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24 settembre 2016

I tuoi pensieri sono il tuo destino

I tuoi pensieri sono il tuo destino.

Non significa che basta pensare positivo e allora tutto andrà bene. Significa che sei un essere che costruisce a partire dalla sua mente.

Per dirigerti verso un qualunque obiettivo, infatti, devi prima vederlo nella tua sfera mentale, riconoscerlo nei tuoi pensieri.

E poi devi costruirlo usando i mattoni giusti, uno dopo l'altro, giorno dopo giorno, secondo le corretti leggi della costruzione.

Se con la mente vuoi una cosa, ma nel tuo profondo pensi di non meritarla, oppure non è ciò che veramente ti emoziona, è come se con una mano sistemassi un mattone e con l'altra lo togliessi: non riuscirai mai a costruire qualcosa! Tutte le tue "parti interne" devono essere concordi, puntare nella stessa direzione.

Occorre anche che tu abbia perseveranza, disciplina. Se vuoi un risultato immediato senza prima aver sacrificato tempo, energia, sudore, non andrai molto lontano. Devi essere disposto a dare, e a dare anche molto, prima di poter ricevere qualunque cosa.

Ecco che un casuale pensiero positivo, all'interno di anni e anni di negatività, non produrrà un fico secco. Allora sarà facile dimostrare che la mente non agisce sulla materia.

E in effetti, detto così, è pure vero.

Non è la mente in sé ad agire sulla materia, ma una mente lucida, focalizzata, non dispersiva, a sua volta sostenuta dalla fede e affiancata al retto agire lungo il corso del tempo; questa mente, solo questa mente, è un potente strumento di edificazione.

Camilla




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18 settembre 2016

Ciò che vuoi raggiungere

Mettiamo che tu abbia un obiettivo, un desiderio che vuoi realizzare. Dico "mettiamo" perché in realtà molte persone hanno vaghi desideri ma nessun obiettivo specifico.

Come insegna la Legge dell'Attrazione, è importante che, una volta che hai scelto il tuo obiettivo, lo visualizzi e percepisci come se l'avessi già realizzato, come se non avessi dubbio che è parte della tua realtà, senza preoccuparti di mettere a fuoco i dettagli e la modalità con cui raggiungerlo. In questo modo, giorno dopo giorno, le tue azioni e i tuoi pensieri lo "attireranno" sempre di più sul tuo percorso.

Capita, tuttavia, che nonostante tu abbia definito ciò che vuoi raggiungere – la tua meta, il tuo scopo – non riesci a sentirlo "possibile", "vero", "realizzabile". Non hai fede che possa fare parte della tua vita. Questo può dipendere da varie motivazioni. Vediamone alcune:

1) La tua mente è "spappolata", non sai usarla per mantenere il focus sul tuo obiettivo, dopo un entusiasmo iniziale. Disperdi continuamente energia e risorse mettendo l'attenzione su altre cose futili.

Cosa fare? Occorre che educhi la tua mente al lavoro e alla disciplina, insegnandole a porsi dei limiti per raggiungere confini più grandi.

2) Il tuo cuore è chiuso, e non riesci a percepire l'energia della fiducia né a confidare nell'aiuto dell'universo.

Cosa fare? Allenati a riconoscere, a partire dalla quotidianità, cosa rende veramente gioioso il tuo cuore. Questo lo farà uscire dal suo disgelo.

3) Ci sono resistenze interne, per cui ti autoboicotti, dando spazio alle voci contrarie o perché in realtà temi di ottenere proprio ciò che chiedi.

Cosa fare? Questo è un invito a uscire dall'identificazione con i pensieri e le credenze limitanti, e a smettere di dare per scontato che abbiano ragione.

4) Quello che vuoi non ti appartiene veramente, ma è frutto di percorsi che non sono veramente "tuoi", allora l'io profondo, che ben sa, si oppone.

Cosa fare? Rimettere in discussione ogni cosa, perché potresti aver preso l'abitudine di volere ciò che in realtà non hai scelto. Occorre sviluppare l'attitudine a vedere ciò che si è, allenare il coraggio ad accogliere la verità, qualunque essa sia. E da lì partire per fare un qualunque passo. Ma che forma ha, per te, la verità? Chi sei veramente in questa vita? Cosa vuoi?

E se tu non desiderassi nulla in particolare, perché non osi decidere un desiderio, invece di attendere che la strada si manifesti a te?

Camilla






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13 settembre 2016

Non chiederti qual è la causa


Quando ci troviamo incastrati in una situazione che non riusciamo a risolvere, magari una malattia cronica oppure un ruolo che non riusciamo ad abbandonare, alcuni di noi - quelli che amano chiedersi il perché delle cose - si danno da fare per cercare le cause.

Oggi voglio portare la tua attenzione sul fatto che cercare le cause non significa automaticamente guarire, guarire da un problema, un disamore, una depressione, una povertà, una malattia organica...

Quando cerchi una causa, stai limitando il campo d'azione: per esempio, rivolgi la tua attenzione al passato, dando per scontato che sia l'unico tempo a influenzare la tua condizione presente. Invece ciò che influenza la tua situazione attuale risente anche del tuo futuro, della tua direzione, della tua aspirazione. Ti capita mai di guardarti indietro e scoprire che tutto aveva un senso? Per la mente ciò non ha senso, ma l'anima è consapevole che il tempo, invece, è circolare, e sa che passato e futuro si incontrano sempre.

Inoltre, nel cercare una causa, spesso guardi solo a quello che hai vissuto in prima persona, dimenticando che gli intrecci dell'esistenza coinvolgono altre persone ed esperienze che raggiungono tutti noi attraverso il nostro albero genealogico o mediante l'energia del gruppo di cui siamo parte. Per esempio, potresti scoprire che anche un tuo bisnonno, tanto tempo fa, si era trovato ad affrontare il tuo stesso problema: in un certo senso, l'albero genealogico sta cercando di risolvere i suoi sospesi attraverso di te!

Per tutto questo, cercare una "causa", o meglio fossilizzarsi sulla ricerca della causa come se fosse l'unica a portarci la soluzione dei nostri guai, rischia di diventare limitante e poco risolutivo. 

Lo ripeto: trovare una causa non significa automaticamente innescare una guarigione o un cambiamento. Le cause sono importanti, ma non sono tutto, sono una visione parziale. A volte questa parzialità basta per sbloccarci e fare il passo successivo, altre volte invece, come spiegato, è un limite che ci tiene lontano da ciò che possiamo, dobbiamo, vogliamo diventare.

Guarire è più che trovare una causa. Cercare una causa significa sguazzare a oltranza nell'ambiente del problema o della malattia. Guarire è entrare in una modalità che innesca un nuovo equilibrio, un cambio di stato. Tale modalità, potrebbe trovarsi anche molto lontano rispetto al territorio delle "cause".

Mettiamo che ti ammali di un brutto male, ma poi un giorno ti metti a dipingere e, dopo un po' di tempo, scopri che sei guarito dalla tua malattia. La tua guarigione, in pratica, si trovava in un luogo molto diverso rispetto a quello della ricerca delle cause. Non fraintendermi: fai sempre tutti gli esami che devi fare a livello medico, ma apriti alla possibilità di diventare una persona diversa da quella che sei oggi, perché a volte la guarigione si trova lì, in quello che ancora non sei, ma che ti sta aspettando.

Altro esempio: sei depresso a oltranza, perché hai alle spalle un passato di maltrattamenti, ma poi scopri che ti piace essere utile a qualcuno, magari facendo del volontariato, e la tua depressione se ne va via. Hai riorientato il tuo sé verso un territorio nuovo, e hai scoperto che in quel territorio c'è un tuo "io" che ha voglia di darsi da fare per gli altri. Lo assecondi, e, senza che lo avessi programmato, guarisci.

Se ti stai chiedendo da troppo tempo "qual è la causa della mia condizione?", ma la risposta non arriva, forse devi cambiare il tuo chiedere.

Non chiederti qual è la causa. Chiediti invece: qual è la mia guarigione? 

Dove si trova la mia guarigione? 
Qual è il piccolo prossimo passo nella direzione della mia guarigione?
E, se potessi ascoltare quella parte di me che è libera e integra, cosa mi direbbe in questo istante?

Scruta nel tuo cuore e vedrai che la risposta non è una parola, una frase, un concetto mentale, un percorso lineare. La risposta è qualcosa che arriva tramite l'intuito, ha il sapore di una direzione da assecondare, anche per gioco, anche se non sai il perché. E mostra se stessa un pezzo alla volta, una dimensione alla volta, man mano che hai il coraggio di ascoltarla, e di farti condurre da lei.

Buone... scoperte!

Camilla





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7 settembre 2016

Meditazione con gratitudine

Mi piace unire la gratitudine alla meditazione perché mi aiuta a creare uno spazio interiore di centratura e serenità in modo più efficace. Se vuoi provare anche tu, ecco la tecnica.

Siediti in una posizione comoda. Puoi tenere le mani in grembo. Rilassa le spalle, il torace, l'addome. Chiudi gli occhi. Pensa a qualcosa per cui sei grato, qualcosa del passato o che è in corso. Impiega tutto il tempo necessario per contattare l'emozione della gratitudine ripensando a questo evento.

Deve essere qualcosa che ti suscita realmente una sensazione di gratitudine e di grazia, e non qualcosa per cui ti senti in "dovere" di essere grato. Per esempio, magari ti hanno fatto un regalo costoso, ma interiormente ciò non ti ha dato particolari emozioni, mentre quella persona sconosciuta che stamattina ti ha sorriso ti ha fatto provare gratitudine per la sua gentilezza.

Resta sintonizzato sull'emozione della gratitudine, della gentilezza, della grazia, della leggerezza, della speranza, e aiutati ripetendo alcune volte, in mente o sussurrando, la parola «grazie». A me piace usare anche la frase «grazie universo»!

Una volta che sei a contatto con la gratitudine, porta la tua attenzione al respiro. Lascia che esso fluisca naturalmente così come vuole essere: profondo e lento, oppure teso e breve. Sii consapevole di come stai respirando.

Ora il tuo compito è semplicemente "esistere": rimani centrato nell'adesso, in piena presenza e attenzione, senza attivare la mente ossia senza pensare a niente. L'attenzione consapevole al respiro ti aiuta a mantenere questo stato.

Anche se hai deciso di mantenere la tua attenzione solo al momento presente, aiutandoti con il respiro, e di non pensare a niente, è molto probabile che prima o poi si presentino dei pensieri nella tua mente, e in genere possono accadere queste due eventualità:

1. Il pensiero cattura la tua attenzione e ti ci perdi dentro, dando inizio a una serie di ragionamenti dietro l'altro... "Mi sa che non ho inserito il grafico nella relazione che devo inviare. Ma forse dovrei inserire anche una tabella riassuntiva dei dati... " "Avrò abbastanza riso per la cena di stasera? E se preparassi degli spuntini di salmone come antipasto?"

2. Il pensiero si presenta, ma riesci a mantenerti al suo esterno, osservandolo come se non ti riguardasse, in pratica non ci cadi dentro oppure te ne tiri fuori immediatamente. Allora, dolcemente, lascialo scivolare via del tutto, distogliendo da lui la tua attenzione, riportandola al respiro e al pieno momento presente.

Se ti capita il punto (1), appena ti "ricordi" che ti sei distratto, passa al punto (2), cioè tirati fuori dal pensiero, recupera lo stato di "osservatore", poi distogli la tua attenzione da esso e ritorna al respiro.

Ogni tanto, se ti sembra che ti stai distraendo troppe volte, puoi richiamare la frequenza della gratitudine. Ripensa a ciò per cui sei grato. Pronuncia nella tua mente la parola "grazie" o "grazie universo" per fissare questa sensazione. Quindi lascia andare i pensieri legati alla gratitudine ma mantieni la sensazione. A questo punto ricomincia l'esercizio portando attenzione al respiro, essendo consapevole del suo ritmo, della sua profondità, e scegli di restare focalizzato totalmente sul momento presente e di non avere pensieri che ti distraggano da questo intento, fino a quando non avrai terminato. 

Naturalmente, qualche pensiero cercherà nuovamente di distrarti, dimostrandoti come non sei libero di non "pensare", ma anche come sia possibile, ogni volta, allontanare il lavorio della mente e riportarti nel momento presente. Sii grato anche solo per questa possibilità.

Allenandoti, scoprirai che le interferenze dei pensieri diminuiranno e aumenterà la tua capacità di non farti distrarre da loro, mentre aumenterà in te la sensazione di un appagamento e di una centratura sempre maggiori.

Quanto alla tempistica, consiglio di iniziare con cinque minuti, e aumentare la durata solo quando ci si è allenati per un po' e comunque non fa fatica continuare, sennò si rischia di attivare delle resistenze, e in fondo questa non deve essere una gara ma un piacevole allenamento. Poi, se si vuole e si può, l'ideale sarebbe di arrivare a meditare per 20-30 minuti al giorno... Ma ripeto, anche cinque minuti, fatti con tutti i crismi, hanno il loro valore!

Riassumendo

- Contatta l'emozione della gratitudine
- Contatta il respiro
- Portati nel momento presente, in uno spazio dove "esisti" e basta
- Se arrivano pensieri interferenti, riportati nel momento presente
- Se i pensieri interferiscono troppe volte o se ti innervosisci, ricontatta l'emozione della gratitudine e poi riprendi con l'esercizio.


Camilla





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2 settembre 2016

Settembre

Ben ritrovati con questo nuovo inizio!

Settembre, infatti, con le sue energie sotterranee di risalita (che a livello materiale si manifesteranno tre mesi più avanti, a dicembre, con il ritorno della luce) è il vero momento per iniziare qualcosa di nuovo o per rimettersi in carreggiata con i progetti già in corso.

Questo mese, tra l'altro, trova molti di noi un po' sballottati, grazie anche alla congiunzione astrale del vecchio saggio Saturno con l'esplosivo Marte, che in agosto ci ha "regalato" prove e accelerazioni in abbondanza, nonché numerose occasioni per liberarci del superfluo e mettere a fuoco ciò che conta davvero. 

Chi coglie e sta cogliendo la palla al balzo per prendere coraggio e tuffarsi nei cambiamenti può avvertire già l'energia di risanamento che essi portano in dono; chi invece fa resistenza, chi rimane attaccato ai vecchi schemi, dovrà faticare un po' di più per ottenere la pace tanto agognata. In ogni caso, siamo tutti chiamati a ricominciare scegliendo un nuovo modo di essere. 

C'è sempre meno posto per gli indecisi e per gli ignavi: la vita chiama a prendere una posizione, non di quelle intransigenti ma di quelle che creano una realtà più bella, perché frutto di una messa a fuoco coraggiosa, ossia di una scelta attiva, dove a decidere non sia più il caso.

Fate dunque i vostri progetti, fate le vostre scelte, e poi mettetele in atto, portatele avanti. È davvero un momento proficuo per farlo.

E se nessun progetto e nessuna idea stuzzica il vostro animo, se tutto vi sembra inesorabilmente immutabile, mettete in conto che probabilmente avete indebolito le vostre forze con pesi che non vi appartengono, che vi impediscono di volgere lo sguardo alle stelle e scorgere i vostri stessi desideri... Sono pesi inutili che è tempo di lasciare in discarica.

Considerate, insomma, di fare spazio, in ogni senso (anche perché è molto probabile che, se non lo fate adesso, sarete prima o poi costretti a farlo, e sarà più difficile). A casa, liberatevi dei vecchi oggetti e del superfluo.

Ma anche sul lavoro, nelle relazioni, con gli altri: ci sono situazioni e persone che occorre lasciarsi alle spalle, e, se non si può fare nell'immediato, si studi urgentemente una strategia e un piano d'azione. E dentro di voi: ci sono idee limitanti, credenze stantie, visioni senza speranza che è bene abbandonare il prima possibile. Fare spazio è anche questo.

Buon settembre a tutti!








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