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29 gennaio 2015

Scegliere la propria educazione

Ultimamente sono molto occupata su fronti "pratici". Mi sto dedicando alla casa, a migliorare il mio stile di vita (la regolarità non è mai stato il mio punto forte), e sto anche studiando web-marketing. Magari riesco a mettere un po' di più i piedi per terra e sentirmi anch'io un "comune mortale". Scusate l'assenza, dunque. Mi sto educando a nuove realtà.

Pensavo proprio in questi giorni all'importanza dell'educazione. Cosa significa educazione? Significa aprire la mente e il cuore a possibilità più grandi. Significa coltivare il proprio autentico potenziale affinché diventi pratico, effettivo, tangibile. Se quello che studio e imparo non mi aiuta a far fiorire ciò che sono, allora non sto ricevendo un'educazione. Sto ricevendo qualcos'altro, qualcos'altro che evidentemente fa comodo a qualcun altro (si perdoni il gioco di parole), tranne che a me. 

Credo che, come adulti consapevoli dei condizionamenti culturali che ognuno di noi ha subito e continua a subire quotidianamente, dovremmo agire un cambio di rotta. In che modo? Scegliendo la nostra educazione.

Non importa quanti e quali sono i condizionamenti subiti, quanti e quali i traumi, le delusioni, le occasioni perse, le programmazioni socio-culturali ricevute. Un'abitudine, che sia di azione o di pensiero, è sempre collegata a un preciso tracciato neuronale (se vogliamo proprio vederla scientificamente). Ma questi tracciati possono essere abbandonati, fatti atrofizzare... E se ne possono creare di nuovi. Significa la possibilità di nuove azioni, nuovi pensieri, nuove credenze, nuovi modi di vedere se stessi e il mondo. Significa che qualunque sia l'educazione che abbiamo ricevuto, noi possiamo tirarcene fuori e orientarci verso visioni più funzionali.

Scegliere la propria educazione può avere valenze diverse per ognuno... Nel mio caso, scelgo la mia educazione quando decido di selezionare le notizie dei media che voglio ascoltare, oppure quando confronto le voci di fazioni opposte per interrogarmi sul disegno più grande celato dietro le apparenze. Scelgo la mia educazione quando mi accorgo del dialogo interiore negativo e mi impegno per trasmutarlo. Scelgo la mia educazione quando non reagisco automaticamente al dolore, ma gli permetto di contattarmi. Scelgo la mia educazione quando mi occupo quotidianamente dei miei sogni e di ciò che mi fa stare bene, perché sperare non serve a nulla, serve invece cospirare, invocare, coltivare, avere un progetto. Scelgo la mia educazione quando rispetto il ritmo delle cose, il momento del riposo e del vuoto, e il momento dell'azione e del pieno. Scelgo la mia educazione quando mi sottraggo al gioco della compiacenza e scelgo quello della compassione. Scelgo la mia educazione quando smetto di dare attenzione a ciò che è ruvido e appiccicoso per l'anima. Scelgo la mia educazione quando seleziono con cura i leader, i movimenti e le idee che possono condizionare la mia visione. Scelgo la mia educazione quando leggo un libro, mi accorgo di un fiore, sorrido a un bambino... 

In questi e in tantissimi altri modi io scelgo la mia educazione.

E voi?




1 gennaio 2015

Essere dei canali

Più volte ho sentito le persone desiderare di poter essere dei "canali". Sapete cosa intendo, mi riferisco all'abilità di canalizzare messaggi da entità "superiori", angeli, guide, extraterrestri, o chi per loro.

I motivi addotti? Vari: muoversi con più sicurezza nella vita; poter interrogare qualcuno su questioni esistenziali; ricevere consigli sul da farsi; sentirsi importanti e speciali; curiosità...

Credere che qualcuno di "superiore" possa darci delle "risposte" è un'illusione. Nessuna "entità superiore", infatti, ci priverà dell'opportunità di trovare le nostre risposte da soli, attraverso la nostra esperienza, la nostra coscienza. Quando ci arriva una "risposta" è sempre e solo perché siamo pronti ad ascoltarla, poiché essa già vive in qualche modo dentro di noi.

Se un'entità ci facesse in anteprima delle rivelazioni, in seguito potremmo avere il dubbio di essere stati condizionati, oppure traviseremmo il senso del messaggio poiché la comprensione dipende dal livello di coscienza: non si può comprendere un Maestro finché non si diventa come lui. Non solo, potremmo anche sviluppare un atteggiamento di dipendenza da colui che ci fa le "rivelazioni", o crederci speciali perché siamo stati "scelti"... Insomma, potremmo annaffiare un bel po' di illusioni.

Chiaramente non sto escludendo la possibilità di ricevere messaggi dal mondo spirituale. A volte, per esempio, accade che si possa dialogare con le proprie "guide", altre volte si ricevono comunque profonde intuizioni. In ogni caso, un conto è farsi ispirare dall'energia spirituale e dai suoi mezzi, un altro è illudersi che con ciò si venga sollevati dal fare le proprie scelte e trovare le proprie risposte.

Qualunque sia il modo e la forma delle informazioni che riceviamo, se non siamo noi stessi ad aver consapevolizzato tale conoscenza, essa è e rimarrà un ingombro, della spazzatura.

Dopo tutta questa tiritera sulle illusioni del channeling, desidero anche rammentare che tutti noi, in realtà, siamo già dei canali.

In modo più o meno abile, più o meno attivo, ogni giorno "canalizziamo" le informazioni dalla nostra anima, dal nostro angelo solare, da quel Dio che ci è vicino più di ogni altra cosa. Qualcuno lo chiama anche "Sé superiore". Se proprio ci piace l'idea di essere dei canali, prima di ogni cosa dovremmo allenarci a canalizzare i messaggi del nostro Sé superiore. Tutto il resto è contorno!

Attenzione: l'anima non ci parla direttamente nella testa con tono aulico né si mostra in una nuvola di luce nel nostro salotto, ma esistono tanti, tantissimi "mezzi" con cui lei si connette a noi e con cui noi possiamo connetterci a lei. Vediamone alcuni.

1) Coincidenze e situazioni non prevedibili

Per esempio, ascoltare un amico che "casualmente" ci dice qualcosa di significativo... Imbatterci in qualcuno o qualcosa di importante, mentre stavamo facendo tutt'altro... Ma anche fare dei sogni che ci fanno portare l'attenzione su qualcosa che invece avremmo ignorato... E così via: le coincidenze sono sempre in agguato e pronte a influenzare il corso della vita, ma per accorgersi di loro bisogna essere svegli e con il cuore pronto a entusiasmarsi.

2) Sensazioni nel corpo

Troppe volte facciamo scelte che non ci appartengono ma, se ascoltassimo il corpo, ci risparmieremmo perdite di tempo e di energia. Tensioni muscolari, un senso di nervosismo, ansia, respiro corto, apatia... sono solo alcuni dei segnali corporali che l'anima ci manda per dirci che quella situazione non fa al caso nostro. Dall'altra, anche un eccessivo attaccamento o un entusiasmo appesantito dall'aspettativa sono segnali che raccontano un film che non ci appartiene veramente. Disagi o squilibri nel corpo sono segnali da non sottovalutare: ascoltiamoli e saremo più capaci di riconoscere cosa è giusto per noi e cosa non lo è.

3) Intuizione 

L'intuizione ci guida nella scelta di persone e situazioni; spesso è una sensazione che arriva in modo sottile ma istantaneo, allora sappiamo cosa fare. Mediante l'intuizione possiamo ricevere davvero indicazioni preziose.

Questa facoltà va coltivata e tanti sono i modi di farlo: con la meditazione (aiuta a calmare il campo mentale e fa spazio alla dimensione animica), l'educazione della mente (scegliere cosa pensare, spezzare le distrazioni e gli automatismi di pensiero), il rilassamento del corpo (allentando le tensioni muscolari diviene più facile contattare le emozioni profonde), il diario quotidiano (che significa imparare a costruire un dialogo interiore, spesso anche con parti di noi che sono "altre"), la "pratica della fiducia" (lasciar andare il controllo e l'aspettativa), il ridere e vivere situazioni di allegria (questo innalza la frequenza del nostro campo personale), l'alimentazione ricca di frutta e di verdura, la respirazione (può modificare gli stati interiori) e così via... Sono davvero infiniti i mezzi e le tecniche a nostra disposizione e che, se praticati con costanza, ci aiutano a renderci più sensibili verso i messaggi dell'anima.

4) "Fare come se"

Questo è tra i miei metodi preferiti. "Fare come se" significa proprio "fare come se": non sappiamo cosa vuole la nostra anima? Allora, facciamo come se lo sapessimo! In questo modo creeremo un "canale energetico" dove, pian piano, le informazioni arriveranno per davvero!

Cosa l'anima reputerebbe opportuno in questa situazione?
Come risolverebbe l'anima questo problema?
Quali scelte l'anima vuole che io faccia adesso?
Come posso migliorare e accrescere la mia coscienza?
Chiediamocelo e poi facciamo "come se" lo sapessimo!

Diverso tempo fa, direi quasi vent'anni fa, ho iniziato questo gioco del "fare come se" con il mio diario, facendo finta di poter comunicare direttamente con le mie guide spirituali mentre scrivevo con la penna. All'inizio mi sentivo ridicola, ma una parte di me mi diceva di continuare. Devo dire che, tra una fantasia e l'altra, hanno cominciato ad apparire messaggi interessanti. Non so quando poi è successo che mi sono dimenticata che stavo facendo "finta": mi sono ritrovata semplicemente a ricevere le risposte di cui avevo bisogno. Oggi so che siamo parte di un universo profondamente intelligente e benevolo, connesso attraverso tutte le sue creature visibili e invisibili, e che niente e nessuno è veramente "isolato", bisogna solo trovare il modo di collegarsi...

Sul piano più pratico, ho cominciato a usare il "come se" per diventare organizzata sul lavoro o in casa, e anche per aiutarmi con la salute... Il che non significa che dobbiamo smettere di cercare aiuti e risorse esterne, né dall'altra che dobbiamo attaccarci all'idea di ottenere un risultato. Fare "come se" significa semplicemente che passiamo all'azione e non ci facciamo fermare dalla mancanza di risposte o di certezze. Questo attira opportunità e risorse, al punto che, quando meno ce lo aspettiamo, il "come se" diventa "così è"...

Felice anno nuovo, amici. Che sia magico, davvero!