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20 dicembre 2009

23. La Grande Invocazione

Dal punto di Luce entro la Mente di Dio
Affluisca luce nelle menti degli uomini.
Scenda Luce sulla Terra.

Dal punto di Amore entro il Cuore di Dio
Affluisca amore nei cuori degli uomini.
Possa Cristo tornare sulla Terra.

Dal centro ove il Volere di Dio è conosciuto
Il proposito guidi i piccoli voleri degli uomini;
Il proposito che i Maestri conoscono e servono.

Dal centro che vien detto il genere umano
Si svolga il Piano di Amore e di Luce.
E possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede.

Che Luce, Amore e Potere ristabiliscano il Piano sulla Terra.





Cosa è la Grande Invocazione? Rispondo a questa domanda attraverso le parole di Alice A. Bailey: "Questa Invocazione o Preghiera non appartiene ad alcuno né ad alcun gruppo, ma a tutta l'Umanità. La bellezza e la forza di essa stanno nella sua semplicità, e nel suo esprimere certe verità centrali che tutti gli uomini accettano, in modo innato e normale: la verità che esiste un'Intelligenza fondamentale cui, vagamente, diamo il nome di Dio; la verità che, dietro ogni apparenza esterna, il potere motivante dell'Universo è Amore; la verità che una grande individualità, dai Cristiani chiamata il Cristo, venne sulla Terra, e incorporò quell'amore perché potessimo comprendere; la verità che sia amore che intelligenza sono effetti di quel che vien detto il Volere di Dio; e infine l'evidente verità che solo per mezzo dell'umanità stessa il Piano divino troverà attuazione."

(Per saperne di più, leggere anche qui - Uso e significato della Grande Invocazione: cliccare qui )


Che siate coscienti o meno del ruolo che i Maestri e la Gerarchia svolgono per il Pianeta, e in che modo questo è riportato nella Grande Invocazione, in ogni caso il vostro Cuore può riconoscere nell'Invocazione stessa gli archetipi Universali del Sentiero spirituale... E' nel cuore che alberga la certezza che ogni cosa è collegata, che in ogni granello di sabbia agisce la stessa forza che muove le galassie così come in ogni Anima agisce lo stesso schema evolutivo che muove l'umanità intera.

Allinearsi con il pensiero e con l'intento a questa Invocazione ci avvicina alle vibrazioni più pure dei piani spirituali, e ci fa sentire parte di un'unica grande rete di luce. Una rete che è attiva e sta agendo in modo significativo... questi sono infatti i tempi in cui sono gettati i semi del nuovo mondo. Non credo che il 2012 (...) sarà una data particolare, ma certamente è un appuntamento temporale che si trova nel pieno della trasformazione planetaria, a cui noi tutti siamo chiamati per portare il nostro contributo.

In verità ho sempre disdegnato l'ipotesi delle venuta di un nuovo mondo, il mio razionalismo estremo lo ha spesso additato come l'inconscio desiderio collettivo di fuggire i mali del presente e rifugiarsi in un futuro "dorato" che è solo illusorio... eppure non posso più negare che Energie di Luce sono all'opera... basta guardarsi attorno, aprire un po' gli occhi e il cuore: nuovi bambini e nuovi pensieri sono venuti in Terra per restaurare un tempo di illuminazione, dove nessun uomo potrà più sentirsi solo né dubitare della presenza dell'Anima in sé (o, meglio, della presenza di noi stessi nell'anima).

Qualunque cosa accada, qualunque sia il tempo richiesto, io mi allineo a questo intento, e spero che così è e sempre sarà fino alla fine dei miei giorni.
E voi... da che parte volete stare?

18 dicembre 2009

22. Sentirsi vivi

Un istante.
Solo un istante.
D'un tratto, nella mia coscienza, un tempo che... si è fermato.
D'un tratto, una me che non è mai stata.
Non ho mai vissuto, non ho mai ascoltato, non ho mai amato.
Il mondo non è il mondo.
Quello che è importante non è importante.
Decrepito, stantio... il mio animo è nato vecchio.
Nasciamo tutti vecchi.
E poi, d'un tratto, come se nulla fosse... dietro una ruga, la vita.
Un oceano di vita.

Siamo noi a scegliere quello che ci fa sentire vivi o è la vita a scegliere noi?

14 dicembre 2009

21. Ansia di Natale

Il Natale si avvicina... forse la gente "dovrebbe" sentirsi più "buona" e invece mi accorgo che molti sono in ansia, stressati e intolleranti. Non tutti, chiaramente, ma qui a Milano direi che si tratta comunque di una bella fetta di persone... e posso anche avvertire un senso crescente di frustrazione in chi non ha famiglia o un compagno (e lo vorrebbe): il Natale per costoro è quasi doloroso! Stamattina ho assistito in metrò anche a un piccolo bisticcio fra due persone, per motivazioni futili... due persone evidentemente sole... in contrasto poi con la scena incontrata appena emersa all'aperto: una bellissima Piazza Duomo, tutta illuminata a festa come se fosse stata pervasa da un'alone di santità e di magia... anche se sempre piena e frenetica.

Il problema delle feste è che spesso sono "comandate": che lo si voglia o meno, insomma, "dobbiamo" festeggiare, fare i regali, cucinare per i parenti... e molte volte anche lavorare il doppio perché le attività si intensificano... Diciamolo pure, che questo ci fa sentire tutto tranne che più "spirituali". Io ci ho messo diversi anni a riappacificarmi con il Natale, perché lo vivevo come un momento dove tutte le persone che conoscevano entravano in un automatismo cieco e selvaggio, qualunque fosse la situazione in corso, e devo dire che questa cosa proprio non mi piaceva...

La verità è che possiamo attraversare il Natale così come attraversiamo ogni momento della nostra vita, più o meno colorato dai ritmi della collettività. L'importante non è quello che si fa, ma come lo si fa... Quanto siamo presenti nelle nostre azioni, in questo periodo? Quanto spazio diamo alla voglia di unione e partecipazione, piuttosto che ai ritmi compulsivi e automatici? E quanto riusciamo a sentire in fondo al nostro cuore le energie spirituali che sono alla base delle Festività? Quanto riusciamo a cogliere il senso di questo periodo, dove la luce si appresta a toccare il minimo annuo (solstizio d'inverno)... intuendo come il ritmo del cielo sia anche il ritmo della nostra anima, e della sua opportunità di rinascita?

Comunque vi sentiate, il Natale non ha "colpa": è solo una lente di ingrandimento, un'occasione speciale per meditare sui moventi della nostra vita, per portare un'attenzione diversa... Non cancellate le vostre sensazioni - qualunque siano - sotto quintalate di dolciumi e regalini. Restate con loro, invece... lasciate che vi conducano nella grotta del vostro essere...

11 dicembre 2009

20. Alchimia interiore: l'ascolto

Avete mai guardato negli occhi la bestia che avete dentro, la sua fame di attenzione e potere, e quante volte scalpita per la frustrazione e la rabbia? Oppure ogni volta fate finta di niente e continuate a dissimulare, nell'illusione ben confezionata che il male e la sua distruzione non possano essere parte di voi?

Altre volte vi opponete così strenuamente al disagio e alla spinta del vostro io, che trattenete ogni flusso vitale...Vi ritrovate, allora, nella depressione, nelle sue volute mortifere e anti-vita, nella sua morsa distruttiva… ma è sempre rabbia, solo che è implosa dentro di voi.

Prima o poi dovrete mettervi in ascolto del mostro che urla nella pancia, nella gola… prima o poi vi stancherete di costruire vite su vite in funzione del suo occultamento... uccidendo, per questo, qualunque altro sentire.

Qualcuno dice una parola che vi urta, fa qualcosa che vi irrita, oppure vi irritate di voi stessi e delle vostre dinamiche... ecco, per una volta, non partite in quarta a rimuginare sulle motivazioni del caso, non cercate di "capire"… cercate, invece, di andare "oltre ogni ragionamento": abbiate il coraggio di essere presenti fino in fondo con il disagio della situazione. Abbiate il coraggio di sentire.

C'è uno "strato emotivo-mentale" che alimenta la dinamica e che stimola un imperituro dialogo interno, da cui la stessa bestia trae nutrimento. Questo strato è fatto di pensieri continui, di ansia nel voler giustificarsi o trovare ragioni, di volontà quasi compulsiva di voler capire. Ma questo è un vicolo cieco.
Quello che potete fare, invece, è rimanere in ascolto.

Restate in ascolto... non accendete parole nella mente, resiste alla tentazioni di dare nomi alle cose o di giudicare/psicoanalizzare voi o le altre persone... datevi il permesso di restare in questa grotta buia e profonda... da cui scappare non serve a nulla, perché non esiste alcun luogo che possa mettervi al riparo da voi stessi.

Ma se vi illudete che per stare meglio è sufficiente allontanare certe persone, e certe situazioni… se vi illudete che basta provare a voi stessi o al mondo che avete “ragione”… allora state ancora costruendo maschere e rafforzando gli anelli di ferro delle vostre catene...

Per fortuna, alla lunga il cuore si stanca e l’anima preme per crescere. Così, esausti di tutta la messinscena, mollate la presa e… infine vi aprite all'ascolto e ascoltate in silenzio... e  non vi importa più di dare un nome a quello che provate... non vi importa più di giudicare, catalogare, inscatolare… Ascoltate e basta.

Cosa accade con la pratica dell'ascolto?

Ascoltando, si porta man mano l’inconscio nel conscio, e si avverte, forse inizialmente in modo impercettibile ma poi in modo innegabile, che la luce della presenza scioglie progressivamente il ghiaccio della paura (paura di sentire, paura di soffrire, paura di fare danno...) e, ancora più sotto, vi mette in contatto con quella rabbia... che avevate dimenticato.


In questo modo, l’anima può trasformare la materia densa e scura... può trasformarvi da burattini in creatori consapevoli, da esseri mediocri a esseri divini.

Ma finché non ascolterete le note dolenti, illudendovi di non avere parti oscure e che la maschera dell’agnellino che indossate sia la vostra realtà - finché sarete convinti che la bestia non viva in voi ma sia solo al di fuori di voi - allora il male avrà spazio per governare, e tempo per crescere. Perché è su questo che conta: sulla vostra paura e incapacità di riconoscerlo. Pur di non vedere quello che di voi vi terrorizza, non vedete lui... e così può governare e muovere i fili fondamentali della vostra vita, a dispetto di ogni volontà o desiderio.

Non sto dicendo che siamo solo “ombra”, non voglio convincervi di essere creature oscure, anzi… ma per poter esprimere in pieno le qualità dell’anima magnifica che governa la vostra personalità, dovete riconoscere il terreno in cui le forze in gioco agiscono, per poter operare in modo ancora più efficace. L’attenzione va posta quindi a quello che non va, ai segnali di attrito, al disagio… perché è qui che dobbiamo intervenire, è qui che la vita ci chiama ad essere presenti… Un passo delicato, importante, e che non si può ignorare.


Non è sufficiente comprendere razionalmente una certa dinamica, sennò basterebbe questo per migliorare e invece a volte non è così, in quanto la spinta distruttiva alla fine prevale nuovamente o comunque fa sentire il suo peso. Inoltre, il moto dei pensieri è spesso un'energia a sé che limita e occulta e crea nuove illusioni... La "comprensione razionale" non può estendersi oltre questa vita e il livello cosciente, mentre la materia che ci compone è fatta di vibrazioni impresse in altre vite e su più dimensioni; per trasmutarla occorre quindi uno strumento più adeguato quale è l'ascolto - cioè il non-giudizio, la presenza, la capacità di esserci.


L'ascolto è uno strumento veramente efficace perché stimola la coscienza e permette una reale trasformazione; sgretola progressivamente l'impalcatura energetica del dolore e della paura, operando alchemicamente su tutti i piani della nostra esistenza.

Quello che si scopre con la pratica dell’ascolto può essere davvero strabiliante…

Se qualcuno vuole verificare in prima persona, mi faccia comunque il piacere di non eccedere nell’ascolto di qualità negative (perché se c’è chi non vuole ascoltare, dall’altra c’è anche chi si lancia impavido senza paracadute…), ma si limiti in questo ai soli momenti effettivi di quando emerge un disagio/dolore/attrito… e mai comunque per un tempo prolungato. Mai. Invocare piuttosto e a un certo punto qualità opposte, di amore e tolleranza, come ci insegna la buona pratica dello yoga

Ascoltare è come grattare su una superficie sporca: grattando un poco si provoca un senso di alleggerimento, ma se eccediamo poi ci ritroviamo sommersi di “scorie”. Un poco alla volta, quindi, con saggezza, compassione di sé, costanza e... presenza.

Ripeto, non mettetevi all’ascolto di qualità negative andando a ricercarle in modo spasmodico: quello che serve, tanto, è sempre a disposizione sul momento. E i momenti utili sono quelli che chiamano la vostra attenzione senza che andiate a cercarli. Questo, perché esiste anche l’attaccamento al male – cioè il piacere legato alla distruttività – di cui bisogna tenere conto e che si nutre a sua volta di un’attenzione indebita verso gli aspetti oscuri.


Con un po’ di attenzione, comunque, si può ascoltare anche questa nota... stravolgente. Scoprirla e accettarla in sé non è sempre facile. Ma almeno è verità... e se è vero che la verità rende liberi... ...

9 dicembre 2009

19. Dal vittimismo alla co-creazione

Di fronte alle difficoltà, a situazioni difficili o a persone che ci fanno stare male, spesso cerchiamo istintivamente una formula magica con cui individuare e punire "il colpevole"...

Il mio capo mi tratta male? Il mio stipendio è troppo basso? Il mio partner è un rompiballe? ...Io non c'entro niente se sto male: la colpa è di  queste situazioni! - 
Certo che se continuiamo a ragionare in questo modo, ci sono pochi spiragli di crescita...

Eppure non siamo vittime ma il mondo ci mette di fronte a quello che dobbiamo affrontare. Le sensazioni di disagio che si provano in certe situazioni, sono sensazioni che emergono dal nostro io... se non albergassero in noi, niente e nessuno potrebbe generarle. Il modo in cui reagiamo agli eventi è sempre una nostra scelta.

Ecco quindi il ruolo delle difficoltà: mettere in evidenza quel disagio o paura che sia, che noi abbiamo sotterrato nell'inconscio ma che da lì agisce comunque, chiamando nella realtà una vibrazione corrispondente. Perché? Per darci l'opportunità di guarire.

Questo non significa che il nostro capo non sia un imbecille, ma che forse questa situazione mette in evidenza che non abbiamo la forza di affermare quello che siamo e di farci rispettare... Non si nega l'esistenza di una crisi economica, ma forse è il momento di diventare più attivi e fantasiosi, e mettersi in gioco in modo creativo... Non si nega che il nostro partner non abbia le sue negatività, ma forse lui è quello giusto per aiutarci a sviluppare qualità di cui invece siamo carenti...

Il mondo parla a noi di noi stessi, se solo si hanno orecchie per ascoltare.

Non esistono "colpevoli" là fuori, separati da noi e di cui siamo vittime assolute. La vera domanda non è "chi punire per il male che sto vivendo?" ma bensì "Perché sto vivendo tutto questo?", "Come posso essere più costruttivo in questa situazione?" "Cosa posso imparare da tutto ciò?"

In questo modo spostiamo l'attenzione dall'esterno all'interno, dal vittimismo alla co-creazione. E ci riprendiamo la responsabilità (che non è colpa) di scegliere la direzione che vogliamo percorrere.

7 dicembre 2009

18. Karma - parte 2/2

"Karma" non è neanche sinonimo di "destino", inteso come percorso privo di libero arbitrio. Certo, taluni sentieri intrapresi tracciano inevitabilmente una direzione. E questa è tanto più prevedibile quanto più l'uomo è schiavo della personalità e lontano dall'anima. Ma si  tratta sempre e comunque di scelte di percorso...

Finché l'uomo è identificato con la materia del proprio corpo (fisico/eterico + emotivo/astrale + mentale) non si accorge della presenza della luce dell'anima, e del progetto divino che questo angelo solare sta servendo. L'anima permane di incarnazione in incarnazione e spinge l'uomo attraverso molteplici esperienze, per sondare, conoscere, sperimentare e accrescere le proprie capacità di vibrazione e le proprie virtù...

Una scelta avviene su più livelli: l'anima sceglie l'incarnazione, spinta dall'intento divino, mentre l'uomo sceglie, di momento in momento, se ascoltare (o imparare ad ascoltare) gli impulsi superiori, o se ignorarli per assecondare invece la personalità...

Affrontando le conseguenze delle proprie azioni - più o meno "gentilmente" evidenziate dalla legge karmica -  l'uomo si ritrova in ogni caso a "correggere il tiro", a rimediare alle proprie mancanze, e man mano impara ad allinearsi al progetto dell'anima che, parimenti, cresce in consapevolezza e capacità magnetica.

L'uomo è dunque lo strumento con cui l'anima si immerge nella realtà materiale, e il karma è la legge dell'universo che fornisce il campo della crescita e conduce alla comprensione di come ogni cosa sia collegata...

La materia stessa, in tutti i suoi gradi, è quindi il grembo della crescita umana cioè della crescita animica. Alla fine, essa dà luce all'uomo divino - colui che ha trasformato/purificato tutti gli atomi della sua realtà fisica, emotiva, mentale... divenendo quindi un Maestro.
Un Maestro ha fatto tutto il percorso umano e ha sviluppato tutte le qualità dell'anima, al cui volere è soggiogata completamente la sua personalità. In lui non vi sono più ombre e la sua azione è innocua, essendo originata da intenti e moventi esclusivamente puri... egli è perciò libero da karma.

Forse non siamo maestri, ma possiamo comunque fare qualcosa per il tipo di karma che andiamo a seminare... ad esempio, chiedendoci quale sia l'intento delle nostre azioni e dei nostri pensieri. Più l'intento non è puro (ossia se è egoista, al servizio della propria personalità, o anche più banalmente se è frutto di illusioni varie) più questo graverà in termini di karma.

Quindi fate attenzione a quello che chiedete con le vostre azioni, i vostri moti emotivi e i vostri pensieri... A volte è meglio affidarsi con fiducia e con benedizione a quello che incontriamo lungo il cammino, consci che il Sentiero ci porta nei luoghi dove dobbiamo andare, che spingere in modo estremo verso una certa direzione... la mente ha grande capacità di creazione e dominio sugli eventi, assolutamente vero, ma chi ci ci garantisce che l'intento sia puro e quindi privo di conseguenze karmiche?

Dobbiamo assecondare l'anima... non la personalità, le sue paure e la sua voglia di dominio e controllo... perché solo in questo c'è un reale progresso (...). Non si  tratta di andare contro i nostri desideri, ma anzi di realizzare quelli più veri e profondi.
Se vi chiedete come fare, allora siete già a un buon punto.

4 dicembre 2009

17. Karma - parte 1/2

E' oramai entrato a far parte del vocabolario comune, eppure il concetto di "karma" è spesso travisato o usato in modo improprio. Per alcuni è sinonimo di "sfiga"... tant'è che, in giro, si sente ogni tanto una frase del tipo "Deve essere il mio karma". Per altri, invece, karma significa ineluttabilità, destino programmato, mancanza di libertà...

"Karma" è un termine sanscrito che richiama il concetto di "azione", ed è proprio all'azione che si riferisce: in poche parole, karma significa "effetto messo in moto da una causa"...

Tuttavia il karma è ben più del concetto che "ad ogni azione corrisponde una reazione", come si è indotti a credere, pensando magari a una qualche cosmica "legge del taglione" (quando non si creda invece nella sfiga)... si tratta, infatti, della possibilità di conoscere e di evolvere...

Occorre prendere in considerazione due fattori:

1) La materia può essere "impressionata". Così come il peso di un corpo lascia delle impronte sulla sabbia, il peso di certe azioni lascia delle impronte vibratorie nel cuore della materia che, quindi, ha capacità di memoria.
2) La vita su tutti i piani dell'esistenza si esplica attraverso l'azione che mette in moto cause e relativi effetti.

Alcuni eventi sono molto forti e densi, e la qualità che li caratterizza lascia un'impronta che attirerà nuova materia di quel tipo... fino a quando non si sarà compreso ed esaurito pienamente il meccanismo di attrazione-repulsione che si viene a creare (e qua non c'è da aprire una parentesi ma una voragine, però ci accontenteremo per ora di fare attenzione a come spesso ci sentiamo attratti in modo compulsivo da certe dinamiche/avventure che tengono a ripetersi, contro ogni logica e sensatezza).

Vorrei precisare che per "azione" non ci si riferisce solo a quella fisica, ma anche quella che agisce sul piano astrale (attività emotiva) e mentale (attività di pensiero); ecco quindi che tutto quello che facciamo-proviamo-pensiamo mette in moto le circostanze della nostra vita e fa in modo che tutti paghino i propri conti, in un elaborato fluire multidimensionale dove gli eventi di ciascuno si correlano con quelli degli altri.

In quest'ottica, non esiste sfortuna o cattiva sorte, ma solo "possibilità" di affrontare talune "qualità vibrazionali" che noi stessi abbiamo immesso in questa o altra vita. E non c'è bisogno di avere memoria di altre esistenze... è sufficiente la pratica dell'ascolto e della meditazione, con cui si raggiunge quella capacità di discernimento che consente di collegare gli effetti con le cause.

Quanto ai "viaggi psichici" (più o meno spontanei, con o senza l'aiuto di terapeuti, maghi, maghetti e sostanze) alla ricerca di altre vite... meglio lasciar stare. Se non si è in uno stato di profonda purificazione, meglio evitare il ricordo forzato di certi eventi che conducono poi a certe "visioni", queste a loro volta normalmente originate da uno stato di illusione (...)
Si guardi ai fatti, piuttosto... si guardi alla propria vita, che quello che siamo ci torna indietro, sempre... insomma basta guardarsi intorno per capire cosa abbiamo seminato e di che pasta siamo fatti!

Vorrei dire altro... ma continuo la prossima volta :-)

2 dicembre 2009

16. Questioni di vita

Dalla cronaca di qualche giorno fa apprendiamo che un cittadino belga, Ron Houben, rimasto paralizzato a seguito di un grave incidente, è stato erroneamente considerato in stato di coma, per ben 23 anni... periodo durante il quale nessuno si era accorto come l'uomo fosse in realtà perfettamente lucido e cosciente, al di là della paralisi fisica!
Un grave errore che - a detta dei medici - non potrebbe ripetersi grazie alla sofisticatezza dei mezzi diagnostici attuali. Mi chiedo, comunque, come sia stato possibile perpetuare l'errore così a lungo...
L'uomo ora comunica grazie all'ausilio di un computer, con cui ha fatto sapere che quando i medici si sono accorti della sua reale condizione, ha provato un'emozione indicibile e la sensazione di attraversare una "seconda nascita".

Houben viveva prigioniero del suo corpo quando tutti pensavano che la sua coscienza fosse nulla (o al limite altrove, se si "crede" che il cervello fisico sia un ponte, e non un contenitore)...

Non solo, indagando scopro che esistono casi di effettiva condizione di coma o stato vegetativo considerato permanente da cui i pazienti riemergono, e contro ogni aspettativa tornano "di qua" (si veda ad esempio la storia di Salvatore Crisafulli o quella di Terry Wallis) ... e alcuni raccontano anche come avessero sempre percepito, in qualche modo, l'ambiente circostante!

Storie, queste, che ci fanno riflettere sul significato e sul valore della vita e su come ci illudiamo di identificarne i confini.

La vita è un valore prezioso... La libertà di scelta di un certo percorso, anche, lo è... ma a volte queste due strade si dividono, davanti a un bivio in cui bisogna scegliere.
E se c'è chi è convinto della verità assoluta di una strada rispetto all'altra, penso invece che ciascuno di noi - pur potendo e dovendo lottare per nutrire/affermare i valori che più considera essenziali e coscienziosi - non può avere la pretesa di sostituirsi a coloro che sono chiamati drasticamente a prendere una decisione.

Perché nell'imporre un valore che sia (a nostro parere) democratico/ vitale/ innocuo vi è il rischio di alimentare il suo opposto...
Le implicazioni etiche sono molteplici, me ne rendo conto, e numerosissimi i punti di vista...
Forse, risposte assolute non ve ne sono. Voi cosa ne pensate?

(Camilla Ripani per il Blog Punti di Vista su www.nonsoloanima.tv)

30 novembre 2009

15. Un ponte di Luce

Lasciate semplicemente che vi dica che la preghiera è un ponte di Luce. Non la preghiera come richiesta impaurita, carica d'ansia o aspettativa, ma quella che riconosce nel ritmo delle parole interiori i mantra d'amore che ci collegano con vibrazioni superiori.
La preghiera autentica è testimone vibrante che l'unica volontà a cui facciamo appello e che rispettiamo è quella del nostro cuore, che è uno con il cuore di tutti i fratelli sul Sentiero.

L'intento e il livello di consapevolezza con cui ci si appresta nella preghiera possono essere determinanti ai fini di quello che si va a "mettere in azione", perché il fuoco che alimenta il nostro essere è la scintilla che accende il potere della preghiera. Chiedi e ti sarà dato, si dice, e così è... ma solo quando sai chi sei e chiedi non per assecondare i tuoi limiti, ma per espanderli...

In ogni caso, pregare significa comunque esserci e richiamare l'attenzione della nostra anima. Non chiedetevi perché, come, chi o quando... semplicemente sperimentate: pregate, e ascoltate le modificazioni che accadono nella vostra coscienza.

L'atteggiamento sperimentale è essenziale.

27 novembre 2009

14. Giordano Bruno: semi di luce

L'eretico per eccellenza e nel senso più profondo del termine è Giordano Bruno. La parola "eretico" deriva da un verbo greco che significa afferrare/prendere ma anche scegliere... e Giordano è certamente il simbolo della scelta di affermare una verità perché sentita e non perché imposta dal senso comune.

Non vi parlerò della sua storia, ben descritta da voci come quelle che si trovano su wikipedia, qui.

Vi segnalo invece due sue citazioni, su cui possiamo speculare all'infinito per la vastissima opportunità di veduta che offrono... ma che, in verità, mi lasciano semplicemente senza parole (ed è cosa rara). Sono semi di luce, e rompono d'improvviso qualsiasi illusione di distanza fra secoli e fra persone: siamo tutti collegati, dall'inizio del tempo sino alla fine...:

"Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco."


"Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto."

25 novembre 2009

13. Il perdono

"Perché mai dovrei perdonare chi mi ha fatto del male?" - quante volte ho sentito e continuo a sentire questa domanda!

Il perdono accade, non si può imporre

Il perdono è un momento che accade quando siamo pronti ad accoglierlo, certo non possiamo imporcelo. Questo è poco ma sicuro. Tuttavia è possibile coltivare un atteggiamento di predisposizione al perdono, di ascolto e accoglienza. E ci sono ottimi motivi per farlo...

Un'antica ferita e l'incapacità di dare

Se ci  mettiamo all'ascolto del nostro rancore possiamo udire la voce della rabbia, nutrita da orgoglio, da disperazione, da ogni occasione in cui siamo stati messi da parte, ignorati e traditi (probabilmente non solo in codesta vita). Coloro che non riusciamo a perdonare sono spesso le persone che con il loro atteggiamento hanno concretizzato i nostri timori più profondi: quelli di non essere valevoli di amore e di rispetto.
Desideriamo essere amati, rispettati, onorati...  in questo siamo mossi da una profonda volontà di potenza, da un desiderio di prendere... che forse ha soffocato la nostra capacità di dare.

Perdonare è liberare... se stessi

Si pensa che il perdono debba essere rivolto verso la persona che ci ha feriti ma in realtà il perdono riguarda soprattutto noi stessi: sia che la persona ci chieda "scusa" o meno, noi possiamo scegliere di liberarci dalle catene del rancore e andare avanti... consci che nella vita nessuno è perfetto, e che il male che abbiamo ricevuto forse noi stessi lo abbiamo inflitto in un'altra modalità.
Con il perdono concediamo a noi stessi di non rimanere più legati al passato o a un particolare punto di vista; ci concediamo di provare nuovamente fiducia nella vita, e liberiamo tutte le nostre attenzioni ed energie per investirle in qualcos'altro. In questo modo affrontiamo attivamente la nostra luce e la nostra ombra, e smettiamo di imputare all'esterno di noi le conseguenze di quello che attiriamo nella vita.

Il mondo è uno specchio

Siamo anime che si sono immerse nella materia per fare un'esperienza di crescita spirituale. La materia è al nostro servizio, e così lo sono gli ostacoli, i problemi e le difficoltà che minano la nostra capacità di essere felici... ostacoli che in realtà minano le nostre illusioni affinché possiamo nutrire e accrescere le nostre qualità divine, reali. Nulla non ci è dato che non possiamo affrontare e che non ci parli di noi stessi, delle nostre stesse mancanze e opportunità... A un livello superficiale noi subiamo il torto di una persona, ma a li vello profondo l'esperienza della delusione ci mette in contatto con la qualità-ombra che è in noi e che dobbiamo trasmutare, altrimenti non l'avremmo provata.

Il rancore nutre la nostra incapacità di crescere

Quando puntiamo il dito nel dolore e serbiamo rancore, rimaniamo incollati a un'idea limitata del mondo, ci "leghiamo" a chi ci ha fatto del male, all'idea stessa del torto e dell'ingiustizia, e ce ne nutriamo per alimentare e giustificare la nostra rabbia... rabbia che se fosse realmente assente, non potrebbe essere stimolata comunque. In questo modo facciamo dipendere il nostro stato d'animo dall'ombra, dal dualismo, dalla nostra stessa incapacità di trasformare il marcio in concime per qualcosa di migliore... Ciò non significa che bisogna permettere alle persone immature o distruttive di fare e farci danno, ma un conto è "proteggersi",  curarsi di sé e focalizzarsi su ciò che va nutrito, e un altro è rimanere cristallizzati nel sentimento di astio e rancore, con atteggiamento autistico verso qualunque possibilità di crescita, insita in ogni perdita.

L'azione che conta è quella interiore

Si può certamente perdonare e decidere di tagliare i conti con una persona/situazione, come anche si può tenere rancore dentro di sé e continuare a frequentare la stessa persona/situazione. Quello che accade fuori è irrilevante, ciò che conta è invece la nostra presenza, il nostro stato interiore... è questo che fa la differenza e che, alla fine di tutto, determinerà la qualità del nostro percorso. Si riceve quel che si dà: una  legge immutabile ed eterna che scandisce il ritmo della crescita e dell'evoluzione...

Responsabilità e creatività

Ecco quindi che il perdono ci dà una misura di quanto siamo disposti a lasciarci andare alla vita, comunque essa sia. Più siamo disposti a prenderci la responsabilità di quello che "attiriamo" nella vita, e nel contempo abbiamo la capacità di affidarci e provare fiducia, più riusciamo a perdonare gli altri. Più siamo creativi, duttili, multi-visionari, aperti e compassionevoli in modo cosciente verso le nostre ombre, più lo siamo verso quelle degli altri.

Sciogliere la corazza di ghiaccio

Infatti si può notare come gli individui che spesso hanno difficoltà a perdonare gli altri, sono in realtà i primi a non saper vedere e perdonare le proprie parti "oscure"... sono spesso molto critici, duri e hanno bisogno di imparare ad amare e ad amarsi di più. La corazza di ghiaccio con cui hanno avvolto il cuore espone loro a continue delusioni e dolori, perché non solo con essa si proteggono illusoriamente dal dolore, ma si privano anche della stessa possibilità di vivere e sentire la gioia di vivere...

Prima o poi capiremo che non possiamo odiare gli altri senza odiare noi stessi... e che perdonando noi stessi, perdoniamo gli altri.

23 novembre 2009

12. Alcune Foglie

Foglie del Giardino di Morya è il titolo di una raccolta di testi ispirati dal Maestro Morya. Si tratta in realtà di due volumetti (I e II) pubblicati in Italia dalla editrice Nuova Era e comunque reperibili gratuitamente online (insieme ad altri volumetti della collana Agni Yoga) ad esempio cliccando qui.


Chi non sa, riempie lo spazio con pianti e suppliche di aiuto.
Chi invece ha capito, asseconda gli eventi.

Che il cuore sia il vostro giudice e la fede la vostra forza.

Lo Spirito, una volta chiamato, non torna indietro.

Non cercate acqua nella sabbia.
Né ghiaccio dove batte il sole.
Le vie alte portano in vetta.

Il cuore sa dei fantasmi della mente, ma conosce la verità.


Solo quando tutto si è dato, si può ricevere.

Riconosci l'appello anche nel cadere d'un petalo di rosa.


La montagna che avete davanti non è una prova, ma una missione.

Chi desidera - riceve. Tutto ha un senso.

Vi chiamo non a fare miracoli, ma a servire.
Il fuoco non è pericoloso per le ali.

Catene di felicità e catene di schiavitù.
Lo schiavo trascina i suoi ceppi pesanti.
Le catene di gioia squillando di letizia.
Come distinguere le catene, Signore?
Tendi l'orecchio.

Ogni parola cade sul suolo giusto.
Se è destinata, è accolta.

20 novembre 2009

11. Meditazione e vuoto mentale

Cominciamo oggi a occuparci di uno strumento fondamentale e importantissimo: la meditazione.

Tratterò l'argomento in più occasioni, essendo vastissimo... ma metto subito in chiaro che non è possibile praticare la meditazione senza la guida di un valido istruttore che conosca i nostri meccanismi interiori. Tuttavia nel frattempo ci si può avvicinare all'idea, e l'intento di questi scritti è quello di facilitarvi l'approccio all'argomento, o anche solo di stimolare un dibattito in merito.

In base ai numerosi testi che si trovano in circolazione, si può essere indotti a credere (così come credevo io stessa  in passato) che meditare equivalga a fare il "vuoto mentale": a far cadere cioè ogni tipo di pensiero. Qui tuttavia c'è il rischio di farsi male, perché con tutte le forme energetiche che ci attraversano quotidianamente, non mi pare proprio il caso di assentarsi e venir meno in coscienza, perché tali energie avrebbero più facoltà di influenzarci e penetrare la materia dei nostri corpi.

L'atteggiamento di ricettività e accoglienza, certamente auspicabile, è cosa ben diversa dal rendersi passivi. L'uso della mente deve essere appropriato e questo non è possibile se si crea il "vuoto mentale"; anche se la nostra mente si comporta come una scimmia impazzita, quella di abolirla non è la soluzione più costruttiva. Occorre sviluppare invece la corretta facoltà di essere presenti e mantenere l'attenzione.

Una persona presente è in grado di governare i propri moti mentali, il suo allineamento interno è massimo e allo stesso tempo è in grado di rimanere distaccata, cioè imperturbata. Avrà così uno stato di vigile attenzione e ricettività, dove l'azione (fisica, emotiva o mentale che sia) è governata dalla coscienza, e non da gesti automatici e condizionati.

Quindi, per favore, non fate e non cercate di fare il "vuoto mentale", che di matti e di zombie in giro per il mondo ce ne sono già tanti.

Siate invece vigili, attenti, lucidi.

Se intanto volete esplorare la vostra capacità di essere presenti e avvicinarvi a una tecnica di introduzione alla meditazione, potete fare così: scegliete un posto tranquillo, sedetevi a schiena eretta ma con il corpo abbastanza rilassato, chiudete gli occhi. Portate l'attenzione sul respiro, al centro del petto, e restate quindi concentrati: ascoltatelo, osservatelo con la vostra coscienza, mettetelo al centro del vostro focus interiore. Se a un certo punto subentrano altri pensieri, appena ne siete consapevoli  riportate nuovamente e dolcemente l'attenzione sul respiro, che lascerete morbido e naturale. Dedicate qualche minuto a questa pratica.

Potreste accorgervi che vi viene in mente di tutto, dalla lista della spesa al progetto da finire per il lavoro, dalla scadenza da pagare alla predica che vi ha fatto un amico... oppure che vi assentate e svolazzate in qualche stato indefinito della mente...

Ecco quindi che occorre disciplinare la propria capacità di concentrazione e presenza. Senza di questa, non c'è meditazione.

Cito subito gli unici libri che mi sento di consigliare in tutta coscienza: gli Yogasutra di Patanjali e Lettere sulla meditazione occulta di Alice Bailey

18 novembre 2009

10. Esoterismo: che parola!

Quando dico che mi interesso di "esoterismo" ogni tanto qualcuno mi guarda male... "mamma mia, questa è  una strega... lo dicevo io" deve essere fra i pensieri che emergono. "Dalla roba esoterica bisogna stare lontani" è invece il monito di qualcun altro, come se mi avessero beccata a spacciare chissà quale polverina.

Chiaramente è diffuso un certo fraintendimento di fondo (creato ad arte?).

"Esoterismo" è un termine che - in realtà - rimanda a tutte quelle dottrine e insegnamenti che, da sempre, i Maestri trasmettono in forma diretta e riservata ai loro discepoli. "Esoterico" è dunque un percorso iniziatico proposto da un Istruttore, accessibile attraverso un coinvolgimento e un lavoro personale, e non tramite sbandieramenti di piazza.

Diverso è ll termine "essoterico" (con due "s") che invece allude a insegnamenti e rituali che possono essere dati in forma pubblica. Ad esempio, la messa cristiana è un rito essoterico.

Il percorso esoterico è scientifico, di esplorazione diretta, accessibile a chiunque abbia voglia, tempo e maturità per seguirne i dettami. Come detto, non si tratta di fare strani giochi di magia, di richiamare i morti o di imporre la nostra volontà attraverso formule oscure... tanto più che il vero studioso di esoterismo è conscio delle implicazioni karmiche conseguenti a qualunque "forzatura" energetica, e sarà sempre ben accorto nel muoversi nella vita con la maggior consapevolezza e innocuità possibile.

Insomma, se proprio volete stare "tranquilli", dovreste rivolgervi a un esoterista, di quelli però che conoscono e onorano il vero significato del termine. Perché dall'altra è vero che tanti sedicenti maghi, operatori truffaldini o anche sensitivi immaturi del "settore spiritualità" non esitano a manipolare le persone approfittando della loro ignoranza.

Ricapitolando, l'esoterismo comprende lo studio - non solo teorico ma pratico - delle scienze occulte (che riguardano la realtà invisibile dell'uomo, i suoi corpi e i mondi sottili con cui è in contatto) insegnate, in modo diretto e riservato, da un Maestro a coloro che si siano incamminate sul Sentiero del Sé. Più in generale, basterà dire che un esoterista è soprattutto uno yogi: una persona che sta realizzando l'unione con la sua Anima e con il suo Spirito.

I particolari di certi insegnamenti chiaramente non possono essere profusi in modo superficiale al grande pubblico; nell'antichità si rispettava e onorava la segretezza e l'attenzione che nutriva e proteggeva questa conoscenza, mentre ad un certo punto della storia, soprattutto nel mondo occidentale, si è riusciti a far apparire tali percorsi iniziatici come malefici, pericolosi, o frutto di superstizione.

Ci sono vari livelli di approfondimento in un percorso esoterico, che dipendono dalla maturità animica cioè dalla consapevolezza della persona, ma in genere (anche se generalizzare è in realtà impossibile) chiunque può incamminarsi se ha voglia di lavorare seriamente su di sé per trasformare i propri lati ombra. Qualcuno di noi è sul Sentiero già da molte vite e, se così è, non mancherà di continuare a questo giro il lavoro precedentemente iniziato.

Inutile dire che la fretta qui non è ammessa, al di là di un'ardente aspirazione spirituale. Nuove realtà e trasformazioni effettive accadono infatti non da un giorno all'altro ma attraverso un quotidiano lavoro di osservazione, presenza e alchimia interiore, il solo in grado di imprimere nuovi solchi energetici all'interno della propria coscienza. Anche se dall'altra le trasformazioni che coinvolgono un individuo sul Sentiero sono spesso numerose e rapide.

Ma se trovate un seminario di due giorni in grado di trasformare efficacemente e realmente il vostro livello di coscienza, fatemi un fischio perché allora non ho capito una mazza.

16 novembre 2009

09. Anima Mundi - parte 2



La lotta del bene contro il male (come spiegato nella prima parte) è una lotta che dal punto di vista esoterico è destinata a risolversi, per sua stessa natura, a favore del primo. L'evoluzione porta alla crescita dell'Anima e alla conseguente trasformazione della materia, quindi all'espressione delle qualità divine che da potenziali divengono man mano effettive e manifeste. Satana - quello fuori e dentro di noi... - non può padroneggiare all'infinito, e la sua lotta è destinata a fallire.

Trovo davvero significativo che sul suo piano l'Anima non possa fare esperienza del male e delle vibrazioni più basse; che debba quindi immergersi nella materia attraverso la personalità, per affrontare la conseguenza diretta dei suoi "vuoti" e poter sviluppare di conseguenza maggiore Luce... una Luce che alla fine sarà esplicitata attraverso la materia stessa. Infatti un uomo governato dalla Saggezza è un uomo capace di seminare una realtà costruttiva.

Sempre più individui stanno attraversando crisi profonde, si trovano a disagio con i canoni e i valori imposti comunemente, e sentono di non essere di questo mondo. Se siete fra costoro - e forse è così sennò non avreste letto fino a qui, ma piuttosto avreste goduto del vostro tempo davanti a una eccitante partita di calcio... - forse dovreste pensare al fatto che la vostra Anima ha alzato la voce e vi sta chiamando con maggior forza. Questo comporta un inevitabile conflitto con la materia della personalità; un conflitto che non è mai semplice, mai indolore... a volte si ha la sensazione di essere costituiti da più individui, da più menti, da più cuori... non sapete chi siete, e non sapete se ha senso farvi domande del genere.

Occorre che restiate saldi, e che intraprendiate un qualche cammino di trasformazione interiore, in modo concreto e possibilmente sotto la guida di un buon istruttore o Maestro, se questo è ciò che vi attira.

Con tutto quello che c'è in giro (...) una nota è doverosa: un buon Maestro cerca sempre di spingere la coscienza dei suoi alunni al servizio dell'Anima e della comunità, mentre ogni altra polarizzazione su piani "inferiori" rischia solo di rallentare il Sentiero, essendo illusoria. Tenete bene a mente questo criterio ogni volta che dovete valutare come direzionare le forze vitali e chi "seguire": ciò che fa sentire "bene" la personalità spesso non è quello che serve la Luce del Sé più grande, interessato al bene comune.

Mentre cercate dei punti di riferimento, ascoltate con comprensione e senza giudizio i moti eventuali di sofferenza e disagio che sorgono in voi e poi appellatevi sempre alle vostre qualità, e anche (davvero) a qualche Santo - che sarà divenuto tale a forza di ascoltare tutte le nostre preghiere e... imprecazioni. Inoltre, non lasciatevi sopraffare dalla voglia sottile di essere distruttivi e autodistruttivi... voglia che è presente perché quando la Luce entrostante aumenta, le ombre appaiono più nette.

Ecco, nel frattempo, un buon testo che può essere veramente di aiuto: Il male, e come trasformarlo di Eva Pierrakos.

13 novembre 2009

08. Anima Mundi - parte 1

Ci sono vie, situazioni, persone... che non piacciono per niente. Non piacciono all'Anima, e tu lo sai, lo hai sempre saputo in qualche parte dentro di te.

Tu puoi rifiutare di appoggiare un qualunque gioco che consideri "sporco". Non importa se attorno a te si dice che non è possibile, non importa se te ne accorgi solo adesso. In realtà una persona può cambiare il suo comportamento. E dopo di lei, un'altra ancora. E poi un'altra ancora... E allora perché non un gruppo, una comunità, una nazione... un mondo intero?

La buon notizia è che per "cambiare il mondo" non devono cambiare tutti... anche se il cambiamento deve comunque esserci in qualcuno: la luce di una sola candela può rischiarare una stanza intera, ma bisogna comunque accendere la Fiamma.

Anche se apparentemente il mondo è nelle mani di forze oscure (come avrebbe potuto Satana offrire a Gesù Cristo il dominio del mondo, se non ne fosse egli stesso il padrone?), e anche se certi maghi sono abili con la materia e i piani più "densi", la realtà dell'Anima - cioè del tuo vasto Sé - è intoccabile e nulla può contro di essa.

Un esoterista è ben conscio che sul piano dell'Anima non esiste vibrazione "negativa" perché la conformazione della materia di quell'ambiente non permette questo tipo di risonanza. La negatività degli uomini è dovuta, semmai, a delle mancanze, a dei "vuoti" nella loro corrispondente Anima che non può opporsi, di conseguenza, alle tendenze della personalità.

Un'anima che non abbia ancora condensato l'esperienza e la grandezza dell'amore, sul suo piano non prova odio ma brilla fievolmente, e non può "impedire" alla personalità di provare rancore, astio, vittimismo... ma quando l'Anima stessa abbia raggiunto maggiore consapevolezza, ciò permane e si riflette infine nella personalità stessa dell'uomo.

L'Anima infatti cresce, comincia a brillare con più forza, e alla fine sviluppa le sue qualità in ogni direzione, imparando a soggiogare la personalità e a sottometterla al suo volere. La nostra Anima è sempre la fonte delle nostre qualità, mentre è nella personalità - dalla visione limitata - che risiede la fonte dei nostri difetti.

Il mondo della materia (intendendo anche e soprattutto quello astrale, delle forme pensiero ed emotive), è il campo di azione dei fratelli oscuri, ma è un mondo di mancanza, un mondo che esiste esclusivamente nei piani al di sotto di quello animico, ed è destinato a mutare in meglio, ad essere trasformato...

In ogni uomo, l'odio prima o poi cadrà e lascerà spazio all'amore... l'egoismo all'altruismo, la superficialità alla saggezza, la rabbia alla forza amorevole, la depressione all'accoglienza gioiosa... Ogni piccolo passo costruttivo viene registrato nella materia sottile del corpo causale (il corpo dell'Anima) e lì permane definitivamente di vita in vita, mentre il male non raggiunge i piani immortali ma rimane limitato alle realtà inferiori; è quindi destinato a disgregarsi man mano che le nostre mancanze sono "riempite" dalla Luce dell'anima, e una volta che il conto karmico sia stato saldato.

Non è incredibile e meraviglioso il fatto che nella stessa conformazione della materia, fino ai piani più sottili, sia insita inevitabilmente la vittoria del bene?

Continua

11 novembre 2009

07. Giuda il traditore

Tutti noi conosciamo la storia ufficiale di Giuda, come egli tradì Gesù - il figlio di Dio - per trenta denari e come, alla fine, questi si impiccò a causa del rimorso.

Esiste tuttavia una versione alternativa della storia, che ribalta l’operato di questo malfamato discepolo. Si tratta dei fatti così come narrati nel Vangelo di Giuda. Il manoscritto originale, attribuito a correnti gnostiche, è stato redatto in un’epoca che va dal 130 al 300 d.C. in copto, lingua allora in uso in Egitto. Ritrovato in Egitto intorno agli anni Settanta, solo negli ultimi tempi se ne è diffusa la pubblicazione.

Bisogna dire che la ricostruzione del Vangelo di Giuda non è completa e tale Vangelo è inoltre ufficialmente considerato apocrifa quindi non attendibile. Questo non toglie la possibilità che rappresenti un'ulteriore fonte di narrazione dei fatti dell'epoca e soprattutto non ci toglie la voglia di interrogarci sulla figura di questo discepolo che, anche solo nelle sue vesti tradizionali, è certamente ambigua.

In tutti e quattro i Vangeli ufficiali è riportata la predizione che Gesù fece durante l’ultima cena: sarebbe stato tradito da uno dei Dodici. Gesù dunque conosceva il nome del suo traditore e sapeva come si sarebbe svolta la vicenda (tre le varie, predisse inoltre che lo stesso Pietro avrebbe rinnegato il suo nome per ben tre volte, prima del canto del gallo).

Ma come conciliare la figura di un Giuda traditore all’interno di eventi che sembrano invece già predeterminati? Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che Gesù indicò chiaramente il suo futuro traditore in Giuda Iscariota (gli diede un pezzo di pane per identificarlo) e che, in quel momento, Satana entrò in lui. Insomma, sembra proprio che fu Gesù a scegliere l'apostolo che lo tradirà e a consegnarlo a Satana stesso.

Dal Vangelo di Giuda emergono ulteriori elementi altrettanto contraddittori; vi si legge a un certo punto che Gesù esortò i discepoli a guardarlo per comprendere cosa egli fosse davvero, ma questi non capirono. Significativo è il passaggio, poi, in cui rivolgendosi a Giuda affermò: "tu supererai tutti loro. Perché tu farai sì che venga sacrificato l'uomo entro cui io sono".

In pratica - secondo tale Vangelo - Giuda non fu un “traditore”ma il mezzo attraverso cui lo stesso Gesù di Nazareth raggiunse lo scopo di liberare la sua essenza divina dalle limitazioni del corpo. Una figura chiave, importantissima all’interno della grande “missione“ del Cristo.

Quale sia la verità, non ne ho certamente idea. Forse Gesù aveva facoltà di previsione e decise di non sottrarsi al suo destino, forse Giuda era davvero necessario al compito della sua missione e quindi Gesù lo scelse di proposito, o forse entrambe le ipotesi sono valevoli. Perché i grandi archetipi universali sono manifestati nel piccolo, e la storia di un viaggio è il simbolo del ritorno nella Casa più grande...
Insomma, Giuda forse fu colpevole e innocente allo stesso tempo. Colpevole agli occhi di chi pensa che la colpa degli altri nulla abbia a che fare con la propria, e innocente agli occhi di chi sa che ogni cosa è collegata, è nel Piano...

Mi piace pensare, detto in termini più semplici, che la dimensione materiale si metta al servizio, in un modo o nell'altro, di un Progetto più grande. Che Gesù lo sapesse, e fosse Maestro in questo. Lo penso per istinto, lo penso perché lo verifico nelle piccole situazioni del quotidiano, e per "deviazione professionale" (sono studiosa di Raja Yoga)... Noi tutti cresciamo nel seno della materia, ne siamo nutriti e grazie al suo insegnamento di dolore e sacrificio, riusciamo a dar vita alle qualità della nostra Anima...

Ecco, sul concetto di "dolore" e "sacrificio" ci sarebbe molto da dire, anche qui vi sono molti fraintendimenti e strumentalizzazioni. Ci tornerò...

9 novembre 2009

06. Dubbi

L'archetipo universale si ripete: il Maestro viene colpito al cuore dal suo discepolo più grande, e i dubbi si insinuano dentro chi sta a guardare e si aspettava ben altro.

Che si tratti di persone, o situazioni... che differenza fa? C'è sempre un Maestro nella nostra vita, e c'è sempre un Giuda che lo mette a dura prova. A volte accade fuori di noi, a volte dentro... e il tutto si ripete finché viene il sospetto che distinguere tra fuori e dentro sia più una necessità della nostra mente, bisognosa di controllare e delimitare.

I dubbi sono necessari, i dubbi sono salutari. Non ci si può adagiare a risposte preconfezionate, perché sarebbe come delegare altri a trovare le risposte al nostro posto... I dubbi spezzano le "certezze" della mente, i suoi pregiudizi-catena, le sue stantie fissazioni. Ti mettono nella condizione di ricercare, di attivarti, di prenderti le tue responsabilità.

Eppure il dubbio ti porta fino a un certo punto, e non oltre: è il mezzo, non la meta. Vi è mai capitato di sapere istantaneamente, di conoscere per intuito, di affidarvi a un sentire più sottile... oltre la logica? Quello è il territorio dell'invisibile, uno scorcio della Casa.

E quando arrivi a Casa, i dubbi sul tipo di mezzo usato per arrivarci, non hanno più senso.

6 novembre 2009

05. Dare, prendere, ricevere

“Non mi toccare, per favore”, disse lei al suo ragazzo, mentre cercava di addormentarsi. “Ma come, voglio solo darti una carezza” - rispose lui. “Ho bisogno di riposare, non sto bene, e tu continui a svegliarmi… questo non è dare, ma prendere“. “Ma cosa dici - sbottò lui - ti sto dando una carezza, quindi non sto prendendo un bel niente!”

L’esempio appena citato riguarda una piccola sfumatura di un qualunque rapporto, eppure la confusione che si crea tra dare e prendere è all’ordine del giorno, nelle piccole e grandi cose. Se qualcuno ci chiede o ci fa capire che vuole riposare, noi possiamo scegliere se dargli quello di cui ha bisogno, o “dargli” quello che noi vogliamo. Sempre di “dare” parliamo, eppure la differenza è enorme.

Cosa è dare? Dare non è bisogno, non è ricerca di approvazione o sicurezza, non è cercare di far tacere automaticamente un disagio, non è fare dono di quello che noi pensiamo sia un dono. Dare è ascoltare i bisogni e la realtà di chi incontriamo nella vita, è essere presenti con la verità e la chiarezza dei nostri intenti, è donare in modo disinteressato.

Per questo, se non sei presente con te stesso, se non sei in contatto con la verità del tuo essere, oltre la maschera delle tue ferite, è molto difficile che tu possa dare senza prendere. Penserai, crederai, sarai convinto di dare… “amore“, attenzione, tempo e anche denaro… ma la verità è che ti aspetti in cambio altrettanto “amore”, attenzione, tempo o denaro…

Un modo per scoprire la natura delle nostre azioni, è quello di osservare le proprie reazioni e stati d’animo: ogni volta che non ricevi quello che “dovresti” ricevere “in cambio” di tutto quello che fai, osserva come ti senti, ascolta il disagio che si crea, senza giudicarlo.

Questo è un sintomo che ci sono delle maschere, dei fraintendimenti, delle fratture interiori… Smettila di far sentire in colpa l’altro per la sua mancanza di riconoscenza, cerca piuttosto di riconoscere che sei tu ad avere bisogno, sei tu a voler ricevere.

C’è un criterio per capire quando si dà in modo autentico: l’azione diventa fonte di profonda gratificazione e gioia… chi agisce in modo disinteressato, riceve nel momento stesso in cui dona.

Questo non toglie che in tutti i rapporti esistano dinamiche tra dare e ricevere, e che ognuno debba fare la “propria parte”, ma occorre che impariamo a dare i nomi giuste alle situazioni. Occorre che ci accorgiamo di come a volte i nostri intenti non sono perfetti, e pur se mossi dalle migliori intenzioni, manipoliamo proprio coloro a cui vorremmo dare…

4 novembre 2009

04. Cosa è la spiritualità?

Sembra una domanda scontata, eppure non lo è affatto: cosa è la spiritualità? Di che ambito stiamo parlando?

Certo, esiste il punto di vista religioso dal quale ci aspettiamo di ricevere una risposta adeguata a domande del genere, ma questo non deve allontanarci dalla responsabilità di pensare con la nostra testa e sentire con il nostro cuore.

Penso che le religioni abbiano il grande pregio di introdurre l’uomo verso la dimensione spirituale, ma dall’altra hanno creato anche alcuni fraintendimenti. Ad esempio, sappiamo che per moltissimi religiosi l‘aggettivo “spirituale” si riferisce a ciò che è contrapposto alla materia e al corpo. La “carne“, insomma, è considerata peccato.

Eppure noi siamo anima e siamo corpo: come potremmo giudicare una parte di noi “sbagliata“ e l‘altra “giusta“? Com‘è possibile credere di poter dividere quello che la natura stessa ha unito?

Le scienze yogiche descrivono l’uomo come composto di materia visibile e invisibile. In particolare, gli yogi affermano che l’uomo è strutturato in più corpi, da quello denso (il fisico) a quello più sottile (il corpo dell’anima).

Questa coesistenza di materia e non-materia si ritrova in tutte le grandi religioni, nello yoga e nelle tradizioni iniziatiche di ogni tempo. Si vedano anche gli ambiti della teosofia, l’antroposofia, lo gnosticismo, i percorsi filosofici, l’alchimia, la massoneria… Oltre al corpo fisico, quindi, c’è anche il corpo dell’anima. E su questo concordano un po’ tutti. Il dibattito si accende invece quando ci addentriamo nel particolare delle prospettive religiose e sulle modalità di condurre una “vita spirituale“. I cattolici mettono in guardia dalla “tentazione della carne”; certi buddisti, invece, affermano che la dimensione corporale va attraversata e vissuta in pieno per poterla veramente trascendere.

La materia è giustamente considerata dai cattolici come un velo che offusca l‘anima ma io credo che ciò nonostante l’atteggiamento di rinuncia e condanna non sia sempre quello più adatto. Infatti, se si studia a fondo il simbolismo religioso ed esoterico, non si può non concludere come il dualismo spirito-materia sia il terreno più adatto per l’uomo affinché la qualità della sua stessa anima trovi le condizioni migliori per crescere. In poche parole, la materia è in un certo senso essenziale all'anima stessa.

Che si “creda” o meno nella reincarnazione, ciascuno di noi che abbia un minimo di coscienza riconosce e sperimenta come il tempo e le prove della vita forgino il carattere e le qualità, diano cioè una maggiore capacità di saggezza e presenza. Per molte tradizioni iniziatiche la materia è quindi il tempio sacro entro cui bisogna entrare affinché la scintilla della propria anima impari a diventare una fiamma vigorosa. La materia è cioè sacra, è la Madre accogliente che dà alla Luce il Figlio, l’Anima, che si nutre della forma e alla fine la rende divina.

Non c’è bisogno di imbattersi in strani studi esoterici per approfondire questo concetto: è sufficiente fare esperienza da sé, nella propria vita. E’ grazie al nostro corpo e alle relazioni con gli altri che impariamo a forgiare qualità più accoglienti da una parte, e più dinamiche dall’altra.

L’amore intenso, sentito, che accoglie oltre ogni giudizio, che ci spinge a essere presenti… l’amore per noi stessi, per le nostre piccolezze, per le nostre mancanze, per le nostri parti ombra… l’amore per i difetti dell’altro, per le sue paure, per la sua "incapacità" di proteggere e proteggerci… l’amore che si esprime nella vita quotidiana, che prende tempo, soldi ed energia… questo amore si dinamizza nella forma-materia ed ha il potere di trasformare la sofferenza in opportunità, l’egoismo in condivisione, il sesso in dono.

Per questo credo che la spiritualità sia soprattutto vivere la vita, in tutte le sue accezioni. Non può accadere lontano dal mondo, ma solo nel mondo.

2 novembre 2009

03. Sostanze droganti, viaggi astrali e magia


Cosa ne pensate dell’uso di certe sostanze, come quelle usate nei percorsi sciamanici?

So bene che spesso c‘è una forte buona fede dietro ciò, e che molte persone sono grate a tali esperienze con cui hanno potuto sperimentare come il loro spazio interiore sia più vasto e libero di quanto immaginassero.

Tuttavia, devo sconsigliare fortemente l’uso di sostanze esterne, come anche qualunque “forzatura” che si tratti di meditazioni intensive o di tecniche per stimolare l’uscita della coscienza dal corpo fisico, dette anche viaggi astrali (OoBE)… In questo so di essere poco popolare, ma non posso tacere.

La motivazione della mia posizione si basa sul fatto che le esperienze astrali indotte da questi percorsi stimolano la persistenza della coscienza su tali piani astrali… invece di focalizzarla sui livelli più “alti”, dove risiede ad esempio il corpo dell’anima (corpo causale).

Infatti, ci sono più “piani” cioè dimensioni, oltre a quello fisico. I piani normalmente sono: fisico denso, fisico eterico, astrale, mentale inferiore, mentale superiore o causale, buddico, atmico, monadico… e mi fermo qui. Ne parlerò magari più avanti.

Un “mago bianco” cercherà sempre di favorire la polarizzazione delle energie almeno sui piani causali (favorendo ad esempio i processi di intuito e comunicazione con l'anima), ed eviterà di rafforzare qualsiasi posizione sui piani astrale e mentale inferiore, essendo il primo crogiolo di forme emozionali di “basso rango” e di "illusioni", e il secondo luogo di forme pensiero cioè di aggregati di energia che si nutrono di certe vibrazioni.

Durante il sonno l’umanità visita molto spesso il piano astrale, ma la naturale conformazione dei corpi sottili garantisce una certa protezione al “viaggiatore notturno”. Se invece ci si proietta forzatamente e coscientemente in tali ambienti, prima di aver raggiunto una reale maturità e capacità esoterica, ci si espone a pericoli di ogni sorta, dovuti alla presenza di energie poco luminose (larve, vampiri ed esseri oscuri di vario genere che vi abitano), oltre al fatto che si possono creare danni alla “pellicola eterica” che protegge la nostra struttura psicofisica, esponendoci a interferenze emotive e mentali di vario genere.

Se proprio volete fare esperienze “magiche”... Imparate a guardare il mondo con occhi diversi, imparate ad esserci… perché la Vita è una magia essa stessa e ci comunica i suoi rituali e le sue formule attraverso infiniti segnali quotidiani, istante per istante. I riflessi dal piano causale giungono a noi attraverso ispirazioni e intuizioni: è questa la dimensione che va nutrita… vedrete allora in ogni fiore la forza delle galassie, e nella luce del vostro Cuore il potere più grande.

31 ottobre 2009

02. Stanislav Grof

Di recente, in occasione di Eurotas Italy 2009, è passato in Italia Stanislav Grof e NonSoloAnima.TV ne ha approfittato per intervistarlo. Stanislav Grof è uno psichiatra noto per i suoi studi in merito alla correlazione tra sostanze psicotrope (LSD) e gli stati non ordinari di coscienza. NonSoloAnima.TV è un portale dedicato alle scienze alternative e alla spiritualità, che offre diverse panoramiche sul mondo dell’invisibile, mediante articoli, video e altro.

Stanislav Grof oggi propone un “modo alternativo” di fare l'esperienza degli stati non ordinari di coscienza, basato sulla respirazione e non più sull’uso di sostanze droganti. E’ infatti il fautore di quella che definisce Respirazione Olotropica.

Nella seguente video-intervista, divisa in tre parti, Grof racconta la sua esperienza e le tappe del suo cammino, nonché enuncia la “mappa della coscienza” da lui elaborata.











Stanisalv Grof è davvero un personaggio interessante, e rispetto molto la sua ricerca. Ciò nonostante, come studiosa di esoterismo, devo sconsigliare in modo assoluto l'uso di qualunque sostanza drogante o di "tecniche intensive" di modificazione della coscienza... anche se finalizzate al vivere esperienze di ampliamento interiore. Spiegherò meglio le mie ragioni nel prossimo post.

29 ottobre 2009

01. Iniziamo così...

Se avete voglia di un punto di vista spirituale, dove poter discutere di Anima, di angeli, di energie o semplicemente di crescita interiore senza sentirvi “strani”, allora questo è il luogo giusto. Spiritualità Quotidiana è dedicato alla dimensione invisibile, al mondo senza confini, a quello che forse non si può dimostrare ma si può sentire...

Mi chiamo Camilla e sarò la guida per questo piccolo sentiero, per chi vorrà fare due passi insieme a me. La visione che mi accompagnerà lungo questo viaggio è semplice ma precisa: penso che le nostre azioni, anche le più banali, siano intimamente connesse con la nostra crescita spirituale. Non c’è bisogno di chiudersi in una grotta da qualche parte in Tibet per affermare di praticare una “vita spirituale“: è qui, con la nostra famiglia, gli amici, il lavoro… è proprio qui che possiamo veramente costruire le nostre “qualità divine“.

Ciascuno di noi può scegliere il modo in cui vivere gli eventi, come rispondere ad essi, quali lezioni trarre in una maniera o nell‘altra. Così impariamo ad agire la nostra libertà e a sviluppare la nostra capacità di amare. La spiritualità, infatti, è soprattutto quotidiana!

In questo blog intendo procedere attraverso tre “binari” paralleli, distinti o meno a seconda dei casi. Ma non mi riservo di intraprendere nuove direzioni, qualora ispirata da una non rara voglia di cambiamento...

Comunque, il primo binario è riservato agli eventi della quotidianità, dall’ambito famigliare a quello lavorativo, dall’amico al vicino di casa… ogni situazione, come vedremo, può essere inserita in un contesto più amplio: ogni persona può farci da specchio per le “qualità” che abbiamo dentro. Vi parlerò quindi dei miei “specchi“… e, se qualcuno vorrà, mi racconterà i suoi.

Il secondo binario prende spunto dai fatti di cronaca, dagli eventi del sociale, come anche dalla religione e dalla spiritualità dal punto di vista storico e culturale; quindi ogni tanto segnalerò eventi o curiosità che potrebbero stimolare un dibattito, una riflessione… per cercare di guardare po’ più in là di quel che appare.

La terza direzione è di carattere più specifico, essendo dedicata agli “argomenti di spiritualità“ - se così si può dire. In pratica, tratterò di meditazione, yoga, Reiki, reincarnazione, chakra, maestri e altro… più o meno approfonditamente e in varie salse, per cercare di fare luce su materie facilmente fraintendibili. Anche se, in realtà, l’intento non è quello di dare risposte ma di sollevare sani dubbi all‘interno di un mondo che, a mio parere, si appoggia a certezze un po‘ troppo “confezionate“…

Se volete, possiamo camminare insieme e condividere esperienze e domande, senza assolutismi e nel rispetto della diversità, e magari usando pochi ma fondamentali ingredienti quali una mente aperta, la capacità di ascolto, e anche un po’ di sano umorismo… per evitare di prendersi troppo sul serio e per ricordare a noi stessi che le parole in fondo, sono solo parole.