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29 marzo 2010

39. La paura di perdere qualcosa

A volte sentiamo che una persona, un ruolo, un animale, una situazione, un oggetto... è diventato essenziale per il nostro benessere, sentiamo cioè che senza non sapremmo come fare...

Credo che questa sia l'illusione più grande, l'annebbiamento da cui dobbiamo uscire. Niente e nessuno sono veramente essenziali, nel senso che niente e nessuno hanno il potere di darci la felicità. Se crediamo il contrario, significa che stiamo spostando il motore della nostra stessa evoluzione al di fuori di noi, significa che stiamo di nuovo assecondando la fallace credenza che ci sia un mondo oggettivo esterno che è indipendente da quello che noi siamo...

Quando ci sentiamo persi e abbiamo paura di perdere la "fonte" della nostra felicità o del nostro benessere, è il momento giusto per accorgerci del nostro attaccamento... cerchiamo "sicurezze" perché non abbiamo sicurezza dentro di noi... non abbiamo amore...

Un conto è l'amore, la cura e la partecipazione, un altro è l'attaccamento e il bisogno. Un conto è la libertà di scelta e la capacità di crescere, un altro è dipendere dalle situazioni e temere che l'esistenza possa "portarcele via", in base a chissà quale logica illogica di caos, confusione e sfiga.

Non permettete a niente e a nessuno (compreso voi stessi) di farvi credere, anche solo per un istante, che senza quella cosa, quella situazione, quella persona... non possiate essere liberi, sani e felici. Chiaramente non sto rinnegando la necessità di un vivere etico ed equilibrato, la bellezza della gioia e della condivisione amorevole con gli altri - che va tutelata e nutrita -, ma è ben altro discorso delegare al caso e all'esterno di noi stessi la fonte della felicità e le scelte personali.



Tutto quello che si presenta nella nostra vita, infatti, risponde alle nostre necessità di evoluzione e crescita. Le persone, le cose e le situazioni ci sono perché noi ci siamo. Non viceversa. La paura di perdere qualcosa è solo la conseguenza del nostro attaccamento e della nostra incapacità di percepirci all'interno di un piano evolutivo, a cui l'Anima aspira.

Quello che possiamo fare, allora, è coltivare il Maestro Interiore, il contatto con l'Anima, sapendo che è l'unico vero attrattore delle situazioni della nostra vita. In questo modo ci riappropriamo della nostra serenità e della libertà - che è libertà dai limiti della materia.

E' per questo che una nuova società basata su valori etici non sarà veramente possibile finché non verrà riconosciuta la visuale dell'Anima... grazie alla quale sarà possibile passare dalla paura e dall'attaccamento, alla fiducia e alla condivisione.