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17 gennaio 2011

71. Essere quel qualcosa

Alcune grandi anime si riferiscono alla Terra come alla "scuola dallo sforzo penoso". Non ci vuole molta immaginazione per capire il perché: l'esperienza umana ci mette costantemente a contatto con i limiti dell'ombra personale e collettiva.

L'ombra assume molti nomi, a seconda che la si osservi da vari punti di vista... Tutti sembrano concordi, comunque, quando la si definisce "il male".


Il male fa male, mi si permetta il gioco di parole. Che si tratti di eventi fisici o di emozioni dovute a "cause esterne", o della paura e del senso di vuoto che divora da dentro, l'uomo rifugge il male coscientemente.
Ma lo ricerca inconsciamente. Nonostante tutti i buoni propositi, infatti, noi ubbidiamo all'ombra che abbiamo dentro, soprattutto quando ci dimentichiamo di essa. Perché è nella natura di quanto è irrisolto e non compreso, emergere in un modo o nell'altro.

Ecco quindi che noi stessi spesso ci mettiamo nei guai "da soli"... Accade perché non ci conosciamo. Accade perché non ascoltiamo fino in fondo i segnali che provengono dal nostro essere. Accade perché solo in questo modo possiamo toccare il dolore che deriva dai nostri errori o dalla nostra mancanza di visione... finché non ci trasformiamo in nuovi stati, più responsabili.

C'è una Forza Evolutiva che spinge a sviluppare la nostra Coscienza, a fare ordine ovunque vi sia mancanza di Amore. Essa non lascia che i nostri limiti rimangano tali e - ma non si può dire senza che venga frainteso - spesso, per scuoterci, "usa" il male all'interno del suo Disegno.

Eppure non si può negare che il male abbia un valore iniziatico altissimo. Esso ci limita affinché possiamo costruire la capacità di superarlo. Quando incombe il buio, siamo spinti a cercare modi efficaci per illuminare il Sentiero.

Di giorno in giorno capisco e vivo che il Bene non è qualcosa che accade, ma una scelta attiva. Il male può essere la miccia che innesca l'occasione della crescita, ma siamo noi a decidere che cresceremo. Esso è ostacolo e trampolino di lancio allo stesso tempo. Dipende da noi.

Quanto siamo disposti a sopportare prima di cambiare? Non è obbligatorio "soffrire a oltranza"... prima ci accorgiamo dei nostri lati oscuri e della conseguenza delle nostre azioni, e prima ci liberiamo dalla paura e dal dolore. Occorre scegliere. Per scegliere, occorre accorgersi. E poi perseverare. La scelta del Bene va portata a termine, tutelata in modo lucido e amorevole.




Non basta - non è quello lo scopo - voltare le spalle e fuggire. Se siamo qui, è perché possiamo essere qui e affrontare tutto quello che incontriamo. L'unica via è andare verso qualcosa più grande del male stesso. Diventare quel qualcosa. Essere quel qualcosa.

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