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7 novembre 2012

Il contatto con le idee

Ogni mattina ho un appuntamento fisso con il mio diario. Mentre - lo so - trascuro il blog.
Che volete farci, sono una nostalgica del vecchio modo di raccogliere idee, quello che usa inchiostro e fogli di carta.

Quando mi avvicino al diario, so riconoscere quasi al tatto o attraverso il profumo la "qualità" di ogni sua pagina: se vi è felicità, indifferenza, tristezza... Se poi chiudo gli occhi e rivolgo l'attenzione ai fogli senza alcun preconcetto mentale (come quello che "sono solo cose"), mi pare quasi di sentirli vivi, capaci di raccontare storie che vanno oltre a quelle descritte con le parole che vi sono incise sopra.
Questo è possibile poiché la carta assorbe non solo l'inchiostro ma anche l'energia che accompagna i nostri pensieri mentre scriviamo o leggiamo. Assorbe qualità, vibrazioni, sensazioni... informazioni che usa e trattiene per sé.
Lo stesso accade se si legge un libro: dopo averlo sfogliato, studiato, vissuto... si avverte che non è più "nuovo" nel senso che in qualche modo ha raccolto una parte di noi. Così, se ci siamo un po' trasformati grazie al libro, anche il libro in realtà si è trasformato grazie a noi.
E' un tipo di soddisfazione che un e-book, da solo, non potrà mai dare.

Tutti i miei libri hanno assorbito in un modo o nell'altro la mia energia, oltre quella di altre persone se li hanno letti prima di me.
Mi capita di trovare uno stesso testo a casa di altri ma, quando mi avvicino e lo apro, posso avvertirlo come diverso. Lo sento estraneo, quasi antipatico, soprattutto se avverto che chi l'ha letto l'ha sfogliato svogliatamente, mentre la copia che ho a casa magari mi ispira "simpatia".
Oppure gli stessi libri che ho amato anni fa, in un periodo della mia vita dove ero molto diversa rispetto ad oggi, d'un tratto mi risultano lontani.
Accade perché un diario o un libro non sono cose, ma universi pulsanti che ci hanno creato e che noi abbiamo creato a nostra volta.

Una pagina digitale, un e-book, non permettono di trasformarci così profondamente come accade con un libro cartaceo (o un qualunque supporto materiale). In quest'ultimo caso i nostri sensi sono maggiormente coinvolti perché c'è un rapporto con il libro stesso, che ci coinvolge a ogni livello del nostro essere (fisico-energetico, emotivo e mentale).

Non lasciate le vostre parole più belle dentro a un mondo fatto solo di bit e che rimane sempre uguale a se stesso.
Non lasciate i pensieri che amate su un supporto che potrebbe non accendersi appena va via la corrente.
Provate a stamparli, a trascriverli a mano, riponeteli in un cassetto profumato, appendeteli su una bacheca, raccoglieteli in una cartella colorata... E magari sottolineate qualche frase, aggiungete un disegno, dei simboli, riponete tra una pagina e l'altra dei petali, delle foglie, un segnalibro che sa di incenso...

Questo non è un invito ad aumentare il disboscamento delle foreste o a boicottare gli e-book.
Io amo gli alberi quindi cerco di non sprecare la carta, la riciclo e se posso uso supporti alternativi per i miei appunti.
E amo la facilità con cui posso reperire le informazioni grazie agli e-book.
E' un invito a costruire un rapporto con quello che leggiamo e scriviamo, riconoscendo che in qualche modo ogni rapporto ha bisogno di una forma, sennò rimane incompiuto.

Il digitale è un mezzo splendido e molto utile; va usato per quello che è, per la sua leggerezza, per la possibilità di far giungere a milioni di persone, istantaneamente, tantissime informazioni.
Ma troppe informazioni, lette superficialmente e lasciate senza forma, ci inducono a non soffermarci mai, a non densificare il nostro pensiero, e in questo rischiamo di perdere il contatto... anche con le nostre stesse idee.