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21 novembre 2012

Rendere sacra la materia

Ci sono dei giorni, dei momenti, in cui sento una particolare connessione con l'infinito.
Potrebbe sembrare una specie di innamoramento. Anche se è molto, molto più intenso, e al centro di questo oceano non c'è una persona specifica, ma la vita e tutto ciò che essa contiene.
Accade senza preavviso, ma so bene che è il frutto di percorsi dove mi sono dovuta spogliare di molto...
Quando sono benedetta da questi momenti, sento che quello è il mio stato naturale, e non mi capacito di come si possa vivere in mezzo a preoccupazioni, ansie, ricatti, paure.
Sono istanti di benedizione, e io li porto nel cuore.

Noi esseri umani sprechiamo la nostra esistenza, troppo spesso messa al servizio di ombre, di attaccamento al dolore, di inutili questioni.
Dobbiamo invertire questo flusso, dobbiamo tornare a scavare verso l'alto.
Siamo esseri celesti, capaci di rendere sacra la materia, ed è questo il compito a cui ciascuno di noi, in realtà, è chiamato. Ma non lo sappiamo, e invece di servire il Cielo, serviamo la paura.

La paura ci impedisce di condividere con gli altri, di sentire, di donare... ci spinge a trattenere ogni cosa, e quando tratteniamo creiamo blocchi, nel corpo e nello spirito. E ci restringiamo.
Dobbiamo rompere le catene, invece, e non essere più suoi schiavi.
Dobbiamo tornare a espanderci.

Apriamo le braccia alla paura.
Questo è l'unico modo per cominciare a cambiare il mondo.
Abbracciamo la paura, qualunque cosa accada. Non alimentiamo il suo occultarsi, portiamola alla luce del sole...
La paura è una dea oscura che in realtà serve un intento più profondo. Essa ci limita affinché la nostra luce possa ribellarsi ed espandersi.
Ogni volta che abbracciamo la paura, noi compiamo l'atto rivoluzionario di accrescere la nostra luce.
Grazie paura, grazie per il tuo insegnamento, per ciò di cui mi fai accorgere. 

Sì, ci saranno degli "attacchi". Perché il buio non può ignorare ciò che lo minaccia.
Spesso il segnale che stiamo crescendo è proprio dato dal fatto che aumentano gli attacchi. Non dobbiamo spaventarci, ma restare saldi.
Gli attacchi vogliono impedirci di saltare a un livello di energia superiore, dove saremmo più focalizzati e quindi più potenti, più creativi, più liberi.
La libertà è pericolosa in un mondo fatto di sbarre.
Restiamo saldi e accettiamo la sfida del cambiamento; se non fossimo pronti per saltare quanticamente su un livello più espanso, verremmo ignorati e nulla turberebbe la nostra illusoria quotidianità.

Ci sono sfidanti su tanti piani.
Alcuni attendono che noi educhiamo noi stessi, e in questo ci boicottano... Altri sono al servizio di ragioni più oscure. Qualunque sia lo sfidante che in questo momento ci troviamo davanti, l'ultima cosa che dobbiamo fare è temerlo. Perché la sua arma più potente è sempre e solo la paura. Ma se noi la abbracciamo, non potranno esserci guerre...

Il nostro "io" è già a casa. Dobbiamo solo portarci anche ogni cellula del nostro corpo, del nostro respiro, della nostra memoria.






19 novembre 2012

Dare forma

Cos'è che spinge due persone a mettersi insieme?
Fino a che punto, e da quale momento abbiamo la possibilità di scegliere?
Qual è il ruolo delle nostre credenze?
Le credenze da dove arrivano? Sono parte di un disegno karmico (creato in altre vite, in altre esistenze)?
E se la personalità umana è una entità "fuori Legge" (poiché tutto in Natura fluisce e dona, mentre essa trattiene per sé), non sarà che comunque è una parte fondamentale del puzzle?

Imparare ad amare? ... Sì, questo è lo Scopo.

Ma cosa significa amare?
E può l'amore prescindere dall'amore di noi stessi?
Si può avere paura di amare, o di avvicinarsi a qualcuno che sentiamo potremmo amare?
E quanto, in questa ruota, è tutto frutto della nostra "programmazione" piuttosto che della nostra libertà?
Che dire, poi, degli Oscuri che cospirano affinché l'essere umano ignori il suo potere creativo e rimanga misero quale è, di modo che la sua energia venga spremuta per nutrire altri intenti?

La risposta non è attraverso la mente.
La risposta è nel sacro, in ciò che libera.
Non è dalla materia che dobbiamo liberarci, ma dalla illusione della paura.
La paura è il grande Guardiano della Soglia che nulla teme, eccetto un cuore colmo di verità.
Di qua, da questa parte del confine, alcuni scorgono già cosa c'è al di là del Guardiano. E allora capiscono che l'amore e la gioia non piovono dal cielo, ma sono conquiste.

Perché continuiamo a stare dove stiamo, se non ci dona felicità?
E' giusto assecondare ciò che la Vita ci porta, così come ce lo pone, o stiamo solo ubbidendo a qualcosa a cui non dovremmo ubbidire?




E se la risposta non esistesse?
Se non ci fosse alcuna risposta da cercare... ma da "essere"?
Siamo universi racchiusi in un corpo, siamo collettività di luci e ombre.
La mente ci ha imprigionato, dopo che l'emozione ci ha indebolito.
Questo non deve più accadere.

Quando ignoriamo gli Dei della Forma, allora essi si vendicano incatenandoci alla forma delle nostre illusioni.
Noi ignoriamo... per paura.
Perché la verità è temibile.
Perché crescere richiede esserci.
Ed esserci significa scegliere, significa lasciare da una parte, prendere dall'altra. Significa riconoscere, vedere... dare forma.
Quando scegliamo, andiamo oltre ogni domanda.
Quando scegliamo, onoriamo la forma.

Se indugiamo e non scegliamo mai, invece, pian piano saremo scelti dalla non-vita, e l'unica forma che potremo costruire sarà quella del nulla.

17 novembre 2012

Cambiamento

Pochi di noi hanno ancora il dubbio se ci sia un'accelerazione in corso. Nella nostra vita e nella vita delle persone attorno a noi vediamo accadere, in modo sempre più frequente, problemi di ogni tipo.
Ma anche soluzioni di ogni tipo.
Il cambiamento non è mai stato così protagonista come in questi ultimi anni, in questi ultimi mesi. Opporsi a esso è sempre più difficile, e chi lo fa, cercando di trattenere cose e situazioni, viene travolto in un modo o nell'altro.
Questo è il tempo della scelta, scelta tra il fluire e l'opporsi, tra il e No.
Restare nel mezzo, con i Forse, Bho, Non mi riguarda... non sembra più possibile.
Non è più possibile perdere coscienza, perdere tempo. Perché equivale a perdere noi stessi.

L'accelerazione vibrazionale che stiamo vivendo porta i nodi al pettine. Lo stiamo vedendo a livello collettivo, dove sempre più meccanismi occulti vengono portati alla luce, denunciando istituzioni e politici corrotti.
A livello personale, molti di noi stanno affrontando le proprie ombre, volenti o nolenti.
Non c'è da spaventarsi, è che l'Anima ha deciso di fare le pulizie in casa, e così sposta mobili rotti e vecchi armadi di ricordi e abitudini che non servono più, di memorie incancrenite che vanno rese al passato, di paure che è tempo di sciogliere e restituire all'inferno.
Noi italiani, poi, siamo chiamati a una sfida davvero importante: quella dell'unità. L'Italia deve costruire il suo sentimento di unità così come ciascun italiano deve imparare a creare unità dentro se stesso e di riflesso intorno a sé.

La mia insegnante Umberta dice che il primo requisito che i Maestri chiedono agli Aspiranti non è l'amore, bensì la responsabilità. Perché la responsabilità è ciò che permette a una persona di essere un punto di riferimento per se stessa e quindi per il gruppo di cui è parte. Se non c'è responsabilità, non può esserci niente altro. Così, anche per costruire unione, ci vuole responsabilità.

Aggiungo che tutti coloro che si sentono minacciati da parole come responsabilità, equilibrio, disciplina... forse dovrebbero sentirsi più minacciati da un mondo che crolla, dal non essere padroni di se stessi, dall'ubbidire agli automatismi che sono stati indotti nel loro essere.
Io adoro disobbedire, e ritengo che la disobbedienza più grande sia quella di disobbedire alla cultura in cui siamo cresciuti, che ha soffocato i nostri talenti, che ci ha indottrinato e resi schiavi attraverso paure e ansie, che ci ha diseducato all'armonia, ai ritmi della crescita, alle sfide dell'ignoto, alla bellezza delle stelle.








16 novembre 2012

Anima, ricorda chi sei



Anima che leggi,

tu che a volte temi, dubiti e soffri per il buio che hai intorno, cosa vuoi sentirti dire?
Che sei stata brava a superare molte prove? Che hai avuto coraggio?
Ebbene, tutto ciò è vero… Eppure c'è ben altro che puoi affrontare, c'è ben altro che puoi costruire.
Non guardare agli altri, questo non è un confronto; il tuo percorso è tuo soltanto, è parte del tuo "destino". Ma il tuo destino è ben più che "gestire la paura". Hai una moltitudine di esistenze dentro di te, e hai anche una moltitudine di soli con i quali illuminarle. Non ti accontentare di accendere qualche stella, quando puoi dare vita a una galassia intera!

Anima, sii grande, di quella grandezza che viene dall'accoglienza del cuore e dal coraggio della volontà. Non lasciare che ipocrisia, dubbi o sete di potere ti distolgano dalla realizzazione di questa vita.
Ricorda chi sei. Ricorda che il centro è dentro di te, mai fuori.
Dal centro prendiamo amore, nel fuori lo riversiamo: questo è il flusso corretto dell'energia che guarisce.
Restituisci i sensi di colpa e le pretese al mondo del passato.
Tu sei un cristallo alla ricerca del "taglio" perfetto con cui rimandare luce attorno a sé.
Fidati di ciò di cui ti accorgi e ringrazia ogni cosa, che vive in te, e per te.

Anima, quando ti senti insicura e incerta sul percorso da intraprendere, sappi che prima di iniziare una strada occorre "sentirla". Aspettare, dunque, non è sbagliato. Chiedi dentro di te, non avere fretta di fare.
Ma appena l'intuito sceglie una direzione allora non esitare, esplorala con tutto il tuo essere… poiché è solo "essendo" che noi trasformiamo noi stessi e il mondo attorno a noi.
Impara a evitare il rischio di aspettare troppo, altrimenti la semina supera il suo tempo e si trasforma in paura dell'azione.

Anima, se qualcosa risuona in te, se mette radici e torna di continuo nei tuoi pensieri e nei tuoi desideri, acuisci i sensi e dagli l'attenzione che ti chiede. Prima che la dimenticanza ti faccia ammalare.
Sì, è sempre e ancora arte dell'equilibrio. Smetti di oscillare, scegli il centro, che risiede fra gli opposti e ti porta al di là di essi.

Anima, nessuno può dirti qual è il tuo destino.
Intuirlo, capirlo e sceglierlo appartiene al tuo compito, alla tua libertà, al tuo servire la Vita.




15 novembre 2012

Verità


"Starò facendo bene o male?"
"Devo prendere questa strada o quell'altra?"
"Perché questa situazione non mi convince in pieno o mi crea preoccupazione?"
"Sto buttando via il mio tempo?"

Incontro spesso queste domande nella mia vita.
Quando accade, mi siedo tranquilla in un angolo del mio essere, e poi faccio a mia volta un'altra domanda a me stessa...
"C'è verità, per me, in questa situazione?"
Non rispondo subito, mi concedo del tempo per sentire.
Poi la risposta arriva, e può essere una delle tre seguenti.

"No, non c'è verità".
Allora so che devo cambiare ogni cosa, che un nuovo coraggio aspetta affinché io mi accorga di esso. È un momento di buio, perfetto per accendere una nuova luce e illuminare una direzione più autentica.
L'anima non ci vuole mai lontano da noi stessi.

"Sì, c'è verità".
Non significa che non ci sia il dubbio o il conflitto, ma che in questo momento di vita mi trovo dove davvero voglio essere.
Camminare su un sentiero di verità non mi proteggerà dal dolore, anzi a volte mi esporrà maggiormente nelle mie fragilità perché la posta in gioco è alta. Ma ne varrà la pena, perché ciò conduce a una crescita, a un'espansione del cuore.
Nella verità possiamo affrontare l'inferno e uscirne illesi, più forti, più ricchi.

"Forse"
Questa risposta può emergere quando timidamente ci stiamo trasformando, quando stiamo affrontano un cambiamento di rotta che non si è ancora definito. In questa fase la vita potrebbe chiederci molto presto di osare di più, di lasciare andare di più… ma al momento nulla appare definito.
Spesso si tratta di permettere che ogni cosa abbia il suo giusto tempo per maturare.
Se ci sentiamo coraggiosi, tuttavia, possiamo provare a restringere il focus e cercare dentro al nostro "forse" quella parte che è "sì" e quella che è "no", e così sapremo meglio in che direzione avventurarci.





14 novembre 2012

Equilibrio


Ok, ha ceduto. Il perfezionismo ha perso! E ora ve la siete cercata. Brevi, molto brevi (tutto è relativo, eh), spesso senza immagini… e più frequenti. Ecco le caratteristiche dei prossimi post!
Ho così tante idee da trasmettere, che spesso non so da dove cominciare. La mia "mente umana" è troppo limitata per organizzare in maniera sistematica tutti questi contenuti! Ho la casa sommersa da appunti, diari, fogli… Studi, canalizzazioni, ispirazioni… Se solo mi assomigliate un po', nell'indagare l'invisibile e nella voglia di crear ponti con questa realtà (anche) tramite l'arte delle parole, allora mi capirete.
Ecco, se lascio fare al perfezionismo, incontro muri insormontabili!

Oggi voglio parlare di equilibrio. Questa parola così importante è la chiave per il superamento dei problemi e per vivere al meglio.

In certe dottrine metafisiche si dice che l'umanità appartiene al Quarto Raggio che è anche chiamato il raggio della "armonia tramite conflitto". Ognuno di noi è caratterizzato da vari raggi o energie, che lo colorano nella personalità e nei valori, tuttavia essendo che siamo parte dell'umanità, dobbiamo comunque confrontarci molto da vicino con il Quarto Raggio, cioè con l'imparare a sviluppare armonia ed equilibrio, superando il conflitto.
Non solo, il Quarto Raggio è anche il raggio degli "aspiranti spirituali", di coloro cioè che cercano di orientare la propria vita in base a valori più alti e luminosi... poiché spesso si ritrovano nel bel mezzo di una battaglia fra l'anima e la personalità!

"Armonia tramite conflitto" è una espressione che racchiude tutto il cammino dell'essere umano: questi salta da un polo all'altro, di vita in vita, fino a che a un certo punto (si spera…) si ferma nel mezzo (Buddha lo diceva, no?), e da lì smette di oscillare. In altre parole si pone in una posizione di equilibrio. Non si tratta di una posizione assoluta e statica, poiché il punto di mezzo si adegua di volta in volta in base alle situazioni.

Se la dualità è rappresentata da due punti, il punto di mezzo, che si pone al centro e in alto sopra di essi, è il terzo polo con cui formare i vortici di un triangolo equilatero. "Tre" non a caso è il numero sacro che simbolicamente permette di trascendere la dualità.

Dal punto di vista pratico, come si costruisce l'equilibrio?

L'equilibrio è un'attitudine interiore che va coltivata giorno dopo giorno. Qualcuno è aiutato da un terreno famigliare, qualcun altro un po' meno, ma a nessuno è preclusa la possibilità di costruire equilibrio. Si può partire dalle piccole cose, e poi man mano allargare questa qualità anche a situazioni più grandi.
C'è l'equilibrio nel mangiare, nel dedicarsi a un'attività lavorativa, a un hobby, nel frequentare le persone, nell'educare i propri pensieri, nell'usare le proprie energie e il proprio tempo...
L'equilibrio ci aiuta a dare il meglio in ogni campo, a costruire risultati. Non a caso mi piace definire l'equilibrio come "amore in azione".

Tra gli ostacoli più grandi, oltre a quello evidente di una società che ci immerge in un ambiente fortemente squilibrato, vi è la mancanza di volontà, l'abbandonare noi stessi rinunciando alla costruzione di una disciplina (scelta da noi, mica imposta dagli altri!), spesso per appagare istantaneamente e compulsivamente ogni "desiderio"... senza magari sentire se è davvero ciò che vogliamo, se davvero ci porterà più vicino a noi stessi

In questo momento per me equilibrio significa rinunciare al perfezionismo per scegliere una via di azione.
Rinunciare a qualcosa, quindi, per potermi muovere e far crescere ciò che è essenziale.
E ogni volta che ci riesco, il sapore non è quello di una rinuncia, ma di una conquista.

Buona vita!



7 novembre 2012

Il contatto con le idee

Ogni mattina ho un appuntamento fisso con il mio diario. Mentre - lo so - trascuro il blog.
Che volete farci, sono una nostalgica del vecchio modo di raccogliere idee, quello che usa inchiostro e fogli di carta.

Quando mi avvicino al diario, so riconoscere quasi al tatto o attraverso il profumo la "qualità" di ogni sua pagina: se vi è felicità, indifferenza, tristezza... Se poi chiudo gli occhi e rivolgo l'attenzione ai fogli senza alcun preconcetto mentale (come quello che "sono solo cose"), mi pare quasi di sentirli vivi, capaci di raccontare storie che vanno oltre a quelle descritte con le parole che vi sono incise sopra.
Questo è possibile poiché la carta assorbe non solo l'inchiostro ma anche l'energia che accompagna i nostri pensieri mentre scriviamo o leggiamo. Assorbe qualità, vibrazioni, sensazioni... informazioni che usa e trattiene per sé.
Lo stesso accade se si legge un libro: dopo averlo sfogliato, studiato, vissuto... si avverte che non è più "nuovo" nel senso che in qualche modo ha raccolto una parte di noi. Così, se ci siamo un po' trasformati grazie al libro, anche il libro in realtà si è trasformato grazie a noi.
E' un tipo di soddisfazione che un e-book, da solo, non potrà mai dare.

Tutti i miei libri hanno assorbito in un modo o nell'altro la mia energia, oltre quella di altre persone se li hanno letti prima di me.
Mi capita di trovare uno stesso testo a casa di altri ma, quando mi avvicino e lo apro, posso avvertirlo come diverso. Lo sento estraneo, quasi antipatico, soprattutto se avverto che chi l'ha letto l'ha sfogliato svogliatamente, mentre la copia che ho a casa magari mi ispira "simpatia".
Oppure gli stessi libri che ho amato anni fa, in un periodo della mia vita dove ero molto diversa rispetto ad oggi, d'un tratto mi risultano lontani.
Accade perché un diario o un libro non sono cose, ma universi pulsanti che ci hanno creato e che noi abbiamo creato a nostra volta.

Una pagina digitale, un e-book, non permettono di trasformarci così profondamente come accade con un libro cartaceo (o un qualunque supporto materiale). In quest'ultimo caso i nostri sensi sono maggiormente coinvolti perché c'è un rapporto con il libro stesso, che ci coinvolge a ogni livello del nostro essere (fisico-energetico, emotivo e mentale).

Non lasciate le vostre parole più belle dentro a un mondo fatto solo di bit e che rimane sempre uguale a se stesso.
Non lasciate i pensieri che amate su un supporto che potrebbe non accendersi appena va via la corrente.
Provate a stamparli, a trascriverli a mano, riponeteli in un cassetto profumato, appendeteli su una bacheca, raccoglieteli in una cartella colorata... E magari sottolineate qualche frase, aggiungete un disegno, dei simboli, riponete tra una pagina e l'altra dei petali, delle foglie, un segnalibro che sa di incenso...

Questo non è un invito ad aumentare il disboscamento delle foreste o a boicottare gli e-book.
Io amo gli alberi quindi cerco di non sprecare la carta, la riciclo e se posso uso supporti alternativi per i miei appunti.
E amo la facilità con cui posso reperire le informazioni grazie agli e-book.
E' un invito a costruire un rapporto con quello che leggiamo e scriviamo, riconoscendo che in qualche modo ogni rapporto ha bisogno di una forma, sennò rimane incompiuto.

Il digitale è un mezzo splendido e molto utile; va usato per quello che è, per la sua leggerezza, per la possibilità di far giungere a milioni di persone, istantaneamente, tantissime informazioni.
Ma troppe informazioni, lette superficialmente e lasciate senza forma, ci inducono a non soffermarci mai, a non densificare il nostro pensiero, e in questo rischiamo di perdere il contatto... anche con le nostre stesse idee.