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9 dicembre 2009

19. Dal vittimismo alla co-creazione

Di fronte alle difficoltà, a situazioni difficili o a persone che ci fanno stare male, spesso cerchiamo istintivamente una formula magica con cui individuare e punire "il colpevole"...

Il mio capo mi tratta male? Il mio stipendio è troppo basso? Il mio partner è un rompiballe? ...Io non c'entro niente se sto male: la colpa è di  queste situazioni! - 
Certo che se continuiamo a ragionare in questo modo, ci sono pochi spiragli di crescita...

Eppure non siamo vittime ma il mondo ci mette di fronte a quello che dobbiamo affrontare. Le sensazioni di disagio che si provano in certe situazioni, sono sensazioni che emergono dal nostro io... se non albergassero in noi, niente e nessuno potrebbe generarle. Il modo in cui reagiamo agli eventi è sempre una nostra scelta.

Ecco quindi il ruolo delle difficoltà: mettere in evidenza quel disagio o paura che sia, che noi abbiamo sotterrato nell'inconscio ma che da lì agisce comunque, chiamando nella realtà una vibrazione corrispondente. Perché? Per darci l'opportunità di guarire.

Questo non significa che il nostro capo non sia un imbecille, ma che forse questa situazione mette in evidenza che non abbiamo la forza di affermare quello che siamo e di farci rispettare... Non si nega l'esistenza di una crisi economica, ma forse è il momento di diventare più attivi e fantasiosi, e mettersi in gioco in modo creativo... Non si nega che il nostro partner non abbia le sue negatività, ma forse lui è quello giusto per aiutarci a sviluppare qualità di cui invece siamo carenti...

Il mondo parla a noi di noi stessi, se solo si hanno orecchie per ascoltare.

Non esistono "colpevoli" là fuori, separati da noi e di cui siamo vittime assolute. La vera domanda non è "chi punire per il male che sto vivendo?" ma bensì "Perché sto vivendo tutto questo?", "Come posso essere più costruttivo in questa situazione?" "Cosa posso imparare da tutto ciò?"

In questo modo spostiamo l'attenzione dall'esterno all'interno, dal vittimismo alla co-creazione. E ci riprendiamo la responsabilità (che non è colpa) di scegliere la direzione che vogliamo percorrere.