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27 agosto 2012

Meditazione

Sento di dover condividere con voi quella che per me è l'esperienza della meditazione.
Non descriverò nessuna delle varie tecniche che ho imparato nel corso degli anni, né riporterò in questo post indicazioni fornite dai tanti maestri e saggi. L'intento di questo post non è svelare o insegnare una qualche tecnica meditativa, ma raccontare un'esperienza.

Premessa 1: la "tecnica" che uso è da me nominata "meditazione" ma probabilmente qualche buon maestro avrebbe da ridere e la chiamerebbe "semplice rilassamento". Io la chiamo "meditazione" ma è solo un nome. Possiamo chiamarla anche Connessione, Centratura, Mariapia, Frittata...

Premessa 2: Durante quella che io chiamo "meditazione", mi accade qualcosa, e quel qualcosa funziona per me. Non ho pretesa che funzioni per altri. Quindi se qualcuno vi trova ispirazione per intraprendere un proprio cammino di ricerca, bene. Diversamente, bene lo stesso. Questo post è una condivisione, non una pretesa di verità.

Cosa è la meditazione?

Per me è qualcosa di essenziale. Una parte di me. Nulla di più, nulla di meno.
Capita che io la interrompa, soprattutto quando viaggio o condivido tempo e spazio con altre persone, credendo in questo modo di dormire quella mezz'ora in più o di dedicarmi di più agli altri, ma è un'illusione. Dopo un breve tempo senza meditare, infatti, vado in stress. Proprio così. Perdo la mia "centratura" e ogni ostacolo si trasforma in qualcosa di più grande rispetto a quello che è realmente.
Quando medito regolarmente, invece, mi sento guidata da uno scopo profondo, e gli ostacoli diventano insegnanti, amici, guide

Arrivo ad attendere il momento della meditazione con ansia, desiderando di alzarmi al mattino presto per sentire tutte quelle meravigliose sensazioni.
Che farci, a me capita così. 
Sembra che vie di mezzo non mi siano concesse.

La tecnica

La mia "non-tecnica" preferita, quella cioè che incontra il mio pieno "sì interiore", è la seguente:

Appena alzata, mi lavo dolcemente le mani e il viso per togliere la pesantezza e le energie stagnanti della notte. Poi, prima di fare ogni altra cosa, per evitare di perdere totalmente lo stato di rilassamento legato al dormire, vado a sedermi nell'apposito angolo di casa, dove provo un forte senso di accoglienza.
La mia posizione preferita è a gambe incrociate a loto o semi-loto, mentre con le mani mantengo dei semplici mudra

Rilasso la respirazione e lascio che la mia coscienza venga come afferrata da "un'onda di presenza" che la espande e la riempie. La sensazione è di espansione tutto intorno, ma con una speciale connessione verso l'alto. La mia attenzione rimane presente, non passiva ma morbidamente attiva.
In quello stato i pensieri si calmano, quasi a scomparire. Ogni tanto se ne può presentare qualcuno, soprattutto se è un periodo che non medito regolarmente, ma io lo invito dolcemente a mettersi da parete ("mi occuperò di te dopo"). 

Nel frattempo sento come un'energia di guarigione riempire il mio essere (diciamo così) oppure è come se la "somma" di quello che sono cambiasse vibrazione e aumentasse la sua frequenza.
Ad esempio, se ho dormito male e ho mal di testa, vanno via o diminuiscono tutti i sintomi e spesso la "guarigione" perdura per delle ore (dipende da quanto entro profondamente in questa "connessione").

Questa energia mi nutre in modo intenso e ad ogni livello. Quando ne sono investita, infatti, ho la sensazione che il corpo, i pensieri e la mia anima-coscienza siano tutt'uno con essa, e da questo "fondersi" ogni parte di me trae profondo piacere.  

A volte ho delle intuizioni, o sento di connettermi con altri stati o dimensioni. Come se la meditazione fosse una porta dimensionale. Non mi preoccupo di capire e lascio che sia, sennò rischio di attivare la mia fortissima razionalità.

Ecco questo è il cuore della mia "meditazione". 

In genere capisco che la meditazione è finita quando sento la mente razionale ripresentarsi e cominciare a organizzare i pensieri per le cose da fare durante la giornata. Questo accade in genere dopo un tempo medio di 30 minuti (tempo che va da 20 a 40/45 minuti). 
La sensazione personale, invece, è sempre che siano passati pochi minuti, da 5 a massimo 10. Quindi in genere uso un timer per non farmi infastidire dal pensiero che potrei meditare a oltranza e perdere il senso del tempo, e con esso anche il treno per andare in ufficio!

A questo punto vado in cucina e preparo la colazione, spesso a base di frutta fresca e caffè di cicoria tostata. 
Mentre sgranocchio, scrivo per un'altra mezz'ora il diario del mattino. Prendo nota delle intuizioni che nel mentre ricevo e nello scrivere sento attivarsi la stessa "energia" che mi aveva "riempito" durante la meditazione. Un po' come se il rituale del diario fosse la parte finale della meditazione stessa.

Orario e frequenza

Un altro punto importante è l'orario e la frequenza. Sento fondamentale ripetere giornalmente la meditazione e alla stessa ora. In questo modo è come se si creasse un ponte di connessione più forte, e ciò ha senso perché se si studiano i cicli della giornata, si scopre che ogni ora ha la sua peculiare energia.
Ogni azione, tra l'altro, trae maggior forza dalla sua cadenza regolare, dalla sua disciplina.
La mattina fra le 530 e le 630 è un orario ideale, dove mi sento "aiutata" dalle energie del sorgere del Sole. 

Commento finale

Ci tengo ad aggiungere che, anche se questa mia meditazione mi nutre in modo profondo e giorno dopo giorno rafforza la mia capacità di stare nel presente o meglio in quello che io chiamo "il centro", invece di farmi sentire "soddisfatta e in pace" accresce i miei dubbi nei riguardi della natura della realtà e mi spinge a cercare oltre. Mi sento come se mi desse l'accesso a una stanza di un castello immenso... ma come si accede alle altre stanze? (ps. sicuramente con la pratica quotidiana!)

Se avrete voglia di condividere anche le vostre esperienze di meditazione, mi farà piacere leggere i vostri commenti.







2 agosto 2012

Bussola interiore

Alcuni di voi lo intuiscono, vero?
... Sentono che questo mondo, quello che ci è stato messo davanti agli occhi, è come un film proiettato su uno schermo. E che c'è ben altro al di là di esso.

In alcuni momenti, quasi a prendersi gioco delle nostre certezze (o delle nostre paure), una voce nel petto ci sussurra insistentemente: "Non ti accontentare di credere. Continua a cercare. C'è di più. Niente è come sembra!"

A quel punto, se ne parliamo in giro, ci guardano come disadattati, ci viene consigliato un buon psicologo (o life-coach, che va più di moda), o semplicemente ci viene consigliato di rimanere con i piedi "per terra".

A volte mettiamo a tacere la voce assumendo dei buoni sonniferi come il "pensiero positivo", la meditazione, il Tai Chi o qualche tecnica energetica che ci fa sentire di avere il controllo (cosa che  naturalmente non abbiamo affatto).

Per favore, non smettete mai di credere alla voce nel petto.
E non usatela per far danno in giro e a voi medesimi ("Tanto questo mondo fa schifo... Tanto è tutto un'illusione"). Non usatela per rinunciare alla vostra disciplina, in nome della compulsione, dell'egoismo, del consumismo digitale.
Usatela invece per andare oltre voi stessi, oltre la paura che è stata installata nella vostra personalità per mantenervi al di qua dello schermo.

Usate la voce nel petto per dare forza alle scelte, non alle reazioni. Per aprire la mente a nuove esplorazioni, non per rinchiuderla in dogmi e credenze. Usatela come bussola interiore per tornare a Casa. E non fermatevi. Non fermatevi mai finché non avrete raggiunto, toccato, assaporato quel luogo da cui la nostra Luce proviene.