Iscriviti per ricevere i nuovi post via email

28 dicembre 2012

Nascondere il seme

Esiste un momento in cui è opportuno nascondere il seme, ed è quando ancora deve crescere.

Un seme ha bisogno della forza del buio
, della terra fredda, scura e umida, se vuole far emergere le sue potenzialità. Esposto troppo presto all'aperto, perderebbe la sua forza vitale, o sarebbe facile preda di parassiti.

Questo periodo dell'anno, che ruota attorno al solstizio invernale, rappresenta simbolicamente il momento di massimo buio, il potenziale che viene interrato, il luogo ideale della preparazione... è il momento della segretezza, del raccoglimento, dell'aspettare sapiente, della fiducia verso le forze universali grandiosamente intessute nel piccolo seme.
Se sapremo attendere e annaffiare con misura la forza del buio, arriverà la primavera e il seme germoglierà alla luce del sole, manifestando il suo progetto.

Avete scelto i semi da interrare?
Li state proteggendo con il silenzio e l'oscurità?

Il seme cresce meglio se la terra è stata fertilizzata da ciò che è morto.
Buon inizio a tutti.



2 dicembre 2012

Il potere dei confini

Donna, ti esorto, impara a essere amore.
Non assecondare i canoni di una cultura che ti vuole frustrata, aggressiva, debole, dipendente.
Lo so, non è semplice. Il tuo cuore e la tua carne sono stati maciullati troppe volte, spesso in modo occulto. Già da quando eri bambina, hai dovuto imparare a far tacere la voce del tuo cuore, a farti spazio in un mondo che impone di ubbidire, non di crescere nell'essenza della tua forza.

Donna, io ti amo, e per questo oggi voglio condividere con te due consigli che possono aiutarti a essere nell'amore di te e degli altri.
Qualcuno dirà che è strategia. Occuparti del tuo giardino, difenderlo da ciò che lo rovina o che può calpestarlo, non è strategia. Ma quando non fai nulla per curare e proteggere il tuo giardino, è a te stessa che devi rivolgere il tuo biasimo. Perché tu hai il potere di mettere dei confini.

Primo suggerimento...

1) Donna, aspetta sempre prima di concederti a un uomo.

Lo so, a volte la passione arriva improvvisa, e tu non resisti nel voler partecipare a una danza dove tutti i sensi sono coinvolti. Il tuo piacere è sincero, la tua luce scorre fluida, e lui sembra proprio un principe azzurro. Perché mai aspettare, allora?

La risposta è nella diversità fra uomini e donne. In genere, le forze che spingono un uomo verso una donna sono diverse da quelle che spingono una donna verso un uomo. Come il giorno e la notte, o il sole e la luna, uomini e donne sono due mondi con codici, intenti e qualità diverse, se pur complementari. Eppure, cara donna, quando arriva il momento di "incontrarti" con lui, tu dimentichi questa diversità.

Prima diversità: l'uomo non tiene molto da conto le parole, sia quelle che ascolta, sia quelle che dice egli stesso. La sua natura lo porta ad avere "rispetto" solo dei fatti. Hai mai notato, ad esempio, come un tuo "No" venga spesso ignorato, e come sia più ascoltato se invece di pronunciarlo lo "agisci"?
Pur di avvicinarsi a te, lui trova naturale e perfettamente etico inscenare spettacolari discorsi, anche se scollegati dalla sua realtà. Ma tu, essendo donna, e quindi amante della comunicazione e delle parole, gli darai più attenzione di quella che merita.
Ricorda, mia cara: attendi solo i fatti.
Questo non significa che tu non possa godere di qualche bella parola, e ben vengano lusinghe, giri di mente e viaggi sulla luna: ogni tanto si ascolta sempre volentieri una buona fiaba davanti al caminetto. Ma siano solo i fatti ciò su cui basi la tua scelta.

Seconda diversità: quando ti concedi, tu perdi lucidità e ti senti spinta a rimanere nel legame, mentre per lui è esattamente l'opposto.
Tutto ciò che è in te, infatti, da quel momento in poi si attiva per farsi piacere sempre più quell'uomo, indipendentemente da ciò che egli poi si rivela essere.
Ciò è parte del modo in cui ami: al contatto e al piacere fisico associ l'amore. E in questa tua tendenza si nasconde una grande forza, un grande dono che fai alla vita e che nessun uomo può capire veramente fino in fondo. Un dono che devi usare con responsabilità.
Attenzione, quindi, prima di concederti a un uomo: sappi che poi ti sentirai energeticamente legata a lui, in un modo o nell'altro.

Molti mi chiedono: "E dove la metti la libertà di due adulti che si scelgono? La passione, l'intesa, la spontaneità?"
Scusate… ma quale libertà? Quella di "fare ciò che ci piace"? Ah, poveri illusi!
Ogni giorno noi, uomini e donne, veniamo "portati a spasso" dalle nostre emozioni e compulsioni, alle quali ubbidiamo come cagnolini… ma di fronte a una "passione amorosa" (che è centomila volte più potente dell'impulso a mangiar dolci, a comprare cose inutili o a reagire a qualcuno che ci insulta), non ci facciamo venire il minimo dubbio che di "cosciente", di scelta, di libertà… ci sia ben poco.
Io non vedo adulti, non vedo libertà, non vedo passione, non vedo intesa, non vedo spontaneità… Vedo solo un gran calderone di emozioni che si amplificano per risonanza, frutto perfetto di una società narcisistica che ben poco valore dà ai sentimenti e ai rapporti umani.
Per questo dobbiamo ri-educarci, per questo dobbiamo procede cauti.

Donna, quando aspetti prima di concederti a un uomo, ti proteggi da te stessa prima ancora che da lui.
Ti proteggi da tutto un mondo di reazioni, di illusioni, di impalcature emotive, di pulsioni automatiche e consumistiche… che spesso ingarbugliano la coscienza, invece di esaltarne la visione!
E questo vale non solo per i rapporti ma, in generale, per ogni situazione dove ci sentiamo "spinti fortemente" verso qualcuno o qualcosa di cui sentiamo aver "bisogno". Aspettare (a frequentare, a comprare…) è la chiave per difenderci dal nostro "non esserci", per andare oltre le "apparenze", per scoprire il valore autentico di qualcosa.

Se la donna tende a perdere la sua obiettività dopo l'atto sessuale, per l'uomo, come ho già accennato, è l'opposto. Egli in genere è meno lucido durante la "caccia": di fatto, in preda al demone della passione, facilmente può entrare in uno stato di confusione e perdere il suo centro razionale. Egli allora è in grado di inscenare l'inverosimile – è più forte di lui – e di fingere tutte le possibili parole e atteggiamenti. Ho visto "innamorati" apparire davvero in un modo e poi rivelarsi altro, al di là di ogni umana concezione.

All'opposto della valenza femminile, l'uomo recupera lucidità ed energia una volta che ha appagato il suo istinto sessuale. Ma quando questo accade troppo velocemente, sarà una lucidità "maschile", personale, egoistica, non maturata nell'ottica della coppia. E in questo è sostenuto dalla sua biologia che lo vuole pronto a "espandere" il territorio: se rimanesse "imbambolato" solo per una femmina, metterebbe a rischio l'estinzione della specie!

Cara donna, queste differenze vanno comprese, onorate e usate con visione! Se si assecondano in modo automatico e compulsivo, nessuno dei due cresce e i comportamenti rimangono a livello biologico e istintuale. Se invece l'uomo è costretto ad aspettare, perché la donna si prende il tempo di scegliere l'essenza, possono verificarsi due cose:

a) Lui si stancherà di aspettare e andrà via.
In tal caso converrai che non è una gran perdita, no?

b) Lui si sforzerà di comportarsi in modo da guadagnare la tua attenzione.
Questo sforzo produrrà un avvicinamento al suo cuore, prima ancora che al tuo. Entrambi Imparerete a conoscervi sul piano delle idee, dei valori. Inoltre egli scoprirà – non solo a livello concettuale ma con ogni parte di sé – che esiste qualcosa di più grandioso al di là dell'istinto animale della mera riproduzione.

Cara donna, se dai per scontato che lui "tenga" a te solo perché ti fa gli occhi dolci, ti infiamma con le sue parole da poeta e saggio, o semplicemente perché "ti fa battere il cuore", ciò denota che sei stata ben programmata da questo sistema culturale a non accorgerti di come funzionano le energie del femminile e del maschile. Quindi non potrai agire quel potere che in quanto donna ti appartiene: il potere di mettere confini e grazie a questo accendere il cuore dell'uomo.

Invece, educata a non amarti e a non amare, accogli un uomo quando ancora non sai se è un mollusco, quando ancora non ti ha dimostrato di valere qualcosa; gli permetti di mettere radici dentro di te prima ancora di aver capito come è fatta la sua energia, perché tu ascolti solo il tuo bisogno di essere amata, e questo ti frega.
Ricorda: strappare via le radici una volta che sono cresciute è più difficile e ciò comporta sempre un vuoto. Meglio evitare che crescano dove non è opportuno!


Ed ecco il secondo suggerimento…

2) Se un uomo è stato capace di farti del male, non dovresti più permettergli di entrare nella tua vita.

Donna, se un uomo ti ha ferito, per noncuranza, mancanza di rispetto, egoismo… se non si è fatto il problema di recarti un danno o un dispiacere, stai pur certa che prima o poi lo farà ancora.
Rifletti: tu spesso stai attenta a essere gentile e a non ferire chiunque, figuriamoci un potenziale partner! Perché allora giustifichi un uomo quando ti manca di rispetto? Pensi davvero di valere così poco?
Donna, ti incontro ogni giorno, a un qualche angolo della strada o del mio cuore, mentre sei abbandonata, ignorata, ferita... ma poi continui a dire: "Povero, non l'ha fatto apposta", "Non era cosciente di sé", "Può capitare a tutti di essere distratti", "Chi sono io per non perdonare?", "Mi ha chiesto così tante volte scusa", "Mi ha detto che mi ama, con le lacrime agli occhi!"
Chi stai ascoltando… i fatti o il tuo bisogno di essere compiaciuta?


Donna, non devi "sforzarti" di seguire questi consigli; ama e amati, e sono certa che li scoprirai dentro di te in modo spontaneo.
Donna, attiva il tuo vero potere: quello di un giardiniere saggio, che amorevolmente seleziona le radici da accogliere, onorando il tempo della crescita!

Quanto al resto, attendo già le numerose email in cui mi darete della "bacchettona"… Ma io continuerò a sperare, anche per voi, in un mondo dove il potere dei confini – che trasforma la materia rendendola sacra, e di cui una donna è portatrice naturale – possa essere restaurato.
Viviamo in una realtà capovolta; molte dottrine esoteriche ben sottolineano la decadenza del periodo attuale, dove i confini sono condannati come divieti, e non come limiti che aiutano a superare se stessi. Così l'individuo crede che libertà sia fare ciò che vuole, e in questo rimane schiavo di un sistema che lo considera utile solo in quanto "consumatore".
Colui che è libero, invece, sceglie i propri confini, e nel delimitare si prende cura e cresce, e in questo supera ciò che egli stesso era, per diventare ciò che sarà.




21 novembre 2012

Rendere sacra la materia

Ci sono dei giorni, dei momenti, in cui sento una particolare connessione con l'infinito.
Potrebbe sembrare una specie di innamoramento. Anche se è molto, molto più intenso, e al centro di questo oceano non c'è una persona specifica, ma la vita e tutto ciò che essa contiene.
Accade senza preavviso, ma so bene che è il frutto di percorsi dove mi sono dovuta spogliare di molto...
Quando sono benedetta da questi momenti, sento che quello è il mio stato naturale, e non mi capacito di come si possa vivere in mezzo a preoccupazioni, ansie, ricatti, paure.
Sono istanti di benedizione, e io li porto nel cuore.

Noi esseri umani sprechiamo la nostra esistenza, troppo spesso messa al servizio di ombre, di attaccamento al dolore, di inutili questioni.
Dobbiamo invertire questo flusso, dobbiamo tornare a scavare verso l'alto.
Siamo esseri celesti, capaci di rendere sacra la materia, ed è questo il compito a cui ciascuno di noi, in realtà, è chiamato. Ma non lo sappiamo, e invece di servire il Cielo, serviamo la paura.

La paura ci impedisce di condividere con gli altri, di sentire, di donare... ci spinge a trattenere ogni cosa, e quando tratteniamo creiamo blocchi, nel corpo e nello spirito. E ci restringiamo.
Dobbiamo rompere le catene, invece, e non essere più suoi schiavi.
Dobbiamo tornare a espanderci.

Apriamo le braccia alla paura.
Questo è l'unico modo per cominciare a cambiare il mondo.
Abbracciamo la paura, qualunque cosa accada. Non alimentiamo il suo occultarsi, portiamola alla luce del sole...
La paura è una dea oscura che in realtà serve un intento più profondo. Essa ci limita affinché la nostra luce possa ribellarsi ed espandersi.
Ogni volta che abbracciamo la paura, noi compiamo l'atto rivoluzionario di accrescere la nostra luce.
Grazie paura, grazie per il tuo insegnamento, per ciò di cui mi fai accorgere. 

Sì, ci saranno degli "attacchi". Perché il buio non può ignorare ciò che lo minaccia.
Spesso il segnale che stiamo crescendo è proprio dato dal fatto che aumentano gli attacchi. Non dobbiamo spaventarci, ma restare saldi.
Gli attacchi vogliono impedirci di saltare a un livello di energia superiore, dove saremmo più focalizzati e quindi più potenti, più creativi, più liberi.
La libertà è pericolosa in un mondo fatto di sbarre.
Restiamo saldi e accettiamo la sfida del cambiamento; se non fossimo pronti per saltare quanticamente su un livello più espanso, verremmo ignorati e nulla turberebbe la nostra illusoria quotidianità.

Ci sono sfidanti su tanti piani.
Alcuni attendono che noi educhiamo noi stessi, e in questo ci boicottano... Altri sono al servizio di ragioni più oscure. Qualunque sia lo sfidante che in questo momento ci troviamo davanti, l'ultima cosa che dobbiamo fare è temerlo. Perché la sua arma più potente è sempre e solo la paura. Ma se noi la abbracciamo, non potranno esserci guerre...

Il nostro "io" è già a casa. Dobbiamo solo portarci anche ogni cellula del nostro corpo, del nostro respiro, della nostra memoria.






19 novembre 2012

Dare forma

Cos'è che spinge due persone a mettersi insieme?
Fino a che punto, e da quale momento abbiamo la possibilità di scegliere?
Qual è il ruolo delle nostre credenze?
Le credenze da dove arrivano? Sono parte di un disegno karmico (creato in altre vite, in altre esistenze)?
E se la personalità umana è una entità "fuori Legge" (poiché tutto in Natura fluisce e dona, mentre essa trattiene per sé), non sarà che comunque è una parte fondamentale del puzzle?

Imparare ad amare? ... Sì, questo è lo Scopo.

Ma cosa significa amare?
E può l'amore prescindere dall'amore di noi stessi?
Si può avere paura di amare, o di avvicinarsi a qualcuno che sentiamo potremmo amare?
E quanto, in questa ruota, è tutto frutto della nostra "programmazione" piuttosto che della nostra libertà?
Che dire, poi, degli Oscuri che cospirano affinché l'essere umano ignori il suo potere creativo e rimanga misero quale è, di modo che la sua energia venga spremuta per nutrire altri intenti?

La risposta non è attraverso la mente.
La risposta è nel sacro, in ciò che libera.
Non è dalla materia che dobbiamo liberarci, ma dalla illusione della paura.
La paura è il grande Guardiano della Soglia che nulla teme, eccetto un cuore colmo di verità.
Di qua, da questa parte del confine, alcuni scorgono già cosa c'è al di là del Guardiano. E allora capiscono che l'amore e la gioia non piovono dal cielo, ma sono conquiste.

Perché continuiamo a stare dove stiamo, se non ci dona felicità?
E' giusto assecondare ciò che la Vita ci porta, così come ce lo pone, o stiamo solo ubbidendo a qualcosa a cui non dovremmo ubbidire?




E se la risposta non esistesse?
Se non ci fosse alcuna risposta da cercare... ma da "essere"?
Siamo universi racchiusi in un corpo, siamo collettività di luci e ombre.
La mente ci ha imprigionato, dopo che l'emozione ci ha indebolito.
Questo non deve più accadere.

Quando ignoriamo gli Dei della Forma, allora essi si vendicano incatenandoci alla forma delle nostre illusioni.
Noi ignoriamo... per paura.
Perché la verità è temibile.
Perché crescere richiede esserci.
Ed esserci significa scegliere, significa lasciare da una parte, prendere dall'altra. Significa riconoscere, vedere... dare forma.
Quando scegliamo, andiamo oltre ogni domanda.
Quando scegliamo, onoriamo la forma.

Se indugiamo e non scegliamo mai, invece, pian piano saremo scelti dalla non-vita, e l'unica forma che potremo costruire sarà quella del nulla.

17 novembre 2012

Cambiamento

Pochi di noi hanno ancora il dubbio se ci sia un'accelerazione in corso. Nella nostra vita e nella vita delle persone attorno a noi vediamo accadere, in modo sempre più frequente, problemi di ogni tipo.
Ma anche soluzioni di ogni tipo.
Il cambiamento non è mai stato così protagonista come in questi ultimi anni, in questi ultimi mesi. Opporsi a esso è sempre più difficile, e chi lo fa, cercando di trattenere cose e situazioni, viene travolto in un modo o nell'altro.
Questo è il tempo della scelta, scelta tra il fluire e l'opporsi, tra il e No.
Restare nel mezzo, con i Forse, Bho, Non mi riguarda... non sembra più possibile.
Non è più possibile perdere coscienza, perdere tempo. Perché equivale a perdere noi stessi.

L'accelerazione vibrazionale che stiamo vivendo porta i nodi al pettine. Lo stiamo vedendo a livello collettivo, dove sempre più meccanismi occulti vengono portati alla luce, denunciando istituzioni e politici corrotti.
A livello personale, molti di noi stanno affrontando le proprie ombre, volenti o nolenti.
Non c'è da spaventarsi, è che l'Anima ha deciso di fare le pulizie in casa, e così sposta mobili rotti e vecchi armadi di ricordi e abitudini che non servono più, di memorie incancrenite che vanno rese al passato, di paure che è tempo di sciogliere e restituire all'inferno.
Noi italiani, poi, siamo chiamati a una sfida davvero importante: quella dell'unità. L'Italia deve costruire il suo sentimento di unità così come ciascun italiano deve imparare a creare unità dentro se stesso e di riflesso intorno a sé.

La mia insegnante Umberta dice che il primo requisito che i Maestri chiedono agli Aspiranti non è l'amore, bensì la responsabilità. Perché la responsabilità è ciò che permette a una persona di essere un punto di riferimento per se stessa e quindi per il gruppo di cui è parte. Se non c'è responsabilità, non può esserci niente altro. Così, anche per costruire unione, ci vuole responsabilità.

Aggiungo che tutti coloro che si sentono minacciati da parole come responsabilità, equilibrio, disciplina... forse dovrebbero sentirsi più minacciati da un mondo che crolla, dal non essere padroni di se stessi, dall'ubbidire agli automatismi che sono stati indotti nel loro essere.
Io adoro disobbedire, e ritengo che la disobbedienza più grande sia quella di disobbedire alla cultura in cui siamo cresciuti, che ha soffocato i nostri talenti, che ci ha indottrinato e resi schiavi attraverso paure e ansie, che ci ha diseducato all'armonia, ai ritmi della crescita, alle sfide dell'ignoto, alla bellezza delle stelle.








16 novembre 2012

Anima, ricorda chi sei



Anima che leggi,

tu che a volte temi, dubiti e soffri per il buio che hai intorno, cosa vuoi sentirti dire?
Che sei stata brava a superare molte prove? Che hai avuto coraggio?
Ebbene, tutto ciò è vero… Eppure c'è ben altro che puoi affrontare, c'è ben altro che puoi costruire.
Non guardare agli altri, questo non è un confronto; il tuo percorso è tuo soltanto, è parte del tuo "destino". Ma il tuo destino è ben più che "gestire la paura". Hai una moltitudine di esistenze dentro di te, e hai anche una moltitudine di soli con i quali illuminarle. Non ti accontentare di accendere qualche stella, quando puoi dare vita a una galassia intera!

Anima, sii grande, di quella grandezza che viene dall'accoglienza del cuore e dal coraggio della volontà. Non lasciare che ipocrisia, dubbi o sete di potere ti distolgano dalla realizzazione di questa vita.
Ricorda chi sei. Ricorda che il centro è dentro di te, mai fuori.
Dal centro prendiamo amore, nel fuori lo riversiamo: questo è il flusso corretto dell'energia che guarisce.
Restituisci i sensi di colpa e le pretese al mondo del passato.
Tu sei un cristallo alla ricerca del "taglio" perfetto con cui rimandare luce attorno a sé.
Fidati di ciò di cui ti accorgi e ringrazia ogni cosa, che vive in te, e per te.

Anima, quando ti senti insicura e incerta sul percorso da intraprendere, sappi che prima di iniziare una strada occorre "sentirla". Aspettare, dunque, non è sbagliato. Chiedi dentro di te, non avere fretta di fare.
Ma appena l'intuito sceglie una direzione allora non esitare, esplorala con tutto il tuo essere… poiché è solo "essendo" che noi trasformiamo noi stessi e il mondo attorno a noi.
Impara a evitare il rischio di aspettare troppo, altrimenti la semina supera il suo tempo e si trasforma in paura dell'azione.

Anima, se qualcosa risuona in te, se mette radici e torna di continuo nei tuoi pensieri e nei tuoi desideri, acuisci i sensi e dagli l'attenzione che ti chiede. Prima che la dimenticanza ti faccia ammalare.
Sì, è sempre e ancora arte dell'equilibrio. Smetti di oscillare, scegli il centro, che risiede fra gli opposti e ti porta al di là di essi.

Anima, nessuno può dirti qual è il tuo destino.
Intuirlo, capirlo e sceglierlo appartiene al tuo compito, alla tua libertà, al tuo servire la Vita.




15 novembre 2012

Verità


"Starò facendo bene o male?"
"Devo prendere questa strada o quell'altra?"
"Perché questa situazione non mi convince in pieno o mi crea preoccupazione?"
"Sto buttando via il mio tempo?"

Incontro spesso queste domande nella mia vita.
Quando accade, mi siedo tranquilla in un angolo del mio essere, e poi faccio a mia volta un'altra domanda a me stessa...
"C'è verità, per me, in questa situazione?"
Non rispondo subito, mi concedo del tempo per sentire.
Poi la risposta arriva, e può essere una delle tre seguenti.

"No, non c'è verità".
Allora so che devo cambiare ogni cosa, che un nuovo coraggio aspetta affinché io mi accorga di esso. È un momento di buio, perfetto per accendere una nuova luce e illuminare una direzione più autentica.
L'anima non ci vuole mai lontano da noi stessi.

"Sì, c'è verità".
Non significa che non ci sia il dubbio o il conflitto, ma che in questo momento di vita mi trovo dove davvero voglio essere.
Camminare su un sentiero di verità non mi proteggerà dal dolore, anzi a volte mi esporrà maggiormente nelle mie fragilità perché la posta in gioco è alta. Ma ne varrà la pena, perché ciò conduce a una crescita, a un'espansione del cuore.
Nella verità possiamo affrontare l'inferno e uscirne illesi, più forti, più ricchi.

"Forse"
Questa risposta può emergere quando timidamente ci stiamo trasformando, quando stiamo affrontano un cambiamento di rotta che non si è ancora definito. In questa fase la vita potrebbe chiederci molto presto di osare di più, di lasciare andare di più… ma al momento nulla appare definito.
Spesso si tratta di permettere che ogni cosa abbia il suo giusto tempo per maturare.
Se ci sentiamo coraggiosi, tuttavia, possiamo provare a restringere il focus e cercare dentro al nostro "forse" quella parte che è "sì" e quella che è "no", e così sapremo meglio in che direzione avventurarci.





14 novembre 2012

Equilibrio


Ok, ha ceduto. Il perfezionismo ha perso! E ora ve la siete cercata. Brevi, molto brevi (tutto è relativo, eh), spesso senza immagini… e più frequenti. Ecco le caratteristiche dei prossimi post!
Ho così tante idee da trasmettere, che spesso non so da dove cominciare. La mia "mente umana" è troppo limitata per organizzare in maniera sistematica tutti questi contenuti! Ho la casa sommersa da appunti, diari, fogli… Studi, canalizzazioni, ispirazioni… Se solo mi assomigliate un po', nell'indagare l'invisibile e nella voglia di crear ponti con questa realtà (anche) tramite l'arte delle parole, allora mi capirete.
Ecco, se lascio fare al perfezionismo, incontro muri insormontabili!

Oggi voglio parlare di equilibrio. Questa parola così importante è la chiave per il superamento dei problemi e per vivere al meglio.

In certe dottrine metafisiche si dice che l'umanità appartiene al Quarto Raggio che è anche chiamato il raggio della "armonia tramite conflitto". Ognuno di noi è caratterizzato da vari raggi o energie, che lo colorano nella personalità e nei valori, tuttavia essendo che siamo parte dell'umanità, dobbiamo comunque confrontarci molto da vicino con il Quarto Raggio, cioè con l'imparare a sviluppare armonia ed equilibrio, superando il conflitto.
Non solo, il Quarto Raggio è anche il raggio degli "aspiranti spirituali", di coloro cioè che cercano di orientare la propria vita in base a valori più alti e luminosi... poiché spesso si ritrovano nel bel mezzo di una battaglia fra l'anima e la personalità!

"Armonia tramite conflitto" è una espressione che racchiude tutto il cammino dell'essere umano: questi salta da un polo all'altro, di vita in vita, fino a che a un certo punto (si spera…) si ferma nel mezzo (Buddha lo diceva, no?), e da lì smette di oscillare. In altre parole si pone in una posizione di equilibrio. Non si tratta di una posizione assoluta e statica, poiché il punto di mezzo si adegua di volta in volta in base alle situazioni.

Se la dualità è rappresentata da due punti, il punto di mezzo, che si pone al centro e in alto sopra di essi, è il terzo polo con cui formare i vortici di un triangolo equilatero. "Tre" non a caso è il numero sacro che simbolicamente permette di trascendere la dualità.

Dal punto di vista pratico, come si costruisce l'equilibrio?

L'equilibrio è un'attitudine interiore che va coltivata giorno dopo giorno. Qualcuno è aiutato da un terreno famigliare, qualcun altro un po' meno, ma a nessuno è preclusa la possibilità di costruire equilibrio. Si può partire dalle piccole cose, e poi man mano allargare questa qualità anche a situazioni più grandi.
C'è l'equilibrio nel mangiare, nel dedicarsi a un'attività lavorativa, a un hobby, nel frequentare le persone, nell'educare i propri pensieri, nell'usare le proprie energie e il proprio tempo...
L'equilibrio ci aiuta a dare il meglio in ogni campo, a costruire risultati. Non a caso mi piace definire l'equilibrio come "amore in azione".

Tra gli ostacoli più grandi, oltre a quello evidente di una società che ci immerge in un ambiente fortemente squilibrato, vi è la mancanza di volontà, l'abbandonare noi stessi rinunciando alla costruzione di una disciplina (scelta da noi, mica imposta dagli altri!), spesso per appagare istantaneamente e compulsivamente ogni "desiderio"... senza magari sentire se è davvero ciò che vogliamo, se davvero ci porterà più vicino a noi stessi

In questo momento per me equilibrio significa rinunciare al perfezionismo per scegliere una via di azione.
Rinunciare a qualcosa, quindi, per potermi muovere e far crescere ciò che è essenziale.
E ogni volta che ci riesco, il sapore non è quello di una rinuncia, ma di una conquista.

Buona vita!



7 novembre 2012

Il contatto con le idee

Ogni mattina ho un appuntamento fisso con il mio diario. Mentre - lo so - trascuro il blog.
Che volete farci, sono una nostalgica del vecchio modo di raccogliere idee, quello che usa inchiostro e fogli di carta.

Quando mi avvicino al diario, so riconoscere quasi al tatto o attraverso il profumo la "qualità" di ogni sua pagina: se vi è felicità, indifferenza, tristezza... Se poi chiudo gli occhi e rivolgo l'attenzione ai fogli senza alcun preconcetto mentale (come quello che "sono solo cose"), mi pare quasi di sentirli vivi, capaci di raccontare storie che vanno oltre a quelle descritte con le parole che vi sono incise sopra.
Questo è possibile poiché la carta assorbe non solo l'inchiostro ma anche l'energia che accompagna i nostri pensieri mentre scriviamo o leggiamo. Assorbe qualità, vibrazioni, sensazioni... informazioni che usa e trattiene per sé.
Lo stesso accade se si legge un libro: dopo averlo sfogliato, studiato, vissuto... si avverte che non è più "nuovo" nel senso che in qualche modo ha raccolto una parte di noi. Così, se ci siamo un po' trasformati grazie al libro, anche il libro in realtà si è trasformato grazie a noi.
E' un tipo di soddisfazione che un e-book, da solo, non potrà mai dare.

Tutti i miei libri hanno assorbito in un modo o nell'altro la mia energia, oltre quella di altre persone se li hanno letti prima di me.
Mi capita di trovare uno stesso testo a casa di altri ma, quando mi avvicino e lo apro, posso avvertirlo come diverso. Lo sento estraneo, quasi antipatico, soprattutto se avverto che chi l'ha letto l'ha sfogliato svogliatamente, mentre la copia che ho a casa magari mi ispira "simpatia".
Oppure gli stessi libri che ho amato anni fa, in un periodo della mia vita dove ero molto diversa rispetto ad oggi, d'un tratto mi risultano lontani.
Accade perché un diario o un libro non sono cose, ma universi pulsanti che ci hanno creato e che noi abbiamo creato a nostra volta.

Una pagina digitale, un e-book, non permettono di trasformarci così profondamente come accade con un libro cartaceo (o un qualunque supporto materiale). In quest'ultimo caso i nostri sensi sono maggiormente coinvolti perché c'è un rapporto con il libro stesso, che ci coinvolge a ogni livello del nostro essere (fisico-energetico, emotivo e mentale).

Non lasciate le vostre parole più belle dentro a un mondo fatto solo di bit e che rimane sempre uguale a se stesso.
Non lasciate i pensieri che amate su un supporto che potrebbe non accendersi appena va via la corrente.
Provate a stamparli, a trascriverli a mano, riponeteli in un cassetto profumato, appendeteli su una bacheca, raccoglieteli in una cartella colorata... E magari sottolineate qualche frase, aggiungete un disegno, dei simboli, riponete tra una pagina e l'altra dei petali, delle foglie, un segnalibro che sa di incenso...

Questo non è un invito ad aumentare il disboscamento delle foreste o a boicottare gli e-book.
Io amo gli alberi quindi cerco di non sprecare la carta, la riciclo e se posso uso supporti alternativi per i miei appunti.
E amo la facilità con cui posso reperire le informazioni grazie agli e-book.
E' un invito a costruire un rapporto con quello che leggiamo e scriviamo, riconoscendo che in qualche modo ogni rapporto ha bisogno di una forma, sennò rimane incompiuto.

Il digitale è un mezzo splendido e molto utile; va usato per quello che è, per la sua leggerezza, per la possibilità di far giungere a milioni di persone, istantaneamente, tantissime informazioni.
Ma troppe informazioni, lette superficialmente e lasciate senza forma, ci inducono a non soffermarci mai, a non densificare il nostro pensiero, e in questo rischiamo di perdere il contatto... anche con le nostre stesse idee.







18 settembre 2012

Le erbacce sono erbacce


"Stare con quello che c'è" - Ecco una una frase che sento usare spesso in modo distorto o per giustificare disastrose inazioni.
Il senso costruttivo di questa espressione è l'invito a non giudicare, a non mettere in moto giri di mente, proiezioni e ansie, ma a rimanere a contatto con la realtà. Eppure la si pronuncia, spesso anche a se stessi, per impedire che il proprio guerriero interiore si risvegli e faccia quel che deve fare. Si lascia spazio, piuttosto, alla propria distruttività.
Succede così che qualcuno continui a fare scelte infelici ma commenti: "Sto con quello che c'è". Come se questo non-giudicare fosse un esercizio di profondissima spiritualità.
Scusate se rompo l'idillio, ma non c'è nulla di spirituale in questo. E, soprattutto, quando i comportamenti di una persona sono regolarmente distruttivi, c'è poco da credere alla favola del non-giudizio: il giudizio sotto sotto c'è eccome, perché distruttività e giudizio si alimentano a vicenda.

A certe cose bisogna semplicemente dire no. Punto e basta. Altro che starci insieme.
Stare con la distruttività? Stare con quel che fa male? Ma proprio per niente! Un conto è saper accogliere le onde della vita, un altro è persistere nella negatività. Cominciamo, allora, a fare scelte più luminose!

Oggi non servono teorici che nascondono la propria distruttività dietro il "Tanto tutto è perfetto". Servono persone che fanno e che traducono in azione i buoni valori che vorrebbero vedere nel mondo.
Mica sto dicendo che bisogna giudicare. Ma l'alternativa al giudizio non è "stare con quel che c'è" bensì è passare all'azione e fare qualcosa di costruttivo.
Sto dicendo solo che le erbacce sono erbacce e vanno levate via. Se ci mettiamo a giudicarle, invece di cercare un attrezzo con cui estirparle, è normale che crescano!
Certo, tutto è perfetto, mica lo nego, allora è perfetto anche cercare un buon attrezzo per levar via radici, semi e rami infestanti prima che devastino il giardino.

Attenzione, quindi, a certa letteratura "new age" che a volte ci fa sentire in colpa o "incapaci di stare con quel che c'è" quando vogliamo levar via le erbacce. Non stiamo giudicando le erbacce, ci stiamo prendendo cura del nostro giardino. E' diverso!

Buon giardinaggio a tutti!





11 settembre 2012

Verso la Meta

Mi spiace per coloro che approdano in questo blog e cercano risposte. Resteranno sicuramente delusi, perché o non ne troveranno, oppure interpreteranno i miei post in modo limitato. Vi prego, non cercate risposte. Cercate piuttosto risonanze, cercate chiavi che aprano porte più grandi, e buttate via tutto il resto. Io faccio altrettanto con voi, cari amici e nemici, maestri e allievi. Uso le chiavi che mi mostrate, ma non le vostre risposte.

Oggi mi preme condividere il mio pensiero sulla "Meta". Credo che molti fra noi siano qui, su questo pianeta, sospinti da un obiettivo interiore.
La mia anima dice che conoscerò la Meta "ogni volta" che avrò occhi per guardare in fondo al cuore. Come se fosse una pluralità di vie, e ogni via richiedesse una sua attenzione.

Quando ci decidiamo a indagare lo scopo del nostro Io profondo, va detto che non possiamo evitare di fare i conti con le "interferenze". Ci sono forze oscure, infatti, che da tempi antichi cospirano per dominare l'intera razza umana e mantenerla nell'ignoranza (almeno, questo è un pezzo della nostra storia galattica).
Niente di nuovo, lo so. Eppure sapere non basta, poiché continuiamo ad accettare passivamente una cultura (anzi una cultade, "culto dell'Ade") che ci ha diseducato al pensiero errato, alle reazioni emotive, alla paura, alla restrizione dei sensi. Non a caso, in noi è stata installata abilmente, fin dalla prima infanzia, la forza delle cattive abitudini, la prigione della mente, il vuoto del bisogno. Affinché, da buoni schiavi sul pianeta, rimanessimo tali e generassimo altri nella nostra stessa condizione.
E non parlatemi di karma, per favore... Il karma esiste ma non è una prigione, è un modo per conoscere se stessi e gli altri, e in questo crescere. E quando quella conoscenza viene incorporata, tutto diventa possibile. Invece, parlare di karma per giustificare una condizione limitante, ecco, questo è la prigione.

Ascoltare la voce della Meta all'interno di un simile avvelenamento, è praticamente impossibile. Occorre quindi, come prima cosa, che ci disintossichiamo.
La disintossicazione deve avvenire su tutti i piani: fisico, emotivo e mentale. Si tratta di un processo intenso e che richiede tempo, richiede amore... Ognuno può trovare il modo di attuarla in relazione alle proprie possibilità e peculiarità.

Il mio modo è il seguente. Ma è solo uno dei tanti.
Sul piano fisico attualmente mi alimento di cibi il più possibile vitali come frutta e verdura cruda, ma anche di cereali senza glutine, legumi e pesce fresco.
Non fumo e non bevo. Evito nel possibile i medicinali, ricorrendo ad alternative naturali.
Pratico attività fisica regolare, yoga, karate (ripreso da poco) e palestra.
Purtroppo lavoro in una grande città, ma il contatto con i luoghi di natura risulta ideale.

Sul piano emotivo accolgo e non giudico tutte le mie emozioni. A volte queste assumono personalità precise quindi dialogo con loro e lascio che si mostrino per quello che sono.
Spesso uso tecniche come Ho'Oponopono per accogliere e purificare gli eventi, invece di andare loro "contro".
Mi mantengo distante da persone che mi fanno sentire emotivamente intossicata. Meglio allora la compagnia di se stessi o di un buon libro.

Sul piano mentale coltivo quotidianamente la mia capacità di pensare in modo costruttivo, lucido e coerente. Mi alleno per scegliere i miei pensieri e non per seguirli a caso.
Per rafforzare il collegamento fra pensiero e azione, faccio spesso uno schema delle cose da fare e mi impongo di portarlo a termine escludendo tutte le altre interferenze, e inoltre la maggior parte delle mie azioni è inserita in un contesto rituale.
Nutro la mente astratta dipingendo, studiando pianoforte, facendo passeggiate nel verde e praticando ogni giorno meditazione.
Non guardo la tv e non impiego il mio tempo con i videogiochi (impigriscono la mente o la rendono più ansiosa, e boicottano la capacità di pensare in modo attivo, intuitivo e creativo - che è il vero senso del "giocare", a differenza del "divertirsi").

In realtà l'argomento della disintossicazione o purificazione è molto più complesso, ma questo è per dare una idea di base.
Va detto che la purificazione in genere interessa soprattutto gli aspiranti spirituali, che la intraprendono spesso in modo spontaneo avvertendo la naturale necessità di raffinare la materia dei propri corpi. Ritengo comunque che a un certo livello farebbe bene a tutti.

Una volta avviato il processo della purificazione, la voce della Meta comincia a farsi più insistente e, in un modo o nell'altro, ci indica i passi successivi da intraprendere.
A tutto ciò si aggiunge uno sgradevole effetto collaterale: se non rimaniamo in ascolto, rischiamo di ammalarci. Infatti la maggior conoscenza ci rende automaticamente più ricettivi nei confronti di energie superiori e quindi più responsabili.

Va detto che molti, per cercare di far luce sul cammino da intraprendere, interrogano cartomanti, sensitive, medium, guide spirituali, maestri... oltre a parenti, amici, amanti, amici virtuali e Facebook.
Tutti strumenti validi, se usati in modo sincronico, cioè nella consapevolezza che ogni cosa intorno a noi ci porta un messaggio e riflette il nostro mondo interiore. Ma diventano grandi ostacoli e motivo di ulteriore intossicazione se rappresentano una compensazione alla personale incapacità di scegliere e "sentirsi".

C'è una cosa che ho messo in atto, in realtà a più riprese e in modo graduale, ma ultimamente con rinnovato vigore: non chiedere più a nessuno né a qualcosa quale sia la mia direzione.
Chiedo a me stessa, e tanti saluti.
Almeno evito di prendermi in giro, dato che siamo sempre e solo noi che decidiamo e che usiamo "le risposte" in base a quel che ci conviene di credere. Solo che, da buoni schiavi, quando la risposta non è (apparentemente) "nostra", possiamo non sentircene responsabili. Ma ciò provoca un gran spreco di energie, e ci mantiene stazionari sempre allo stesso punto o quasi.
Chiedo a me stessa, dunque, e a me stessa soltanto. Se la risposta non arriva, resto in ascolto e continuo comunque a lavorare sulla mia espansione di coscienza, che è l'unico punto di vista che può veramente fornirmi la risposta.
Quanto al resto, interrogo i segni attorno a me solo per connettermi con gli aiuti e i modi per aumentare il mio discernimento, nulla di più. Non voglio risposte, le risposte non mi servono a niente.

Ecco, quest'ultimo passo è ciò che mi ha provocato le trasformazioni 
più intense, anche se non sempre facili... perché ti fa accorgere che l'incertezza può essere un drago estremamente inquietante. 
Ma se resti lì, accanto a te stesso, senza la pretesa di conoscere-controllare-capire ma solo per esserci, ah, che passi da gigante che si fanno!
Provare per credere.







6 settembre 2012

Innamorarsi davvero

Non molto tempo fa ho messo in pratica una specie di rito.

Mi stavo innamorando. Il mio pensiero era ossessionato da una persona. E in questo stavo perdendo la mia libertà, la mia capacità di sentirmi appagata dalle piccole cose.

Decisa a estirpare da me il dolore dell'abbandono e il bisogno di qualcuno, ho cominciato a muovermi.
Poi il movimento si è trasformato in danza, e poi la danza in corsa. E in quel correre ho gridato all'oscurità in cui ero precipitata, con il puro intento di richiamare a me tutte le forze che avevo perso e di riprendermi la mia luce, che era finita in fondo a un pozzo.
Ho spinto il corpo oltre la sua naturale resistenza e la mente al limite della sua focalizzazione finché, sotto la coltre dell'innamoramento, ho incontrato la mia rabbia. Allora l'ho sfidata e lei, per spaventarmi, si è trasformata in un lupo feroce. E io ho cominciato a ululare insieme a lei.
Alla fine, in un bagno di sudore, mi sono svegliata di nuovo padrona di me stessa. Sapevo che ero pronta per "lasciare andare". E così in effetti è stato.

No, l'innamoramento non è mai amore, è solo la trappola raffinata del potere. Possessività, egoismo, gelosia, controllo, dipendenza... questi , infatti, sono spesso i sentimenti che lo accompagnano.
Chi, fra noi, non li ha provati e subiti?

L'innamoramento mi ha sempre allontanato da me stessa. Eppure, ogni volta, ha puntualmente scatenato in me grandi energie nel corpo e nella mente.
In questo - ho realizzato - c'è una chiave.

Quando ci innamoriamo, quello che avvertiamo di veramente eccitante è la sensazione di fusione. Anche se in questo caso la fusione è sentita con l'altra persona.
La fusione non è sbagliata e non c'è nulla di male in questo. L'errore è credere che possiamo "ottenerla" solo innamorandoci di qualcuno (e a volte anche di qualcosa).
E se questo qualcuno a un certo punto cambiasse idea? Se questo qualcuno ci abbandonasse? ... Quanto sofferenza seguirebbe poi all'innamoramento?

L'innamoramento, in effetti, ci dà un assaggio della meravigliosa potenza delle energie che dormono nel nostro corpo e nella nostra mente, e che in realtà sono sempre pronte a scatenarsi. Ci dà un assaggio della estrema piacevolezza della fusione.
Un assaggio di quello che sarebbe se la fusione accadesse DENTRO di noi, CON il nostro Cuore. Solo che a quel punto ci troveremmo a essere immersi in un campo di energia ancora più vasto.
Ci ritroveremmo in Amore, non nel bisogno dell'amore.
Sentiremmo il sapore della libertà, non della dipendenza.
Sapremmo dare, senza aspettarci di ricevere.
Senza fretta, senza compulsione, ogni istante sarebbe prezioso.
E ogni luogo sarebbe pieno, senza mancanza.
Ma a quel punto non potremmo più assecondare i giochi di chi ci vuole schiavi (a partire da noi stessi) e sceglieremmo di servire la vita attraverso i nostri talenti...

Se ripenso a quando ero "innamorata" e confronto quel sentire con quello che provo durante la meditazione, quando la mia anima siede placida e provocatoria accanto a me, e mi seduce con la sua verità paradossale, non ho dubbi sul fatto che la gioia provata in quest'ultimo caso sia più radicale, più rivoluzionaria, più pericolosa.

Quando siamo in amore con la nostra anima, qualunque sia la sua essenza, la nostra vita si trasforma profondamente. Perché smettiamo di assecondare certi meccanismi distruttivi e cominciamo a far accadere nuove possibilità, oltre i confini della mente giudicante.

Tutto quello che conta è stringere l'alleanza più grande con il nostro Cuore.
Solo in questo modo possiamo innamorarci davvero, innamorarci della vita, delle persone, del nostro compito.
Ogni volta che noi siamo con noi stessi, l'Amore è con noi.

Ma dopo essere stati allevati su un pianeta dove i nostri simili, intossicati da un potere occulto, ci tarpano le ali per ridurci a esseri bisognosi e pieni di paura, esseri che hanno bisogno dell'esterno per un qualunque appagamento, abbiamo ancora il coraggio di stare con noi stessi?






27 agosto 2012

Meditazione

Sento di dover condividere con voi quella che per me è l'esperienza della meditazione.
Non descriverò nessuna delle varie tecniche che ho imparato nel corso degli anni, né riporterò in questo post indicazioni fornite dai tanti maestri e saggi. L'intento di questo post non è svelare o insegnare una qualche tecnica meditativa, ma raccontare un'esperienza.

Premessa 1: la "tecnica" che uso è da me nominata "meditazione" ma probabilmente qualche buon maestro avrebbe da ridere e la chiamerebbe "semplice rilassamento". Io la chiamo "meditazione" ma è solo un nome. Possiamo chiamarla anche Connessione, Centratura, Mariapia, Frittata...

Premessa 2: Durante quella che io chiamo "meditazione", mi accade qualcosa, e quel qualcosa funziona per me. Non ho pretesa che funzioni per altri. Quindi se qualcuno vi trova ispirazione per intraprendere un proprio cammino di ricerca, bene. Diversamente, bene lo stesso. Questo post è una condivisione, non una pretesa di verità.

Cosa è la meditazione?

Per me è qualcosa di essenziale. Una parte di me. Nulla di più, nulla di meno.
Capita che io la interrompa, soprattutto quando viaggio o condivido tempo e spazio con altre persone, credendo in questo modo di dormire quella mezz'ora in più o di dedicarmi di più agli altri, ma è un'illusione. Dopo un breve tempo senza meditare, infatti, vado in stress. Proprio così. Perdo la mia "centratura" e ogni ostacolo si trasforma in qualcosa di più grande rispetto a quello che è realmente.
Quando medito regolarmente, invece, mi sento guidata da uno scopo profondo, e gli ostacoli diventano insegnanti, amici, guide

Arrivo ad attendere il momento della meditazione con ansia, desiderando di alzarmi al mattino presto per sentire tutte quelle meravigliose sensazioni.
Che farci, a me capita così. 
Sembra che vie di mezzo non mi siano concesse.

La tecnica

La mia "non-tecnica" preferita, quella cioè che incontra il mio pieno "sì interiore", è la seguente:

Appena alzata, mi lavo dolcemente le mani e il viso per togliere la pesantezza e le energie stagnanti della notte. Poi, prima di fare ogni altra cosa, per evitare di perdere totalmente lo stato di rilassamento legato al dormire, vado a sedermi nell'apposito angolo di casa, dove provo un forte senso di accoglienza.
La mia posizione preferita è a gambe incrociate a loto o semi-loto, mentre con le mani mantengo dei semplici mudra

Rilasso la respirazione e lascio che la mia coscienza venga come afferrata da "un'onda di presenza" che la espande e la riempie. La sensazione è di espansione tutto intorno, ma con una speciale connessione verso l'alto. La mia attenzione rimane presente, non passiva ma morbidamente attiva.
In quello stato i pensieri si calmano, quasi a scomparire. Ogni tanto se ne può presentare qualcuno, soprattutto se è un periodo che non medito regolarmente, ma io lo invito dolcemente a mettersi da parete ("mi occuperò di te dopo"). 

Nel frattempo sento come un'energia di guarigione riempire il mio essere (diciamo così) oppure è come se la "somma" di quello che sono cambiasse vibrazione e aumentasse la sua frequenza.
Ad esempio, se ho dormito male e ho mal di testa, vanno via o diminuiscono tutti i sintomi e spesso la "guarigione" perdura per delle ore (dipende da quanto entro profondamente in questa "connessione").

Questa energia mi nutre in modo intenso e ad ogni livello. Quando ne sono investita, infatti, ho la sensazione che il corpo, i pensieri e la mia anima-coscienza siano tutt'uno con essa, e da questo "fondersi" ogni parte di me trae profondo piacere.  

A volte ho delle intuizioni, o sento di connettermi con altri stati o dimensioni. Come se la meditazione fosse una porta dimensionale. Non mi preoccupo di capire e lascio che sia, sennò rischio di attivare la mia fortissima razionalità.

Ecco questo è il cuore della mia "meditazione". 

In genere capisco che la meditazione è finita quando sento la mente razionale ripresentarsi e cominciare a organizzare i pensieri per le cose da fare durante la giornata. Questo accade in genere dopo un tempo medio di 30 minuti (tempo che va da 20 a 40/45 minuti). 
La sensazione personale, invece, è sempre che siano passati pochi minuti, da 5 a massimo 10. Quindi in genere uso un timer per non farmi infastidire dal pensiero che potrei meditare a oltranza e perdere il senso del tempo, e con esso anche il treno per andare in ufficio!

A questo punto vado in cucina e preparo la colazione, spesso a base di frutta fresca e caffè di cicoria tostata. 
Mentre sgranocchio, scrivo per un'altra mezz'ora il diario del mattino. Prendo nota delle intuizioni che nel mentre ricevo e nello scrivere sento attivarsi la stessa "energia" che mi aveva "riempito" durante la meditazione. Un po' come se il rituale del diario fosse la parte finale della meditazione stessa.

Orario e frequenza

Un altro punto importante è l'orario e la frequenza. Sento fondamentale ripetere giornalmente la meditazione e alla stessa ora. In questo modo è come se si creasse un ponte di connessione più forte, e ciò ha senso perché se si studiano i cicli della giornata, si scopre che ogni ora ha la sua peculiare energia.
Ogni azione, tra l'altro, trae maggior forza dalla sua cadenza regolare, dalla sua disciplina.
La mattina fra le 530 e le 630 è un orario ideale, dove mi sento "aiutata" dalle energie del sorgere del Sole. 

Commento finale

Ci tengo ad aggiungere che, anche se questa mia meditazione mi nutre in modo profondo e giorno dopo giorno rafforza la mia capacità di stare nel presente o meglio in quello che io chiamo "il centro", invece di farmi sentire "soddisfatta e in pace" accresce i miei dubbi nei riguardi della natura della realtà e mi spinge a cercare oltre. Mi sento come se mi desse l'accesso a una stanza di un castello immenso... ma come si accede alle altre stanze? (ps. sicuramente con la pratica quotidiana!)

Se avrete voglia di condividere anche le vostre esperienze di meditazione, mi farà piacere leggere i vostri commenti.







2 agosto 2012

Bussola interiore

Alcuni di voi lo intuiscono, vero?
... Sentono che questo mondo, quello che ci è stato messo davanti agli occhi, è come un film proiettato su uno schermo. E che c'è ben altro al di là di esso.

In alcuni momenti, quasi a prendersi gioco delle nostre certezze (o delle nostre paure), una voce nel petto ci sussurra insistentemente: "Non ti accontentare di credere. Continua a cercare. C'è di più. Niente è come sembra!"

A quel punto, se ne parliamo in giro, ci guardano come disadattati, ci viene consigliato un buon psicologo (o life-coach, che va più di moda), o semplicemente ci viene consigliato di rimanere con i piedi "per terra".

A volte mettiamo a tacere la voce assumendo dei buoni sonniferi come il "pensiero positivo", la meditazione, il Tai Chi o qualche tecnica energetica che ci fa sentire di avere il controllo (cosa che  naturalmente non abbiamo affatto).

Per favore, non smettete mai di credere alla voce nel petto.
E non usatela per far danno in giro e a voi medesimi ("Tanto questo mondo fa schifo... Tanto è tutto un'illusione"). Non usatela per rinunciare alla vostra disciplina, in nome della compulsione, dell'egoismo, del consumismo digitale.
Usatela invece per andare oltre voi stessi, oltre la paura che è stata installata nella vostra personalità per mantenervi al di qua dello schermo.

Usate la voce nel petto per dare forza alle scelte, non alle reazioni. Per aprire la mente a nuove esplorazioni, non per rinchiuderla in dogmi e credenze. Usatela come bussola interiore per tornare a Casa. E non fermatevi. Non fermatevi mai finché non avrete raggiunto, toccato, assaporato quel luogo da cui la nostra Luce proviene.







26 luglio 2012

Le ultime ore della notte

Sempre più persone stanno facendo esperienza di situazioni difficili ravvicinate. La sensazione condivisa, in linea generale, è che gli eventi negativi siano in aumento. E in effetti è così.
Ma se dirigiamo la nostra attenzione in modo positivo, tuttavia, possiamo accorgerci che sono aumentate anche le occasioni di crescita e guarigione.
Questo accade perché è accelerata la frequenza del tempo. Tutto procede più velocemente.

Se da una parte aumentano le prove, dunque, dall'altra aumentano anche gli aiuti e le risorse. Alcune persone, ad esempio, stanno affrontando le proprie crisi economiche e/o emotive (c'è differenza?) con rinnovata creatività e capacità di reinventarsi.

Questa velocità ci mette a contatto con la conseguenza delle nostre scelte e ci chiede di agire con maggiore responsabilità, sia come individui sia come gruppo. Sappiamo bene, infatti, che occorre impiantare una nuova cultura, dove economia e politica recuperino l'aspetto etico, cioè l'attenzione alle persone.

La Rinascita non verrà dall'alto, dai politici, dai "salvatori". Ma verrà "dal basso", dalla gente comune.
La Rinascita siamo noi ogni volta che ascoltiamo il buon senso, e non la paura... ogni volta che ascoltiamo il bene delle persone, e non l'egoismo.

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.
(Giordano Bruno)

Per partorire una nuova cultura dobbiamo essere uniti, sostenerci, non fare il gioco di chi ci vuole schiavi, timorosi e quindi divisi.

Occorre, come primo luogo, che siamo uniti dentro di noi. Che recuperiamo l'integrità dei nostri valori, la capacità di scegliere e non di re-agire compulsivamente.
E occorre che siamo uniti fuori, costruendo rapporti con le persone attraverso il nostro esserci, la nostra compassione, la nostra capacità di dare e ricevere.

E se piccoli uomini ci deridono, rispondiamo con la forza delle nostre azioni. Quanti di noi, invece, si preoccupano di conservare cose, schemi di pensiero e approvazione, e per questo rinunciano all'agire?
Volenti o nolenti oggi
siamo sfidati a lasciar andare il vecchio mondo.

S
iamo pronti per il cambiamento?
In realtà l'unica risposta possibile è che dobbiamo essere pronti.

Se accettiamo la sfida dell'esistenza, sapendo di essere parte di un mistero che non possiamo "controllare", ma che possiamo vivere, allora permettiamo a noi stessi di essere istruiti velocemente per attraversare questo spazio-tempo accelerato.

Coloro che per migliaia di anni hanno tenuto il pianeta avvolto nelle tenebre, tremano, perché sanno che il cambiamento è alle porte. La loro unica speranza di boicottare il processo è tenerci nella paura, nello sconforto, nella negatività. Ogni mezzo diviene lecito.

Come possiamo fare?
In realtà le "istruzioni per l'uso" sono da sempre disponibili dentro di noi. Molti già lo intuiscono: sanno che dovrebbero fare delle cose (piccole e/o grandi), ma non ascoltano se stessi.
Sanno ciò che è bene o è male, ma rimandano al futuro il momento per prendere una posizione.
Sanno che c'è di più oltre quella porta, ma non cercano la chiave per aprirla perché l'ignoto fa più paura della certezza di una vita automatica.

Proviamo ad ascoltarci.
Senza la fretta della superficie, del consumismo.
Senza l'indolenza e la staticità della pigrizia.
Proviamo ad ascoltare le istanze che abbiamo dentro.
In ogni situazione, da soli o con gli altri, nella nostra quotidianità o nel confronto con situazioni più grandi, chiediamoci: "Questo è ciò che reputo giusto?" "Cosa voglio veramente?" "Se fossi una persona saggia, cosa sceglierei di fare?"
E in risposta, agiamo.


Non è vero che nulla cambia, e soprattutto non lo è in questo periodo dove tutto è davvero possibile. Le Leggi del Tempo, infatti, indicano in quest'epoca il momento opportuno per il sorgere di un nuovo giorno: sono le ultime ore della notte.

Ma l'alba non ci pioverà dal cielo per venirci a salvare.
L'alba siamo noi, e solo noi possiamo farla accadere.



Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.
(Giordano Bruno)

20 luglio 2012

Superare l'assalto del dolore


Molti, soprattutto negli ultimi anni, sono chiamati ad attraversare le proprie zone oscure. Perché hanno scelto di portare luce. Come loro, anch'io avverto che c'è un ordine, da qualche parte nella mia anima, che attende di prendere forma.

A tutti coloro che stanno attraversando un momento difficile, vorrei dire che la cosa più preziosa che abbiamo è la scintilla di vita che portiamo dentro di noi, è il rispetto e l'amore per noi stessi, e la gratitudine per come l'universo ci ha sostenuto attraverso le persone e le situazioni.  Teniamolo sempre a mente.

Forse non è possibile evitare il dolore, ma è certamente possibile evitare che si muti in un veleno che continua a intossicarci. Non solo, il dolore può diventare il nostro stesso maestro per trasformarci. Ma prima di tutto dobbiamo fidarci di lui, smettere di averne paura, di giudicarlo.

Io affronto l'assalto del dolore attraverso due vie, spesso ben intersecate l'una dentro l'altra.

La prima è la via emotiva.

Restando morbida agli attacchi del dolore - cioè con un atteggiamento di accettazione attiva (e non di rassegnazione passiva) - gli dico: "Grazie, mi fido di te. Grazie, perché mi mostri il dolore che ho nascosto nel mio profondo e dal quale tendo sempre a fuggire. Ora sono pronta per vederti. Ora sono pronta per accoglierti. Ora sono pronta per amarti".


Non è un semplice dire, è un sentire... e per qualcuno può essere qualcosa di molto difficile. Perché è inconcepibile dire "grazie" al dolore. Dirgli "Ti amo" quando magari siamo noi che vorremmo essere amati in quel momento... che vorremmo "ricevere" e non "dare".
Tuttavia questo è un modo potente per permettere che l'esperienza di dolore si trasformi e ci trasformi al meglio. In questo modo ci apriamo alla vita, e accettiamo che quando qualcosa muore, quando viene meno, faccia spazio a qualcos'altro di nuovo.

La seconda via si percorre sul piano fisico.

La sofferenza inflitta dal dolore spinge a chiudersi in se stessi, a sentirsi privi di vitalità, ad abbandonare ogni attività... Ma questo accade perché c'è una forte energia, spesso alimentata dalla paura o dalla rabbia, che d'un tratto si è rivoltata totalmente all'interno di noi, come fosse un buco nero, potentissimo, che non si vede ma che invece agisce eccome, inghiottendo ogni cosa! Il segreto per cambiare la direzione di questa energia, e portarla al di fuori di noi, è "spingerla" sul piano fisico.

Forzandomi oltre misura, dunque, comincio a fare un'attività che mi richiede di muovermi e sudare. Ottime le pulizie in casa, buttar via (o regalare) cose vecchie, spostare i mobili o sistemare il vestiario negli armadi. Mettere a posto gli oggetti aiuta a mettere a posto se stessi. Io faccio anche passeggiate di ore in mezzo al verde e sotto al sole, al parco più vicino... o più lontano. La natura ci aiuta molto facilmente a ritrovare l'equilibrio... andare a zappare sarebbe perfetto!


E allora accade: d'un tratto avverto che l'energia cambia direzione, da dentro si riversa fuori... Lo si capisce perché le forze tornano, la debolezza va via e con essa anche il senso di depressione.
Possiamo anche sentire che la depressione si trasforma in "furia omicida"... ecco, usiamo questa energia di rabbia per continuare a fare ma per noi stessi, e non per focalizzarci su chi o cosa ci ha provocato il dolore.

Continuare a muoversi sul piano fisico aiuta a non riversare la potente energia generata dalla situazione sul piano mentale ed emotivo, dove alimenterebbe inevitabili sensi di colpa e pensieri distruttivi.


Essendo quelli appena descritti strumenti di disciplina, non vanno "consumati" in modo saltuario come se fossero caramelle vendute al supermercato.  La disciplina è quella volontà che si traduce in scelte che, se reiterate, permettono una trasformazione. La disciplina è tutto ciò che la società odierna teme, poiché chiede di rinunciare a un apparente "benessere momentaneo" per aprire le porte a un benessere più profondo. Richiede, insomma, la nostra presenza, capacità di scelta e l'essere padroni di noi stessi.
Richiede che non abbandoniamo noi stessi, nella consapevolezza che solo noi possiamo costruirci.
Aspettatevi una lotta durissima con la vostra "parte consumistica" che vorrà avere la meglio, facendovi provare tutto e subito per poi buttare via un attimo dopo, oppure che cercherà di distrarvi facendovi dimenticare dei vostri propositi.

Per applicare questi (come altri) strumenti, non serve la voglia di farlo, serve un estremo desiderio di stare meglio, serve la disperazione di chi sa di non avere scelta, di chi si è visto nel futuro, sul letto di morte, uguale a se stesso senza aver mai vissuto.

Usiamoli ogni volta che ne sentiamo la necessità o appena stiamo perdendo energia a causa della sofferenza. In questo modo ci ripagheranno con il massimo della loro forza.
Prima di quanto possiamo immaginare.



11 giugno 2012

Uomini, donne e ruoli

Non nasciamo "a caso" con una forma, un genere sessuale, un potenziale da sviluppare. Siamo "inseriti" in un ambiente - dal contesto geografico a quello famigliare - perché possediamo le caratteristiche per rispondere alle sue necessità. Detto in altre parole, quello che noi siamo e che possiamo essere, è quanto occorre all'organismo di cui siamo parte. 
Proprio così, siamo cellule di un sistema più grande che ha bisogno di noi.

Questo significa che, per trovare la nostra funzione, come prima cosa dobbiamo riconoscere l'organismo di cui siamo parte. Ci sono tanti organismi a cui appartenere allo stesso momento: umanità, la nazione, la nostra famiglia, il quartiere della città, il gruppo di amici, l'azienda dove lavoriamo, la coppia, noi stessi...

Se vedo l'organismo di cui sono parte, e ne comprendo la necessità, allora sarà più facile per me riconoscere la mia funzione. Ciascuno di noi capisce meglio cosa fare in base alle necessità che gli vengono mostrate. Ricordiamocelo la prossima volta che ci troveremo di fronte a un problema: quella è la porta per scoprire e attivare la nostra funzione dentro un certo "organismo".

La coppia

Anche la coppia è uno stato di necessità, al quale rispondono gli uomini e le donne. Siamo stati attrezzati con un certo corpo-energia, infatti, affinché possiamo dare vita a un ruolo, quello di veicolare le energie del femminile e/o del maschile.

La coppia è un "organismo" nutrito dal femminile e dal maschile, ma questo nutrimento non può esserci o rischia di essere carente se coloro che hanno il compito di veicolare tali energie, cioè l'uomo e la donna stessi, non accettano ed espletano il proprio ruolo-funzione.

I ruoli, a differenza degli stereotipi, sono pulsanti, dinamici e nutriti dall'esigenza della vita. Questo significa che il femminile e il maschile possono incontrarsi in molteplice modi. Ma è un qualcosa che spesso on possiamo scoprire, poiché gli uomini sono stati allontanati dal proprio maschile e le donne dal proprio femminile. Essi ignorano il loro ruolo. Accade, di conseguenza, che ci siano uomini aggressivi o distaccati, perché confondono il potere e il dominio con la forza , e donne bisognose e impaurite, perché confondono la debolezza e l'emotività con l'amore



Educare il cuore dell'uomo

Quando mi sono imbattuta nella visione esoterica (cioè appartenente alle dottrine di sapere spirituale) del rapporto di coppia, ho trovato interessante, in particolare, il concetto che vuole la donna educatrice del cuore dell'uomo.

Cosa significa "educare"?
Non è certo un processo dove si impone qualcosa a qualcuno, dove ci sono aspettative od obiettivi da raggiungere, o dove in qualche modo si condiziona l'altro! Niente affatto.
In essenza, educare significa permettere, far nascere. Educare è la capacita di partorire e far partorire.

Educare un uomo significa, per la donna, permettere che in lui si attivi il principio maschile.
Quando l'uomo, in risposta all'energia del femminile, scopre il proprio maschile, viene coinvolto in un processo di trasformazione che rende il suo cuore più permeabile all'amore.

Il punto, per noi donne culturalmente castrate ed educate a valori contrari, è venire davvero in contatto con il femminile e spogliarlo di tutte le maschere, le paure, gli inquinanti...
Se la donna per prima non partorisce il proprio femminile, non potrà svolgere il suo ruolo, rischiando di boicottare il processo che trasforma il cuore dell'uomo. Solo partorendo se stessa, invece, ella potrà partorire anche l'uomo e accenderlo alla vita.

Si tratta di un viaggio graduale, fatto di fasi cicliche, poiché la spirale della vita ci riporta sugli stessi sentieri, anche se a ogni giro siamo su un ponte più alto.

I ruoli

Quando riconosciuti e incarnati, i "ruoli", i "limiti" di qualunque situazione, ci donano una forza molto grande. Infatti i "ruoli" sono come "energie vincolate", ossia forze delimitate che grazie al vincolo medesimo possono agire da leve di trasformazione.
Diversamente si tratta di energie "libere"... di quella libertà che non permette alcun passo avanti.

Se riconosciamo e onoriamo i nostri ruoli, cioè se agiamo in base all'essenza della nostra natura, e non contro di essa, possiamo solo che esserne avvantaggiati, perché serviamo l'organismo più grande della vita nel modo in cui vuole essere servito, e quindi in questo ci sosterrà.

15 maggio 2012

Responsabiltà

L'Italia è una nazione giovane, che ancora deve imparare a essere unita. Chi nasce in Italia spesso ha come "compito animico" quello di lavorare sull'unità (a ogni livello). L'anima degli italiani, infatti, è collegata con l'anima del Bel Paese.

L'unità si sviluppa prima di tutto dentro di noi: restando saldi di fronte a qualunque situazione e sviluppando un senso di responsabilità.

Il primo requisito richiesto all'aspirante spirituale non è l'amore, ma la responsabilità - come mi ha ricordato la mia insegnante (la guaritrice Umberta Favre). Senza responsabilità, infatti, non è possibile creare nessuna base, nessuna costruzione.

La responsabilità si impara, ed è strettamente connessa alla presenza. Nello stato di non-presenza la responsabilità perde forza e lascia il terreno alle forze involutive.

Il primo vero atto di responsabilità è l'educazione di se stessi.
Educare non significa andare contro, ma offrire in sacrificio la nostra energia focalizzata per ottenere in cambio un ampliamento della coscienza, e quindi una maggiore capacità di servire il piano dell'anima.

Educare se stessi è l'atto più rivoluzionario e generatore di nuove realtà che si possa intraprendere. 






12 maggio 2012

Il potere di Adesso


Quando un'emozione negativa ci assale, possiamo restare morbidi al suo attacco. Apriamole le braccia, senza criticarla, senza pensare a chi, come o per cosa essa è stata creata. Ora essa è: stiamo con lei. Non opponiamoci, non proviamo paura del suo impeto. Stiamo con lei, qui e ora.

Non importa se accade per qualcosa o per qualcuno che ci ha fatto del male; l'emozione vive in noi e quindi ne siamo responsabili, essendo in noi generata.

Tutto quello che dobbiamo fare è stare nell'adesso, e in questo spazio-tempo permettere all'emozione di esistere. Senza reprimerla, senza gonfiarla, senza giudicarla.

Il giudizio è un'energia che toglie la vita, è un fare paragoni con il passato o con un futuro che non c'è ancora. Il giudizio separa, divide a metà, rende ogni cosa più piccola e più povera.
Ecco che giudicando le emozioni in realtà le aggrediamo, allora esse si ribellano e intensificano i loro attacchi.

Le emozioni, infatti, ci travolgono poiché da qualche parte, dentro di noi, le abbiamo giudicate, ci siamo opposti a esse. Quando, invece, le accogliamo con fluida attenzione, permettendo loro di esistere così come sono, allora qualcosa comincia a trasformarsi: il corpo di dolore molla la presa.

L'umanità, con i suoi pensieri e con la sua emotività, ha costruito un campo di giudizio che ora avvolge il Pianeta e nel quale siamo tutti immersi. Non è facile, quindi, esercitare il non-giudizio. Tuttavia è possibile... è una questione di intento e di allenamento.
Inoltre, più accoglieremo gli altri senza giudicarli, accettando il momento presente, più riusciremo a fare altrettanto con le nostre emozioni, perché ciò che facciamo agli altri lo facciamo a noi stessi.

Il potere di Adesso appartiene a tutti noi. Dobbiamo solo imparare a usarlo.

C.






Letture sul tema:

          

Il Potere di Adesso, Eckhart Tolle
Un Nuovo Mondo, Eckhart Tolle
Il Potere di Adesso - Carte per meditazione, Eckhart Tolle


Il Blog di Carlotta Brucco, in sintonia con gli argomenti proposti:
http://www.nonsoloanima.tv/carlottabrucco/



17 marzo 2012

Ombra e compito dharmico



Il compito dharmico è quella direzione che, se intrapresa, porta a una veloce espansione della coscienza. E' l'obbiettivo della nostra anima.

Per capire qual è il nostro compito dharmico, facciamo un passo indietro e diamo un'occhiata, non priva di imbarazzo, ai nostri lati ombra. Sto parlando degli aspetti più bisognosi, frustrati, difficili, intolleranti del nostro sentire. Sì, proprio quelli che emergono quando sentiamo di non essere amati, di non essere apprezzati. Quando sentiamo di essere attaccati, criticati. Quando sentiamo che nessuno si occupa di noi, o che non valiamo niente. Parlo di quegli abissi interiori dove ogni tanto precipitiamo non appena il partner ci delude, un amico ci tradisce o un collega ci fa uno sgarbo.

Queste ombre, nutrite nel profondo da ferite mai veramente rimarginate, ogni tanto esplodono come ordingni nucleari e fanno piazza pulita di ogni nostro buon proposito di mantenerci esseri razionali e distaccati, e soprattutto di non giudicare noi stessi o gli altri. Non c'è niente da fare: il corpo emotivo è la "creatura" più forte che abita la nostra personalità e, quando decide fortemente di seguire una vibrazione, non esiste niente che possa fermarlo.

Molto spesso si parla di "guarire la ferita"... e così, in un modo o nell'altro, ci mettiamo in viaggio a ritroso, cercando nel nostro passato quegli eventi che ci hanno segnato con una traccia stonata.
Qui il presupposto è che ricordare, o "capire" l'origine di un trauma, permette di scioglierlo. Presupposto che se fosse vero, avrebbe garantito la sanità emotiva o mentale a tante persone che, invece, non riescono a raggiungerla in ogni caso, come se fossero contagiate da un male interiore che non può più essere sradicato.

Avere un'idea dell'evoluzione del proprio percorso in termini di quel che è accaduto, non è negativo. Semplicemente è una mappa, non il territorio dove l'azione può essere messa in pratica. Guardare al passato è uno strumento per avere eventuali intuizioni, non una soluzione. Per quale motivo, infatti, viaggiare alla ricerca del passato dovrebbe garantirci la soluzione a quello che oggi ci disturba? Qual è la logica che sta alla base di questo ragionamento? Forse la credenza che quello che siamo dipende da quello che ci è accaduto in passato?

Eppure la spinta del futuro è molto più forte. Ciò che dobbiamo diventare - e non quello che siamo stati - muove tutti gli intrecci dell'esistenza. Possiamo deviare, ma in un modo o nell'altro convergiamo verso la luce. Lo so, agli occhi della mente, che ha deciso che lo spazio è finito e il tempo lineare, può sembrare così. Ma basta aprire la mente ad altre intuizioni per accorgersi che c'è di più, che ciò a cui oggi faccio spazio dentro di me è ciò che determina quello che io sono, compreso il mio passato.

Finché, ad esempio, avremo paura delle relazioni, allora nel nostro passato ci sarà una famiglia che ci ha traumatizzato con il suo insegnamento negativo. Quando impareremo ad amare, tuttavia, potremmo scoprire che quella stessa famiglia era semplicemente composta di gente eccentrica che tirava dei piatti ogni tanto. Non è uno scherzo, accade proprio così!

Prendersi la responsabilità delle proprie ombre
significa accoglierle qui e ora, e smettere di pensare che esistono solo perché in passato è successo qualcosa. Siamo noi che le teniamo vive, perché facciamo loro spazio nella nostra vita in un modo o nell'altro. Capita che alcuni traumi sembrino proprio la "causa" del nostro malessere. Ma, anche in questo caso, essi hanno semplicemente premuto un bottone di un meccanismo che esisteva già, in quanto parte della nostra struttura esistenziale o del nostro percorso (...) Prendiamocene la responsabilità!

Non sto negando l'influenza dell'esperienza, ma confuto il paradigma che vuole la materia e l'esperienza materiale come generatrice di coscienza. E' invece la coscienza a dirigere e a "usare" la materia per espandere la propria crescita e mettersi al servizio di piani più vasti. Non siamo vittime degli eventi, ma anime che si intrecciano agli eventi in base all'esperienza che è necessario approfondire. Nulla nell'Universo viene usato inutilmente (Legge di Economia).

E va bene, dunque. Mettiamo il caso che ci prendiamo questa "responsabilità". Mettiamo il caso, ad esempio, che se ci sentiamo insicuri e attiriamo persone che non ci amano, non è perché mammà ci ha abbandonato a due anni, ma è perché dentro di noi esiste comunque un seme che nutre questa dimensione e fa sì che proiettiamo quest'ombra all'infinito. In ogni caso la domanda che verrebbe da chiedere è "Come sciogliere le ombre?"

La domanda "giusta", in realtà, è "cosa significa sgiogliere le ombre?"
Oh, non si tratta di prendere un medicinale e sopire dei sintomi, o di fare un intervento chirurgico e rimuovere una cisti che dà fastidio da qualche parte. Eppure, anche nell'ambito della spiritualità, i disagi psico-fisici vengono spesso trattati in questo modo. Si imparano tecniche di gestione dell'ansia e si lavora per dare potere alla propria capacità di gestione, con la speranza di rimuovere il "sintomo"... ma lo stress sottostante, in effetti, rimane attivo. Impariamo solo a comportarci in modo più civile, nonostante l'abisso sia rimasto lì, sotto i nostri piedi. Ci abbiamo solo preso più confidenza e gli abbiamo dato un nome, sperando che ci ubbidisca come fanno i cani.

L'ombra non è qualcosa da "abbattare", da rifiutare, da condannare. Questo sia chiaro. Tra l'altro, spesso disprezziamo i nostri aspetti difficili e problematici senza accorgerci che, invece, ci hanno salvato in più occasioni. Salvato da una vita inautentica, salvato da quello che gli altri pensavano essere giusto e che non corrispondeva con la nostra verità profonda. Se solo provassimo a fidarci di lei e a ringraziarla per questo, potremmo vederla luccicare per un istante...

L'ombra in realtà è un consigliere saggio che ci sta dando indicazioni preziose sulla strada da percorrere. Quello che accade è che spesso travisiamo il messaggio, e in questo creiamo dolore. Allora condanniamo la nostra stessa ombra o, quando anche ciò sia troppo doloroso da riconoscere, condanniamo gli altri quando ce la ricordano, che ne siamo consapevoli o meno.

Sciogliere le ombre è ascoltare il messaggio e portarlo in azione.
Un messaggio che è sempre lo stesso: "La strada del tuo compito dharmico è questa che io, ombra, ti sto mostrando, ma la direzione è opposta".

Mi spiego meglio.
Pensiamo a un oggetto che viene colpito dalla luce del Sole. La sua ombra si proietterà in una precisa direzione. Per trovare il Sole, cosa dobbiamo fare? Semplice: guardare lungo la traiettoria dell'ombra, ma in direzione opposta!

Alcuni esempi pratici. Se nella vita soffriamo perché non ci sentiamo apprezzati, riconosciuti e visti dagli altri, significa che il nostro compito dharmico è di apprezzare, riconoscere e vedere gli altri, e non di metterci alla ricerca di persone che ci facciano sentire al sicuro.
Se cadiamo nell'abisso quando ci sentiamo disprezzati, allora il nostro compito dharmico è di apprezzare.
Se tremiamo quando ci sentiamo messi da parte e poco amati, allora il nostro compito dharmico, quello cioè che accenderà più di ogni altra cosa la fiamma della nostra coscienza, è di amare e occuparci degli altri.

In fondo non si tratta di nulla di nuovo: dare agli altri è sempre la via più efficace per ricevere!

Ci tengo a precisare alcuni punti. Occorre che si abbia una certa consapevolezza dei propri bisogni e di come agiscono le proprie ombre. Alcuni bisogni apparenti, infatti, sono solo il sintomo di bisogni più profondi. Insomma, l'ombra ci parla ma va prima, in qualche modo, intravista. E' più che altro una questione di ascolto della sensazione profonda, e non un ragionamento a livello puramente mentale. Se ci sintonizziamo con il cuore, allora siamo sulla strada giusta.

Il secondo punto è che gli "altri" a cui mi riferisco non sono solo le persone che entrano nel nostro vissuto giornaliero, quotidiano od occasionale, ma anche le parti di noi più sofferenti. Spesso ci dimentichiamo di avere un bambino un po' accartocciato dentro di noi, che ha perso fiducia nella possibilità di essere amato o di agire nella libertà del suo sentire. Anche a lui possiamo dare quello che desideriamo per noi.

Qualcuno potrebbe pensare: perché non guardare direttamente al Sole? C'era bisogno di usare le ombre?
Il fatto è che a volte il Sole può essere accecante, soprattutto se gli occhi non sono abituati a vederlo. E noi qui in Terra stiamo imparando ad aprirli. Così, per individuare la fonte della luce, è più facile accorgersi dell'ombra che di una luce diffusa tutto intorno. Se, invece, giudichiamo l'ombra, allora complichiamo tutto, non capendo che si tratta del rilevatore del nostro compito dharmico. Grazie, ombra!


Wood sunset 1: Wood sunset in Santa Isabel, Rabade, Lugo, Galicia, Spain, Eu