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23 agosto 2016

Prima che sia troppo tardi

È il tuo ultimo giorno sulla Terra. Il tuo tempo è finito. Sei nel tuo letto e sai che, la prossima volta, non ti risveglierai.

Si avvicina qualcuno. È un uomo. Non riesci a mettere a fuoco il suo volto, ma senti che la sua presenza ti fa piacere.

"Chi sei?" gli chiedi.
"Sono qui per aiutarti ad aiutare" risponde.
"Non capisco..."
"C'è una persona che devi aiutare e sono qui per fare in modo che tu lo faccia".
"Ma io sto morendo", rispondi debolmente, "e non sono certo nelle condizioni di aiutare qualcun altro".
"In realtà lo sei, proprio perché stai morendo".

Ti giri verso di lui per guardarlo, vorresti conoscere il suo volto, scrutare nella luce dei suoi occhi, ma tutto sembra così opaco e indefinito; lasci stare e prosegui con la conversazione.
"Spiegati meglio..." rispondi.
"Qualcuno ha bisogno di leggere la tua lettera".
"La lettera? Quale lettera?"
"Quella che mi detterai fra poco e che io trascriverò per te".

La faccenda appare strana, ma vuoi saperne di più.
"Senti", puntualizzi, "non sono sicuro di aver capito bene... In ogni caso, chi è questa persona?"
"È una persona che, a differenza di te, ha ancora molti giorni da vivere".

L'uomo tira fuori da un borsone di pelle una vecchia macchina da scrivere [ma esistono ancora?]. La poggia sulle sue ginocchia e poi vi inserisce uno spesso foglio di colore giallognolo. "Cominciamo" dice.
"Come si chiama il tizio?" domandi, con un tono che non ha ancora deciso se essere annoiato o curioso.
"Il suo nome ora non ha importanza. Al momento opportuno tutto ti sarà chiaro. Per favore, comincia a dettarmi la lettera".

"Caro tizio di cui non so il nome..." dici a voce alta, un po' sbuffando.
"Bene" risponde l'uomo dal volto sfocato, e comincia a battere qualcosa sui tasti.
"Sono qui a dettare questa lettera nel giorno della mia morte e... Ok, ma ora cosa dovrei dire?" chiedi.
"Racconta se sei felice" suggerisce il tuo trascrittore.
"Scusa!?"
"Sì, racconta se sei felice, se sei felice in questo momento".
"Ecco, a dire il vero, come puoi pensare che un morente possa essere felice?"
"Certo che può esserlo" risponde lui. "Se ha vissuto pienamente, se non si è fatto condizionare dalla paura, un morente si avvicina al momento del trapasso con un senso di completezza, pace e gioia, perché sente di non avere più niente in sospeso: il suo spirito è pronto per l'adesso, senza rimpianti".

Attendi qualche istante prima di continuare il discorso.
"Vuoi dire che, se non sono felice adesso, è perché ho dei rimpianti?"
"Dunque, hai dei rimpianti?" ti chiede lui, rimarcando la tua domanda.
"Chi non ha rimpianti...?"
L'uomo rimane in silenzio, attende che tu risponda.

"Ci sono delle cose... Vorrei che fossero andate diversamente" ammetti infine.
"Molto bene. Racconta".
"E in questa lettera indirizzata a uno sconosciuto dovrei raccontare le mie frustrazioni?!"
"Stai per morire, giusto?" ti chiede l'uomo misterioso.
"Sì..." rispondi, quasi mugugnando. E non aggiungi altro. Il messaggio è chiaro: perché mai preoccuparti di ciò che penserà uno sconosciuto di te, se fra poche ore non ci sarai più?

Cominci a dettare qualcosa...

Caro tizio di cui non so il nome, oggi è il giorno della mia morte e desidero parlarti dei miei rimpianti... Cioè, in realtà non lo desidero, però sembra che sia la cosa giusta da fare...

"Continua" commenta l'uomo dal volto sfocato.

Mi hanno appena chiesto se sono felice. Certo che no: sto morendo! Ma poi la persona che sta trascrivendo questa lettera mi ha fatto pensare, e ho capito che non è la morte imminente a rendermi infelice... ma è la vita che non ho vissuto!

Lui accenna un sorriso. Non vedi le sue labbra, ma sai che è così, sta sorridendo compiaciuto, mentre preme ritmicamente con le dita sulla tastiera, prendendo nota delle tue parole.

Quando ero giovane, un ragazzo appena, sognavo di diventare un grande esperto di lingue e di culture. Per farlo avrei dovuto studiare molto, viaggiare, impegnare tempo, denaro... In famiglia, tuttavia, c'era bisogno di me, e ogni mio desiderio di intraprendere quella strada era avvertito come una fantasia poco concreta che creava solo dei problemi... Alla fine ho mollato tutto. Ho lasciato stare, ho scelto di 'vivere alla giornata' e far contenti gli altri.

A questo punto ci vorrebbe una sigaretta. Ma forse non riusciresti neanche a tenerla in mano.

Non so che darei, invece, per tornare indietro e lottare per il mio futuro... Sì, lottare per difendere il mio sogno, e magari diventare il migliore nel mio campo... Il migliore! Il migliore non in confronto agli altri, ma in confronto a me stesso, a quello che posso dare, scoprire, costruire... Dovremmo fare un mestiere che ci faccia sentire vivi, che rispecchi la nostra unicità... Ma ci vuole passione, volontà, impegno... 

Lo sconosciuto continua a battere sui tasti andando ogni tanto a capo, raccoglie i tuoi pensieri e aspetta ogni volta che tu ne aggiunga altri.

Pensare al momento presente è una bella cosa, ma se diventa una scusa per trascurare il tuo futuro, allora è una scemenza. Non avrai sempre tutta quell'energia di cui disponi quando sei giovane o quando hai ancora strada davanti a te... Non fare come me: non aspettare, non rimandare, non credere che tanto poi le cose si sistemeranno da sole! Non accettare di essere una persona che fa contenta gli altri se questo richiede di rinunciare a una strada che ti sta chiamando... Metti a fuoco i tuoi sogni, fallo oggi, e poi metti giù dei progetti per raggiungerli! Nessuno ti regalerà niente, ma se lotti duramente, se ti impegni, se decidi di eccellere, allora avrai una possibilità... La possibilità di non avere rimpianti, di essere felice.

Voglio dirti anche un'altra cosa... Coltiva i rapporti con le persone e non rinunciare mai all'occasione di sentir battere il cuore; non importa se rischi di essere rifiutato o di fare una figura imbarazzante. In ogni caso, circondati più che puoi di persone amichevoli e dallo spirito frizzante, ma non provare astio verso coloro che compiono ingiustizie o si comportano miserabilmente. 
Quando tutto andrà a rotoli, quando la vita ti metterà a dura prova, a mantenerti in piedi sarà la forza dei rapporti che avrai costruito. Senza gli altri, senza la luce della condivisione, non siamo e non abbiamo niente. 
Ricorda tutto questo, mettilo in pratica, prima che sia troppo tardi.


Non parli più. L'uomo misterioso smette di scrivere a macchina.

Da dove sono uscite le parole? Non importa, è quello che pensi, e poi la vicinanza della morte ti aiuta a essere più lucido, a focalizzare ciò che conta davvero.

"Ehi, la lettera è finita" sottolinei, rompendo il silenzio che nel frattempo è sceso nella stanza.

Il tizio dal volto indefinito fa un cenno con il capo, estrae il foglio dalla macchina, si alza e si avvicina al tuo letto.
"Ecco qui. Firmala".
Ti mette una penna in mano. Tremi, sei debole, non c'è altro da fare, firmi.

"Ora devo andare" dice, raccogliendo le sue cose. "È davvero un peccato che tu non abbia ricevuto una simile lettera quando ne avresti avuto bisogno". Mentre proferisce queste parole, piega il foglio e lo inserisce in una busta. Sembra sorridere, ancora una volta. Sorride sotto i baffi. Sì ha dei baffi, dei strani, lunghi baffi. Ora puoi vederli. E porta anche un grande cappello nero. Come hai fatto a non notarlo prima? Eppure non riesci a scorgere altri dettagli: i lineamenti del suo volto sono ancora stranamente indefiniti.

Poi aggiunge: "Hai fatto una buona azione: la persona che leggerà questa lettera avrà molto su cui riflettere e magari riuscirà a non sprecare la sua vita, diversamente da come hai fatto tu".
[È un apprezzamento o una pugnalata?]

Vorresti dire all'uomo di non andare, di fermarsi con te un altro po', per farti compagnia, per raccontarti qualcosa di più sulla persona che leggerà le tue parole... ma non riesci a dire nulla; la voce ti si strozza in gola e improvvisamente senti un grande peso sopra il petto, è il peso del mondo che non c'è più, il peso della vita che sta finendo... "Aspetta" stai pensando. Ed è il tuo ultimo pensiero.



Madido di sudore, apri gli occhi boccheggiando, come se fossi reduce da una profonda apnea. Che ore sono? Guardi la sveglia. Sono le due di notte. E poi ricordi. Ricordi l'uomo dal volto sfocato, ricordi te, disteso nel letto di morte. E ricordi la lettera.

"Che strano sogno...". Vorresti rimetterti a dormire, fra qualche ora dovrai alzarti presto. Quel sogno, tuttavia, stuzzica i tuoi pensieri, almeno per un po', finché la stanchezza, di nuovo, prevale.

L'indomani, tornando a casa, dopo una giornata come tante altre, la custode ti ferma all'ingresso del palazzo.
"Buonasera! Un signore ha lasciato questo per lei... Ecco qui".
"La ringrazio".
È una busta. Mentre ti dirigi verso l'ascensore, posi distrattamente lo sguardo sulla frase scritta sopra: "Ora conosci il nome del destinatario".

Smetti di camminare. Ti volti nuovamente verso la custode, con un senso di urgenza.
"Mi scusi, che aspetto aveva il signore che le ha lasciato la busta?"
"Che strano, non riesco a ricordare il suo volto, ma certamente aveva dei baffi eccentrici e un grande cappello".
Non sai cosa dire, ti gira la testa...
"Ah, dimenticavo", aggiunge la custode, "si è raccomandato di riferirle che lei deve leggere la lettera prima che sia troppo tardi".

Camilla




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18 agosto 2016

Ego, giustizia e doni

Ci sono persone che, avendo ricevuto un torto o un abuso, continuano a sentire viva la ferita anche dopo che è trascorso molto tempo dall'accaduto. Non hanno avuto "giustizia" e per questo continuano a parlarne, a focalizzarsi sul problema, oltre a lamentarsi con amici e conoscenti, alternando rabbia e depressione. Certo, hanno tutte le ragioni, ma il rischio è che si lascino coinvolgere da un atteggiamento di crescente negatività!

Se anche tu ti trovi o ti sei trovato in questa condizione, voglio invitarti ad allargare lo sguardo, a scorgere le molteplici vie della giustizia divina, che spesso rimangono ignote solo a chi si concentra su un unico binario.

Guardati intorno con attenzione: ci sono sicuramente situazioni dove ricevi aiuto, compassione e doni, anche se non riguardano l'ambito dove stai aspettando che "giustizia" sia fatta.

Forse qualcuno ti rovina la vita sul lavoro, ma quando torni a casa hai un partner che ti è vicino e ti sostiene... Forse hai problemi di salute, ma hai anche degli amici che ti aiutano a portare questo peso... Forse hai tanti altri problemi, però magari ogni sera apri un libro e scopri come l'animo umano sia ricco di risorse a cui puoi attingere anche tu...

Allora perché alcune persone si rialzano mentre altre precipitano? Cosa fa la differenza in chi molla e in chi non molla mai? Credo che a questa domanda non si possa rispondere in modo completo, perché sono tantissime e misteriose le vie di ciascuno di noi.

Posso dire, tuttavia, che alcuni elementi accomunano coloro che, come audaci fenici, risorgono dalle loro ceneri: costoro scelgono di focalizzarsi sui doni e non su quanto è andato perduto. In un modo o nell'altro, decidono di darsi una possibilità, di accettare la sfida di ricostruire e ricostruirsi, di cambiare pelle.

Forse hanno perso tanto, eppure non cercano "giustizia", cercano di più: cercano di rendere questo luogo un po' più luminoso rispetto a come lo hanno trovato.

Se lasci che il tuo sguardo si concentri solo sull'ingiustizia, non potrai accorgerti degli aiuti che arrivano in altre forme né delle strabilianti connessioni che si creano lungo il cammino!

L'ego vuole giustizia solamente nel particolare contesto dove pensa di essere stato ferito, mentre l'anima si avvale di tutte le strade dell'universo per distribuire il suo appoggio nel modo che ritiene più opportuno. Più ne sei consapevole, più ti accorgi del processo; più ti accorgi del processo, più il processo stesso cresce e ti coinvolge.

Lotta pure per rimettere a posto i torti che hai subito, ma non abbatterti se la tua lotta non porta frutti. Continua invece a mantenerti nella fiducia e sii pronto a ricevere i doni: adesso sai che possono arrivare da ogni direzione possibile, e non solo da quella per la quale attendi giustizia.

Camilla







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30 luglio 2016

I canali di comunicazione intuitiva

Ciascuno di noi usa uno o più "canali di comunicazione" per mettersi in contatto con il modo invisibile e ricevere informazioni intuitive dalle guide, dalle entità angeliche o dal proprio "sé superiore".

I canali di comunicazioni intuitiva conosciuti sono quattro; in genere se ne ha uno predominante o favorito, ma questo non escluda che si possano usare anche gli altri.

CHIAROVEGGENZA

Una persona che abbia come canale principale la chiaroveggenza ("chiarezza nel vedere") riceve le informazioni attraverso le immagini, per esempio può vedere una scena che sta accadendo lontano o che accadrà in futuro (visioni) oppure ricevere tale informazione nei sogni (che ricorda facilmente).

Il chiaroveggente vede spesso ombre o strani luci se c'è la presenza di altre entità o energie nella stanza; può inoltre instaurare il contatto con gli angeli e le guide anche attraverso altri sistemi visivi, come per esempio incontrare sequenze di numeri che si ripetono tipo 111, 2222 e così via.

CHIAROSENZIENZA

La chiarosenzienza ("chiarezza nel sentire") è il canale di chi comunica primariamente attraverso le sensazioni. Si tratta di persone sensibili o empatiche, che ricevono le informazioni dai mondi circostanti attraverso le emozioni (per esempio, un senso di gioia, compassione o entusiasmo è collegato a una energia positiva) o attraverso sensazioni nel corpo indipendenti dall'ambiente fisico (come una sensazione di calore o l'impressione di aver ricevuto una carezza, ma anche come una sensazione di oppressione in caso di allarme).

I chiarosenzienti risentono facilmente delle energie del luogo e delle persone e quindi devono fare attenzione a non risiedere troppo a lungo in ambienti negativi.

CHIAROCONOSCENZA

Chi è dotato di chiaroconoscenza ("chiarezza nel pensiero") spesso conosce senza aver studiato o comunque intuisce l'evolversi di una situazione in modo immediato (non di rado, quando accade qualcosa, pensa "Ecco, lo sapevo già!"). In genere riesce a individuare rapidamente una soluzione di una situazione o di qualcosa da riparare perché riceve subito l'informazione su come fare. Spesso sa anche quando qualcuno sta per cercarlo.

Capita che parli e scriva in modo saggio, come se le sue parole provenissero da conoscenze superiori (e così è), o perlomeno che tenda a fare così in risposta a qualcuno che ha bisogno di sentirle proprio in quel momento. Si tratta di individui che hanno conoscenze molteplici e intuitive, ma per questo possono apparire come "saputelli".

CHIAROUDIENZA

Colui che usa come canale principale la chiaroudienza ("chiarezza nell'udire") riceve indicazioni attraverso l'udito.

Può sentir chiamare il suo nome al risveglio o recepire musiche celestiali provenienti da altre dimensioni, ma anche avvertire risate o pianti in lontananza senza individuarne la fonte. Può anche ricevere risposte dal sentire una certa frase alla radio o alla tv, o attraverso qualcuno che dice qualcosa "per caso".

Nelle conversazioni ha la sensazione di essere guidato nel dare consigli e avere la sensazione di ripetere frasi suggerite, sia a livello sonoro sia direttamente come idee. Ha l'abitudine di dialogare con se stesso. È in genere sensibile alla musica e non di rado può avvertire voci o strani ronzii, anche metallici, dentro l'orecchio o nella testa, prima di addormentarsi.

~°§°~

Secondo quanto riportato da Doreen Virtue nel suo libro Terapia Angelica (da cui ho preso ispirazione per strutturare questi argomenti), la maggior parte delle persone avverte la presenza delle entità angeliche e delle guide attraverso il canale della chiarosenzienza, cioè attraverso le sensazioni emotive e fisiche. Il secondo canale più diffuso sarebbe quello della chiaroveggenza, ossia il canale visivo. Gli altri due canali, che fanno uso di pensieri e parole, sarebbero invece i più rari.

Per quanto mi riguarda, mi ritrovo a usare un po' tutti e quattro i canali, ma sono proprio la chiaroconoscenza e a seguire la chiaroudienza a essermi più graditi e a rivelarsi frequenti... E tu, in quale modalità ti riconosci? Sapresti dire qual è il tuo canale principale con il quale ricevi le intuizioni e le indicazioni dal mondo invisibile?

Camilla


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26 luglio 2016

Ogni giorno

Per quanto grandi o distanti sembrino i tuoi sogni, ogni giorno puoi fare un passo verso di loro.

Se credi di non avere dei sogni, fai un passo per cercarli. C'è sempre un sogno dentro di te che ti aspetta: il fatto che non sai quale sia non significa che non esista.

Eccomi qua! Torno a ripetermi sull'importanza del sognare, del costruire, del progettare la propria ascesa, e di farlo attraverso la cura giornaliera di se stessi e delle proprie aspirazioni!

Con l’esperienza ho imparato ad avere fiducia nell’azione più che nelle parole, nelle conseguenze dell’agire più che in quelle del congetturare.

E ho imparato che fare poco, ma farlo tutti i giorni, porta all'attivazione di opportunità più grandi.

La mente, tuttavia, tende a dare importanza ai gesti eclatanti, a ciò che appare e colpisce, e sottovaluta la potenza innescata dalle piccole cose, per questo facilmente commenta: "Tanto non serve a niente!".

Per quanto piccolo o inutile sembri un passo quotidiano, tu fallo. La forza di un albero è nelle sue radici, in ciò che è cresciuto prima, pazientemente, lontano dal visibile.

Forse puoi sopportare che altri ti abbandonino, ma la tua anima non può sopportare che, di giorno in giorno, abbandoni te stesso. Ed è ciò che fai quando smetti di fare il tuo passo. Allora è come se tagliassi le tue radici, aprendo la porta alla debolezza, alla paura, al mal di vivere... fino a quando, ormai esausto, ti ritrovi incastrato in un mondo dove i tuoi talenti sono soffocati e ti fai trascinare dalla corrente, scegliendo di non scegliere più...

Stop! Ribellati al mal di vivere! Comincia oggi, adesso, ogni giorno! Comincia col prenderti cura di te, del tuo "io", dei tuoi passi!

Non guardare a ciò che è stato o che sarebbe potuto essere. E non dare per scontato che il futuro sia segnato. Invece, datti una possibilità e cambia rotta!

Scivolare in un'altra realtà è possibile a partire da piccoli atti quotidiani, anzi in genere è l'unico modo per farlo accadere davvero.

Sii aperto ai cambiamenti e pronto a cogliere le opportunità, ma ricorda che il filo conduttore del tuo viaggio è fare ogni giorno quel passo verso di te.

Camilla



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22 luglio 2016

Sì, no, forse: le risposte interiori

Di fronte a una decisione da prendere, la maggior parte delle volte abbiamo già la risposta dentro di noi ma non la riconosciamo, oppure la mettiamo a tacere per far spazio ad altre logiche.

Rispettare le nostre risposte interiori significa rispettare noi stessi, la nostra verità, e probabilmente significa anche non perdere tempo su strade che non ci appartengono.

A seguire lascio alcune indicazioni utili a riconoscere quando dentro di noi la risposta è un no, un forse o un ...

No

Il “no” si accompagna spesso a sensazioni di disagio: possiamo percepire irritazione, ansia, tensione nella respirazione o nel corpo.

Se rallentiamo un attimo, se spegniamo i ragionamenti che vorrebbero convincerci del contrario, possiamo sentire che manca proprio l'approvazione dell'anima; se andremo in quella certa direzione possiamo star certi che non potremo contare sul suo appoggio in termini di energia e vitalità.

Certo, ci sono compiti e cose “da fare” che non sempre ci va di assecondare e che potrebbero crearci ugualmente un senso di attrito. Però, se siamo onesti fino in fondo, sappiamo che sono innocui o necessari: c'è attrito ma non c'è allarme interiore.

I “no” a cui mi riferisco, invece, sono quelli che comportano un “no” a noi stessi, quelli che ci fanno finire in vicoli ciechi, in perdite di tempo ed energia, lontano dalla nostra gioia. È molto importante, dunque, prestare loro attenzione!

Forse

Poi c’è il “forse”, facile da riconoscere soprattutto perché ci ritroviamo combattuti e rimuginiamo a oltranza sul da farsi. La cosa migliore è aspettare, non prendere decisioni definitive.

Il “forse” in genere è collegato a due casi.

Il primo è dovuto al fatto che la risposta interiore già c'è ma non riusciamo a percepirla perché interferiamo attraverso paure, dubbi e aspettative. Bisogna allora trovare il modo di acquietare la mente e i ragionamenti, darsi spazio per sentire se stessi. La risposta è lì, in realtà già esiste, ma dobbiamo accoglierla.

Il secondo caso è che stiamo effettivamente attraversando una strada di incertezza e, prima di poter maturare il nostro o no interiore, la vita ci chiede di esplorare meglio la situazione, di approfondirla, di prenderci ancora un po’ di tempo per crescere e fare esperienza. Si faccia attenzione, tuttavia, se poi si tira troppo per le lunghe: le risposte prima o poi arrivano, ma non sempre c'è la volontà e il coraggio di ascoltarle.

Esiste anche il caso di chi vive nel “forse cronico” e non sa decidersi mai. Lì ci sono di mezzo altre dinamiche: eccessiva sfiducia in sé, oppure irresponsabilità, narcisismo, disconnessione con l’anima. Bisogna invece ritrovarsi, riconoscere ciò di cui si ha realmente bisogno, cominciando dalle piccole cose, e imparare a darselo. Allora pian piano si scoprirà che i propri “sì” e “no” non erano assenti, ma erano rimasti semplicemente in un altro luogo, lontano dall'oggi, dove occorre ritornare.



E infine c’è il “sì”.

“Ah, bene!” direte. “Finalmente parliamo di belle sensazioni: via libera!”

Ma, ahimè, se è vero che le risposte interiori affermative si accompagnano a belle sensazioni, va detto che non sempre le belle sensazioni corrispondono alla strada giusta da prendere. Ci sono dei “sì”, infatti, che sono frutto di desideri e aspettative, più che di reali consapevolezze, tanto che, tirando le somme, alla fine ci possono anche arrecare dei danni. Questi “sì” generalmente sono compulsivi, assoluti, non sanno aspettare.

Il “sì” autentico, invece, propone se stesso, ma raramente si impone. Non genera ansia o pressione per essere seguito, ha anzi una qualità leggera, spesso anche stabile, continuativa nel tempo: sta lì e attende che noi ci accorgiamo di lui. Possiamo riconoscerlo nella sensazione di piacevolezza e di sottile vitalità che ci dà. Non sappiamo perché, ma sappiamo che, se ci facciamo condurre da lui, non saremo delusi, e qualunque cosa accadrà ne trarremmo qualcosa di buono.

Non sempre è facile seguire questo tipo di “sì” poiché non è raro che ci chieda di cambiare abitudini e di mettere in discussione certezze acquisiste. Sono i “sì” dell’anima, quelli che, se abbiamo il coraggio e la pazienza di assecondare, ci fanno crescere, diventare più responsabili, più liberi, più creativi, più fiduciosi in ciò che siamo.

Possiamo incontrarli sia in piccole situazioni giornaliere, dove dobbiamo prendere una decisione pratica o immediata, sia in risposta a decisioni più importanti e significative. Con la loro impalpabile presenza, i “sì” ci suggeriscono il da farsi, ma solo se non stiamo dando la nostra attenzione a ciò che fa rumore e scalpita sul palcoscenico dell'ego.

Camilla




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