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20 dicembre 2014

Liberarsi del "vecchio"

Visitando la casa di un amico, mi sono accorta di come fosse piena di oggetti per lui vecchi e legati a ricordi dolorosi. Libri, fotografie, soprammobili... anche regalati da persone di cui non vuole sentir parlare. "Perché ti tieni queste cose?" gli ho chiesto. Mi ha guardato come se gli avessi fatto una domanda in aramaico. L'idea di sbarazzarsi del "vecchio", infatti, non gli era mai passata per la mente.

Ci troviamo a pochi giorni dal Natale e dalla fine dell'anno: un periodo perfetto per liberarsi di tutto ciò che è diventato inutile, pesante, obsoleto e che non suscita emozioni più che felici!

Hai idea di quanta "energia" può portare via un oggetto che, ogni volta che lo guardi, ti ricorda una situazione spiacevole? E che dire, poi, di tutte quelle cose che tieni per abitudine e che ammassi ogni dove, ma che usi pochissimo o mai? Sapevi che, in questo caso, possono creare dell'energia stagnante, che grava sulla vitalità fisica, emotiva e mentale?

Ho trascorso l'anno che sta per finire a liberarmi sistematicamente di abiti, libri e accessori che non usavo più da tempo o che reputavo inadatti a me, e non me ne sono mai pentita. Oggi, a dire il vero, mi sento più leggera, lucida, vitale, attenta...

... e non è un caso: quando sei disposto a lasciar andare via i vecchi oggetti della tua vita, accade che ti vien voglia di farlo anche con vecchie idee e credenze, con persone che sono pesanti dentro, con situazioni che non soddisfano più la tua anima. Non solo ho fatto spazio in casa, ma l'ho fatto anche dentro di me. È stata una conseguenza inevitabile: inizi liberando un cassetto e finisci liberando i cassetti dell'anima, facendo spazio al nuovo, al vuoto creativo, all'attesa piena di speranza, al gusto di esserci, a ciò che è essenziale.

Ecco, se non sai da dove cominciare per sentirti più leggero, fai così: mettiti a caccia degli oggetti che hai in casa e che rientrano in una o più delle seguenti categorie:
- Sono legati a ricordi spiacevoli
- Non li indossi/usi da un anno (va bene, facciamo due, al massimo!)
- Ne hai altri simili
- Li tieni solo perché "non si sa mai se potranno servire in futuro"
- Non sono utili né ispiranti né belli
- Sono rotti, brutti, inutilizzabili (e non hai in programma di sistemarli a breve)
- Altro (tu lo sai!)

Poi prendi un bel sacco della spazzatura o una busta da donare a un'associazione o da portare a un mercatino, e metti tutto dentro.

Per un po', forse, crederai di aver fatto solo un'azione "esteriore"... ma col tempo ti accorgerai come l'atto fisico attivi l'atto interiore. Allora, ogni volta che vorrai alleggerire il cuore, non esiterai a liberarti del superfluo, svuotando un cassetto in fondo all'armadio o sistemando qualche scaffale.




15 novembre 2014

Radici

Ciò che dovrebbe stare sopra sta sotto e viceversa: abbiamo ribaltato il mondo, creando una società profondamente disarmonica e squilibrata. Non stupiamoci se, allora, non riusciamo a essere felici.

Uno dei "ribaltamenti" che è stato messo in atto riguarda il rapporto tra la psiche e il corpo.

Diverse persone hanno problemi di salute oppure vivono sopraffatte da emozioni disarmoniche. Quando questi problemi non rientrano in protocolli noti o facilmente risolvibili con una pasticca o una tecnica, spesso non si esita a consigliare alla persona di "rilassarsi", lasciando intendere che il problema è a "livello mentale".

Io stessa, durante i miei numerosi pellegrinaggi fra medici e ospedali alla ricerca di una miglior salute che non arrivava mai, sono stata spesso consigliata di "rilassarmi", così con il passare degli anni una infezione non diagnosticata alla fine ha fatto il suo bel danno. Perché nessuno ha ascoltato l'ovvio, che io gridavo come potevo. E' stata un'esperienza che mi ha insegnato a fidarmi definitivamente delle mie sensazioni, tuttavia questa è un'altra storia.

"Ma la mente crea la realtà... Il modo in cui ci sentiamo interiormente determina la manifestazione di ciò che è là fuori!" mi si dice ogni volta.

Che la mente (o meglio gli stati mentali) abbia in sé capacità straordinarie di attivare e scoprire nuove vie, di provocare trasformazioni e indurre cambiamenti a livello emotivo e fisico, e di agire più in generale sui meccanismi della creazione della realtà, è sempre più dimostrabile, quindi non sarò certo io a "sconsigliare" l'educazione del proprio pensiero e delle proprie emozioni.

Ma il punto non è questo!

Il punto è, come dicevo in apertura, che viviamo a testa in giù e partiamo dai rami quando dovremmo partire dalle radici!

Di fronte alla gran parte dei problemi di salute e di stress, moltissimi pensano che la "prima causa" (o peggio "l'unica causa") sia la mente o un conflitto psichico, soprattutto fra gli aspiranti spirituali: appena sorge un qualunque disagio, vi è la tendenza a domandarsi quale sia il messaggio dell'anima, invece di sentire... il corpo.

Eh, sì, perché le radici sono nel corpo!

Cosa significa? Significa che il corpo è la "base" della nostra incarnazione, ciò su cui fa leva il nostro essere per slanciarsi nel mondo.
Prima di parlare, prima di pensare... abbiamo respirato, abbiamo toccato. Siamo stati puro corpo. Siamo stati radice. 

Se il corpo va in squilibrio... ciò influenza ogni aspetto dell'esistenza. Anche la psiche. Anche il modo stesso in cui l'anima può manifestarsi.

Spesso partiamo in quarta con i "giudizi" e pensiamo subito che ci sia di mezzo la mente o l'anima... dimenticando di valutare, come prima cosa, il corpo, e come questo influenzi la psiche stessa. E ben me lo rammento ogni volta che mi ammalo: mi cambia persino il carattere!

In un'epoca dove i ritmi di vita sono innaturali, con le più elementari regole di igiene alimentare ed emotiva regolarmente infrante tra patatine fritte e telegiornali terroristici, il corpo è messo sotto attacco.




Quando ho frequentato la Scuola di Guarigione Esoterica di Umberta Favre, mi è stato insegnato che tutte le malattie sul piano fisico derivano da uno squilibrio che intacca il campo eterico, la matrice sottile del corpo. Questo squilibrio può essere indotto da conflitti originati primariamente a livello dell'anima, della mente e delle emozioni, ma per il 70% è originato a livello del corpo stesso, cioè dello stile di vita.

Ma come, l'anima non è sempre la soluzione al 100%?
Oh, si che lo è! Perché non solo essa può sciogliere i blocchi a livello sottile ed energetico, ma è grazie a essa che prendiamo "coscienza" di dover rispettare e curare il corpo.

In conclusione, miei cari, se avete dei problemi di salute, o vi sentite depressi e non sapete il perché, è bene che, in primo luogo, vi chiediate:
- Mangio in modo equilibrato e con cibi sani?
- Faccio attività fisica?
- Respiro adeguatamente?
- Faccio regolari passeggiate al verde o almeno in un parco?
- Dormo a sufficienza e in modo regolare?
- La sera evito di guardare programmi emotivamente stressanti?
- Al mattino trovo un momento per stare in silenzio e rendere grazie alla giornata?
- Mi lavo, mi vesto e mi faccio "carino/a" soprattutto per me stesso/a?
- Mi concedo massaggi (o simili) per rilassare il corpo?
- Mi accorgo quando il corpo mi manda segnali di disagio?
- Ascolto il corpo e le sue esigenze?
- Tengo ordinato e accogliente l'ambiente in cui vivo?
- Vivo al riparo dai campi elettromagnetici?
(si potrebbe poi continuare con domande che riguardano la sfera emotivo e dei rapporti con se stessi e con gli altri, ma ora il piano che ci interessa è quello "basale").

Insomma, niente di metafisico, esoterico, astruso... niente "roba cool"... ma banale "occuparsi di sé sul piano fisico".

Quando sono stata male, io l'ho fatto. Con grande sforzo. Perché quando l'anima urla, le emozioni abbondano e la vita non va come vuoi (e sei del segno dei gemelli, il che è sinonimo di "incostanza")... l'ultima cosa che vuoi fare al mondo è certamente farti dei massaggi, truccarti la domenica mattina o tenere casa in ordine. Bhé... mi sono fatta forza, ho seguito l'istinto e ho "curato" e rimesso a posto i miei "banali ritmi materiali". E un 60% dei miei disagi emozionali e dei miei conflitti interiori svanì come neve al sole. Sul piano fisico migliorò salute, capacità pratiche, intuito. Sentivo, inoltre, di volermi davvero bene.

Non c'è dubbio: il terreno, le radici, sono tutto! Sono la linfa attraverso cui scorre non solo la vita stessa... ma anche ogni rinascita!
Ecco perché bisogna occuparsi "materialmente" di sé, rendere ciò un rito quotidiano, un sacro agire che prepara il corpo a essere tempio.

Sono consapevole che mi sto "ripetendo" su questi concetti, ma non pochi mi confessano disperati i propri "problemi spirituali" e poi, quando indago, scopro che hanno uno stile di vita che manderebbe in crisi il più illuminato degli illuminati!

Non so per quale motivo, moltissimi pensano che quando saranno "allineati" con la loro anima, troveranno la forza, la motivazione o l'ispirazione per vivere in modo più equilibrato. Ma la realtà è che se non abbiamo una quotidianità atta a sostenere le energie del corpo, ci sentiremo straniti, nervosi, indeboliti, entrando in strani circoli viziosi di depotenziamento, arrivando a essere facili vittime di predazioni energetiche e a boicottare la nostra crescita in tutti i sensi.

Anche se siamo anime eterne e viaggiatori di infinito, se vogliamo portare la nostra luce all'interno di un mondo, dobbiamo fluire con quella realtà e con le sue leggi di manifestazione. Allora, nel farci equilibristi tra essenza e forma, impariamo a crescere verso l'altro, sapendo di poter contare su solide radici.









7 novembre 2014

Non fermarti in alcun porto


Non fermarti in alcun porto, non cercare la sicurezza.
Sicurezza non è sinonimo di gioia, ma di paura: se tu non avessi paura, non ne cercheresti.
Non temere l’imprevisto e ciò che è nuovo.

E non temere di essere nuovo, ogni giorno, anche se ami una persona o una professione; quelli non sono porti, sono mondi da coltivare, se l'anima lo richiede.

Non avere paura di stare male, se ascolti i tuoi "sì".
Ci sono dolori che strappano via il cancro dell'illusione come chirurghi benedetti.
Lasciali agire.
E lasciali andare appena hanno compiuto la loro opera.

Dopo ogni tempesta, il cielo si fa più pulito e l'orizzonte più nitido.
Allora capisci che che puoi ricominciare e ti rimetti in viaggio, lasciando le valigie pesanti al tempo che fu.




1 novembre 2014

Spiritualità ed empatia. Ripigliamoci, gente!

Affermazione: "Farò tardi sul lavoro per un problema. Dobbiamo rimandare il nostro appuntamento".
Risposta "Ricordati chi sei e che tu sei il creatore delle tue circostanze"

Affermazione: "Continuo ad avere quei terribili mal di pancia"
Risposta: "Hai certamente il secondo chakra bloccato".

Affermazione: "Mi sento sotto stress e senza energie"
Risposta: "Non dovresti lamentarti. Tutto è perfetto!"

E così via... Esempi, questi, di come moltissime persone usino argomenti spirituali per agire una totale mancanza di empatia.

Non fai in tempo a dire qualunque cosa, che subito ti arriva una "lezione di spiritualità", non richiesta, dal novello guru del momento, anche e soprattutto se l'hai appena conosciuto su Facebook, non sa nulla di te e non ti ha mai guardato negli occhi.

... Ripigliamoci, gente!

Certo, nel mio caso, magari è un po' di karma... a forza di rompere l'anima su argomenti spirituali, ora mi ritrovo con gente che, invece di rispondermi "Fissiamo un altro appuntamento", "Spero tu possa sentirti meglio" o "Mi dispiace", mi fa l'analisi karmica extradimensionale in due minuti e mi dispensa pillole di cosmica saggezza da mandar giù con gratitudine cristica e pensiero positivo di quinta dimensione.

Grande è lo stupore quando grugnisco, invece di assecondarli. Cos'altro posso fare? Spiegare? Spiegare non serve a niente. Allora sì, grugnisco un po', sperando arrivi il messaggio che "se hai pensato che quella roba potesse riguardarmi solo perché scrivo su un blog spirituale, non hai capito una mazza", e poi saluto, educatamente: "Buona fortuna" (che ne hai bisogno).

Il punto è che se non sei capace di mostrare un minimo di empatia, allora hai capito poco o niente della spiritualità, almeno per come la intendo io.

Il miglior modo di essere spirituali, per me, è "lavorare" su se stessi. E quando tu cominci ad accendere una luce, perché ti sei fatto un giretto all'inferno e ne sei uscito, chi è nel buio può guardarti e "credere" al fatto che non tutto è oscurità. E se lo vorrà, ti chiederà spiegazioni. Sennò, inutile spiegare! E, comunque vada, che l'altro si accorga o meno della luce che tu hai acceso, un "mi dispiace", un "capisco", un abbraccio, vale più di mille consigli su karma, chakra e legge d'attrazione, se proprio ci tieni a donargli qualcosa di valevole.

Ben vengano i discorsi sulle tematiche spirituali, ma siate sufficientemente in spirito da capire come e quando sia opportuno farli.





26 ottobre 2014

Mal di gola, zenzero e creatività

Insieme con il primo freddo è arrivato per me anche il mal di gola. Ieri sera mi chiedevo come avrei potuto affrontare la notte con un mal di gola così forte... finché ho avuto un'intuizione.

In realtà, per via intuitiva, non ricevo solo indicazioni di carattere spirituale, ma più spesso suggerimenti di carattere pratico, su come migliorare la salute o risolvere un problema con il pc (uno dei miei "angioletti suggeritori" è molto ferrato con la tecnologia e l'informatica). Sono invece meno intuitiva su questioni riguardanti l'idraulica e il fare soldi (... a ben pensarci mia nonna diceva che gli idraulici guadagnano assai, forse che le due cose siano collegate?).

Dicevo che, ieri sera, con la gola dolorante e senza nessun medicinale in casa, ho avuto un'intuizione per affrontare la notte: usare la radice di zenzero che, qualche giorno fa, avevo acquistato in un negozio biologico.

Mi sono fatta una tisana con immersa una bella fetta di radice di zenzero, il che aiuta sempre con le congestioni e per sciogliere il muco durante le influenze. Poi - e qui viene il bello - ho preparato dei piccoli pezzettini di radice di zenzero, da poter masticare e succhiare durante la notte, nel caso mi fossi svegliata per il dolore alla gola.

Lo zenzero biologico, a differenza di quello che si compra nei comuni supermercati, è molto piccante e bisogna mangiarne in quantità minima e graduale; quando hai la gola infiammata, sul momento ti sembra di andare a fuoco, ma, un istante successivo, hai tutto anestetizzato. E non si tratta solo di un effetto "sintomatico": lo zenzero è di fatto un potente antifiammatorio naturale.

Così, prima di dormire, ne ho mangiato un po'. E quando mi sono svegliata a metà della notte, ho continuato a mangiarne e dopo un paio di minuti ero di nuovo nelle condizioni di poter continuare a dormire. E stamane la mia gola andava già meglio!

Se state dubitando dell'effettiva differenza in termini di qualità tra lo zenzero biologico e quello non biologico, vi invito ad assaggiare entrambi i prodotti e a valutare da voi: la maggior parte delle volte sentirete che il sapore e il gusto sono molto diversi.

Si pensi, inoltre, alla quantità di pesticidi usati nell'agricoltura tradizionale e a metodi quali l'irraggiamento dei cibi che ne penalizza pesantemente le caratteristiche in termini di vitalità (ed energia eterica). Significativo è il video qui sotto, che confronta una patata "normale" con una "biologica". In che senso? Guardate il video e ve ne renderete conto da soli.



(Se il video non si vede, cliccate qui)

Ammetto che quando la mia salute si è fatta precaria, qualche anno fa sono andata in crisi. Ma questo mi ha permesso di affrontare quella pretesa che avevo dentro di me, per la quale una persona "spirituale" e sul "giusto cammino" non può ammalarsi. Dentro mi risuonava una sola domanda: "Come posso fidarmi delle mie intuizioni spirituali, se non riesco a guarire dalle mie malattie?".

In genere, quando siamo sul nostro "giusto cammino", si verifica un afflusso di energia dai piani dell'anima, tale che può portare a diverse guarigioni, sul piano sia emotivo sia fisico. Ma questo non è l'unico modo in cui vanno le cose: niente può veramente garantirci che eviteremo le lezioni legate alla malattia e alla perdita. Ci sono vie che chiedono comunque di essere attraversate, perché recano un tesoro nascosto proprio lì, sotto il fango.

I miei problemi di salute mi hanno insegnato lezioni preziose. Mi hanno insegnato a fidarmi delle sensazioni del corpo, a rispettare la mia verità interiore, a usare la mia energia in modo più corretto, ma anche a onorare la mia gioia, il momento presente, e a ringraziare per tutto quello che c'è, perché nulla, davvero nulla, è scontato.

Oggi, per fortuna, va molto meglio, credo di aver preso la via giusta per guarire su molti livelli, ma c'è stato un momento in cui ho creduto di non farcela. Quello è stato il momento in cui ho capito che non possiamo "controllare" niente... ma possiamo avere fiducia. Fiducia nel fatto che il caso non esiste e che, se stiamo affrontando quell'ostacolo, è perché ci viene data l'opportunità di fare un salto.

Il "salto" che mi riguarda è fatto di "creatività in azione"... è sentire di essere nel processo creativo dell'esistenza, facendo la mia parte in piena fiducia.

E qui torniamo al mal di gola.

Se in questi giorni ne avete come me, chiedetevi quanto siete soddisfatti di come "create" nella vostra vita. A livello simbolico e sincronistico, infatti, la gola è collegata con l'energia creativa; un mal di gola può arrivare facilmente quando ci sentiamo poco "creatori" della nostra realtà. Oppure quando creiamo in un modo che non risuona con il nostro livello di coscienza.

In effetti, la mia anima non è ancora soddisfatta di come "creo" la mia realtà (ma diciamo che ci sto lavorando). Nel contempo, ho smesso di avere aspettative su come debba essere una "salute perfetta", mi curo più del mio "cuore" e mangio pezzettini di zenzero (ottimi anche centrifugati, insieme a pompelmo e carote) :)





19 ottobre 2014

Mens sana in corpore sano

Mens sana in corpore sano è una locuzione latina tratta da un verso di Giovenale, che si può tradurre come "mente sana in corpo sano". L'autore, di fatto, invitava a pregare gli Dei solo per chiedere salute fisica e psichica, e non per assecondare il proprio attaccamento a valori o beni di carattere effimero. 
Mens sana in corpore sano è anche una delle quattro categorie di questo blog, ma la uso pochissimo... Direi che è tempo di rimediare!

Sappiamo che corpo e psiche sono profondamente connessi e si influenzano a vicenda. Prendersi cura del corpo e della propria energia vitale, dunque, è importante quanto curarsi del proprio equilibrio mentale e spirituale.

Negli ultimi due anni, per me, non c’è stato nulla di più trasformativo dell'ascoltare il corpo e le sue esigenze, educandolo a uno stile di vita più adeguato alle sue possibilità.
Ho imparato a mangiare meglio. Ho fatto regolari sedute di Hatha Yoga e passaggiate sotto il sole. Ho anche curato maggiormente il mio aspetto e il senso della bellezza, non per gli altri ma per il piacere di stare con me stessa. Ho allontanato persone che mi provocavano disagio e chiusura. Ho imparato a rispettare di più i miei “no” e i miei “sì”. E e ho imparato a non dare giustificazione delle mie scelte (mi basta quello che sente la "pancia"). Ho imparato anche a tenere casa in ordine e a renderla accogliente...

Nulla di trascendentale, dunque, ma “banale” impegno quotidiano nell'ascoltare-scoprire-assecondare-educare le mie energie e nel tenere ordinati luoghi interiori ed esteriori, al di là di ogni paura, disfattismo, caduta.

Proprio quando meno me lo aspettavo, tutto questo mi ha dato (e mi sta dando) un nuovo impulso spirituale, annaffiando la mia creatività, aprendo nuove vie, nuove guarigioni, e rendendomi più capace di lasciar andare tutto ciò che non è essenziale. Ho toccato con mano in che modo il piano fisico influenza il mio rapporto con il piano spirituale.

In effetti, la coscienza è maggiormente sensibile alle azioni perseveranti più che a ogni altra cosa, e le mie azioni hanno trasmesso alla mia anima il sapore della presenza, la ricerca attiva dell’equilibrio, la pazienza, il rispetto della mia verità, la cura dei miei "strumenti". 
Hanno trasmesso che non solo “desidero” tutto questo per me, ma che sono pronta a viverlo. 
Certo, c’è ancora molto che posso fare-scoprire-inventare-assaporare, ma l’importante è stato incamminarsi sul percorso, fare passi concreti.

Il corpo è lo strumento sacro con cui l'anima compie la sua opera nella "realtà", ed è suo diretto messaggero (…) Se è vero che l'anima influenza il corpo, è anche vero il contrario: il corpo influenza il modo in cui percepiamo i segnali dai mondi invisibili (...)

Per favore, abbiate cura del vostro corpo. Abbiate cura delle sue esigenze, dei luoghi in cui vive, delle sensazioni di cui si fa portavoce. Uno stile di vita equilibrato (e ognuno naturalmente ha il proprio personale "equilibrio" ed è bene che lo scopra il prima possibile), in sintonia con ciò che vi fa stare bene, è connesso con la vostra spiritualità più di quanto immaginiate.

Dunque vi rimando ai prossimi post, dove, tra messaggi spirituali, intuizioni animiche e scoperte dei mondi interiori, condividerò anche consigli "pratici" relativi al piano "corporale" :)
A presto!





12 ottobre 2014

Agire

Conosco persone con diversi problemi (salute, denaro, altro...) che vivono nell'attesa di un miracolo. Sentono che quello che potrebbero fare non sarà mai sufficiente a sistemare ogni cosa, quindi neanche ci provano. Piuttosto, passano la giornata davanti alla tv, ai videogiochi, al frigo... Buttano via la propria vita. Tale è la sfiducia nell'universo, tale è la disistima verso se stesse, tale è il programma mentale che hanno assorbito!
In testa hanno sempre quel disco: "non sono un vincente, pieno di soldi e amato da tutti, quindi non valgo niente", "o c'è qualcuno che mi dà sicurezza economica ed emotiva, o non ce la faccio" e così via.

Quando rinunci a te stesso, ogni scusa è buona per rinunciare a ciò che puoi fare.
Non sei "bravo con le relazioni", allora continui a isolarti e a lamentarti di non avere amici.
Non sei "portato per la contabilità", allora continui a non occuparti dei tuoi conti.
Non hai un "metabolismo veloce", allora continui a trangugiare panini perché "tanto sono fatto così".

Chi è nato prima: il problema o colui che rinuncia a se stesso "grazie" al problema? 
Questa domanda viene spontanea quando, di fronte alla necessità di cambiare, si giustifica la propria immobilità.

Eppure, di fronte a certi limiti, c'è chi non si ferma, si reinventa, anche se è tornato indietro, se è precipitato, se non è più quello di prima. Altro che dirsi "tanto non cambia niente", "oramai sono finito", "ci vuole un miracolo". C'è chi riparte da se stesso, chi fa quello che può, anche se è pochissimo, anche se è un granello di sabbia, un passo soltanto. Ma passo dopo passo, percorre chilometri...

Questione di volontà? Forse, Ma non solo. Questione di amore, per la vita, per se stessi. Questione di "fede attiva", che non prega per un miracolo, ma per ricevere la forza di superare gli ostacoli, nella certezza che in questo modo si è condotti verso mete più grandi, più vicine all'anima.





Non hai bisogno di soldi, di aiuti "esterni", di miracoli per risolvere i tuoi problemi. Hai bisogno di te stesso.
Se tu non ci sei per te, niente può aiutarti.
Se butti via il tuo tempo, la tua energia, il tuo accorgerti, il tuo vibrare, niente può "salvarti". Neanche, e meno che mai, un miracolo. Sì, perché i miracoli esistono, ma raramente accadono a coloro che si lasciano andare.
Quando tu non fai quello che puoi, perché mai l'universo dovrebbe fare per te quello che può?

Per quanto piccola, insignificante o breve sembri l'azione che puoi fare oggi, per quanto non ti dia soddisfazione o sicurezza, per quanto ti sembri una goccia in mezzo all'oceano, tu puoi comunque metterla in essere, agirla.

Non badare a chi dice che "bisogna essere" e non "fare"... In realtà, quando smettiamo di "agire", ci intossichiamo di pensieri e credenze, facendo ristagnare l'energia nel campo mentale, bloccata dal poter fluire attraverso la materia.

Dal profondo del tuo cuore, chiediti sempre: "Cosa posso fare?"
Non importa se sei sfiduciato e nella confusione, otterrai sempre una risposta a questa domanda, perché c'è sempre qualcosa che è alla portata del tuo agire, qualunque siano le condizioni del momento. Qualcosa che accresce il tuo avanzare, il tuo stare bene, il tuo esserci.
In genere la mente e l'ego non sanno apprezzarlo, anzi lo avvertono come faticoso, inutile. Per questo è bene ascoltare la risposta con i sensi interiori, mettendo da parte i condizionamenti emotivi.

Fare una passeggiata. Mettere a posto i conti. Mangiare più sano. Vestirti e lavarti. Ascoltare storie di chi ce l'ha fatta. Leggere libri che ti ispirano. Inventarti un lavoro che rispetta i tuoi talenti. Frequentare un corso su un tema che ti sta a cuore. Studiare una lingua. Accettare di non poter controllare ogni cosa. Mettere a posto la cantina, o il cassetto. Coltivare la fiducia e la gratitudine. Tenere la casa in ordine. Occuparti di un giardino. Lasciar andare chi non vuole restare. Chiedere aiuto, senza la pretesa di ottenerlo. Cercare nuovi amici. Informarti su chi e come ha superato i tuoi stessi problemi. Instaurare un dialogo costruttivo con te stesso. Abbracciare. Abbracciarti. Donare un sorriso a chi ne ha bisogno. Allontanare dalla tua vita persone tossiche. Organizzare i tuoi obiettivi. Ringraziare per essere vivo...

Aspettati di sentire un cambiamento dentro di te. Fare quello che puoi e farlo ogni giorno, infatti, richiama l'attenzione dell'anima, la quale poco si cura degli atti eroici occasionali, ma ben si desta quando, attraverso le piccole cose del quotidiano, una persona si riappropria di se stessa.

Sai una cosa? Quando fai quello che puoi, a un certo punto cominci a vedere quello che prima non riuscivi neanche a scorgere. Accade sempre così: quando cammini verso l'orizzonte, i confini del visibile si ampliano e ti accorgi di nuove possibilità.
Insomma, se all'inizio quello che potevi fare ti sembrava "inutile", scoprirai che si tratta dell'accesso a vie ulteriori... Pensa se non fossi passato all'azione!





5 ottobre 2014

Indignazione

Di fronte alle ingiustizie, agli ostacoli della vita, alle guerre, alle scie chimiche... come non indignarsi? Giusto?

... Attenzione! Se ti indigni, ti fai del male!

L'indignazione è un veleno, e a meno che tu non voglia intossicarti, è bene starne alla larga.

Ogni volta che ti indigni, agisci una contrazione nel tuo campo energetico, una chiusura che ti allontana dalla fiducia e dal fluire con la vita, e questo ti rende più debole, oltre che più cieco ai miracoli e alle soluzioni.

Inoltre, l'indignazione (anche se "motivata"), va ad alimentare la forma pensiero collettiva del giudizio, che quindi prenderà forza anche "grazie" a te.

Benedici quello che vedi e che vorresti cambiare.
Non permettergli di innescare in te una contrazione.
"Io ti benedico e non ti giudico".

Poi, chiediti: "Cosa posso fare per cambiare o migliorare questa situazione? Come e dove posso agire?"... affinché al buio dell'impotenza si sostituisca la luce di una coscienza che si espande.




2 ottobre 2014

Prospettive

Lo so, è tanto tempo che non mi occupo del blog. In questo periodo ho scritto sul diario, sui fogli in giro per casa, sui quaderni sparsi in borsa ogni volta che mi ha raggiunto un'intuizione. Ma ho tenuto tutto "per me". E sapete una cosa? Non mi ha fatto stare molto bene. Invece, quando condivido alcuni dei miei pensieri, sentendo di poter ispirare altre persone, vengo ripagata da un maggior senso di soddisfazione, di pienezza, di forza.

Da qualche parte nell'anima, si accende una gioia sottile e nutriente ogniqualvolta coltiviamo i nostri talenti e li condividiamo con gli altri. 
Non sono esclusa da questa Legge.

A me piace scrivere e tradurre in parole concetti non sempre semplici ma che aiutano ad ampliare i punti di vista sulla realtà e i suoi meccanismi occulti, almeno per quello che è il mio sentire e la mia esperienza. Ho così tanto ancora da scoprire e da risolvere, che a volte mi sento sopraffatta da questa vastità e allora "sparisco", mi ritraggo, poiché avverto la necessità di creare o di scegliere prima di tutto una sintesi, un sistema che io possa condividere in modo chiaro e definitivo.

Tuttavia, la vita è un processo dinamico infinito, in continua evoluzione; insomma, non esiste "conclusione" alla quale mi sia mai "fermata", non esiste identità, certezza, scuola di pensiero, stile di vita, credenza... che io non abbia in qualche modo superato, integrato, ampliato, rivoluzionato! Tale è la velocità del "cambiamento", che non mi riconosco nei diari e nelle foto di soli pochi anni addietro, a volte mesi. (Figuriamoci nei post del blog!)

Se aspettassi di avere il quadro chiaro e definito per sentirmi autorizzata a condividere i miei pensieri, potrei aspettare una vita intera; perché non arriverebbe mai. Ecco, dunque, ho deciso: continuerò a mostrarvi i "colori" mentre li uso, mentre creo, scopro e modifico il "quadro"! Se poi, in questo universo di possibilità, saprò suggerire prospettive, intensità di vedute, vie nelle quali ficcanasare a chi è a digiuno di esplorazioni, ne sarò felice.

Il paesaggio cambia, cambiano le forme e i colori, posso accettarlo.
Ed è bello sapere che il paesaggio più sorprendente siamo noi stessi, la nostra consapevolezza che cresce, il nostro amore che si fa più grande. Non esiste quadro che possa rappresentarlo.







1 giugno 2014

Donna, risorgi

Amiche, sorelle, donne... accorgetevi: certi uomini vogliono abbattervi, limitarvi, usarvi, nonostante i "buoni propositi", le belle parole, i fiori... Costoro avvertono la vostra connessione con le forze della Natura e del Cuore, con la Sapienza dell'Anima, e non tollerano che a voi sia riservato tanto "potere"... allora fanno di tutto per farvi dimenticare la vostra stessa natura sapienziale, anzi pretendono - alla fine - che voi li serviate, li temiate, li consideriate superiori.

Le religioni o molte di esse sono state fondate dalla stessa "mente maschilista" che cerca di farvi sentire in colpa o sbagliate, in qualche modo, non appena rivelate la vostra luce, la vostra originalità, il vostro essere donna.

Oggi questa "mente" agisce ancora in molti, uomini e anche donne, più o meno consapevoli di avere una tale ombra dentro di sé, spingendo troppe di noi a cadere nel tranello del senso di colpa...

Ma è proprio il tentativo di farla sentire in colpa che rivela a una donna che in realtà di lei si teme molto: la sua energia femminile, la sua vitalità, la sua indipendenza, la sua capacità di risorgere.

Risorga, allora, non per dominare l'uomo, che l'ha umiliata e oppressa, ma per insegnargli a non avere più paura...





11 maggio 2014

L'affamato

Non si può volare leggeri se non si abbandonano le valige pesanti che spingono verso il basso. Una di queste valige, di cui è bene accorgersi, si chiama "essere affamati". Desidero portare l'attenzione su questo aspetto perché esso è molto, troppo diffuso.

Chi ha messo da parte il proprio Io per troppo tempo, non solo ha dimenticato il sapore della cura, ma ha imparato a convivere con la fame di chi non ha mai addentato la propria anima. Ha imparato a convivere con il disamore di sé, e questo, per quanto funzionale alla sopravvivenza, non permette mai di sentirsi appagati.

C'è chi si ritrova sempre senza energia o chi, invece, ne manifesta fin troppa, ma la usa per criticare gli altri e avvelenare i loro sogni: chiaro sintomo di una congestione, di un difetto nella capacità di sentirsi sazi realmente... Sono due facce della stessa medaglia, quella dell'affamato.

L'affamato è colui che non ha mai coltivato la propria luce, la propria vitalità, ciò che davvero appaga il suo Io. E' colui che ha messo da parte le proprie sensazioni e si è affidato, per le sue scelte, a ragionamenti, aspettative, imposizioni dell'ambiente.

L'affamato ha messo da parte ciò che sente essere giusto, e per questo è molto pericoloso, per se stesso e per gli altri, poiché non conosce etica ma solo "programmi affamanti". Affama se stesso, imprigionandosi in una vita di privazioni, e/o affama gli altri, pretendendo che siano come vuole la sua fame, e non come vuole la loro anima.

L'affamato spesso finisce negli eccessi, è privo di equilibrio per definizione. Appena gli viene offerta la possibilità di "assaggiare" qualcosa, infatti, lui si getta a masticare a oltranza, anche solo per il gusto di farlo, non accorgendosi magari che si tratta di qualcosa di velenoso. Ha patito così a lungo la fame, che non lascia più andare l'oggetto del suo appagamento.

L'affamato ha perso il suo istinto, la capacità di sentire odori e sapori, di sapere cosa mangiare e quanto mangiare... A volte si tratta di vero e proprio cibo, altre volte di abitudini o relazioni intossicanti... Qualunque sia il "campo", l'affamato non si accontenterò di assaggiare, ma finirà nell'eccesso, sviluppando pericolose dipendenze e stili di vita sempre più frustranti.

Cosa fare?
Innanzitutto se cadiamo nell'eccesso o nel disequilibrio con un cibo, una relazione o una abitudine, bisogna guardare in faccia la realtà: quel "cibo" non è giusto per noi.
L'anima sa che è un pasto di cui non abbiamo bisogno, sa che, se "mangiamo", non saremo mai sazi... per questo non ci appoggia, per questo ci lascia precipitare.

Di cosa ha veramente bisogno l'anima? Qual è il nutrimento dell'Io?
Trovare la risposta - o meglio le tante risposte - a questa domanda, significa trovare il coraggio di sopportare la fame per non fiondarci subito sulle prime polpette avvelenate che ci lanciano, ma metterci alla ricerca di ciò che nutre davvero!

Occorre rieducarsi a mangiare... a percepire con i propri istinti... al di là di idee, ideologie, automatismi e "bisogni".
Non possiamo pretendere di sentirci appagati attraverso un cibo che è scelto per noi da altri!
Dobbiamo scoprire da noi cosa sentiamo, esplorarlo, e allenarci a farlo... senza giudizio! ... A ogni prova, a ogni tentativo, diverremo più abili... e di fronte agli insuccessi (inevitabili, perché un percorso non è mai fatto di linee dritte ma di cicli), abbracciamo la frustrazione e diciamoci: "Va bene, da questo imparo, ora mi regolo e prendo la misura per il prossimo passo, il prossimo giro".

Ecco, allora impariamo a dialogare con noi stessi in modo più rispettoso della nostra "vera fame", impariamo a fermarci quando è il momento, a fare poco ma a farlo spesso, ad andare avanti trovando una via alternativa, a vivere ogni sosta non come un fallimento, ma come il tempo del riposo, ad accogliere la disciplina non come fatica per arrivare a un obiettivo, ma per gioire del percorso in sé, fatto di istante dopo istante... Nell'istante noi godiamo del percorso; l'obiettivo serve a dare una direzione, ma la gioia è adesso, l'esserci è adesso, il nutrirci è adesso, il dire "basta, è troppo" è adesso, "ora mi occupo un po' di me" è adesso...

Per l'affamato è essenziale imparare a misurarsi con la propria fame cronica, a riconoscerla, ad accoglierla, ad avvicinarla a ciò di cui il corpo-anima ha vera necessità.
All'inizio non è semplice, le cattive abitudini, le credenze devianti e le paure hanno una loro forza, ma se egli persiste con i tentativi e i piccoli passi di ogni giorno, riuscirà a disintossicarsi da quelle cose che ingannano i sensi ma in realtà saziano assai poco, e a sviluppare una nuova e più sana relazione con la fame e con il piacere...

Se in un modo o nell'altro siete affamati, prendete in mano la decisione di alimentare tutto ciò che appaga l'anima. Il primo passo è recuperare il contatto con se stessi: occorre passare del tempo da soli, in compagnia di sé, con una passeggiata in giardino, una gita in quel museo, o dipingendo quella finestra... fate voi. E non deve essere una frequentazione occasionale, ma regolare.

Si possono cercare alleati, come quel vecchio amico che ci vuole bene ma non ci appoggia nelle nostre dinamiche distruttive... Si può pensare a un nuovo lavoro, una nuova attività creativa...
Allo stesso tempo, si abbandoni quel che occupa spazio inutilmente, quel che fa stare male, quel che "non ci merita" o inevitabilmente toglie energia.

C'è chi comincia da un seme, chi da un fiore già sbocciato, chi da una idea soltanto, chi da un libro... Ognuno ha la misura di quanto sia profonda la propria fame e la propria energia, ognuno parte da dove può... Quel che conta è iniziare e, soprattutto, è nutrirsi, davvero, ogni giorno, con compassione e infinito amore, sempre e comunque, qualunque cosa accada.



Ecco qui un po' di suggerimenti utili e risorse per aiutarsi sul percorso:

Per lavorare con le emozioni e i programmi inconsci depotenzianti, contattate o seguite la psicoterapeuta Erica F. Poli. Questo il sito: www.ericapoli.it

Per le donne (ma in realtà non solo): se volete un metodo per gestire casa in modo veloce, diventare ordinate e non perdere più tempo, iscrivetevi a FlyLady Italia. Sembra un modo per imparare a tenere pulita la casa ma è di più, è qualcosa che cambia la forma mentis. Io oramai sono un'affezionata. Sito: flyladyitalia.weebly.com

Pillole di coaching e pratici suggerimenti per passare all'azione anche sul sito di Vale Giuffrè qui: www.valegiuffre.it

Tra i libri...

Il Metodo di Stuts e Michels. Fornisce strumenti pratici per sviluppare disciplina, coraggio e forza per uscire dai territori ammuffiti della zona di comfort...

Per chi vuole informarsi sulle dipendenze affettive, interessante il Dire basta alle dipendenze affettive di M-C Deetjeens

Per prendere coscienza e liberarsi dagli schemi ereditati dalla famiglia: Metagenealogia di A. Jodorowsy


Questo e tanto, tanto altro ... Cercate, e troverete. Un abbraccio!

27 aprile 2014

Guarigione e pensiero positivo

"Penso in modo costruttivo e faccio visualizzazioni positive, però tutto questo non funziona perché sto sempre peggio e ho paura che non guarirò mai". Troppe volte ho sentito questa frase dalle persone intorno a me, oggi compreso. Colgo l'occasione, quindi, per fare un po' di chiarezza fra il rapporto che lega il pensiero positivo e la guarigione.

Il pensiero positivo non è un mezzo per ottenere la guarigione

Usare il pensiero positivo, le visualizzazioni, la preghiera ecc. con lo scopo di ottenere benessere e guarigione ci mantiene alla stregua di un mercante. Io ti do questo, se tu mi dai quest'altro. Prego, così guarisco. Penso positivo, così la malattia andrà via. Faccio meditazione, così starò meglio.

Anche se si tratta di "cose naturali ed energetiche", le stiamo usando alla stregua di un antidolorifico, di una pillola comprata per lenire il sintomo, con l'unica differenza che in questo caso non ci aspettiamo effetti collaterali. 

Mercanteggiare con la malattia, con i problemi, non ci farà fare grandi passi in avanti. E' un po' come indossare una maschera e sperare che l'universo non si accorga della nostra essenza, o pretendere che sia benevolo con noi in cambio di un po' di "impegno" da parte nostra...

Impegno che, a ben vedere, poi, è sempre sproporzionato rispetto all'entità del tempo che abbiamo trascorso a pensare "in negativo" o ad aprire la porta alla malattia; tant'è che, dopo poche settimane di qualsiasi "pratica", spesso molliamo, delusi per la pochezza dei risultati, anche se prima abbiamo trascorso anni o decenni ad abusare del corpo e dell'anima.

... Lo vedete il quadro?

In genere la malattia o un dolore morale ci spingono ad accorgerci di qualcosa che abbiamo nascosto a noi stessi (diciamo così), esortandoci a un ampliamento della visione; in questo senso è naturale chiederci come ripristinare l'equilibrio. Ecco, cioè, che la preoccupazione, lo sconforto, il dolore, ci inducono (o meglio ci costringono) a cambiare il nostro stile di vita, dall'alimentazione ai pensieri, al rapporto con le persone e noi stessi... Ben venga! Ma questo è l'inizio!

Inizio di cosa? Inizio di un viaggio verso un più autentico modo di essere che ci aspetta, impaziente, a braccia aperte... E chissà quante sono le vie per raggiungerlo: da una dieta che rispetti il corpo, al coraggio di coltivare il proprio sentire, o un po' tutto insieme, purché la smettiamo di maltrattarci e di avere paura, e ci affidiamo a lui.

Quel "modo di essere" esiste in "sinfonia" (sì, ho messo la "f") con la nostra verità: è la parte di noi più vera, che pensa e agisce in maniera costruttiva, non perché gli conviene ma perché fluisce con la vita, indipendentemente da quello che accade intorno.

Ricapitolando, il pensiero positivo non è un mezzo per ottenere qualcosa, ma è un modo di essere, e come tale non può essere "usato".

Quando il pensiero positivo e potenziante è davvero parte della nostra visione, quando noi siamo tutto ciò, allora formuliamo il nostro intento senza aspettativa e senza paura. Non pensiamo positivo "per ottenere qualcosa", ma pensiamo positivo... e basta! Punto! Amen!

Come arrivare a questo?
Continuando il viaggio, amici miei, nella maniera più sincera e onesta possibile.
Riconosciamo il "mercante" e lasciamolo andare, e facciamo spazio a quel dio fatto di ombra e di luce che abita il nostro spirito e conosce il vero nome delle cose... Chiediamo a lui cosa vuole la nostra anima e restiamo bene in ascolto, perché da questo dipende la nostra guarigione.

La guarigione non arriva perché lo decidiamo noi

La guarigione è un processo che non possiamo "controllare", sebbene possiamo imparare a sviluppare il coraggio per assecondarlo. Non possiamo sapere, infatti, come andrà a finire, anche quando accettiamo e abbiamo il coraggio di seguire le strade del Sé. Chiaramente, così facendo, moltissimi si ritrovano più in salute o con nuove opportunità: le testimonianza di chi riesce a recuperare salute e gioia, dopo aver fatto un lavoro di carattere coscienziale, sono incoraggianti! Altri, invece, addirittura muoiono... ma se ne vanno da questo mondo come "sani", perché "guariti" nel profondo... mentre certi vivi rimangono "malati"...

Questo per dire che possiamo e dobbiamo fare la nostra parte, ma essa non ha niente a che fare con il controllo; è piuttosto uno "scoprirsi Uno" con quello che c'è... Allora il desiderio cresce ma senza aspettativa, la fede ci consola ma senza pretesa, la fiducia ci guida ma non le mettiamo condizioni... Consci che le ragioni del Cielo sono sempre più grandi della nostra immaginazione.

No, non voglio scoraggiare chi sta cercando di guarire. Tutt'altro. Voglio fornire, anzi, una chiave più profonda ed efficace: non cercate di controllare la malattia, non cercate di controllare la vita. Cercate, invece, di ascoltare la verità - l'autenticità - che avete dentro. Non la paura, le aspettative, non ciò che vi rende dipendenti.

Ascoltate e trovate la strada che vi conduce alla piena voglia di vivere, quella di cui magari ignoravate l'esistenza (o la consistenza), o che più di ogni cosa vi terrorizza perché vi chiede di esporvi... E abbiate il coraggio di percorrerla. Ne va della vostra guarigione. Qualunque cosa ciò significhi.





21 aprile 2014

L'io selvaggio

Qualunque sia la direzione da cui proveniamo, qualunque siano i traumi e le prove che hanno segnato il cammino, dentro ciascuno di noi esiste un sentire autentico, un "io selvaggio", legato alla natura profonda ed essenziale del nostro essere, che conosce la verità del nostro cuore e che si accorge dei predatori e degli alleati.

Per motivi culturali, di educazione e altro, siamo spessi indotti a trascurare questo sentire, fino a dimenticarci della sua esistenza; allora ci tuffiamo in scenari illusori, ci raccontiamo storie che non sono nostre e facciamo entrare i predatori in casa, scoprendoci insicuri di fronte alla vita.

Il supporto e la guida dell'io selvaggio sono essenziali, poiché esso conosce istintivamente la strada per attraversare il bosco.

La prossima volta che avverti un segnale interiore, anche sottile, sia esso un disagio o una gioia, drizza i sensi e attiva il fiuto: è sicuramente il tuo io selvaggio che sta cercando di farti accorgere di qualcosa.




Il serpente è simbolo di conoscenza e di sapienza. La donna - il "lato femminile", l'io istintivo, il sesto senso - è colei che ha il coraggio di "conoscere". Grazie all'alleanza fra la donna e il serpente, l'anima può fare l'esperienza del mondo materiale e acquisire conoscenza. Nei secoli la religione ha tramandato tuttavia un'altra versione della storia (o meglio del mito), cercando di far sentire la donna "colpevole" per la sua "curiosità" e il suo sentire, e così facendo ha anche depotenziato il collegamento con l'io selvaggio. L'io selvaggio, infatti, conosce la differenza fra il bene e il male, quindi sa fare le sue scelte in modo autonomo e non si fa condizionare dai ricatti e dalle lusinghe. Un uomo o una donna lontani dal proprio io selvaggio hanno necessariamente bisogno di qualcuno che dica loro cosa fare, prestandosi così a essere perfetti consumatori di scientismo e religione.


11 marzo 2014

Questione di scelte

Attirare significa prima di tutto selezionare, accorgersi di ciò che ci passa vicino, e quindi scegliere.

Attenzione, cara anima navigante. Il mondo è capovolto, pieno di valori contorti e maschere ripiegate su se stesse, e non è "colpa" tua se incontri qualcosa di "sbagliato" nella tua realtà. Non pensare quindi che "te lo sei attirato": questa logica è un tranello che non ti fa evolvere!
Certo, la frequenza dei tuoi pensieri ed emozioni è fondamentale perché, per accorgerti delle vie, devi prima concepirle nel tuo cuore. Ma gli ostacoli sono numerosi e spesso non puoi evitare di incontrarli. Né puoi sondare davvero tutte le ragioni del Cielo per cui sei stata spinta su una strada piuttosto che su un'altra.
Tuttavia puoi fare qualcosa di molto efficace: puoi scegliere se restare attaccata agli ostacoli o alle situazioni che ti fanno stare male, oppure andare oltre!

"Tanto non cambia niente"... Quante volte, dopo l'ennesima esperienza negativa o di delusione, sei stata tentata di chiuderti e giungere a una tale conclusione? Ecco, questo è un altro tranello, ben orchestrato nei meandri della mente da "chi" non vuole che tu veda oltre ciò che appare.
... Vedere cosa?
Vedere che il cambiamento è graduale e si nutre di piccoli passi e non di "colpi di scena"!

Non è vero, infatti, che nulla cambia mai! Se stai lavorando onestamente su te stessa, e nel coraggio di esserci, potrai notare come quell'ostacolo sembra lo stesso della volta precedente ma, a ben guardare, sei riuscita a superarlo un po' più velocemente. E sempre più velocemente, cara anima, ti sei accorta di cosa poteva fare al caso tuo e cosa no. Ed è questo ciò su cui devi poggiare la tua attenzione: l'avanzare della tua consapevolezza, il tuo crescente accorgerti.

Ti chiedo, quindi, di essere lucida e attenta, ma allo stesso tempo di rimanere aperta e nella fiducia. Solo in questo modo puoi veramente andare al di là di quello che è già stato e fare un passo avanti.

Quando alla fluidità del cuore associ anche la chiarezza di visione, accade che, se ci sono segnali, li cogli in tutta la loro pienezza, e quindi scegli. Ed è proprio così che attivi la risonanza con ciò che vuoi che arrivi: con le tue scelte dai precise indicazioni alla vita su ciò che veramente vuoi.




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28 febbraio 2014

La ruota delle reincarnazioni

Il concetto di reincarnazione mi ha sempre affascinato, inoltre esso può spiegare moltissime questioni, per esempio i talenti manifesti fin dalla tenera età, o quella sensazione - a volte fortissima - di conoscere già luoghi e persone mai incontrati prima. In ogni caso, per me è sempre stato facile intuire come questa non fosse l'unica vita, l'unico piano di esistenza; per non parlare di tutte quelle volte (numerosissime) in cui ho avuto la sensazione di vivere più vite nel corso di una stessa...

In genere, si pensa alla reincarnazione come a una serie di vite che accadono l'una dietro l'altra. Le dottrine esoteriche spiegano che la reincarnazione è il mezzo attraverso cui la coscienza può crescere; in sostanza, l'uomo ha bisogno di attraversare diverse esistenze per imparare a mettere la propria personalità al servizio dell'anima. Tutto accade, quindi, attraverso un andamento sequenziale, un percorso lungo la "ruota del tempo", che chiede di aspettare centinaia di anni, forse millenni...!
Oggi so che questa descrizione è allo stesso tempo vera e non vera: tutto dipende da quale punto di vista si guarda... ma procediamo per gradi.

Quella della "ruota del tempo" è un'immagine bellissima... e anche perfetta per il tassello che mi accingo a inserire. Le incarnazioni, infatti, sono da sempre simboleggiate da una ruota, per questo si parla anche di "ruota delle reincarnazioni". Ed è qui che voglio portare la tua attenzione, caro navigante di Spiritualità Quotidiana.

Prima di continuare, devo aprire una breve parentesi sulle "dimensioni", affinché ti sia chiaro come, ampliando la tua consapevolezza da una dimensione a un'altra, la tua esperienza possa modificarsi drasticamente.

Pensa a un rappresentante della seconda dimensione, per esempio a un foglio di carta. Dal punto di vista del foglio, la realtà è misurabile solo in termini di superficie, e qualora dovesse incontrare un oggetto tridimensionale, non saprebbe vederlo.

Mettiamo che il foglio si intersechi con una ciambella (che è un oggetto tridimensionale). Guardando a ciò che accade, esso noterebbe solo due cerchi, reputandoli due fenomeni distinti nello spazio e nel tempo... ma chiunque guardasse lo stesso fenomeno dal punto di vista della terza dimensione, vedrebbe che in realtà si tratta di un unico oggetto: una ciambella, appunto!

L'immagine qui sotto (ottenuta attraverso avanzati strumenti di grafica computerizzata), può aiutare a comprendere l'idea:


Cambiando la prospettiva dimensionale, dunque, cambia totalmente l'esperienza percepita.

Parlando dei piani spirituali e in particolare dell'anima, essa vive in una dimensione superiore, dove il tempo e lo spazio sono trascesi... Se sei un praticante di meditazione, hai certamente familiarità con la sensazione di non-tempo e di unione con il tutto, che spesso si verifica durante tale pratica. Questo accade perché in quei momenti sei più vicino, come consapevolezza, al piano dell'anima.

Domanda: com'è possibile, allora, che abitando in una dimensione dove il tempo è trasceso, l'anima "viaggi" attraverso varie incarnazioni, una dietro l'altra, cioè usando il tempo stesso?

(Hai già capito dove voglio arrivare?)

Per quanto riguarda la singola incarnazione, certamente questa si verifica mediante il tempo. Per il piccolo-io incarnato, il tempo esiste così come esiste lo spazio: andare da Roma a Milano richiede del tempo, che cambierà in base al mezzo usato, ma in ogni caso si tratta di due luoghi diversi (nella nostra dimensione) e quindi per andare dall'uno verso l'altro ci muoveremo temporalmente.

Per l'anima, invece, per la quale non esiste né spazio né tempo poiché ogni cosa è Uno, non ha senso parlare di entrare e uscire da un'incarnazione all'altra, perché per lei significherebbe muoversi proprio nel tempo (ossia sarebbe come non vedere la ciambella intera, ma solo i due cerchi)...

Sto dicendo che la reincarnazione dell'anima non esiste? Non proprio... Sto solo sottolineando che essa si svolge su un piano "privo di tempo"!

Ancora non riesci a vedere il quadro? Tranquillo! Esiste uno schema che ti mostra facilmente questo concetto. In realtà lo hai sempre avuto sotto il naso, ed è proprio l'immagine simbolica della ruota delle reincarnazioni di cui facevamo cenno prima.


Abbiamo detto che, dal punto di vista animico, un punto di vista che appartiene a una dimensione superiore, non esiste distanza spaziale né temporale, ma tutto è istantaneamente. Tenendo ciò presente, significa che, quando guardi alla ruota delle incarnazioni, ti accorgi che ogni raggio cioè ogni incarnazione accade nello stesso istante!

Questo concetto per la mente non è semplice, poiché la mente abita nello spazio-tempo tridimensionale e quindi può solo "capire". Ora invece, per stare dietro a quello che ti sto rivelando, devi usare l'intuizione. L'intuizione, il pensiero astratto, è la facoltà che ci collega con la mente superiore altrimenti detta "anima"... Molla il controllo, ascolta col cuore!

Riprendiamo l'immagine della ruota.
Attraverso ciascuno dei raggi, l'anima immerge una parte di sé nella dimensione materiale (quindi in una realtà con minori dimensioni rispetto alla sua). Ciascun "raggio" fa esperienza di una "nota", di una qualità che si ha bisogno di assorbire, di rendere armonica. Ma tutte le esperienze accadono simultaneamente: non può essere diversamente!

Quando un bambino nasce già con un talento, egli sta usando una qualità che, osservata dal piccolo-io incarnato, ha "già" coltivato in una vita passata; ma per l'anima questa "vita passata" sta accadendo istantaneamente (per l'anima esiste solo l'eterno, cioè "atemporale", presente).
Allo stesso modo, ciò che il bambino apprenderà in questa vita, a sua volta se lo ritroverà già acquisito in una "vita futura" che, anch'essa, si sta svolgendo istantaneamente.

Il fatto che le incarnazioni siano istantanee (oltre a fornirci materiale per farci un paio di seghe mentali non indifferenti) ci permette di intuire come ogni cosa sia collegata...
Ciò spiega, per esempio, perché certi sensitivi vedano gli eventi del futuro: non in quanto già scritti, piuttosto in quanto già esistenti.
E spiega anche perché la previsione di un buon medium può fallire: non perché egli abbia errato nella sua percezione, ma perché il "futuro" nel frattempo si è modificato...

Non si pensi, infatti, a ciascuna vita (ciascun raggio della ruota) come a qualcosa di stabile e ben definito: in realtà, a ogni istante, la ruota, e i suoi raggi, può modificarsi.
Ciò che la coscienza ha pienamente acquisito non ha più bisogno di essere proiettato ossia esperienziato nella materia e quindi può addirittura "scomparire" dal presente, dal passato e dal futuro, cioè dalle varie vite (in altre occasioni avrei detto che, semplicemente, siamo saltati su una diversa linea temporale)...

Questo tipo di nozione ci dà la chiave per comprendere anche il funzionamento dei traumi. I traumi sono aggregati di energia che sono sempre vivi nell'oggi. Anche se accesi da un evento del "passato", essi agiscono nell'oggi. Ma quando nell'oggi tu riesci a scioglierli, allora automaticamente sono sciolti nel passato (se ne può addirittura perdere memoria) e così nel futuro (dove non influenzano più le nostre scelte). Questo significa che non esiste un trauma che non possa essere superato, ma anche che, nel momento in cui lo superi, in un certo senso è come se non fosse mai esistito...

Quando ho raccontato di questi argomenti a un'amica, mi ha risposto che l'entità angelica Metatron afferma le stesse cose; io non so chi sia Metatron e quindi mi scuso se ho ripetuto i suoi concetti che, quindi, non sono nuovi. Anzi, vi do per certo che non lo siano. Basta una semplice ricerca per imbattersi nel materiale online di Rocco Bruno dove il ricercatore accenna alla contemporaneità delle incarnazioni, oppure nei libri della medium Barbara Amadori dove le sue guide affermano che la reincarnazione non esiste ma esistono semmai esperienze su altre dimensioni (e a me un po' risuona con il concetto di "vite istantanee"). Anche Brian Weiss, se non erro, ha dichiarato che, nelle sue ricerche ipnotiche, si è imbattuto nelle "vite future" dei suoi pazienti. Lo stesso Corrado Malanga ha parlato dell'istantaneità di ogni cosa, coinvolgendo la fisica quantistica... E chissà quanti altri hanno già rivelato tutto questo!
Non esistono informazioni nuove, esistono solo informazioni che ci raggiungono quando siamo pronti a riceverle!

Eccoci arrivati alla conclusione di questo post, ma prima di chiudere voglio lasciarti un ultimo tassello che ti svela come (intra)vedere le altre tue vite.

Il punto è semplice: puoi accorgerti di altre tue vite attraverso ciò che il piccolo-io incarnato chiama "gli altri". Gli altri sono la proiezione di altre tue vite... cioè di altre tue parti di coscienza (o almeno, questo è ciò che mi è stato rivelato e che risuona con la mia verità interiore, quindi prendilo così come tutto il resto: con infinita leggerezza!).

Gli altri sono te in altre tue vite. Quelle dove magari la tua ombra agisce allo scoperto. O quelle dove la tua luce ha il coraggio di mostrarsi... Da colui che ti sta simpatico o di cui ti innamori, a colui che ti crea problemi e ostacoli... Tutti sono "proiezioni di te"...

Hai mai sentito parlare alcuni maestri sul karma, di come in una vita, per esempio, ti trovi a fare il persecutore e, in quella successiva, la vittima? In una vita fai un ruolo, e in quella dopo ti ritrovi a fare il ruolo opposto... Ora possiamo completare questo quadro: tu stai già ricoprendo tutti questi ruoli, nello stesso istante. E lo stai facendo attraverso gli altri. Solo che, sul piano sotto-dimensionale del piccolo-io, vedi gli altri diversi da te e non ti accorgi che sono gli altri-tuoi-piccoli-io...

Ricapitolando, abbiamo detto che la ruota e i suoi raggi-vite non sono statici, ma che istante dopo istante possono manifestarsi in stati differenti in base alla coscienza dell'anima, e che l'anima orchestra ogni cosa da un piano atemporale e non-locale, quindi per lei tutti gli stati sono esistenti, in un unico punto, in un unico istante...

In poche parole tutto questo significa che dentro ogni parte trovi il tutto, e dentro una vita trovi tutte le vite...







9 febbraio 2014

Preghiera

Un amico mi ha detto che non sa pregare e che invidia il fatto che io "sappia" farlo. Quando mi ha chiesto "istruzioni", sul momento sono rimasta un po' basita, perché per me si tratta di qualcosa che semplicemente accade; un po' come se qualcuno mi avesse chiesto "Insegnami a digerire quello che mangio...".

Nella mia testa non esiste la possibilità di non pregare: l'ho sempre fatto, forse anche prima di iniziare a parlare... Da bambina non sapevo che quello che facevo fosse pregare: mi avvicinavo a un albero e mi sentivo grata per la sua presenza.
Oppure guardavo le stelle e sentivo di ricevere come un istantaneo supporto a livello del cuore.
Non ricordo quando Gesù mi venne "raccontato" per la prima volta, ma ricordo che nei miei territori interiori parlavo spesso con il Cristo. A Lui, come agli alberi e alle stelle, non ho mai chiesto niente. Non mi veniva in mente che avrei potuto chiedere qualcosa; semplicemente cercavo un contatto e mi sentivo grata per quella interazione.

Il mio pregare non è cambiato molto da allora, perché in essenza si tratta proprio di questo: un momento di contatto e di grazia con qualcosa che è sottile, invisibile, immutabile, e che pure è radicato in questo mondo, nelle sue forme, nelle sue vie.

Oggi, contattare il Cristo significa per me contattare un'energia guerriera, il cui amore è fatto di spade che tagliano rami secchi e marci. Quando sento questa energia, dunque, ho la sensazione che non abbia niente a che fare con la figura di cui parlano le religioni e le altre persone.
Quanto alle stelle, a volte ho la sensazione di essere in vita solo grazie a loro e per loro volere; poterle osservare è per me fonte di gioia indicibile.
Il mio rapporto con gli alberi si è anch'esso intensificato. Mi accorgo di loro, dei loro messaggi, in continuazione. Sono un infinito di mistero, sono sapienza divenuta bellezza, sono amore, infinito amore.

Pregare con un albero è semplice e intenso.
Fai un giro al parco e scegli un albero che ti ispira una buona sensazione: armonia, bellezza, accoglienza... qualunque sensazione positiva. Siediti accanto al suo tronco e osserva la sua grandezza, il suo crescere a dispetto di qualunque cosa accada. Rivolgigli la parola "Grazie". E poi specifica il tuo essere grato: "Grazie, albero, per essere così saldo sulle tue radici, e così pieno di vitalità da ergerti verso il cielo. Grazie, albero, per le tue foglie, per la tua ombra, per il tuo esserci senza giudizio. Grazie, albero, per essere così pieno di mistero eppure così reale". E lascia che ogni cosa, fra te e lui, sia.

Ecco, questo è preghiera: esserci con l'essenza e sentirsi grati per questa possibilità.

Molte persone credono che pregare sia chiedere qualcosa, soprattutto nei momenti di necessità.
Non c'è nulla di male nel chiedere, ma non è pregare. E, soprattutto quando si chiede da uno stato di "bisogno", è anche molto poco efficace.
Ringraziare per ogni accorgersi, invece, per ogni esserci, anche se in modo inspiegabile, è qualcosa che attiva insperati coraggi e nuove visuali.

Sii disposto ad accogliere ciò che va oltre quel che appare; fidati dell'irrazionale, dell'intangibile, dei territori misterici che l'educazione ha tagliato via dalla tua "realtà". Fidati dell'invisibile che colma il tuo spirito.

Il "lato invisibile" della vita è tale fino a quando non lo accogli nelle tue possibilità interiori: quando ti accorgi di esso, quando accetti di esserne parte, si trasforma in preghiera.





2 febbraio 2014

Innamoramento

Quante volte ci siamo innamorati di qualcuno... e quante volte abbiamo scoperto che eravamo "invaghiti" della maschera che costui ci presentava e non del suo vero volto? Sia che la maschera fosse stata indossata con premeditazione, sia con "buona volontà", in ogni caso alla fine abbiamo dovuto prendere atto che la realtà aveva un sapore decisamente più amaro...

Quando parlo di innamoramento, non mi riferisco all'amore, ma proprio a quella sensazione che ti fa sognare a occhi aperti, che ti fa pensare in continuazione all'oggetto del tuo "cuore", e che ti dà una incredibile forza e vitalità, al punto che potresti né dormire né mangiare.

L'innamoramento è una vera e propria droga, tale che alcuni cercano di assumerne in continuazione, e in questo fuggono dall'amore e dalla sua realtà, precipitando negli intricati burroni del mondo delle maschere. Non è tanto diverso da certe altre dipendenze, come quelle dal cibo o dai videogiochi: ci dà un apparente sollievo immediato e noi tendiamo a ricercarlo in modo compulsivo.

Caro navigante che mi leggi, occorre che tu prenda coscienza di due fattori molto importanti.

Primo fattore: l'innamoramento non è causato dall'altro, dall'esterno, ma solo da te stesso.

Lo so, la maggior parte delle volte ti sembra che non sia così, che non sia tu a decidere/creare/scegliere un bel niente, ma che il colpo di fulmine accada e basta.
Ma questa è solo la superficie. Se scavi un po' più in profondità, scoprirai ben altro...

A ben scavare, infatti, ti accorgerai che in te c'è un bisogno di fusione, di unione.
Questo bisogno è naturale, perché la ferita della separazione - e il conseguente desiderio di guarirla - è una ferita archetipica, che riguarda non solo genitori e figli, e coppie di amanti, ma la stessa umanità nei confronti della realtà in cui vive e che sente separata da sé.

Quando incontri ciò che sembra soddisfare il tuo bisogno di sentirti unito con l'altro (e spesse volte è un processo totalmente inconscio), ecco che scatta l'innamoramento. Si tratta, dunque, di qualcosa che dipende da te, dipende da quanto e da come il tuo bisogno di fusione è impiantato dentro di te.
E quando accade... cominci a sentirti meglio, a respirare euforia... e non importa se l'economia crolla, sul lavoro ti insultano o qualcuno ti fa un'ingiustizia, tu cominci a vivere in un'altra dimensione e tutto il resto diventa insignificante.

Fai un piccolo esperimento: comincia a occuparti di te, impara ad amarti, a essere te stesso la forza e l'energia che vai cercando nel mondo per completarti. Accadrà che certe persone (o tipologie di persone) di cui prima ti innamoravi, ora non ti fanno più alcun effetto. Il punto è che tu sarai cambiato, quindi è cambiato il tuo innamorarti... Lo vedi? Sei tu a dirigere la freccia di Cupido!

Secondo fattore: l'innamoramento non basta per sapere se una persona è adatta a te, anzi può essere fuorviante.

Accade non di rado che ti innamori proprio di chi non puoi amare e/o non può amarti... perdendoti appresso a persone che, alla fine dei conti, sono le meno adatte per progettare un futuro, e talvolta anche un presente!
Come mai?
Uno psicologo, riprendendo le tematiche prima accennate, direbbe che stai cercando di risolvere una ferita rimasta aperta (quella della separazione) e che quindi inconsciamente cerchi e ripeti il "dramma" per imparare a superarlo.

Uhm, ok, allora come si supera?
Sapere non basta; bisogna passare all'azione. E qui torniamo all'esperimento accennato prima: occupati di te, sii presente per te, sostieni e coltiva te! Riempi da te e in te quell'antica ferita ancestrale!
Questo processo, chiaramente, è dinamico e in continua evoluzione, ma è l'unico che purificherà il tuo innamorarti.

Il bisogno di fusione non può essere soddisfatto dall'altro. Sarebbe come ammettere che l'esterno ti porta completezza, cioè che esiste un esterno da cui "dipendere" per essere felici! E l'anima ben lo sa! Dunque essa cospira affinché tu ti accorga che l'altro è solo un mezzo, solo uno specchio, e non certo la soluzione al tuo problema della separazione!

Questo specchio ti invita a guardare dentro te stesso per trovare quella parte che hai difficoltà ad accettare, ad amare o semplicemente a riconoscere come tua. Quando l'avrai accettata e integrata (sì, ancora una volta, occorre unirsi dentro di sé!) allora smetterai di innamorarti dell'altro fuori di te, di ciò che sembra diverso e necessario per farti sentire completo.
Sentirai di essere già completo dentro di te, quindi già "innamorato", e finalmente sarai libero di amare... e nessuna maschera potrà crearti illusione o delusione.

Ma finché questo non accade, devi stare molto accorto, se ti "parte" l'innamoramento per qualcuno. Certo, vivi pure l'esperienza e godine sino in fondo, ma non prendere nessuna decisione importante o rilevante sino a quando l'innamoramento non sia passato, o perlomeno non abbia affrontato il vaglio del tempo.

Abbi la coscienza che stai vivendo in uno stato alterato. Durante l'innamoramento sei letteralmente drogato dalla sensazione di fusione, dall'illusione di aver trovato una persona che ti completa. Ma questo non potrà durare a lungo, e sarà la tua stessa anima a cercare modi per rompere l'incantesimo (anche spingendoti a innamorarti proprio della persona "sbagliata"), perché non c'è nulla di evolutivo nel credere che ci sia un altro a completarci, a salvarci, a farci sentire speciali.

Caro navigante, non voglio confonderti, né allontanarti dalle delizie dell'innamoramento, ma solo farti capire che esistono delizie ancora più grandi: quelle che puoi provare attraverso la tua stessa anima quando apri gli occhi e scopri che nulla è separato da te. A quel punto non sai che fartene dell'innamoramento, delle dosi che stordiscono e alterano la visione, della sua pretesa di prendere e di possedere.

Ma nel frattempo occorre che tu sia sveglio e riconosca gli strumenti usati dall'universo per farti avanzare, senza scambiarli per la meta...
La meta è dentro di te, da nessun altra parte.





26 gennaio 2014

Piccoli passi nella nebbia

Saltare da una strada all'altra, prendere mille vie traverse e alla fine giungere in nessun luogo... Cambiare idee, emozioni, visioni... Cambiare casa, professione, amicizie con una frequenza imbarazzante... Qualcuno si riconosce in questo itinerario?
Diciamolo pure: la vita è cambiamento, ma a volte sembra proprio non darci tregua con le sue sorprese e la sua instabilità! E questa incertezza di direzione può lasciarci sgomenti e timorosi di andare avanti.

In tutto questo c'è una buona notizia e una cattiva.

La buona notizia è che in questo "slalom" abbiamo imparato a essere flessibili, a modellarci nella situazioni, ad accorgerci del bello dove prima era impensabile. Abbiamo imparato a non credere più alle nostre emozioni del momento, perché sappiamo che esse possono cambiare, e noi con loro, mentre ci fidiamo più dei sentimenti, quelli che sono solidi dentro di noi e che nessuno può toglierci. Abbiamo imparato a scorgere l'essenza, a dare spazio al nuovo, non avendo voglia - non più - di perdere tempo per guardare nei vecchi , soliti angoli al buio.

La cattiva notizia è che non c'è nessun cartello stradale che possa indicarci come uscire da questo garbuglio di direzioni. Nell'incertezza non abbiamo alcuna strada davanti, o meglio, non la vediamo, perché c'è nebbia totale! E, per alcuni, può essere una situazione davvero sgradevole e generatrice di ansia.

Come fare? Quale direzione prendere senza rischiare di girare a vuoto e perdere tempo prezioso?

Sì, sì... Lo sappiamo: da qualche, parte dentro di noi, il nostro "io profondo" potrebbe farci da bussola. Ah, se solo sapessimo come trovarlo! Eppure abbiamo passato così tanto tempo a cercare dentro di noi... Allora perché non si è accesa una lampadina che ci indica la direzione?

Il perché è semplice, care anime naviganti: stiamo attraversando una zona di passaggio, un confine fra due dimensioni, dove nella prima ci sono le nostre sicurezze legate a quello che già sappiamo, ma che non ci accontenta più, e nella seconda c'è quello che desideriamo, ma che ancora non "conosciamo", ancora non ha preso forma ai nostri occhi.

A ben vedere, non è poi così male questa situazione. Nell'incertezza, infatti, noi non sappiamo cosa sta accadendo, non riusciamo a dare un nome alle cose, né a giungere a conclusioni. Non abbiamo un passato al quale tornare, ma neanche un futuro al quale tendere, perché non riusciamo neanche a immaginarlo. Abbiamo solo un presente, se pur indefinito e a volte anche insensato. 

Dov'è il "bello" in tutto ciò, allora?
E' nel fatto che, in questo stato, noi siamo come nuovi a noi stessi. Non ci sono scatole preconfezionate pronte per noi e alle quali modellarci: siamo liberi di materializzare una qualunque direzione! Siamo liberi di andare là dove la nostra anima ci sta già aspettando, ovunque sia! E' uno stato estremamente ricettivo e generatore di nuove vie... di tutto ciò che vuole essere ma che ancora non è.

Questa condizione non capita sempre. Magari hai una professione ben delineata, un giro di amici che è sempre quello da anni, e una routine familiare che non ti lascia sorprese. Vuoi mettere, per esempio, rispetto al non avere idea di quale lavoro fare, al non avere una relazione o al dover saltare da una città all'altra in cerca di punti di riferimento? Chiaro che in questo caso ci sono molti più gradi di libertà e ogni direzione diventa possibile!

Ah, già, stavamo appunto dicendo che, essendoci una gran nebbia, non vorremmo prendere la direzione sbagliata: qui non si vede oltre il palmo del proprio naso!
Ma qualcosa, a distanza ravvicinata, c'è sempre. E' qualcosa di fondamentale, e puoi vederlo solo se non ti lasci sedurre dallo sconforto o, peggio ancora, dall'inerzia di chi aspetta all'infinito che la realtà cambi da sola.
Cosa c'è, insomma, a distanza ravvicinata?
... Semplice! C'è il tuo prossimo passo.

Fermati per un momento, ascolta/guarda/senti dentro di te. Qui c'è qualcosa che desideri fare, qualcosa che è molto semplice, che è mosso non dalla paura, non dalla necessità di far tacere l'ansia o "distrarti", ma dalla voglia di bello, di essenziale.

Per qualcuno può essere dedicare una giornata solo a se stessi, allontanandosi da situazioni e persone che non fanno stare bene. Può essere un interesse intellettuale o un hobby manuale che chiede di avere la tua attenzione. Può essere una persona che vorresti chiamare anche se non la senti da tanto tempo. Può essere la voglia di fare una gita al parco e sdraiarti sull'erba. Può essere scrivere quella poesia, anche se non sai se qualcuno mai la leggerà. Può essere il cercare informazioni, solo per curiosità, su quella nuova professione. Può essere scrivere una e-mail a quel ricercatore che ti aveva colpito in un'intervista. Può essere cercare al mercatino un oggetto insolito. Può essere passare un'ora in una libreria per scoprire un libro che ti piaccia davvero. Può essere andare a mangiare quella brioche tanto buona al bar del centro. Può essere andare a correre domani mattina con il tuo cane e renderlo felice. Può essere anche (come è capitato di recente a me), mettere a posto la tua casa, ravvivandola nei colori e buttando via quello che più non ti serve.

Per quanto tu possa sentirti frustrato e poco tranquillo, c'è sempre qualcosa di piccolo, semplice e immediato che una parte di te desidera, o desidera almeno un po', e che alla fine alzerà il tuo livello di energia. Ecco, questo è proprio il tuo prossimo passo.

Quando ti ritrovi nella nebbia, tutto quello che devi fare è individuare il tuo prossimo, piccolo passo, ricordandoti che si tratta sempre di qualcosa di semplice e che alza la tua energia.
Ogni volta che fai un passo, per quanto piccolo, scoprirai di poter vedere un po' più in là e individuare il passo successivo.
Ma può accadere solo se entri in azione. Domande, dubbi e ansie servono a niente: questo è il tempo dell'agire, e agire significa fare il passo successivo.

Lasciati guidare dai piccoli passi... Non occorre che tu abbia una visione d'insieme globale o che tu veda l'obiettivo finale: quando la nebbia è così densa, puoi solo procedere verso il prossimo passo! ... Questo passo non è l'obiettivo della tua vita, non è funzionale a farti avere più attenzione dagli altri o più soldi, e neanche a raggiungere l'illuminazione... è semplicemente il passo che ti trovi davanti, a un palmo dal naso!

Tornando a parlare di questa "zona di passaggio", così densa di nebbia, va detto che si tratta di un bizzarro cunicolo spazio-temporale il quale collega diverse realtà-frequenze tra loro: è proprio per questo che, quando vi stai dentro, non vedi futuro: il futuro che potevi vedere fino a poco tempo prima, ora non esiste più! Ne sta arrivando un altro, ma essendo questa una zona di transizione, ancora non esiste...

Attenzione, il buon esito di questa attraversata dipenderà dai tuoi prossimi passi, dal tuo essere sveglio nel farli. Se, invece, ti fai prendere dalla paura e ti opponi all'incertezza, restando attaccato a vecchi schemi di vita e boicottando quei piccoli "insignificanti" passi di cui abbiamo parlato, potresti restare intrappolato in questa "realtà parallela" dove il futuro non arriva mai: è il mondo di chi pensa già di sapere e quindi non fa, o di chi fa solo quando sa dove sta andando, e per questo non diventa mai più grande di ciò che è... Terribile!

Per fortuna, adesso sai come fare per attraversare questa zona piena di nebbia: guardi dentro di te alla ricerca del tuo prossimo, piccolo passo, senza pretendere di avere altre direzioni, e lo fai!






11 gennaio 2014

la Forza e la disciplina

Dentro di te esiste una Forza che ti sospinge verso ciò che è superiore, che è luminoso. Non è l'unica forza con cui sei a contatto nel momento in cui metti piede su questo pianeta (...) ma essa è ciò che alimenta la spinta verso l'alto.

Ogni volta che scegli in base a ciò che non è una istanza del tuo Sé, non solo non avanzi, ma sottrai energia a questa Forza. Non ti stupire allora se, man mano che fai scelte non tue, il Cielo sembra sempre più lontano.

Ci sono principalmente due modi per boicottare questa Forza.

Il primo è quando assecondi le aspettative - i desideri, le paure, le pretese - degli altri. Probabilmente per essere "amato" un po' di più, per "non creare problemi", per non essere considerato "strano" o cose del genere. In questa configurazione, spesso vivi (o meglio non-vivi) nell'attesa che qualcuno, prima o poi, ti appoggi e sostenga nella strada che vorresti intraprendere.

Il secondo modo è quando ubbidisci automaticamente e compulsivamente ai tuoi desideri. Quando il drago del desiderio si sostituisce alla tua coscienza, scegliendo al tuo posto, la Forza viene compromessa.


C'è un modo per farsi ubbidire dal drago e disporre della sua vitalità. Oltre a spogliarlo, anche, di ombre, illusioni e bisogni indotti che non appartengono alla verità del tuo percorso.

Questo modo si chiama "disciplina".

Intendiamoci bene, non sto parlando di reprimersi, ma di coltivarsi. Reprimersi è da stupidi. La repressione nasce dal giudizio di cosa è sbagliato e cosa è giusto. Ma non ci sono cose "sbagliate" o "giuste", c'è solo l'esserci. Ecco che la vera disciplina non nasce dal pensiero di ciò che va fatto o non fatto, di cosa sia morale o non morale, ma è diretta espressione della volontà del cuore.

Nella disciplina, decidi consapevolmente le tue azioni, quindi non c'è nessuno che ti obbliga, nessuno di cui lamentarsi, e allo stesso tempo agisci senza attaccarti ad alcun risultato, perché sai che tu devi fare la tua parte, ma solo il Cielo ha l'ultima parola.

Ci si autodisciplina non per ottenere un qualche riconoscimento né per mania di perfezionismo, ma.per costruire la propria via verso l'alto, per ubbidire alla chiamate del proprio sé, per accrescere i propri gradi di libertà. Così facendo, la Forza trae nutrimento, mentre quell'atteggiamento di compiacenza, che porta ad assecondare gli altri mettendo in secondo piano la propria verità, viene devitalizzato.

Sempre attualissimo, Lo Sfidante è un docu-film che ci aiuta a fare un po' di luce, anche sul ruolo della disciplina. Lo trovate nella pagina ufficiale a questo link o nei video qui sotto.

Buona visione!







5 gennaio 2014

Il potere maschile ti sottomette?

Questo è un post che interessa assai poco i maschietti, ma che invece non dovrebbe essere ignorato dalle donne.
A seguire riporto un estratto dal libro Psicocoposta di Alejandor Jodorowsky, dal capitolo "Il potere maschile ti sottomette? Come vincerlo in quattro mosse" in cui vengono suggeriti alcuni atti di psicomagia per riappropriarsi della propria genuina e vitale forza femminile.

Maestro Alejandro,
ho ventidue anni e studio medicina, o perlomeno ci provo.
Non che non mi piaccia farlo… il problema è che credo di sapere tutto alla perfezione, ma quando mi siedo davanti al professore per dare l’esame, mi blocco completamente. Non riesco proprio a dire una parola. Ovviamente la mia carriera universitaria è disastrosa e questo mi fa una gran rabbia, perché molto spesso sono molto più preparata di certi miei amici che prendono trenta. Non so più cosa fare. Ora ci si sono messi anche i miei che vogliono che smetta per andare a lavorare nel nostro ristorante. E non posso biasimarli, visti i risultati. 
Ti prego, solo tu puoi aiutarmi!
Chiara

Cara futura grande dottoressa,
purtroppo, il nostro mondo è dominato dal potere maschile. Sono uomini quelli che governano, che gestiscono l’economia, che controllano la scienza, che impongono i valori culturali. Sono uomini i padroni della religione. 
Quattro vette sono offerte ai maschi: possono pretendere di diventare campioni, eroi, geni o santi.
Quattro vette sono offerte anche alle donne: possono pretendere di diventare madri, vergini, puttane o stupide. 
Il novanta per cento dei padri, quando la donna è incinta, desidera che il primogenito sia maschio. Questa gerarchia insensata regna anche tra i medici. C’è un’enormità di medici, ma alle donne si lascia il ruolo subalterno di infermiere. 
Ci comportiamo ancora come dei trogloditi: la donna deve essere al servizio dell’uomo.
Capisco bene perché lei, trovandosi di fronte al suo fallico professore, si blocchi. Essendo donna, condannata a essere stupida, cameriera di un ristorante o prostituta domestica, lei si svilisce. 
Le hanno inculcato il disprezzo per se stessa.

Le darò quattro consigli di psicomagia:

1. Inizi da subito a stimarsi come merita per il fatto di essere donna: prenda una tela e vi dipinga
il suo autoritratto utilizzando il sangue mestruale. Scopra il suo potere creatore, purificatore e ciclocosmico. Se una volta al mese l’uomo avesse l’opportunità di purificarsi in questo modo, smetterebbe di fare la guerra. Lo dipinga con le dita. Per i dettagli può usare un pennello. Terminato il ritratto, lo fissi con una vernice di finitura, lo monti su una cornice argentata (colore lunare) e lo appenda in casa in un posto dove tutti quelli che le fanno visita possano vederlo.

2. Il giorno degli esami, per non sentirsi complessata perché la trattano come un uomo castrato e senza fallo, e per esaltare il suo meraviglioso sesso, collochi in un sacchettino di garza sei monete d’oro e lo introduca nella vagina. Quel segreto tesoro che lei porta nella sua intimità le darà la sensazione di potere che le manca.

3. Per sentirsi dominatrice, proprietaria della terra che calpesta e piena di energia nel corpo, il giorno degli esami si dipinga la pianta del piede con vernice rossa e indossi biancheria intima dello stesso colore.

4. Se nonostante tutto ciò, improvvisamente di fronte al macho professore, padre severo e sprezzante, la bloccasse un nervosismo paralizzante, si porti in tasca un paio di forbici e una salsiccia (simbolo del pene). Appena sente che le sue forze minacciano di indebolirsi, infili la mano in tasca e con un colpo di forbice, tagli la salsiccia. Il suo inconscio capirà che ha castrato il professore.
Se segue questi consigli non si bloccherà mai più.


Il primo passo qui sopra suggerito, riguardo l'autoritratto di sé eseguito con il sangue mestruale, è un rito che noi donne dovremmo fare comunque, a prescindere dalla particolare situazione di ognuna, in quanto è un gesto attivatore della propria creatività femminile. Nel gruppo facebook della straordinaria Gabriella Mereu (più avanti posterò certamente qualcosa di suo) ho trovato anche il suggerimento per adattare la pratica in caso di menopausa o assenza di mestruazioni: è sufficiente inserire in vagina del colorante naturale rosso.

Buona pittura a tutte!




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