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27 aprile 2014

Guarigione e pensiero positivo

"Penso in modo costruttivo e faccio visualizzazioni positive, però tutto questo non funziona perché sto sempre peggio e ho paura che non guarirò mai". Troppe volte ho sentito questa frase dalle persone intorno a me, oggi compreso. Colgo l'occasione, quindi, per fare un po' di chiarezza fra il rapporto che lega il pensiero positivo e la guarigione.

Il pensiero positivo non è un mezzo per ottenere la guarigione

Usare il pensiero positivo, le visualizzazioni, la preghiera ecc. con lo scopo di ottenere benessere e guarigione ci mantiene alla stregua di un mercante. Io ti do questo, se tu mi dai quest'altro. Prego, così guarisco. Penso positivo, così la malattia andrà via. Faccio meditazione, così starò meglio.

Anche se si tratta di "cose naturali ed energetiche", le stiamo usando alla stregua di un antidolorifico, di una pillola comprata per lenire il sintomo, con l'unica differenza che in questo caso non ci aspettiamo effetti collaterali. 

Mercanteggiare con la malattia, con i problemi, non ci farà fare grandi passi in avanti. E' un po' come indossare una maschera e sperare che l'universo non si accorga della nostra essenza, o pretendere che sia benevolo con noi in cambio di un po' di "impegno" da parte nostra...

Impegno che, a ben vedere, poi, è sempre sproporzionato rispetto all'entità del tempo che abbiamo trascorso a pensare "in negativo" o ad aprire la porta alla malattia; tant'è che, dopo poche settimane di qualsiasi "pratica", spesso molliamo, delusi per la pochezza dei risultati, anche se prima abbiamo trascorso anni o decenni ad abusare del corpo e dell'anima.

... Lo vedete il quadro?

In genere la malattia o un dolore morale ci spingono ad accorgerci di qualcosa che abbiamo nascosto a noi stessi (diciamo così), esortandoci a un ampliamento della visione; in questo senso è naturale chiederci come ripristinare l'equilibrio. Ecco, cioè, che la preoccupazione, lo sconforto, il dolore, ci inducono (o meglio ci costringono) a cambiare il nostro stile di vita, dall'alimentazione ai pensieri, al rapporto con le persone e noi stessi... Ben venga! Ma questo è l'inizio!

Inizio di cosa? Inizio di un viaggio verso un più autentico modo di essere che ci aspetta, impaziente, a braccia aperte... E chissà quante sono le vie per raggiungerlo: da una dieta che rispetti il corpo, al coraggio di coltivare il proprio sentire, o un po' tutto insieme, purché la smettiamo di maltrattarci e di avere paura, e ci affidiamo a lui.

Quel "modo di essere" esiste in "sinfonia" (sì, ho messo la "f") con la nostra verità: è la parte di noi più vera, che pensa e agisce in maniera costruttiva, non perché gli conviene ma perché fluisce con la vita, indipendentemente da quello che accade intorno.

Ricapitolando, il pensiero positivo non è un mezzo per ottenere qualcosa, ma è un modo di essere, e come tale non può essere "usato".

Quando il pensiero positivo e potenziante è davvero parte della nostra visione, quando noi siamo tutto ciò, allora formuliamo il nostro intento senza aspettativa e senza paura. Non pensiamo positivo "per ottenere qualcosa", ma pensiamo positivo... e basta! Punto! Amen!

Come arrivare a questo?
Continuando il viaggio, amici miei, nella maniera più sincera e onesta possibile.
Riconosciamo il "mercante" e lasciamolo andare, e facciamo spazio a quel dio fatto di ombra e di luce che abita il nostro spirito e conosce il vero nome delle cose... Chiediamo a lui cosa vuole la nostra anima e restiamo bene in ascolto, perché da questo dipende la nostra guarigione.

La guarigione non arriva perché lo decidiamo noi

La guarigione è un processo che non possiamo "controllare", sebbene possiamo imparare a sviluppare il coraggio per assecondarlo. Non possiamo sapere, infatti, come andrà a finire, anche quando accettiamo e abbiamo il coraggio di seguire le strade del Sé. Chiaramente, così facendo, moltissimi si ritrovano più in salute o con nuove opportunità: le testimonianza di chi riesce a recuperare salute e gioia, dopo aver fatto un lavoro di carattere coscienziale, sono incoraggianti! Altri, invece, addirittura muoiono... ma se ne vanno da questo mondo come "sani", perché "guariti" nel profondo... mentre certi vivi rimangono "malati"...

Questo per dire che possiamo e dobbiamo fare la nostra parte, ma essa non ha niente a che fare con il controllo; è piuttosto uno "scoprirsi Uno" con quello che c'è... Allora il desiderio cresce ma senza aspettativa, la fede ci consola ma senza pretesa, la fiducia ci guida ma non le mettiamo condizioni... Consci che le ragioni del Cielo sono sempre più grandi della nostra immaginazione.

No, non voglio scoraggiare chi sta cercando di guarire. Tutt'altro. Voglio fornire, anzi, una chiave più profonda ed efficace: non cercate di controllare la malattia, non cercate di controllare la vita. Cercate, invece, di ascoltare la verità - l'autenticità - che avete dentro. Non la paura, le aspettative, non ciò che vi rende dipendenti.

Ascoltate e trovate la strada che vi conduce alla piena voglia di vivere, quella di cui magari ignoravate l'esistenza (o la consistenza), o che più di ogni cosa vi terrorizza perché vi chiede di esporvi... E abbiate il coraggio di percorrerla. Ne va della vostra guarigione. Qualunque cosa ciò significhi.





21 aprile 2014

L'io selvaggio

Qualunque sia la direzione da cui proveniamo, qualunque siano i traumi e le prove che hanno segnato il cammino, dentro ciascuno di noi esiste un sentire autentico, un "io selvaggio", legato alla natura profonda ed essenziale del nostro essere, che conosce la verità del nostro cuore e che si accorge dei predatori e degli alleati.

Per motivi culturali, di educazione e altro, siamo spessi indotti a trascurare questo sentire, fino a dimenticarci della sua esistenza; allora ci tuffiamo in scenari illusori, ci raccontiamo storie che non sono nostre e facciamo entrare i predatori in casa, scoprendoci insicuri di fronte alla vita.

Il supporto e la guida dell'io selvaggio sono essenziali, poiché esso conosce istintivamente la strada per attraversare il bosco.

La prossima volta che avverti un segnale interiore, anche sottile, sia esso un disagio o una gioia, drizza i sensi e attiva il fiuto: è sicuramente il tuo io selvaggio che sta cercando di farti accorgere di qualcosa.




Il serpente è simbolo di conoscenza e di sapienza. La donna - il "lato femminile", l'io istintivo, il sesto senso - è colei che ha il coraggio di "conoscere". Grazie all'alleanza fra la donna e il serpente, l'anima può fare l'esperienza del mondo materiale e acquisire conoscenza. Nei secoli la religione ha tramandato tuttavia un'altra versione della storia (o meglio del mito), cercando di far sentire la donna "colpevole" per la sua "curiosità" e il suo sentire, e così facendo ha anche depotenziato il collegamento con l'io selvaggio. L'io selvaggio, infatti, conosce la differenza fra il bene e il male, quindi sa fare le sue scelte in modo autonomo e non si fa condizionare dai ricatti e dalle lusinghe. Un uomo o una donna lontani dal proprio io selvaggio hanno necessariamente bisogno di qualcuno che dica loro cosa fare, prestandosi così a essere perfetti consumatori di scientismo e religione.