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25 maggio 2013

Problemi e soluzioni

Ogni volta che c'è un problema bisogna adoperarsi per rimuoverlo, giusto?

... No! Sbagliato! Pensare che la "soluzione" sia nel rimuovere il problema, non è affatto scontato. E' solo il punto di vista di un certo tipo di mentalità che tratta la vita a compartimenti stagni, come se le cose e gli eventi non fossero collegati fra loro. Ecco allora che il problema è sentito come un "ostacolo" e quindi come qualcosa da rimuovere nel più breve tempo possibile. Il che potrebbe avere anche un suo senso, in fondo, se non fosse che la maggior parte delle volte il problema non è quello che appare come tale. E come puoi cercare la soluzione se non vedi il vero problema?

Un uomo disse a un amico: "Litigo di continuo con mia moglie e durante gli scoppi di rabbia mi lancia dei coltelli".
E' terribile" commentò l'amico. E aggiunse: "Hai provato a risolvere il problema?".
"Certo che ci ho provato" rispose l'uomo. "Ma non ha funzionato".
"Cosa hai fatto?" chiese l'amico.
"Ho fatto sparire tutti i coltelli da casa. Ma ora mi arrivano addosso le forchette"...

Il problema è la malattia che ti sta turbando? Il caratteraccio dell'altra persona? L'incidente che fa perdere tempo e denaro? Il problema è Dio, il diavolo, la sfiga?

... No! Il problema sei tu!  Sì, sei proprio tu. Semplicemente perché tu sei il centro magnetico della tua esistenza, il che significa che la tua vita gravita intorno a te, e che anche i problemi che ti turbano esistono solo quando e dove esisti tu!

A questo punto ti consiglio di cambiare subito la vecchia "mentalità" perché se dovessi applicare su te stesso il tuo metodo per risolvere problemi (cioè quello di rimuoverli), finiresti col dover rimuovere te stesso, visto che sei tu il problema...

Con altre parole, si potrebbe dire che siamo noi ad "attirarci" quello che ci capita nella vita, attraverso le azioni e le emozioni che seminiamo. Tuttavia bisognerebbe aprire una parentesi enorme sulla parola "attirare" perché è un concetto che non si può spiegare: si può solo darne un'idea. La mente non capirebbe poiché ella non vede il quadro ma solo dei pezzi scollegati fra loro. La mente, ad esempio, chiederebbe subito: "Come la mettiamo se sono nato povero e malato? Quando avrei attirato tutto questo?"...
No, non risponderò che c'è di mezzo il karma (individuale o collettivo), quello che si è fatto in altri piani di esistenza o che ci sono intenti che conosce solo l'anima... tanto per fare degli esempi (e potrei farne davvero in abbondanza). Questo non è il punto.
Il punto è che di mezzo ci sei solo "tu", c'è quello che sei. Che sei ora.

Ora è ora. Domande sul passato o sul futuro non hanno senso. Quello che sei ora è il centro attorno a cui gravita il tuo passato e il tuo futuro.
Non c'è niente da spiegare: c'è solo da essere!

La cosa interessante nell'essere è che è verificabile e sperimentabile. quindi, se ti metti in testa di vederne gli effetti (invece di cercare di spiegarli), puoi farlo!
Quando lavori sulla tua coscienza, il mondo esterno risponde coerentemente. Se impari a essere più nella fiducia, là fuori qualcosa si muove per confermarlo. Se impari a essere più nell'amore, ancora nuove realtà appaiono nella tua vita per confermarlo. A volte non senza "prove di passaggio", ma comunque qualcosa accade, accade una trasformazione, una risposta. E a un certo punto ti accorgi che anche il futuro si modella in modo nuovo, in modo coerente con questa nuova vibrazione del tuo essere, e che e altrettanto fa il passato.

Non perdere più tempo! Occupati di essere!
Se esistono "soluzioni" ai tuoi problemi, queste sono sempre in funzione di ciò che sei!

Se sei un martello, vedrai ogni cosa come un chiodo da battere e, se dovessi incontrare un leva-chiodi, lo useresti comunque a mo' di martello. E magari ti lamenteresti che ci sono sempre più chiodi conficcati ovunque. Ma se ti trasformi e ti concedi di essere qualcosa di più di un martello, puoi prendere in considerazione di levare via i chiodi, invece di spingerli e basta. Intendi?

Il mondo abbonda di strumenti, ma per usarli davvero occorre che tu prenda la responsabilità di essere colui che "è", colui che usa gli strumenti che incontra.
Ecco allora che un "problema" si rivela essere uno strumento per diventare qualcosa di più grande: non va "rimosso" ma semmai "usato" per fare un passo avanti sul percorso di ciò che si è.

Sto dicendo che la "soluzione" arriva attraverso ciò che sei, esattamente come è arrivato il "problema".
La buona notizia, insomma, è che tu sei il il problema ma sei anche la soluzione!

La cattiva notizia, invece, è che non ci credi fino in fondo, non credi di essere tu il problema né di essere tu la soluzione. Dentro di te c'è quella vocina (installata ad arte) che ti fa mettere alla ricerca della "soluzione anti-problema", della pomata anti-sintomo, del principe azzurro anti-vuoto-interiore, dell'alieno salva-umanità... Ma è sempre la stessa mentalità del passato, sempre lo stesso dormire!

Ci vuole pazienza, anche con te stesso... Concediti di pensare che la vita è al servizio del tuo intento profondo, che la vita ti sta "sfidando" e ti manda "problemi" non per sfiga, ma perché vuole che tu incontri il tuo cuore. La tua vita sa di cosa è capace il tuo cuore, sei solo tu a non saperlo ancora. E continuerai a non saperlo se ti "perdi" appresso a soluzioni fast-food e a sintomatici tamponi anti-ansia, come se tutto accadesse indipendentemente da te.

Non fraintendermi. Dei problemi bisogna "occuparsi" con intelligenza. Il buon senso non va mai buttato nel cesso. L'importante è tenere presente che si tratta di "strumenti" e non di "problemi da rimuovere".









17 maggio 2013

Che senso ha cercare risposte?

La mente è una grande cosa. Un potentissimo strumento da usare con cognizione di causa. Si può averla come compagno di avventura, come consigliere sul da farsi per quanto concerne situazioni pratiche. Peccato però che non serva a una mazza, quando si tratta di cercare risposte. E per "risposte" intendo proprio "risposte", non mere conoscenze tecniche acquisibili su un qualunque manuale.
La mente non conosce la direzione, eppure noi insistiamo col chiedergliela!

Faccio un esempio di domande che la mente si fa e a cui cerca risposta (ovviamente mentale), e a volte è la mente degli altri che viene a farmi queste domande, pretendendo che sia la mia mente a rispondere (che perversione!):
Sarà vero che l'anima si reincarna?
Ci troviamo su un pianeta-trappola?
Qualcuno è mai riuscito a liberarsi, qualcuno con cui magari fare due chiacchiere?
Qual è la chiave per uscire dalla prigione dei sensi?
Esiste davvero una chiave?

Esiste davvero una prigione?
E se la cacciata dal Paradiso raccontasse proprio la storia della prigione planetaria?
E se davvero fossimo dentro a un sogno?
Qualcuno o qualcosa ha interesse nel tenerci addormentati?
Perché mi sento come se la mia energia fosse usata per alimentare qualcosa che non ho scelto?
Ma allora sono uno schiavo o sono padrone del mio destino?
...
E così via.

Il punto è che non si può rispondere a nessuna di queste domande. Intendo rispondere "veramente", e non con i giri mentali che tanto vanno di moda nella psiche contorta degli umani.

Mi spiego meglio: si può sempre dare "una" risposta. Ma si tratterà di un bastone di appoggio. Un appiglio utile a fare il pezzo di strada che in quel momento ci troviamo ad attraversare. Magari, una volta attraversato, non ci servirà più e dovremo buttarlo via!
Certo è che se non sappiamo dove andare, quel bastone ci servirà a ben poco.
Continuare a farsi domande è come fermarsi sul ciglio della strada e pretendere che il bastone ci dica qual è il percorso da seguire. E il bastone a volte risponde pure (ma saranno risposte "da bastone")!

Che senso ha cercare "risposte"?
Per conoscere la verità?
Ma la verità si può davvero conoscere?
Una verità detta, ma non sperimentata, non è più una verità...
Per questo molti maestri tacciono. E i discepoli che capiscono, ridono.

La verità non si può dire. Perché non c'è nulla da dire. Si può solo entrare a piedi nudi dentro di essa.
Quello che si può "dire", invece, sono indicazioni, frammenti, bastoni che aiutano a percorrere, in quel dato momento, un tratto di strada. La "conoscenza" è un prezioso (e a volte essenziale) supporto. Ma tale rimane e come tale andrebbe considerato.

Certo, ci sono parole che tendono a liberare e parole che tendono a incatenare. E chiamiamo le prime più "vere" rispetto alle seconde.
Eppure colui che ascolta sarà colui che sceglierà in che modo tali parole avranno effetto su di sé.
Ad esempio, uno schiavo potrebbe trovare nelle parole di libertà una minaccia con cui giustificare la propria prigione, e un uomo libero trovare nelle parole di schiavitù una leva con cui giustificare la propria libertà.
Qualunque "risposta rivelata" non sarà mai una "risposta", sarà solo uno strumento che verrà usato da noi in funzione di dove ci siamo messi in testa di arrivare.

Le domande possono aiutare a chiarire la visione e a educarci a nuove scoperte. In questo senso, impariamo a usarle davvero!
Ma non hanno niente a che fare con la rivelazione della verità, ossia con la "risposta".
La risposta accade quando solidifichiamo la nostra coscienza, passo dopo passo, grazie al nostro esserci.
Dove noi siamo, lì è la risposta.





In verità nulla sappiamo, ché la verità è nell'abisso.
(Democrito)

11 maggio 2013

Illuminare l'ombra


In questo periodo sono molto affascinata da una particolare ricerca: quella dell'ombra. Affrontare questa tematica a mio avviso è fondamentale, se vogliamo vivere in pace sia come individui sia come collettività.

L'ombra è quella parte di noi che abbiamo dimenticato, rinnegato, chiuso a chiave in una cantina del nostro essere per lasciarla ammuffire lì, lontano dalla nostra coscienza. Lo abbiamo fatto perché in un tempo più o meno lontano abbiamo condannato o giudicato quella parte di noi che l'ombra rappresenta: abbiamo creduto che fosse la vera responsabile del nostro essere poco amati, criticati, rifiutati. Abbiamo agito mossi per profondo dolore o per la terribile paura di non riuscire a sopravvivere.

L'ombra anela a essere riconosciuta e integrata, e quindi, alimentata da questo intento, smuove monti e valli per farsi notare da noi. In che modo? Attraverso gli "altri"! E ovviamente non mi riferisco a quelle persone che ci danno sempre ragione o ci fanno sentire a nostro agio, ma a quelle che ci fanno saltare i nervi oppure ci procurano disagio e disprezzo per i loro difetti.

Mettiamola così: dentro di noi possediamo tutte le qualità, anche se in proporzione variabile. Significa che dentro di noi abitano sia il generoso sia l'egoista, sia il pacifico sia l'iracondo, sia l'estroverso sia l'introverso, sia il coraggioso sia il pauroso, e così via. Se davvero crediamo che esistano delle qualità che non ci appartengono, ci stiamo illudendo. Non ho mai trovato eccezione a questo fatto.

A volte ci convinciamo davvero che una data qualità non ci appartenga per niente, e guarda caso ci troviamo a giudicare vivamente coloro che la "incarnano". Paradossalmente, questo è il modo migliore per far sì che quell'aspetto prenda il controllo della nostra vita.

Conosco, ad esempio, una persona che punta il dito verso un collega prepotente. Il collega fa cose davvero fastidiose, che questa persona non farebbe mai, tuttavia, sotto le righe, questa persona nella sua vita muove le situazioni  in modo da creare tensione e distruggere ogni pace. Cogliete il nesso? La persona in questione non è veramente capace di vivere in modo tranquillo, ma ella racconta a se stessa di essere una persona pacifica e che lo sarebbe di più se il collega distruttivo non esistesse. Finché non riconoscerà che dentro di lei risiede una persona "arrabbiata", continuerà non solo a proiettare la sua ombra all'esterno, ma ad attirare sempre più coloro che la incarnano.

Se non ci accorgiamo di questi meccanismi, continueremo ad alimentare stati di guerra! Puntare il dito contro la guerra, giudicare coloro che sono guerrafondai come se noi fossimo lindi e pacifici del tutto, è proprio il modo migliore per accrescere i conflitti. Dai conflitti si esce integrando tutte le parti in causa. Andare "contro" qualcosa, invece, fa crescere il senso dell'opposizione e, appunto, "dell'essere contro".

L'ombra per definizione è nascosta, non visibile. Ma come avete appena inteso, essa si può rivelare a noi attraverso i nostri giudizi verso gli altri. E non importa se questi "altri" hanno davvero combinato di tutto. Se ci sentiamo irritati, danneggiati, infastiditi, urtati da qualcuna delle loro azioni, state certi che lì in mezzo c'è in azione anche la nostra ombra che ci chiede di essere riconosciuta e abbracciata!

L'altra mattina mi si è verificata una serie di fastidiosi intoppi uno dietro l'altro. In macchina qualcuno mi ha tagliato pericolosamente la strada, sul treno un tizio burbero mi ha pestato i piedi e scendendo dal metrò un ragazzo mi ha preso a spallate per farsi largo nella carrozza. Alla fine non ce l'ho fatta e gli ho urlato dietro: "Prepotente incivile!".
Ma dopo un paio di metri percorsi a rimuginare su come quella giornata fosse iniziata proprio male, sono scoppiata a ridere! Alla fine delle scale mobili che mi portavano verso l'uscita, già esclamavo "grazie, grazie!", mentre qualcuno mi guardava come se fossi un po' matta.
Da qualche giorno mi era messa alla ricerca specifica delle mie ombre, sentivo che ne mancava ancora una importante, e d'un tratto avevo capito che quella mattina l'universo aveva deciso di darmi una mano!
"Prepotente"… ecco la mia ombra rinnegata!
Quell'ombra che ho messo così profondamente a tacere da indurmi, fin da bambina, a comportarmi come un adulto responsabile, senza mai creare problemi, senza mai nulla a pretendere, senza difendere i miei spazi! Mentre magari avrei voluto giocare e mettere a soqquadro (in modo "incivile") cose e situazioni, senza sentirmi per questo "sbagliata"!

Con non poco sforzo, nel tragitto che mi separava dal raggiungere l'ufficio, ho cominciato a pensare a quei momenti (decisamente istintivi) dove avrei anch'io voluto prendere a spallate qualcuno per difendere ciò che mi stava a cuore! Mi sono così messa alla scrupolosa ricerca dei sentimenti in me di rabbia, ostilità, prepotenza! Ne ho trovati sia nel tempo del presente sia nel mio lontano passato: quanta rabbia trattenuta! Quanti atti mancati in nome del "non conflitto"!
Mentre camminavo, a ogni passo abbracciavo la "bambina prepotente", che ho sempre soppresso in me, ritenendola molto probabilmente responsabile per il disamore provato.
Inutile dire che da quel momento in poi, per tutto il resto della giornata, non ho più incontrato prepotenti o persone che mi abbiano infastidito. Per tutto il tempo, comunque, ho sempre tenuto accanto a me e ben presente la bambina prepotente, con l'intento di lasciarla libera di manifestare il suo "caratteraccio" e le sue "pretese" con me, facendole capire che ero disposta ad ascoltarne richieste e reazioni.

Ricapitolando, se volete scoprire le vostre ombre, vi invito a guardare coloro che giudicate (parenti, amici, colleghi, sconosciuti di passaggio... ma anche personaggi famosi o storici).
Stendete una lista con i nomi delle persone che più vi infastidiscono o vi creano problemi, o che ritenete comunque disprezzabili, segnando accanto le loro qualità negative e i loro difetti. Poi prendete un profondo respiro e guardate meglio la lista: state osservando l'elenco delle vostre ombre!
Se non riuscite a vederle in voi, concedetevi un tempo di esplorazione nel vostro presente e passato alla ricerca di momenti, anche brevi istanti dove quella qualità è sfuggita al controllo della vostra personalità (ricordate: tutti abbiamo tutto!).
Oppure chiedete ad amici e parenti quali secondo loro sono i vostri difetti: potreste stupirvi di come il loro elenco possa combaciare con quello tirato giù da voi stessi nel descrivere i difetti degli altri (tenete i fazzoletti a portata di mano, non di rado è uno shock)!

Una volta riconosciuta la nostra parte oscura, possiamo disporci a integrare la sua energia, abbracciandola e accogliendola nella nostra realtà consapevole. Nulla è sbagliato, solo il giudizio crea complicazioni.
La buona notizia è che ogni ombra porta un dono. Accogliendo l'ombra, essa ci lascerà liberi di usare questo dono.
Faccio un esempio per me, riguardo i doni ricevuti:
Parte egoista: mi insegna ad occuparmi di me e a portare attenzione a ciò che mi piace davvero!
Parte prepotente: mi vuole aiutare a coltivare i miei interessi, difendendoli da chi vuole approfittarsene!
Parte accentratrice: vuole che io mi occupi del mio personale successo e che non lo deleghi ad altri!
… Quanti doni!

C'è anche un'altra buona notizia: oltre all'ombra "oscura", esiste anche l'ombra luminosa, cioè l'insieme di tutte quelle qualità e competenze positive che pensiamo di non avere ma che proiettiamo (anche queste!) sugli altri!
Tipico è il caso di quando ci innamoriamo di qualcuno o "entriamo in fissa" per un "maestro" o un "personaggio" a seguito delle qualità che gli abbiamo riconosciuto… Sveglia! È la nostra ombra luminosa che ci chiede di essere integrata!
Nel personaggio famoso ammiriamo il talento o l'estroversione: stiamo ascoltando la richiesta dei nostri talenti di essere portati alla luce del sole?
Nel maestro ammiriamo la saggezza: quanto e come abbiamo soffocato la nostra stessa saggezza?
Nell'uomo coraggioso ammiriamo il senso di protezione che ci dà: quanto pensiamo di essere deboli, rinnegando la nostra stessa forza?

Il tema, come vedete, è assai amplio, e certamente richiede quel coraggio del mettere in discussione ogni certezza di aver ragione!



Consigli di lettura


Un libro, in particolare, mi ha colpito per la fluidità e la compassione con cui accompagna il lettore durante il processo di riconoscimento e di guarigione delle proprie ombre. Le tecniche proposte non hanno nulla di nuovo, ma sono presentate in modo così semplice da essere disarmante, oltre che efficace! L'autrice è Debbie Ford e il titolo è Illumina il tuo Lato Oscuro (il link rimanda al sito di Macrolibrarsi, dove lo trovate a 9,80 euro che è il prezzo di copertina). Questo libro mi ha toccato il cuore e ha rafforzato la mia capacità di scovare e abbracciare le mie ombre. Secondo me è una di quelle letture che vale la pena affrontare. La scrittura dell'autrice è fluida e rende il testo facilmente avvicinabile da tutti, nonostante la densità del tema trattato.

Altre letture interessanti:
Il male - E come trasformarlo di Eva Pierrakos
L'ombra - Il Lato Oscuro della tua Anima di Rudiger Dahlke

A completamento dei lavori con l'ombra e per far emergere la parte luminosa, consiglio vivamente:
Progetto Anima di Monia Zanon
La via dell'Artista di Julia Cameron


4 maggio 2013

Tecnica di risveglio: a quale prezzo?

Confesso che da un po' di tempo ho iniziato un faticoso addestramento che mi porterà a un portentoso risveglio spirituale (così mi è stato promesso), e ho deciso di parlarne anche qui per ispirare (o sfidare) i più audaci indagatori dell'occulto e del mondo dell'invisibile.
Preciso, innanzitutto, che il mondo più "occulto" di tutti è quello che abbiamo dentro. Tavoli che svolazzano per la stanza mossi da entità fantasmatiche, o intercettazioni telepatiche del pensiero altrui, sono ben poca cosa rispetto a quello che accade dentro di noi e di cui non ci accorgiamo!
Qui si inserisce il mio "speciale" addestramento e ciò di cui mi sta facendo accorgere, anche se mi sta riducendo allo stremo delle forze. Ma non rinuncio, certa della vittoria finale...

Tutto iniziò quando decisi di chiedere all'Universo di rivelarmi una tecnica di risveglio spirituale (state attenti a quello che chiedete, correte il rischio di essere accontentati!).
Il dialogo andò pressapoco in questo modo:
- "Caro Universo, dammi una tecnica per risvegliarmi. Rivelami il segreto per operare questa magia!"
- "Strana richiesta" rispose Lui.
- "In che senso?" obiettai.
- "Un addormentato che chiede di svegliarsi. Deve avere un profondo senso dell'ironia".
- "Ma allora come fa un addormentato a svegliarsi?" chiesi.
- "Che stai facendo?" chiese anche Lui.
- "Ma che fai, cambi discorso?"
- "Mi pare tu stia facendo qualcosa..." insistette.
- "Bhè, sto mangiando. E' ora di cena, nel caso non l'avessi notato..." risposi spazientita.
- "Cosa stai mangiando?"
- "E' un'insalata mista".
- "Che colore ha?"
- "Bhé, un po' verde e un po' viola... Mi pare" spiegai.
- "Ti pare...?!"
- "Bhé, ora non c'è più. Ho mangiato l'ultimo boccone or ora".
- "E non hai visto i colori che aveva?" chiese ancora.
- "No, stavo parlando con te! Non ho fatto caso ai colori!" risposi, con tono di chi deve spiegare le cose ovvie.
- "Ed era di consistenza morbida o croccante? ... Che tipo di odore aveva? ... Si presentava vitale e fresca, o un po' andata?"
- "Ma cos'è tutta questa curiosità nei confronti dell'insalata che ho mangiato?!"
- "Rispondimi..."
- "Bhè, ho mangiucchiato un'insalata. Ma non ho fatto caso ai dettagli".
- "Quando mangi non fai caso a ciò che mangi. Pensi ad altro, guardi la webTV o leggi un libro. E il cibo entra dentro di te senza essere visto e sentito davvero. Pericolosa abitudine, perché insegna al tuo corpo-mente ad accettare tutto in modo passivo e automatico" mi spiegò.
- "So cosa vuoi dire: che occorre presenza in ciò che si fa, anche quando siamo a tavola a mangiare. Questa è roba che sanno tutti, anche i bambini, oramai!"
- "Sono disposto a rivelarti uno speciale metodo per il tuo risveglio spirituale...".
- "Ah, finalmente! Ti ringrazio di cuore! E dimmi, cosa devo fare, dunque?" domandai speranzosa.
- "... Prima devi soddisfare un prerequisito. Vedilo come un piccolo addestramento. Una chiave che apre la rivelazione".
- "Uhm, capisco. Di che si tratta? ... Digiuno? Dare la mia roba ai poveri? Meditare due ore al giorno?"
- "Hai presente domani, alla stessa ora, quando sarà di nuovo il tempo di cenare?"
- "Ebbene?"
- "Ti prepari un'altra insalata. Ti siedi a tavola. Senza computer, senza libri, senza telefonate, senza compagnia. Tu e la tua insalata. Prima di mangiar ciascun boccone, lo osservi bene. Ne osservi il colore, la consistenza, la varietà degli ingredienti. Poi quando lo mastichi, lo fai con calma, assaporando ogni sfumatura. Tutta la tua attenzione deve restare sul cibo che stai mangiando, sulle sensazioni che ti procura. Poi fai lo stesso con gli altri piatti, e con tutte le pietanze che ti preparerai nei giorni a seguire. Quando l'avrai fatto per sette sere consecutive, ti rivelerò un portentoso metodo di risveglio spirituale".
- "Ok, ricevuto capo! ... Che tipo di cibi sono ammessi?"
- "Tutti".
- "Proprio tutti? Nessun divieto?"
- "Tutto ciò che ti va di mangiare... Ma ricorda: devi trascorrere sette cene dove la tua attenzione è totalmente dedicata a quello che stai facendo" sottolineò.
- "...'Totalmente'? ... Ma se ho dei pensieri di passaggio? Non posso evitarli completamente, non sono una santa!" obiettai.
- "Sono ammessi pensieri lampo, che inviterai dolcemente fuori dal momento presente. Ma non distrazioni, non immersioni mentali in altri 'film' che non siano quello che stai facendo sul momento, che è appunto mangiare. Quando ti distrai in questo modo, ti trovi a mangiare senza che te ne accorgi: l'automatismo prende il sopravvento mentre la tua attenzione è altrove. Non un solo boccone, dunque, va ingerito senza la tua piena attenzione".
- "Ci vediamo fra sette giorni, allora!"
(Fine del dialogo)

Sono passati ben più che sette giorni, purtroppo.
La prova è più faticosa del previsto. Non riesco a portare a termine un pasto senza che si sia infiltrato nel mio territorio mentale un vagheggiamento che mi distrae (facendomi pensare al lavoro, all'amante, all'auto da sistemare) e quindi un paio di bocconi finiscono mandati giù senza essere visti, odorati, assaporati davvero!
Quello che posso dire è che questo addestramento mi ha fatto capire che non sono padrona della mia attenzione su un'insalata, e che quando meno me lo aspetto vengo assaltata da pensieri distraenti di ogni genere: ma chi cavolo abita dentro la mia testa? Come fanno a entrarvi tutte quelle frequenze senza che abbiano il mio permesso per farlo?
Come posso pretendere di padroneggiare il mio destino se non so padroneggiare un quarto d'ora della mia attenzione mangereccia?

Tuttavia la posta in gioco è davvero alta (il risveglio spirituale, roba mica da poco!) e io devo riuscire a superare questo scoglio... Devo riuscire a mangiare l'insalata, i ceci o la pasta al sugo pensando esclusivamente all'insalata, ai ceci o alla pasta al sugo...!
Spero che a voi vada meglio, se doveste chiedere il prezzo per una tecnica di risveglio: magari avrete la fortuna di dover fare solo faticosi esercizi di resistenza psico-fisica al dolore, qualche rinuncia ai piaceri della carne, un viaggio in India o alleggerire il vostro conto in banca.