempio, può capitare che stai vivendo un contesto che ti fa "ribrezzo", ma ti racconti che devi trovare il bello della situazione. "In fondo non deve essere così male", "Sicuramente c'è di peggio", "Devo imparare a essere grato..."! Così facendo, ancora una volta neghi l'esistenza del problema. Anzi, progetti pure un modo per infognartici dentro ben benino.

Ora, tira un sospiro di sollievo e poi rammenta: essere grato per quello che hai, e avere fiducia che l'universo asseconda i tuoi desideri, non implica impedire a te stesso di passare all'azione e cambiare ciò che non ti piace.

Il "vero" pensiero positivo ti aiuta ad andare là dove vuoi andare, proprio perché ti sintonizza con quella energia spirituale che è forza e fede allo stesso tempo, di conseguenza ti dà la spinta per liberarti dalla presa della paura e uscire dai tuoi "territori di comfort", cioè dalle prigioni in cui ti sei accomodato.

Pensare positivo ti connette al cuore, alla speranza, alla certezza della realizzazione delle tue aspirazioni. In un tale contesto, il conflitto non è una minaccia da evitare, ma un'ombra da illuminare; allora la illumini... e poi vai oltre.

Se pensi positivo, ma rimani dove non sei felice, non stai pensando positivo. Ti stai arredando la prigione.

Camilla

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2 aprile 2016

L'intuito

A volte si pensa (e si spera) che l'intuito possa evitarci di dover apprendere certe faticose lezioni, confidando nel fatto che esso è direttamente connesso con l'anima e con la nostra verità interiore.

In realtà, 
l'intuito non può sottrarci al percorso che dobbiamo fare: ci sono vissuti che dobbiamo incontrare, errori che dobbiamo attraversare, consapevolezze che dobbiamo assaporare attraverso l'esserci, il metterci in gioco, lo sperimentare noi stessi con le leggi della materia.

Quello che possiamo evitare, tuttavia, è ripercorrere una strada già visitata o cominciarne una che non ci appartiene. Ed è in questo che l'intuito può rivelarsi il nostro miglior alleato, poiché a ogni istante ci sussurra come dirigerci verso il passo successivo, verso una sfida più grande, quella per cui siamo realmente pronti. Lui conosce la direzione. 

Accade, di fatto, che anche se siamo pronti per farci guidare dall'intuito, non lo ascoltiamo. Preferiamo assecondare la pigrizia, le paure, gli attaccamenti dell'ego. Quante volte ci siamo ritrovati a dire: "Ecco, lo sapevo! Se solo avessi ascoltato quella vocina interiore"? È l'intuito che cerca di avvisarci, ma noi preferiamo nascondere i suoi segnali sotto il rumore dei pensieri... Una mossa assai poco furba, che ci mette nella posizione di ripetere le lezioni.

E a forza di non ascoltare, rischiamo di incartarci, girando talmente in tondo sullo stesso punto dello spazio-tempo, che vi scaviamo una buca profonda nella quale ci inabissiamo; in altre parole ci ritroviamo a lamentarci degli stessi problemi di sempre, vivendo ogni giorno uguale all'altro.

Quando ci aggrappiamo ai ragionamenti, a quello che già sappiamo, alla volontà del nostro piccolo io, quando ripetiamo a oltranza uno stesso schema, incontrando gli stessi ostacoli e lo stesso tipo di persone, è perché abbiamo girato le spalle all'intuito e alla sua visione. Abbiamo girato le spalle al nostro coraggio, alla vita che ci chiama, al mistero di quel che sarà. 

Nessuno si giudichi per questi intoppi! Nel momento in cui si realizza di essere caduti in una buca, quello è anche il momento di abbracciarsi, di donarsi tutto l'amore e la forza possibili per uscirne. 

Quella buca, in un certo senso, era sembrata sicura e confortante, come un un porto nel quale trovare riparo. Ma è una illusione; quando rinunciamo alla nostra evoluzione, veniamo travolti da tempeste ancora più grandi di quelle che troveremmo affrontando il mare aperto.

Molliamo gli ormeggi, riprendiamo il viaggio... Con noi c'è la migliore delle bussole: il nostro intuito!

Camilla